Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

New Italian Epic

Letteratura, sguardo obliquo, ritorno al futuro

Di

Editore: Einaudi

3.7
(228)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 203 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8806196782 | Isbn-13: 9788806196783 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Non-fiction , Philosophy , Professional & Technical

Ti piace New Italian Epic?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Nella narrativa italiana sta accadendo qualcosa. Qualcosa di grosso. In meno di sei mesi un «memorandum» di teoria letteraria, pubblicato on-line, viene scaricato da piú di trentamila persone. Il dibattito si accende: tra scrittori e lettori, in rete e sui giornali, in incontri e conferenze, in Italia e all'estero. L'oggetto di tanto ragionare si chiama New Italian Epic.

Questo libro racconta come e perché, negli ultimi anni, molti romanzi italiani si siano attratti e incontrati fino a formare una vasta nebulosa, un «campo elettrostatico» letterario. È la nebulosa della «nuova epica italiana», come ha proposto di battezzarla Wu Ming dopo il primo avvistamento, nella primavera del 2008. Come un corpo celeste, attendeva solo di essere «scoperta» e descritta. Non è un movimento di autori, ma un dialogo tra libri. Opere diverse, ma costruite su un comune sentire, una rinnovata fiducia nella parola e nel raccontare, un'etica della narrazione che porta a unire attitudine pop e ricerca di storie complesse, sguardi obliqui sulla realtà e visioni di mondi alternativi, sovversione della lingua ed esperimenti «transmediali».
Ad aprire questa raccolta è l'ormai noto «memorandum» sul New Italian Epic, in una versione riveduta e ampliata. A seguire, due lunghi interventi esplorano la dimensione sociale e politica di questo nuovo approccio al mestiere di raccontare. Mestiere descritto come pratica di resistenza, perché «l'unica alternativa per non subire una storia è raccontare mille storie alternative».
Ordina per
  • 0

    New Italian Epidemic

    Io ho il fortissimo sospetto che tutti gli italiani siano in possesso di un segreto di cui non mi hanno informato. E consiste in un rifornimento a vita di antiemetico che viene recapitato in tutte le case italiane tranne la mia.
    Per questo riescono a combinare qualcosa nella vita e io no, h ...continua

    Io ho il fortissimo sospetto che tutti gli italiani siano in possesso di un segreto di cui non mi hanno informato. E consiste in un rifornimento a vita di antiemetico che viene recapitato in tutte le case italiane tranne la mia.
    Per questo riescono a combinare qualcosa nella vita e io no, hanno l'arsenale chimico adatto.
    Per questo riescono a mantenere la loro posizione di significato all'interno dei nuovi paradigmi antropologici che minacciano la tradizionale semantica dei rapporti umani.
    La causa per quanto mi riguarda è l'intera cultura umana, la fiction, le news, i libri, i comunisti, i nazisti, i liberisti, i democratici, gli anarchici; non sono un pauroso che stà lì a odiare in modo specifico, mi piace sentirmi incazzato. In passato cercavo di razionalizzare: questa invasione di campo ebraica si è già verificata. Questo film di zombie è una copia. Questo serial è una variazione sul tema a beautiful mind. Questa smentita Berlusconi l'ha già usata, ma la usa di nuovo perchè qualcuno gli ha detto qualcosa a proposito dei meccanismi di saturazione usati per distorcere la memoria. Forse ha letto qualche frase di Mussolini. Questa scomparizione Dalema l'aveva già provata. Questo concetto lo posso identificare in una decina di canzoni pop, lo trovo esplicitato e criticato con arguzia in tre diverse canzoni rap che ricordo precisamente. Questo massacro trova le sue motivazioni negli stessi elementi sociali dei quattro precedenti massacri. Questo libro è un esercizio dattilografico e il protagonista essenzialmente mostra tutte le forme di ragionamento euristico del mio libro di sociologia spiccia. Questo libro mi ricorda quell'altro.
    Poi mi sono accorto che i media avevano una velocità di produzione maggiore delle mie capacità analitiche e mnemoniche, e che la biologia umana non cambia mai. Cominciavo a ripetermi. Le copie erano copie delle copie e io stavo al palo delle mie precedenti e trite convinzioni. Le stragi erano copie delle copie delle copie di altre stragi. Mi sentivo prigioniero della copertina di Vulture Culture degli Alan Parson Project, vivevo cioè nella copertina di un vecchio album, un loop senza via di uscita, porca troia, e manco tutto bello, giusto un paio di canzoni.
    Ho iniziato a reagire semplicemente vomitando e ricavando emozioni gratificanti dal pensiero che tutti stiamo sbagliando.
    All'uscita dei film, ad esempio Amico uno: “Bel film” Amico due:”Bella trama” Io: vomito nel parcheggio.
    Di fronte ad un estraneo che usa espressioni fetish raccapriccianti come “rivoluzione liberale”. Amico uno: “Non sono d'accordo”. Amico due: brillante esibizione di sagacia. Io: vomito sul bancone del bar.

    E da adesso, grazie a tutti di non averlo condiviso questo trucco degli antiemetici ma l'ho scoperto lo stesso, vivo con un secchio a portata di mano.
    Tra una gettata e l'altra, penso che una volta i libri non mi facevano orrore e non pensavo a stati di trance che assecondano la struttura della mente umana attraverso una sapiente stimolazione dei campi semantici. Che una volta il cinismo mi sembrava una cosa brillante, e non un meccanismo di difesa dell'ego.
    E quindi, al vuoto in ascolto. Non si può placidamente pretendere che il romanzo stia meravigliosamente in salute mentre la realtà, da cui dipende in rapporti complessi e ambigui, và soggetta a contagiose mutazioni cromosomiche. Ne si può pretendere a priori che questo amplesso disturbato non possa rivelarsi insospettabilmente fecondo per la salute del romanzo, irrobustito da un nemico mortale. In queste due posizioni al momento metto Wu Ming da una parte, bandierina rossa, e Parente, indie, di cui mi hanno fulminato un tot di articoli recentemente, che è fastiosamente bravo da poter attaccare i collettivi di sinistra, dall'altra.
    Il battibecco tra queste due posizioni, voglio pensare, in realtà ha l'obiettivo per entrambi i contendenti di prolungare ruoli professionali ben cementati in una realtà che esiste e in cui la cultura resiste. Un po' come le primarie del pd: rispetto ai mercati finanziari non significano una fava, tranne che per i due piccioni Renzi Bersani forse, ma mentre ci sei dentro è la tua allucinogena pretesa di avere senso compiuto a sostanziarne la parvenza.
    Per natura pavida e gregaria, io sposo però la causa dei lagnoni di sinistra. L'elemento perturbante c'è, un inquieto sottofondo di tecnica, allarmanti prospettive scientifiche, prospettive sociali peggiori, e un'esplosione dell'immaginario che sa tanto di un escalation, una corsa agli antiemetici. Io non credo che gli scrittori abbiano maturato a tuttora gli anticorpi necessari a neutralizzare una poco igienica proliferazione di immagini, o ho smesso di credere nella letteratura. Per quel poco che ne so, c'è De Lillo a fornire un esempio di vaccino al moderno, ma è troppo innamorato della cultura americana per ottenere quel effetto quietante per i miei villi intestinali. Insomma per affinità moralistica, credo al new italian epic di Wu ming, almeno nelle parti in cui si tenta, senza riuscire, una descrizione degli effetti cognitivi dell'aumento di informazioni. Che qualcuno col pallino della narrativa ha battezzato appunto “nuovo ordine narrativo”, che chissà cosa vuole ricordare, ma vabbè.

    Lo dichiaro al muro della mia cameretta, e Che Guevara mi dà ragione osservando un'orizzonte che non esiste, sicuramente lo stesso che non esiste a cui mi riferisco io.
    Che Guevara, però, non lo so. Non so più se sembra più aver distolto lo sguardo oppure osservare un orizzonte, oppure fare finta di osservare un futuro ma in realtà ha distolto lo sguardo.
    Mentre lo guardo, penso che è solo un logo dai colori fastidiosi, un logo con una storia probabilmente fasulla che lo giustifica a nemici e amici.
    E vomito.

    ha scritto il 

  • 3

    Letto alla stadio nel prepartita e nell'intervallo fra i due tempi...
    Sguardo interessante alle opere collettive posmoderne.
    Ancora, però la prassi non mi pare all'altezza della teoria. In altre parole, questa nouvelle vague non ci ha dato un libro di autentico spessore (almeno a mio ...continua

    Letto alla stadio nel prepartita e nell'intervallo fra i due tempi...
    Sguardo interessante alle opere collettive posmoderne.
    Ancora, però la prassi non mi pare all'altezza della teoria. In altre parole, questa nouvelle vague non ci ha dato un libro di autentico spessore (almeno a mio parere, considerati anche i modesti risultati dell'ultimo Eco)

    ha scritto il 

  • 0

    Due o tre cose sul New Italian Epic (in forma di lettera aperta)

    di Dimitri Chimenti

    Caro Wu Ming 1,
    probabilmente avresti potuto sviluppare le tue riflessioni in un lungo saggio teorico, ma preferisci parlarne in modo concreto, più vicino alla tua esperienza di narratore. Ed è forse questo che ti permette di riscoprire una delle funzioni più impo ...continua

    di Dimitri Chimenti

    Caro Wu Ming 1,
    probabilmente avresti potuto sviluppare le tue riflessioni in un lungo saggio teorico, ma preferisci parlarne in modo concreto, più vicino alla tua esperienza di narratore. Ed è forse questo che ti permette di riscoprire una delle funzioni più importanti della critica letteraria, quella che parte dall'idea che tra opera e pubblico sussista un décalage, ossia che si possa interporre un po' di scrittura tra letteratura e lettore ogni qualvolta essi non si trovano l'una di faccia all'altro.
    E' ormai piuttosto chiaro come il termine "postmoderno" sia divenuto una sorta di valigia concettuale dentro cui stipare, forzatamente, un po' di tutto. Tu parti da questa evidenza, non hai neppure bisogno di spiegarla. Se rivolgi un'accusa al postmodernismo è di aver considerato una specifica forma di capitalismo non un prodotto storico, passibile di critica e superamento, ma superamento stesso della storia, sostituto molle di quella vecchia struttura ontologica che era la metafisica.
    Ma, ed è qui che la tua critica acquista forza, se la perdita del "riferimento cartesiano" non ci ha traghettato in un mondo più libero e felice, non ha neppure compromesso la possibilità di stabilire un rapporto critico con la realtà. A te non basta enunciarlo lo vuoi dimostrare, vuoi provare che la capacità della letteratura di produrre significati socialmente condivisi non è stata completamente erosa.

    continua su http://www.carmillaonline.com/archives/2008/05/002626.html#002626

    Carmilla inoltre ha uno spazio sempre aperto al dibattito sul SIE: qui potete seguire gli aggiornamenti http://www.carmillaonline.com/archives/2010/01/003299.html#003299

    ha scritto il 

  • 0

    (da pagina 108)

    Questo è quello che chiamo <<New Italian Epic>>. I suoi tratti principali sono:
    - impegno etico nei confronti dello scrivere e del narrare, il che significa: profonda fiducia nel potere curativo della lingua e delle storie;
    - un senso di necessità po ...continua

    (da pagina 108)

    Questo è quello che chiamo <<New Italian Epic>>. I suoi tratti principali sono:
    - impegno etico nei confronti dello scrivere e del narrare, il che significa: profonda fiducia nel potere curativo della lingua e delle storie;
    - un senso di necessità politica, e potete scegliere fra il senso stretto e il senso lato dell'aggettivo;
    - la scelta di storie che abbiamo un complesso valore allegorico. La scelta iniziale può anche non essere conscia: l'autore può sentirsi sospinto verso quella storia e soltanto in seguito capire cosa stava cercando di dire;
    - un'esplicita preoccupazione per la perdita del futuro, con propensione a usare fantastoria e realtà alternative per sforzare il nostro sguardo e spingerci a immaginare il futuro;
    - sovversione sottile dei registri e della lingua. <<Sottile>> perchè quel che conta non è la sperimentazione linguistica fine a se stessa: quel che conta è raccontare la tua storia in quello che senti essere il miglior modo possibile;
    - sintesi di fiction e non-fiction diverse da quelle a cui eravamo abituati (ad esempio, il gonzo journalism alla Hunter S. Thompson), un modo di procedere che oserei definire <<distintamente italiano>>, e che genera <<oggetti narrativi non-identificati>>;
    - ultimo ma certamente non ultimo, un uso <<comunitario>> di Internet al fine di - qui utilizzo un'espressione di Genna - <<condividere un abbraccio con il lettore>>.
    Parecchi libri usciti in Italia negli ultimi anni hanno in comune tutte o molte di queste caratteristiche.

    ha scritto il 

  • 4

    Densità densissima, gran peso specifico

    Il mio amore per Wu Ming è una sinusoide con grandi oscillazioni simultanee (sicuramente c'è un nome per questo che io non conosco shame on me ecc). C'è che questa raccolta di saggi mi è grandemente piaciuta e non solo, ho pensato tanto, ho tanto da parlarne e ho tante letture segnate.


    Una ...continua

    Il mio amore per Wu Ming è una sinusoide con grandi oscillazioni simultanee (sicuramente c'è un nome per questo che io non conosco shame on me ecc). C'è che questa raccolta di saggi mi è grandemente piaciuta e non solo, ho pensato tanto, ho tanto da parlarne e ho tante letture segnate.

    Una cosa particolarmente bella sono le note: le note (nonostante siano a piè di pagina) sono ben fatte, utilerrime e quasi più importanti di quanto scritto sopra. Sono davvero collegamenti ipertestuali e ha senso che stiano a piè di pagina.
    (se penso alle note di Morganti ancora mi sento male, imbecille invasivo)

    Ma poi, ancora, come potevo pensare che in Italia non stesse succedendo niente? So di un pugno di contemporanei, c'è Finzioni, c'è tanti gruppi di lettura, e io ancora a fare la pessimista.

    E' bello, è ampio, soprattutto è da discutere. Ed è contemporaneo. Quindi è ancora di più da discutere.
    Discutiamolo.

    (ah, magari di che parla e tutte quelle cose che si scrivono in una recensione: raccolta di saggi; il New Italian Epic è una foschia in cui si aggirano svariati simil-romanzi che hanno particolari caratteristiche comuni; sguardo ampio sulla società italiana e non solo, sulla storia e non solo, sulla scrittura e non solo. In 203 pagine.)

    ha scritto il 

  • 4

    Togliamo ogni dubbio: non è un romanzo, è un saggio sulla letteratura italiana contemporanea.
    Loro scrivono sempre bene, ed è un insieme di articoli veramente intelligenti e molto interessanti.
    Non è una lettura da spiaggia, certo, e spesso ti fa sentire incredibilmente ignorante perc ...continua

    Togliamo ogni dubbio: non è un romanzo, è un saggio sulla letteratura italiana contemporanea.
    Loro scrivono sempre bene, ed è un insieme di articoli veramente intelligenti e molto interessanti.
    Non è una lettura da spiaggia, certo, e spesso ti fa sentire incredibilmente ignorante perchè cita autori che non ho mai nemmeno sentito, ma è molto bello.

    ha scritto il 

  • 3

    Wu ming 1 dice cose interessanti, anche se in modo un po' confuso, e sicuramente troppo spocchioso. Però, di base, non posso che concordare e la sua operazione è interessante e, tutto sommato, ci voleva.
    Wu Ming 2... io sinceramente non sono riuscita a seguire il filo dei suoi ragionamenti. ...continua

    Wu ming 1 dice cose interessanti, anche se in modo un po' confuso, e sicuramente troppo spocchioso. Però, di base, non posso che concordare e la sua operazione è interessante e, tutto sommato, ci voleva.
    Wu Ming 2... io sinceramente non sono riuscita a seguire il filo dei suoi ragionamenti. Tutti interessanti, ma è talmente metaforico che a volte si dimentica lui stesso di arrivare al punto.

    ha scritto il 

  • 4

    Il libro è una raccolta di tre saggi che sviscera in lungo e in largo l'argomento del NEW ITALIAN EPIC, ovvero di un corpus di opere narrative italiane prodotte da tangentopoli fino ad oggi: opere che come carattere di similitudine hanno il ritorno alla scrittura "politica" e "impegnata" e un "re ...continua

    Il libro è una raccolta di tre saggi che sviscera in lungo e in largo l'argomento del NEW ITALIAN EPIC, ovvero di un corpus di opere narrative italiane prodotte da tangentopoli fino ad oggi: opere che come carattere di similitudine hanno il ritorno alla scrittura "politica" e "impegnata" e un "respiro epico".

    Si spiega che il NEW ITALIAN EPIC nasce come rottura dalla precedente tradizione post-modernista del disimpegno, dell'ironia costante-forzata e del disimpegno autoriale.

    Di critica letteraria il sottoscritto sa poco e niente, il libro l'ho preso e letto perché sono un appassionato dei WU MING. Dunque il mio parere non è quello di un accademico ma l'esposizione fatta dai WU MING è convincente ed esposta in maniera divertente. I rimandi ad altre opere sono infiniti e ci si può fare una vera cultura a leggere tutti i romanzi e i saggi citati. Questo saggio mi ha portato alla lettura di CULTURE CONVERGENTI e di METALLO URLANTE.

    New Italian Epic è un ricco pamphlet appassionato e ritmato. Forse farà storcere il naso a qualche professorino, ma se l'intento era quello divulgativo allora hanno colpito nel segno (come al solito...).

    ha scritto il