Neve di primavera

Di

Editore: Bompiani

3.9
(742)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 402 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Giapponese , Tedesco , Spagnolo , Portoghese

Isbn-10: A000091821 | Data di pubblicazione:  | Edizione 2

Traduttore: Riccardo Mainardi

Disponibile anche come: Altri , Paperback

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Filosofia

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Descrizione del libro
Primo volume della tetralogia Il mare della fertilità
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  • 3

    Mi ci è voluta una vita a finire questo libro, il ritmo è lentissimo, c'è la sensazione che la narrazione progredisce pochissimo da un capitolo all'altro, forse gli ultimi capitoli sono leggermente pi ...continua

    Mi ci è voluta una vita a finire questo libro, il ritmo è lentissimo, c'è la sensazione che la narrazione progredisce pochissimo da un capitolo all'altro, forse gli ultimi capitoli sono leggermente più incalzanti.
    La scrittura fa' uso di molte figure retoriche, risulta molto delicata e piacevole ma alcune risulta quasi tediosa. La storia è molto bella e, per il poco che so sula cultura giapponese grazie ad altri libri ed ad un viaggio, penso venga rispecchiata molto bene.

    ha scritto il 

  • 4

    Ho come la sensazione che leggere Mishima sia stato qualcosa di veramente irripetibile. Un artista conturbante, lontano probabilmente anni luce dalla nostra concezione occidentale ed è proprio per que ...continua

    Ho come la sensazione che leggere Mishima sia stato qualcosa di veramente irripetibile. Un artista conturbante, lontano probabilmente anni luce dalla nostra concezione occidentale ed è proprio per questo che la lettura di "Neve di Primavera" è tutto tranne che semplice. Le prime cento pagine mi sono servite come "allenamento" per entrare nell'ottica della contemplazione visiva dei paesaggi e per superare quindi quello scoglio iniziale rappresentato da lunghissime digressioni sulla bellezza dei giardini nipponici.
    I protagonisti, per quanto surreali, e la storia riescono a creare quasi da subito una fitta rete di sentimenti nel lettore, io personalmente ho compatito Satoko, in quanto vittima dell'egoismo sconfinato di Kiyoaki, e amato Honda. Autore assolutamente da approfondire.

    ha scritto il 

  • 4

    Barocco e a tratti pesante

    Mishima è sempre un'impresa: ricco, barocco, ridondante e capace di scavare nella psicologia dei suoi personaggi e tuttavia talora è davvero illeggibile.
    Il giovane Matsugae è un concentrato di nevros ...continua

    Mishima è sempre un'impresa: ricco, barocco, ridondante e capace di scavare nella psicologia dei suoi personaggi e tuttavia talora è davvero illeggibile.
    Il giovane Matsugae è un concentrato di nevrosi, indecisioni, rimpianti, debolezze ed esaltazioni effimere e il Giappone che gli ruota attorno è una specie di gigante in decomposizione che non riesce a essere né del tutto moderno né del tutto fedele alla tradizione.
    La narrazione procede con immensa lentezza e a volte si fa fatica a districarsi fra le nevrotiche elucubrazioni dei personaggi, ma l'impianto complessivo è maestoso.

    ha scritto il 

  • 2

    Filosofia portami via!

    Libro a mio avviso troppo introspettivo, talvolta mi ha veramente irritato per il troppo 'pensare' dei personaggi; dalla caduta di un fiocco di neve parte una riflessione di due pagine, ma veramente?
    ...continua

    Libro a mio avviso troppo introspettivo, talvolta mi ha veramente irritato per il troppo 'pensare' dei personaggi; dalla caduta di un fiocco di neve parte una riflessione di due pagine, ma veramente?
    Non mi è piaciuto.

    ha scritto il 

  • 5

    'Addio giovinezza!'

    M. Yourcenar, molto interessata alla cultura nipponica, nel libro "Il tempo, grande scultore" individua "una caratteristica specificatamente giapponese : la contemplazione poetica della natura nel mom ...continua

    M. Yourcenar, molto interessata alla cultura nipponica, nel libro "Il tempo, grande scultore" individua "una caratteristica specificatamente giapponese : la contemplazione poetica della natura nel momento della morte". E rievoca i versi scritti nel '45 da un pilota kamikaze di 22 anni : "Se soltanto potessimo cadere / come i fiori di ciliegio / così puri, così luminosi ...".
    Questa citazione può servire ad introdurci nel mondo di "Neve di primavera", bellissimo e malinconico romanzo di Mishima (il primo di una tetralogia), che mi pare riprenda certe atmosfere interiori del giovanile "Confessioni di una maschera". In entrambi i testi, i protagonisti sono ragazzi che, pur in modo diverso, emanano qualcosa di inespresso e contraddittorio, con un atteggiamento di ambiguità verso la donna : rifiutata, quando c'era l'eventualità di un legame; ricercata quando (o proprio perché) diventa irraggiungibile. Ma, se nel romanzo della giovinezza i toni erano cupi e le emozioni pesanti, in "Neve di primavera" tutto pare come decantato e riflesso in cristallo purissimo.

    Qui agiscono (siamo nel 1910/12, in ambiente aristocratico) due giovani neppur ventenni ed una ragazza di poco più grande.
    La realtà vissuta si carica progressivamente di tensione, ma sempre in una dimensione di contenuta malinconia, come se anche le emozioni più forti e le situazioni più drammatiche fossero filtrate attraverso un'atmosfera di composto equilibrio interiore. L'intima relazione con la natura è costantemente presente a riflettere, come in acque trasparenti, gli stati d'animo, a farci scorgere uno spiraglio interiore che altrimenti resterebbe celato : in tanta lievità, anche i moti del cuore paiono non passare inosservati; ogni dettaglio viene colto : "...sentì un debole rumore, simile a quello prodotto dal bocciolo di un susino nel momento in cui si schiude". Particolari come questo contribuiscono a dare alla narrazione un tono leggiadro che ben si addice alla ventata di giovinezza che in ogni pagina si avverte.

    Il lettore, al termine del libro in cui non mancano dolore e morte, si sente avvolto dall'uniforme, seppur variegata, atmosfera di una dolce malinconia che caratterizza l'opera intera.
    Molte le belle immagini che qui Mishima dispensa a piene mani. Una per tutte che si espande per un intero capitolo : la corsa senza meta in risciò, in cui il giovane protagonista e la ragazza si scambiano i loro primi baci (per lui, i primi in assoluto), avvolti in una bufera di neve, i cui fiocchi turbinano nell'aria e si posano sui loro corpi quando essi, in un'esaltazione anche estetica, aprono il telo che li riparava.

    ha scritto il 

  • 5

    "Neve di primavera" è un libro lento, ricco di descrizioni e intriso di poeticità, in ogni piccola scena. I sentimenti umani sono raccontati con delicatezza e genuinità in modo tale da coinvolgere il ...continua

    "Neve di primavera" è un libro lento, ricco di descrizioni e intriso di poeticità, in ogni piccola scena. I sentimenti umani sono raccontati con delicatezza e genuinità in modo tale da coinvolgere il lettore in prima persona rivelando il Kiyoaki che è in noi.
    Un vero classico dalla portata universale.
    Ammetto che alcune parti sono un po' "oscure" e di non immediata comprensione, quindi sconsiglio il libro a un lettore frettoloso o in cerca di un romanzo più immediato.

    ha scritto il 

  • 5

    Più leggo Mishima e più mi convinco del fatto che questi fosse indubbiamente un "superuomo", provvisto di una sensibilità e di un intelletto fuori dal comune. I suoi libri rappresentano sempre una gra ...continua

    Più leggo Mishima e più mi convinco del fatto che questi fosse indubbiamente un "superuomo", provvisto di una sensibilità e di un intelletto fuori dal comune. I suoi libri rappresentano sempre una grande sfida per il lettore, ripagate dalla ricchezza di contenuti e dalla bellezza delle immagini dipinte.

    ha scritto il 

  • 4

    In un Giappone dei primi del 900, dove le influenze occidentali stanno facendo breccia nella società arcaica dei samurai si intrecciano le vicende d’amore di due giovani di una bellezza stupenda, qu ...continua

    In un Giappone dei primi del 900, dove le influenze occidentali stanno facendo breccia nella società arcaica dei samurai si intrecciano le vicende d’amore di due giovani di una bellezza stupenda, quasi fuori dal tempo. Intorno a loro ruota una società che pian piano cerca di staccarsi dal passato pur mantenendo tutti i privilegi del rango. La finissima analisi psicologica che Mishima compie nel rivelarci l’animo dei due giovani , così come la raffigurazione della natura, dei giardini, del cielo, del mare sembra seguire le regole della raffinatissima arte giapponese. Non si dimentica nulla : l’attenzione al dettaglio, l’attenzione estetica, la ritualistica curata nei più fini gesti, una spiritualità e un simbolismo accennato che incantano il lettore e lo fanno soffermare a riflettere e a godere con piacere la lettura di queste pagine. L’impressione che se ne ricava è quella di essere davanti a tanti quadretti dell’arte giapponese con acque, fiori, luce e sullo sfondo le stupende fioriture dei ciliegi in fiore. Il racconto è complesso perche lo sono i personaggi , come il giovane protagonista Kijoaki, impulsivo, consapevole della propria bellezza e quindi determinato più che mai a non subire sconfitte, delusioni, fallimenti. Solo Satoko, sua compagna di infanzia, bellissima anche lei riesce a fare breccia nelle su difese. Sono però personaggi che sembrano vivere in un loro isolamento, freddi, puri ed effimeri come quei fiocchi di neve che danzano su di loro e che danno il titolo al romanzo.

    ha scritto il 

  • 4

    Chiedo scusa con la morte; ovvero: Non mi perdonerò mai di essere stato felice.

    Vado in confusione con i romanzi di Mishima, non ricordo quanti ne ho letti e quali sì e quali no (ne ho letti sette, ieri ho controllato perbene), le copertine della Feltrinelli (sei romanzi dei sett ...continua

    Vado in confusione con i romanzi di Mishima, non ricordo quanti ne ho letti e quali sì e quali no (ne ho letti sette, ieri ho controllato perbene), le copertine della Feltrinelli (sei romanzi dei sette letti sono in edizione Feltrinelli) hanno parecchie responsabilità al riguardo: sono una più anonima dell’altra, con qualche insignificante foto di donna o di scorcio paesaggistico o di stampa antica giapponese.

    In 45 anni di vita Mishima ha scritto 27 romanzi, il primo da ventiquattrenne, più qualche saggio. A me fino a ora ha fatto rabbia tutte le volte, per la maturità immediatamente classica di ogni suo libro, maturità che invece “Neve di primavera” per me non ha: il suo stile qui sembra più ricercato che trovato ancora prima di mettersi a cercarlo. È immaturato crescendo, Mishima, per il quale “Però nessuno può riconoscere lo stile del periodo in cui vive.”

    Due giorni fa… Ora quattro. Il commento, iniziato due giorni fa, l’ho dovuto rinviare, per non so quali dimenticate impellenze che mi hanno impedito di rilassarmi scrivendo delle righe sul romanzo di Mishima che, come tutti i suoi, mi mantiene in tensione durante tutta la lettura: ti aspetti sempre stia per succedere la tragedia che incrinerà l’equilibrio formale, da una pagina all’altra. In “Neve di primavera” la tragedia arriva quando ormai ti pare di aver capito che nessun altra può esserlo quanto l’apparentemente infrangibile equilibro formale; ciò che attenta all’ordine, un incesto, un omicidio, un qualsiasi tabù e ai giapponesi non ne mancano, in realtà provoca più sollievo che sconcerto; in ‘Neve di primavera’ Mishima, esperto in claustrofobie, offre il sollievo della catastrofe solo dopo aver condannato tutti i suoi personaggi alla sconfitta. Mishima è un destino inclemente.

    Quattro giorni fa, un amico: “Io il film di Checco Zalone non lo guardo, per quel che ha detto sulle coppie omosessuali che no, il figlio secondo lui non lo possono adottare”. E io a lui: “Dovessi guardare o leggere o ascoltare solo le opere di chi condivide il mio sguardo sulle cose, o io il suo, avrei smesso di andare al cinema o ai concerti o di starmene a casa o seduto da qualche parte a leggere un romanzo intorno ai dieci anni, cioè ancor prima di iniziare. Dovessi stare a puntualizzare su quel che andava dicendo Mishima, non lo starei mica leggendo adesso il suo romanzo Neve-di-primavera.”

    Se Mishima viene a sapere che l’ho messo a paragone di Checco Zalone mi seppukura all’instante.

    Sarebbe stato un grande spreco non leggere il volutamente estenuato “Neve di primavera”: Tadeshina è un personaggio strepitoso, la pagina 218 della mia edizione è bellissima, Tadeshina non la ammazza nessuno, neppure sé stessa, lei e la nonna di Kiyoaki, ‘ste due vecchie terribili, valgono l’intero romanzo, assieme a Ozu il medico abortista e reggicoda, autore di una raccolta di poesie: non occupa più di qualche paragrafo, ma è micidiale.

    Il miglior Mishima nel romanzo si tiene ai margini, nei controtempi, il suo stile si libera dai cerimoniali quando riporta la diceria e il pettegolezzo, come quando Satoko capisce che per le sue sveltine non può permettersi tutti i legacci del kimono perciò si veste all’occidentale e può avvicinarsi alla sostanza del godimento senza impiegarci due ore di preliminari richiesti dal vestiario.

    Del bellissimo Kiyoaki e della bellissima Satoko, che altri problemi non hanno se non i propri e personali e che basta non dormano una notte perché glielo si legga in faccia, ai delicatini, ci si stufa quasi subito, come dei principi del Siam (avesse avuto tutt’altra sensibilità estetica, sai che spasso il racconto di due cugini siamesi?), di Honda (tranne quando va al tribunale) e dei suoi studi, del marchese, del conte, della famiglia dell’imperatore, dell’infantile connubio sesso e morte, guerra come virilità e pace come effeminatezza, di tutta la noiosa e boriosa high-class di un Giappone che Mishima ritrae con l’occhio fenomenale di uno straniero che se lo sta imprimendo nelle pupille e nei polpastrelli prima di allontanarsene per ritornare alla sua luna di chissà quale oscuro pianeta, attirato da ogni neo e sfumatura e gesto e variazione di temperatura su un viso di uomo e di donna, oscuramente innamorato di ogni cosa.

    ha scritto il 

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