Neve di primavera

Di

Editore: Bompiani

3.9
(698)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 403 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Giapponese , Tedesco , Spagnolo , Portoghese

Isbn-10: 8845252140 | Isbn-13: 9788845252143 | Data di pubblicazione:  | Edizione 7

Traduttore: R. Mainardi

Disponibile anche come: Copertina rigida , Paperback

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Filosofia

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Descrizione del libro
La figura di Kiyoaki, personaggio ultrasensibile a causa di una raffinataquanto ingannevole educazione, si staglia in primo piano; Honda, l'amico, èinvece sordo al richiamo dei sentimenti e proteso esclusivamente verso la vitaattiva. Della nevrotica incertezza di Kiyoaki è vittima l'enigmatica esplendida Satoko, che spegnerà il suo amore disperato chiudendosi in clausura.altri personaggi complementari sono indispensabili per comprendere un Giapponedove retaggio storico, valore morale della tradizione, riti secolari, primatoreligioso svolgono una funzione determinante sulla sorte esistenziale delsingolo non meno che della comunità.
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  • 4

    In un Giappone dei primi del 900, dove le influenze occidentali stanno facendo breccia nella società arcaica dei samurai si intrecciano le vicende d’amore di due giovani di una bellezza stupenda, qu ...continua

    In un Giappone dei primi del 900, dove le influenze occidentali stanno facendo breccia nella società arcaica dei samurai si intrecciano le vicende d’amore di due giovani di una bellezza stupenda, quasi fuori dal tempo. Intorno a loro ruota una società che pian piano cerca di staccarsi dal passato pur mantenendo tutti i privilegi del rango. La finissima analisi psicologica che Mishima compie nel rivelarci l’animo dei due giovani , così come la raffigurazione della natura, dei giardini, del cielo, del mare sembra seguire le regole della raffinatissima arte giapponese. Non si dimentica nulla : l’attenzione al dettaglio, l’attenzione estetica, la ritualistica curata nei più fini gesti, una spiritualità e un simbolismo accennato che incantano il lettore e lo fanno soffermare a riflettere e a godere con piacere la lettura di queste pagine. L’impressione che se ne ricava è quella di essere davanti a tanti quadretti dell’arte giapponese con acque, fiori, luce e sullo sfondo le stupende fioriture dei ciliegi in fiore. Il racconto è complesso perche lo sono i personaggi , come il giovane protagonista Kijoaki, impulsivo, consapevole della propria bellezza e quindi determinato più che mai a non subire sconfitte, delusioni, fallimenti. Solo Satoko, sua compagna di infanzia, bellissima anche lei riesce a fare breccia nelle su difese. Sono però personaggi che sembrano vivere in un loro isolamento, freddi, puri ed effimeri come quei fiocchi di neve che danzano su di loro e che danno il titolo al romanzo.

    ha scritto il 

  • 4

    Chiedo scusa con la morte; ovvero: Non mi perdonerò mai di essere stato felice.

    Vado in confusione con i romanzi di Mishima, non ricordo quanti ne ho letti e quali sì e quali no (ne ho letti sette, ieri ho controllato perbene), le copertine della Feltrinelli (sei romanzi dei sett ...continua

    Vado in confusione con i romanzi di Mishima, non ricordo quanti ne ho letti e quali sì e quali no (ne ho letti sette, ieri ho controllato perbene), le copertine della Feltrinelli (sei romanzi dei sette letti sono in edizione Feltrinelli) hanno parecchie responsabilità al riguardo: sono una più anonima dell’altra, con qualche insignificante foto di donna o di scorcio paesaggistico o di stampa antica giapponese.

    In 45 anni di vita Mishima ha scritto 27 romanzi, il primo da ventiquattrenne, più qualche saggio. A me fino a ora ha fatto rabbia tutte le volte, per la maturità immediatamente classica di ogni suo libro, maturità che invece “Neve di primavera” per me non ha: il suo stile qui sembra più ricercato che trovato ancora prima di mettersi a cercarlo. È immaturato crescendo, Mishima, per il quale “Però nessuno può riconoscere lo stile del periodo in cui vive.”

    Due giorni fa… Ora quattro. Il commento, iniziato due giorni fa, l’ho dovuto rinviare, per non so quali dimenticate impellenze che mi hanno impedito di rilassarmi scrivendo delle righe sul romanzo di Mishima che, come tutti i suoi, mi mantiene in tensione durante tutta la lettura: ti aspetti sempre stia per succedere la tragedia che incrinerà l’equilibrio formale, da una pagina all’altra. In “Neve di primavera” la tragedia arriva quando ormai ti pare di aver capito che nessun altra può esserlo quanto l’apparentemente infrangibile equilibro formale; ciò che attenta all’ordine, un incesto, un omicidio, un qualsiasi tabù e ai giapponesi non ne mancano, in realtà provoca più sollievo che sconcerto; in ‘Neve di primavera’ Mishima, esperto in claustrofobie, offre il sollievo della catastrofe solo dopo aver condannato tutti i suoi personaggi alla sconfitta. Mishima è un destino inclemente.

    Quattro giorni fa, un amico: “Io il film di Checco Zalone non lo guardo, per quel che ha detto sulle coppie omosessuali che no, il figlio secondo lui non lo possono adottare”. E io a lui: “Dovessi guardare o leggere o ascoltare solo le opere di chi condivide il mio sguardo sulle cose, o io il suo, avrei smesso di andare al cinema o ai concerti o di starmene a casa o seduto da qualche parte a leggere un romanzo intorno ai dieci anni, cioè ancor prima di iniziare. Dovessi stare a puntualizzare su quel che andava dicendo Mishima, non lo starei mica leggendo adesso il suo romanzo Neve-di-primavera.”

    Se Mishima viene a sapere che l’ho messo a paragone di Checco Zalone mi seppukura all’instante.

    Sarebbe stato un grande spreco non leggere il volutamente estenuato “Neve di primavera”: Tadeshina è un personaggio strepitoso, la pagina 218 della mia edizione è bellissima, Tadeshina non la ammazza nessuno, neppure sé stessa, lei e la nonna di Kiyoaki, ‘ste due vecchie terribili, valgono l’intero romanzo, assieme a Ozu il medico abortista e reggicoda, autore di una raccolta di poesie: non occupa più di qualche paragrafo, ma è micidiale.

    Il miglior Mishima nel romanzo si tiene ai margini, nei controtempi, il suo stile si libera dai cerimoniali quando riporta la diceria e il pettegolezzo, come quando Satoko capisce che per le sue sveltine non può permettersi tutti i legacci del kimono perciò si veste all’occidentale e può avvicinarsi alla sostanza del godimento senza impiegarci due ore di preliminari richiesti dal vestiario.

    Del bellissimo Kiyoaki e della bellissima Satoko, che altri problemi non hanno se non i propri e personali e che basta non dormano una notte perché glielo si legga in faccia, ai delicatini, ci si stufa quasi subito, come dei principi del Siam (avesse avuto tutt’altra sensibilità estetica, sai che spasso il racconto di due cugini siamesi?), di Honda (tranne quando va al tribunale) e dei suoi studi, del marchese, del conte, della famiglia dell’imperatore, dell’infantile connubio sesso e morte, guerra come virilità e pace come effeminatezza, di tutta la noiosa e boriosa high-class di un Giappone che Mishima ritrae con l’occhio fenomenale di uno straniero che se lo sta imprimendo nelle pupille e nei polpastrelli prima di allontanarsene per ritornare alla sua luna di chissà quale oscuro pianeta, attirato da ogni neo e sfumatura e gesto e variazione di temperatura su un viso di uomo e di donna, oscuramente innamorato di ogni cosa.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    2

    Io Mishima non l'ho proprio capito: inizio interessante, poi 200 pagine di nulla, comincia a farsi interessante.. e finisce con una frase che ti lascia di m...a.

    ha scritto il 

  • 2

    Uno degli ultimi romanzi di Mishima, prima del suicidio rituale.
    Forse non il suo più riuscito, per me anni luce da Confessioni di una maschera.
    Vi si ritrovano il fascino dell'eros e della morte eroi ...continua

    Uno degli ultimi romanzi di Mishima, prima del suicidio rituale.
    Forse non il suo più riuscito, per me anni luce da Confessioni di una maschera.
    Vi si ritrovano il fascino dell'eros e della morte eroica, il tutto appesantito da digressioni filosofiche e sulla reincarnazione buddista.
    Una struttura narrativa esile e artificiosa.
    Da salvare l'ultima parte, in cui si celebra l'amore e la definitiva separazione tra Kiyoaki e Satoko, assolutamente più intensa, poetica e scorrevole.

    ha scritto il 

  • 3

    Un trattato sulla metafora

    Ho trovato la lettura di questo libro lenta e difficile. Lenta a causa delle descrizioni minuziose di luoghi e sentimenti introspettivi, difficile nella comprensione di termini, costumi e tradizioni g ...continua

    Ho trovato la lettura di questo libro lenta e difficile. Lenta a causa delle descrizioni minuziose di luoghi e sentimenti introspettivi, difficile nella comprensione di termini, costumi e tradizioni giapponesi, un mondo troppo lontano dalla cultura occidentale. La narrazione sarebbe stata molto più semplice se sfrondata da un lirismo eccessivo che, se per taluni può essere piacevole, a mio parere cade spesso nel barocchismo stucchevole e pesante. Ma più di ogni altra cosa, questa opera di Mishima è un vero inno alla metafora: non vi è una pagina, una frase, un concetto che non veda il riferimento ad un'immagine evocativa!
    Ciò detto, la storia dell'amore infelice di Kiyoaki e Satoko riesce solo in parte a coinvolgere il lettore, affaticato da tanta ridondanza linguistica. Rifulge su tutto il sentimento di amicizia che lega fino alla tragica fine l'immaturo Kiyoaki al più razionale Honda.
    Ho messo un segnalibro solo a questa frase: "Kiyoaki intuì che al mondo ci sono persone che si dedicano alla coltivazione dei fiori solo per poterne strappare i petali".
    E non mi sembra una casualità.

    ha scritto il 

  • 3

    Con sovrabbondanza di similitudini e metafore, una prosa ridondante, leziosa, talora baroccheggiante, per l'insistenza su particolari spesso inutili, l'autore propone uno spaccato di vita giapponese t ...continua

    Con sovrabbondanza di similitudini e metafore, una prosa ridondante, leziosa, talora baroccheggiante, per l'insistenza su particolari spesso inutili, l'autore propone uno spaccato di vita giapponese tradizionale, cristallizzato in un tempo fermo e profondamente dissonante col nostro vivere.
    Domina nella vicenda il fatuo orgoglio di casta di personaggi che, svestiti dei loro blasoni e del loro perbenismo di facciata, disvelano nei momenti cruciali tutta la loro debolezza e la loro inclinazione all'intrigo ed al sotterfugio.
    In tale contesto di rigide regole e di moralità solo apparente, germina e, drammaticamente, si consuma l'amore di due giovani, Kiyoaki e Satoko, essenza e vittime di un mondo assolutamente formale, burattini in mano altrui o attori di se stessi, che, mescolando in un gioco pericoloso reali sentimenti e finto agire, si votano sin dall'inizio alla rovina.
    Tra loro latita la sincerità del rapporto con sè e con gli altri, ed i sentimenti, come rattrappiti da un'educazione attenta alle forme più che all'individuo, implodono senza possibilità di liberamente espandersi ed evolversi.
    In tutto questo, interessante - anche per il nome, che, se declinato in italiano, sa di movimento - la figura di Honda, razionale, libero dalle pastoie della tradizione, la cui vicinanza, tuttavia, non riesce a salvare l'amico Kiyoaki, di cui è chiaramente coscienza critica ed antitesi.
    Tra gli altri, protagonista e quasi "fil-rouge" la neve (significativamente presente anche nel titolo): sotto la neve, cortina prottettiva, battono all'unisono per la prima volta i cuori di Kiyoaki e Satoko, sotto la neve si chiude, senza rimedio, la loro storia d'amore e la stessa esistenza del giovane.
    Romanzo sostanzialmente faticoso!
    15 febbraio 2009

    ha scritto il 

  • 4

    La tragica bellezza di un fiocco di neve su una guancia febbricitante

    Questo libro è come la carezza del vento: parte lentamente, come una lieve brezza inafferrabile, è difficile capire, all'inizio, quale sia la strada che percorrono i protagonisti, dove questo turbine ...continua

    Questo libro è come la carezza del vento: parte lentamente, come una lieve brezza inafferrabile, è difficile capire, all'inizio, quale sia la strada che percorrono i protagonisti, dove questo turbine di intermittenze dell'anima andrà ad insaccarsi. Bisogna perseverare per entrare nell'atmosfera, non tanto caparbiamente impegnarsi, quanto delicatamente lasciarsi scivolare. Struggente.

    ha scritto il 

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