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Nicolas Eymerich, inquisitore

Di

Editore: CDE

3.7
(2451)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 274 | Formato: Altri

Isbn-10: A000055051 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , eBook

Genere: Fiction & Literature , History , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
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  • 3

    6/10

    Ne sono rimasta delusa perchè, anni fa, ho letto Cherudek, libro dello stesso autore nonchè uno dei seguiti di questa serie e mi era piaciuto decisamente di più.
    Essendo il primo libro della serie del ...continua

    Ne sono rimasta delusa perchè, anni fa, ho letto Cherudek, libro dello stesso autore nonchè uno dei seguiti di questa serie e mi era piaciuto decisamente di più.
    Essendo il primo libro della serie dell'inquisitore mi aspettavo che fosse meno maturo in quanto a trama e, soprattutto, descrizione caratteriale del protagonista però non a questo punto.
    Il libro è veramente molto corto (nemmeno 300 pagine) eppure non vedevo l'ora di finirlo per passare ad altro, la trama è evidente sin da subito (forse anche perchè avendo letto un seguito avevo collegato un po' le cose) e lo stile mi è piaciuto.
    Tutto sommato non un brutto libro, probabilmente leggendo i seguiti cambierei idea sulla trama (che mi è parsa piuttosto ridicola e forzata) ma non so se leggerò altro di suo.
    Non mi sento comunque di sconsigliarlo perchè ho un bel ricordo di Cherudek perciò potrebbe essere solo il primo ad essere un po' lacunoso.

    ha scritto il 

  • 3

    Perversione

    Non è che Evangelisti abbia inventato il cattivo di fascino - oltretutto Eymerich di fascino non ne ha - né ha inventato il fascino del male. La cosa relativamente nuova - forse assolutamente nuova pe ...continua

    Non è che Evangelisti abbia inventato il cattivo di fascino - oltretutto Eymerich di fascino non ne ha - né ha inventato il fascino del male. La cosa relativamente nuova - forse assolutamente nuova per la narrativa italiana - è quella di indurre il lettore a immedesimarsi in un personaggio non semplicemente cattivo, ma francamente sgradevole. Ribadisco: non un cattivo di fascino, un cinico senza scrupoli, un balzachiano Trompe-la-mort, per intenderci, ma un verme spregevole.
    C'è della perversione in questa poetica.
    Per il resto, la scrittura non mi piace, le trovate science fiction sono inverosimili, forzate.
    Il romanzo è ricco di approcci innovativi e interessanti, come l'immedesimazione col vermiforme, il pastiche di generi, i piani temporali multipli. È stato o sarà probabilmente fonte di ispirazione. Ma non mi è piaciuto.

    ha scritto il 

  • 0

    Da amante della storia, il periodo medievale mi ha sempre affascinato, per cui cerco sempre di leggere più che posso in merito e talvolta producono anche qualche bel film, direi che anche lo sconfinam ...continua

    Da amante della storia, il periodo medievale mi ha sempre affascinato, per cui cerco sempre di leggere più che posso in merito e talvolta producono anche qualche bel film, direi che anche lo sconfinamento verso il fantastico non mi dispiace, affatto.

    Detto questo, ho sempre procrastinato la lettura dell'inquisitore Nicolas Eymerich, personaggio realmente esitito peraltro, e ora che ho letto il primo libro mi chiedo il motivo per il quale non l'abbia fatto prima; mi ha conquistato, c'è tutto ciò che deve esserci in un romanzo pseudo storico medievale, e poi Eymerich è un vero bastardo, uno spietato serial killer di anime, nonchè un torturatore coi fiocchi.

    Il primo libro dunque è andato bene.

    ha scritto il 

  • 3

    Bello il giallo storico, delude la fantascienza

    Se Evangelisti si fosse limitato a raccontare un giallo stoico con protagonista l'inquisitore Eymerich il libro avrebbe meritato dalle 4 stelle in su. Purtroppo l'autore ha invece voluto aggiungere un ...continua

    Se Evangelisti si fosse limitato a raccontare un giallo stoico con protagonista l'inquisitore Eymerich il libro avrebbe meritato dalle 4 stelle in su. Purtroppo l'autore ha invece voluto aggiungere una doppia storia fantascientifica, i cui presupposti sono pure affascinanti, ma che mai coinvolge e appassiona. Per di più l'intreccio con la storia ambientata nel 1300 risulta forzato, a tratti improbabile, poco riuscito. Non so se proseguirò nel leggere le avventure di questo personaggio che da un lato affascina e dall'altro risulta scostante, oscuro, inquietante.

    ha scritto il 

  • 3

    Bella l'idea di sviluppare la trama su 3 piani temporali diversi ma in un qualche modo legati tra loro.

    Il protagonista, Eymerich, mi è risultato abbastanza antipatico,
    ciò nonostante la sua parte di ...continua

    Bella l'idea di sviluppare la trama su 3 piani temporali diversi ma in un qualche modo legati tra loro.

    Il protagonista, Eymerich, mi è risultato abbastanza antipatico,
    ciò nonostante la sua parte di storia è quella che ho trovato piu interessante.

    ha scritto il 

  • 2

    Mollato dopo poche pagine. Evangelisti - Eymerich non mi acchiappa per niente. Due stelle per la splendida citazione d'inizio di Ermete Trimegisto. Grande pensiero quello di Trimegisto...

    ha scritto il 

  • 4

    Aggiungo solo qualche nota alla brillante recensione di Nicolaj.
    Vale la pena notare come Eymerich non avrebbe scrupoli a usare la tortura, ma preferisca evitarla per usare invece elaborate pressioni ...continua

    Aggiungo solo qualche nota alla brillante recensione di Nicolaj.
    Vale la pena notare come Eymerich non avrebbe scrupoli a usare la tortura, ma preferisca evitarla per usare invece elaborate pressioni psicologiche.. be’, diciamo che la locandiera viene sottoposta a una carcerazione piuttosto brutale: e ci viene risparmiata la fine di Elisén dopo l’involontaria confessione: il rogo, presumo. Evangelisti evita di indulgere in scene splatter di facile e sicuro successo.
    La trama si svolge parallelamente in 3 epoche diverse: molto complessa ma Evangelisti la gestisce con maestria e grande capacità evocativa. Certe immagini allucinate, come l’esplotazione del pianeta Olympus, o la dea Diana che compare prima nel cielo di Saragozza, poi sul pianeta Olympus stesso, rimangono in mente (e ricordano un po’ “La casa sull’abisso” di Hodgson, nella visione del pianeta remoto popolato dai nostri dèi). A volte è fin troppo complessa: devo dire che alla fine non ho capito cosa fossero esattamente i neonati bifronti, e perché dal monastero di Piedra venissero portati fino a corte per essere uccisi (dando così ad Eymerich la possibilità di iniziare l’indagine). O perché il travestimento di Elisen Valbuena, fino a un paio di anni prima, venisse utilizzato da “un uomo altissimo”. Ma forse non sono stato attento io. Comunque sono dettagli, rispetto all’efficiente incastro dei 3 livelli: di cui uno tutto sommato umoristico, variando così il tono truce degli altri due.
    Evangelisti strafà e riesce a rendere, se non simpatico, quanto meno interessante e coinvolgente il suo personaggio: più puro, determinato e lucido degli altri; anche se, a libro chiuso, mi rendo conto che ha fatto sterminare un gran numero di donne innocenti, o meglio colpevoli di adorare Diana anziché la Vergine del Pilar. Non mi è chiaro, peraltro, cosa sarebbe successo se l’evocazione intorno al lago Miroir avesse avuto successo.
    Ma di certo leggerò gli altri romanzi della serie, per saperne di più!
    Nota finale: Evangelisti è comunista, io cattolico, ma voglio segnalare l’appendice, dove E. dà il suo punto di vista di storico sull’Inquisizione: esemplare per rigore e per correggere tanta fuffa pseudo-storica che circola.

    ha scritto il 

  • 4

    Non sono un appassionato di fantascienza ma questo libro mi ha colpito positivamente.
    Scritto bene, con una sua logica che tiene alta l'attenzione e la voglia di proseguire.

    ha scritto il 

  • 4

    Romanzo interessante.
    Ci sono ben due protagonisti che sono alquanto atipici: Marcus Frullifer e Nicolas Eymerich. Entrambi in qualche modo accomunati dall'essere uomini soli, anche se molto diversi. ...continua

    Romanzo interessante.
    Ci sono ben due protagonisti che sono alquanto atipici: Marcus Frullifer e Nicolas Eymerich. Entrambi in qualche modo accomunati dall'essere uomini soli, anche se molto diversi. Il primo è uno scienziato che è riuscito a creare un'incredibile teoria per riallacciare insieme e spiegare apparizioni mistiche, materia oscura e svariati altri problemi di fisica e astrofisica che al momento vanno al di là della mia comprensione. Il secondo diventa a inizio romanzo inquisitore generale d'Aragona.

    Nicolas sembra rifuggire volontariamente dai legami con altre persone, rinchiudendosi in un carattere scontroso e implacabile. Detesta la calca, la sporcizia, ma soprattutto l'eresia. E' disposto alle violenze più atroci pur di snidare quello che per lui è il Male. Eppure, sebbene in certi momenti mi abbia disgustato, non ho potuto fare a meno di restarne anche affascinato. Potenza della narrativa. La sua intelligenza, la sua fredda logica e il suo credere con fermezza nell'ordine divino del mondo, in qualche modo mi seducono. A quanto pare, c'è un qualche fascino nell'intransigenza, in quel credere di avere tutte le verità in mano e di essere legittimati ad annientare le altre. Mi viene da pensare che un po' tutti abbiamo anche questo lato, dentro di noi. Capita di essere stanchi delle discussioni, delle polemiche, di cose che ci sembrano manifesta stupidità. Capita di pensare "ah, se tutti la pensassero allo stesso modo! (magari il mio)". Almeno capita a me.
    Nicolas è un Mr Hide convinto di essere Dr. Jekill.
    E poi, il suo fascino è accresciuto dalla sua abilità nel gestire le situazioni che gli capitano per le mani, dal suo lavorare instancabilmente per raggiungere i propri obiettivi.

    Marcus è un "fessacchiotto". Geniaccio, sembrerebbe, visto che, per quanto strampalate, le sue teorie, nella finzione del romanzo, svelano praticamente i segreti del mondo. Anche nei suoi confronti provo una certa empatia, ma ci sono stati momenti in cui avrei voluto prenderlo a sberle.
    Essenzialmente è uno che vive nel suo mondo (ah, quanto lo capisco). Non segue gli avvenimenti politici (e infatti quasi non si accorge della fascistizzazione in corso intorno a lui, con tanto di accompagnamento religioso-fondamentalista) ed è una frana completa nelle relazioni sociali. Penso che molti lo troverebbero semplicemente un personaggio patetico. Lo è. Ma personalmente non posso fare a meno di sentirmi molto molto vicino a lui. In fondo non è che non ci prova; è che proprio non ci riesce. Si innamora di questa Cynthia ma è miseramente destinato a non essere ricambiato.
    Incredibile il livello di caratterizzazione che prende il suo personaggio, considerando che in realtà le pagine a lui dedicate sono pochine e per di più non gli succede molto. Ma sono quei monologhi pseudo-scientifici (e inutili da leggere cercando di capire più di tanto, secondo me :D l'essenziale si capisce andando avanti) inframmezzati da sogni erotici ad occhi aperti, atteggiamenti lusingati, desideri di gloria, a fare da biglietto da visita.
    Mi sarebbe piaciuto leggere di più su di lui, io che empatizzo tanto con questi "asociali involontari" (per dirla con le sue parole).

    Comunque, be'. Questi due personaggi mi hanno colpito molto, nella loro atipicità.
    Quanto alla storia, l'ho trovata affascinante. E impressionante. Perché questo è un romanzo che disturba, e non poco. Al di là di elementi macabri come lingue mozzate, corpi disfatti dalla peste e amenità di questo tipo, ci sono scene che sono proprio disturbanti al di là della violenza in sè. Il massacro raccontato nel capitolo "La strage", tanto per dirne una. E, in un modo più sottile, quello che accade in sottofondo alla vicenda di Frullifer.
    C'è un incubo che fa capolino fra le pagine, e che tra gli spunti fantastici non perde dell'efficacia data anche dal riferirsi a qualcosa di reale. L'incubo di una società intollerante e chiusa, che impone a tutti un ordine oppressivo e dogmatico. Una società fascista, direi, in senso largo.
    Potrebbe sembrare banale. Ma la storia, passo dopo passo, mi fa comunque passare un brivido sotto la pelle.

    Naturalmente (e ci mancherebbe) sono anche stato piacevolmente intrattenuto, nonostante il romanzo non sia privo di difetti (trovo lo stile parecchio grezzo, anche se nei passaggi giusti ha la sua bella forza evocativa).
    Incerto sul numero di stelle da affibbiargli opto per le quattro, anziché per le tre. Tanto in realtà non cambia nulla.
    Sono proprio curioso di leggere ancora dell'inquisitore, di scoprire se e come il suo personaggio evolve.

    ha scritto il 

  • 1

    Non ho molto da dire su questa lettura, la parte che si svolge nel Medio Evo è la migliore almeno nella prima parte, la seconda o meglio la parte conclusiva è piuttosto deludente.
    La parte futuro non ...continua

    Non ho molto da dire su questa lettura, la parte che si svolge nel Medio Evo è la migliore almeno nella prima parte, la seconda o meglio la parte conclusiva è piuttosto deludente.
    La parte futuro non si può classificare ma meno che mai i capitoli dello "scienziato", che a dire il vero alla fine del libro ho saltato piè pari gli ultimi due o tre.
    All'inizio non sembrava male, ho avuto l'impressione che promettesse bene, non un capolavoro ma un romanzo di intrattenimento carino e leggero, così non è stato, piuttosto irritante.

    ha scritto il 

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