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New York Trilogy

(Old Edition) (New American Fiction Series, No 4-6)

By

Publisher: Sun and Moon Press

3.8
(5536)

Language:English | Number of Pages: | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) Spanish , Chi traditional , French , Catalan , Italian , German , Chi simplified , Dutch , Swedish , Portuguese , Farsi , Czech

Isbn-10: 155713166X | Isbn-13: 9781557131669 | Publish date: 

Also available as: Paperback , Audio Cassette , Others , eBook

Category: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Philosophy

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Book Description
Paul Auster's signature work, The New York Trilogy, consists of three interlocking novels: City of Glass, Ghosts, and The Locked Room—haunting and mysterious tales that move at the breathless pace of a thriller.
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  • 2

    Non so sinceramente cosa pensare di questi tre racconti.
    Scritti bene sono scritti bene.
    Però.
    Però sembrano un tentativo troppo autocompiaciuto di sperimentazione, con tanto di richiami misteriosi o ...continue

    Non so sinceramente cosa pensare di questi tre racconti.
    Scritti bene sono scritti bene.
    Però.
    Però sembrano un tentativo troppo autocompiaciuto di sperimentazione, con tanto di richiami misteriosi o coincidenze non casuali tra i tre racconti. Si spacciano per storie gialle e storie gialle non sono. Anzi, vista la loro fine "nonsense" forse non sono nemmeno storie.
    I tre racconti, personalmente, mi sono piaciuti in maniera crescente, forse proprio perché la quantità di nonsense e di non-spiegato si riduce dal primo all'ultimo. Oppure semplicemente perché ci si abitua.
    Me l'avevano tanto consigliato che non so cosa pensare. Forse sono io che non sono adatto a questo tipo di letture.

    said on 

  • 3

    Suggestioni

    Non è che non mi sia piaciuto, ecco.
    Forse è più esatto dire che mi ha lasciata interdetta, con alcune suggestioni:
    La citta di vetro mi ha fatto pensare alle atmosfere de “La leggenda del re pescator ...continue

    Non è che non mi sia piaciuto, ecco.
    Forse è più esatto dire che mi ha lasciata interdetta, con alcune suggestioni:
    La citta di vetro mi ha fatto pensare alle atmosfere de “La leggenda del re pescatore”, al personaggio interpretato da Jeff Bridges;
    Fantasmi a un gioco di specchi e scatole cinesi;
    La stanza chiusa, che per me è il racconto più riuscito, a un nebbioso labirinto senza uscita.
    Auster è spiazzante e originale. Ne leggerò ancora.

    said on 

  • 4

    Trilogia di NY

    La scrittura di Auster è davvero notevole, tuttavia il romanzo mi ha lasciata un po' male quasi fino alla fine. Sicuramente avevo altre aspettative, credevo fosse un'altra cosa. Da amante del giallo m ...continue

    La scrittura di Auster è davvero notevole, tuttavia il romanzo mi ha lasciata un po' male quasi fino alla fine. Sicuramente avevo altre aspettative, credevo fosse un'altra cosa. Da amante del giallo mi aspettavo la classica detective story americana, cruda e cattiva, invece mi sono trovata questi psico-thriller, un po' noiosetti e che di thriller sembravano avere ben poco.
    Invece proseguendo con le storie si notano legami molto sottili e geniali, sfumature che si trascinano da un racconto all'altro, ma che non afferri finchè non arrivi alla fine.

    said on 

  • 3

    3,5

    E' il primo libro di Auster che leggo e devo dire che mi ha piacevolmente colpita. Mi piace davvero tanto il suo stile di scrittura, come si suol dire leggerei volentieri anche la sua lista della spes ...continue

    E' il primo libro di Auster che leggo e devo dire che mi ha piacevolmente colpita. Mi piace davvero tanto il suo stile di scrittura, come si suol dire leggerei volentieri anche la sua lista della spesa. I racconti mi hanno ricordato gli episodi di "Ai confini della realtà", non si tratta del classico "giallo". Consigliato agli amanti del genere. Dei tre racconti "La stanza chiusa" a mio avviso è il migliore.

    said on 

  • 2

    repetita stufant

    Tre storie sul cercare qualcuno fino a perdere se stessi, aventi per sfondo una noncurante New York. Ben scritte, eh. Ma così simili che per me me ne sarebbe bastata una.

    said on 

  • 4

    L'importante non è la trama

    Trilogia di New York è una raccolta di tre romanzi ambientati nella città di New York. Anche se si tratta di “gialli”, non ci sono morti, non c'è nessun assassino da trovare, nessun corpo abbandonato. ...continue

    Trilogia di New York è una raccolta di tre romanzi ambientati nella città di New York. Anche se si tratta di “gialli”, non ci sono morti, non c'è nessun assassino da trovare, nessun corpo abbandonato.

    Nel primo romanzo, “Città di vetro”, un narratore racconta di uno scrittore di romanzi polizieschi che si firma con uno pseudonimo, che si finge un investigatore per puro caso e accetta l'incarico affidatogli da un uomo per pedinare suo padre, omonimo.

    Nel secondo, “Fantasmi”, un uomo viene assunto da un altro per sorvegliarne un terzo. Pian piano l’investigatore si accorge di essere il sorvegliato. E che il sorvegliato è uno scrittore, perché non fa altro che scrivere. E alla fine si scoprirà che sta scrivendo proprio il libro stesso, “Fantasmi”.

    Nel terzo romanzo, “La stanza chiusa”, il protagonista si immerge nella vita del proprio migliore amico, interpretandolo, fingendosi lui, sposandone la vedova, adottandone il figlio e scrivendo addirittura libri usando il suo nome.

    Tre romanzi complessi, non facili da seguire e che lasciano un senso di angoscia e confusione forte. Tanti i punti oscuri, forse lasciati così proprio per lasciarne al lettore l’interpretazione. I tre romanzi sembrano indipendenti, ma hanno temi conduttori comuni e creano un continua ricorrenza di analogie. Ci accorgiamo alla fine, come dice lo stesso Auster, che siamo di fronte ad una storia sola, forse ad un diverso stadio di consapevolezza. Una storia strana, che disorienta a tal punto da risultare incomprensibile.

    “I libri vanno letti con la stessa cura e con la stessa riservatezza con cui sono stati scritti.”

    I tre romanzi sembrano essere delle riflessioni, a tratti anche troppo cerebrali e metafisiche, sulla relazione tra scrittura e vita reale e sul ruolo dello scrittore stesso. Si racconta di gente che scrive sullo scrivere e che descrive libri già scritti o ancora da scrivere. E sullo sfondo, la città di New York a fare da cornice.

    “New York era un luogo inesauribile, un labirinto di passi senza fine: e per quanto la esplorasse, arrivando a conoscerne a fondo strade e quartieri, la città lo lasciava sempre con la sensazione di essersi perduto. Perduto non solo nella città, ma anche dentro di sé.Ogni volta che camminava sentiva di lasciarsi alle spalle se stesso, e nel consegnarsi al movimento delle strade, riducendosi a un occhio che vede, eludeva l’obbligo di pensare; e questo, più di qualsiasi altra cosa, gli donava una scheggia di pace, un salutare vuoto interiore. Il mondo era fuori di lui, gli stava intorno e davanti, e la velocità del suo continuo cambiamento gli rendeva impossibile soffermarsi troppo su qualunque cosa. Il movimento era intrinseco all’atto di porre un piede davanti all’altro concedendosi di seguire la deriva del proprio corpo. Vagando senza meta, tutti i luoghi diventavano uguali e non contava più dove ci si trovava. Nelle camminate più riuscite giungeva a non sentirsi in nessun luogo. E alla fine era solo questo che chiedeva alle cose: di non essere in nessun luogo. New York era il nessun luogo che si era costruito attorno, ed era sicuro di non volerlo lasciare mai più”.

    Mi è capitato molte volte, girovagando per qualche mostra d’arte, di imbattermi in un’opera di qualche artista contemporaneo. E mentre ero lì, davanti a quell’opera con aria ebete cercando di identificare un sopra ed un sotto, un significato recondito, di trovare un indizio che potesse farmi “capire” cosa stavo osservando, casualmente si avvicinava qualche critico o qualche guida che improvvisamente mi regalava una spiegazione illuminante. Mi spiegava che il significato non lo vedevo perché non era evidente perché era “dietro” l’opera. Il significato era nelle spiegazioni che conducevano alla produzione dell’opera. Il significato era la costruzione, l’idea, non l’opera.

    Ecco. È esattamente la stessa cosa che ho pensato leggendo la Trilogia di New York di Auster. Ad una lettura superficiale si capisce poco, la trama è abbastanza prevedibile, nulla viene risolto, non ci viene data nessuna risposta, ci sono tantissimi interrogativi non risolti, c’è poco piacere nella lettura.
    Poi pian piano la nebbia si dirada e comprendiamo che la bellezza del libro non sta nella trama, sta nella costruzione, nell’idea, nella ricerca quasi ossessiva di originalità. Forse si potrebbe fare la similitudine con la vita degli uomini, che fine a sé stessa non ha senso, ha senso solo per il suo sviluppo. Ossia è importante il viaggio, non il risultato.

    Solo comprendendo questo allora realizziamo la indubbia grandezza di questo autore che cambia stile e prospettiva ad ogni libro che scrive.

    said on 

  • 3

    Ho letto il libro con curiosità e piuttosto velocemente. ciascun racconto ed i suoi personaggi sembrano rincorrersi ed avvilupparsi su se stessi così pure i tre racconti. che dire: la scrittura è flui ...continue

    Ho letto il libro con curiosità e piuttosto velocemente. ciascun racconto ed i suoi personaggi sembrano rincorrersi ed avvilupparsi su se stessi così pure i tre racconti. che dire: la scrittura è fluida ma che vuol dire?

    said on 

  • 4

    Interessante trilogia di raffinati racconti gialli che escono un po' dagli schemi. E' stata la mia prima lettura di questo autore e devo dire che mi ha colpito.

    said on 

  • 4

    "Ogni vita è inspiegabile, continuavo a ripetermi. Per quanti fatti si riferiscano, per quanti dettagli vengano forniti, il nocciolo resiste alla rappresentazione."

    La Trilogia di New York, il mio secondo incontro con Paul Auster, è composta da tre racconti ambigui.
    Definirli di genere poliziesco mi sembra veramente assurdo, visto che le indagini culminano tutte ...continue

    La Trilogia di New York, il mio secondo incontro con Paul Auster, è composta da tre racconti ambigui.
    Definirli di genere poliziesco mi sembra veramente assurdo, visto che le indagini culminano tutte con un buco nell'acqua più o meno profondo. Non ci sono intrighi da dipanare, non ci sono assassini da smascherare, ci sono soltanto uomini che osservano altri uomini, gente che scruta nell'ombra, nascosta tra i bidoni della spazzatura o appostata con un binocolo alla finestra del palazzo di fronte. Uomini ossessionati dall'obiettivo assegnato loro che esaminano febbrilmente lettere e appunti alla ricerca di un indizio, di una pista: un concetto che sembra sfuggire, legato com'è al succedersi preciso e cadenzato degli eventi.
    Ma qui non c'è nessuna pista, ci sono soltanto vite umane che, in quanto tali, sembrano opporsi a qualsiasi tipo di ordine, oltre a quello cronologico.

    "In generale le vite sembrano sterzare bruscamente da un punto all'altro, urtare e sobbalzare, dimenarsi. Una persona prende una direzione, poi a metà strada svolta di colpo, si impantana, scarroccia, riparte. Niente è mai noto, e inevitabilmente giungiamo a una meta completamente diversa da quella verso cui eravamo partiti."

    Vi è chiaro il concetto?
    Se cercate letture lineari, popolate da personaggi da amare/odiare o in cui immedesimarvi, lasciate perdere questa sega mentale in tre atti che Auster mette in piedi con straordinaria maestria, inserendovi affascinanti digressioni riguardanti il linguaggio e la scrittura, che a loro volta si trasformano in seghe mentali subordinate, mentre il tema principale resta sempre lo stesso: la vita, o meglio la sua rappresentazione, attraverso gli strumenti di cui sopra, quelli della narrazione.

    Il libro perfetto per il lettore insonne e incline all'introspezione, che sono io ovviamente!
    Un labirinto che si innalza a partire dalle nostre convinzioni più radicate, un luogo surreale in cui finzione e illusione si mescolano impedendoci di distinguere i confini della realtà. Non ci sono certezze in questo mondo: il cattivo potrebbe essere chiunque, l'osservatore o l'osservato, e questa consapevolezza, in fondo così banale a pensarci, sembra ribaltare la visione comune delle cose, costantemente univoca su certi concetti di base. Qui invece non c'è niente di univoco, di scontato, di ovvio: il mistero avvolge ogni esistenza, anche la più noiosa, e ci ricorda ancora una volta che le apparenze ingannano e che non dobbiamo fidarci ad una prima occhiata ma andare oltre, indagare per saperne di più.

    Non aspettatevi nemmeno una descrizione di New York: non si tratta di un romanzo realtista, non ci sono descrizioni fedeli degli angoli più pittoreschi della città, ma solo un fondale cupo, sfocato e opprimente che riflette l'angoscia senza via d'uscita che anima i protagonisti, prigionieri di una ricerca che resterà insoluta, senza risposte.

    La percezione di un libro muta in base allo stato d'animo con cui ne affrontiamo la lettura e io mi sono abbandonata a questo libro in giorni tristi, come sempre mi succede quando ho il cuore spezzato, e non ho potuto fare a meno di trovare una piccola descrizione della persona che mi ha lasciato, anche tra le pagine di Auster.

    “Per la prima volta in vita sua si ritrova solo con se stesso, senza nulla di concreto fra le mani, nulla che gli faccia distinguere un momento da quello seguente. Non si è mai occupato granché del proprio mondo interiore, della cui esistenza era cosciente, ma come fosse un'entità ignota, inesplorata e pertanto oscura anche a lui. Se ben ricorda, si è sempre mosso velocemente sulla superficie delle cose, studiandone la scorza al solo fine di percepirle, considerandone una per passare subito alla successiva. Ha sempre goduto di questo rapporto col mondo, per cui alle cose non chiedeva nient'altro che di esistere. E fino ad ora sono esistite, stagliandosi evidenti alla luce del giorno, dichiarandogli senza incertezze ciò che erano, così perfettamente se stesse - e nient'altro - che non ha mai dovuto indugiare al loro cospetto né tornare a guardarle.”

    Lo scrivo non perché mi interessa che sappiate i fatti miei, ma perché sono io a voler tenere traccia dei miei pensieri e delle mie emozioni; così quando un giorno, a distanza di anni, rileggerò questo commento, mi ricorderò di questa persona e di quello che mi ha insegnato.

    said on 

  • 1

    Irritante e sconclusionato esercizio di stile che per una pragmatica come me ha solo difetti su difetti. Lettura lenta, cupa, pieni di fantomatici collegamenti tra le 3 storie, troppo campate in aria ...continue

    Irritante e sconclusionato esercizio di stile che per una pragmatica come me ha solo difetti su difetti. Lettura lenta, cupa, pieni di fantomatici collegamenti tra le 3 storie, troppo campate in aria per stuzzicare l'attenzione di chi legge. Solo l'ultimo racconto aveva un che di promettente, rovinato dalle pagine finali, molto rappresentative del mio stato di lettrice scocciata.

    said on 

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