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Nido di nobili

Di

Editore: Garzanti (I grandi libri)

3.8
(168)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 180 | Formato: Altri

Isbn-10: 8811587492 | Isbn-13: 9788811587491 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Maria Rosaria Fasanelli ; Prefazione: Fausto Malcovati

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , Copertina morbida e spillati

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
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  • 4

    “Sono in fondo al fiume”

    A volte un libro può chiamare un altro libro; il richiamo può essere molto forte e non bisogna comportarsi come Ulisse quando incontra le sirene ma anzi fare tutto il contrario: abbandonarsi al suo ca ...continua

    A volte un libro può chiamare un altro libro; il richiamo può essere molto forte e non bisogna comportarsi come Ulisse quando incontra le sirene ma anzi fare tutto il contrario: abbandonarsi al suo canto e leggere il libro "sirena".
    Mi è successo proprio così mentre leggevo vari brani critici presenti nel libro di Puskin "Eugenio Onegin", uno dei quali mi ha colpita. Il brano era scritto da Dostoevskij e citava una certa Liza paragonandola al tipo di bellezza positiva russa di Tatjana. Incuriosita e sempre in cerca di nuove letture, mi sono così informata in quale libro Liza era la protagonista ed è stato in questo modo che ho incontrato "Nido di nobili".

    Nido di nobili, uno dei primi romanzi scritti da Turgenev, è ambientato nella campagna russa, tra persone che appartengono alla piccola nobiltà e racconta la vicenda di Lavreckij e Liza.
    Fëdor I.Lavreckij è un giovane possidente appena tornato in Russia dopo aver passato tanti anni all’estero. Quando torna nella sua patria è un uomo senza molte aspettative per l’avvenire e senza speranze di felicità.
    Un lungo flashback ci permette di fare la sua conoscenza: egli ha avuto un’infanzia infelice, perde la madre ad otto anni, è allevato più a ginnastica che a letteratura e gli viene insegnato un gran disprezzo per le donne.
    Il giovane Lavreckij cresce forte, impacciato, timido e sgarbato. Alla morte del padre, a ventitré anni, si reca a Mosca per iniziare gli studi; lì incontra un’incantevole e bellissima ragazza: Varvara Pavlova, di cui subito s’innamora. I due si sposano ma alla giovane moglie la tenuta di famiglia non piace. Tra vecchi ritratti di famiglia e noiose serate davanti al camino, capisce che non è una vita per lei e persuade l’ingenuo marito ad abbandonare il “nido” e a viaggiare in giro per l’Europa. La vita mondana che i coniugi Lavreckij fanno tra Parigi, la Svizzera, la Germania e San Pietroburgo permette a Fëdor di aprire gli occhi e capire che la moglie lo tradisce. Amareggiato, deluso, depresso, perplesso ed esitante, decide di tornare in Russia, di ritornare al “nido”: questo ritorno gli permette di risvegliare un legame che sembrava sopito per sempre, il legame con la terra russa, con la terra degli avi.
    Il ritorno in patria gli consente, inoltre, di riallacciare i rapporti con i lontani parenti, i Kalitin. Proprio durante una visita a quest’ultimi incontra Liza, una giovane d’animo dolce e gentile, altruista e molto religiosa; una fede che le dà forza e tenerezza insieme, che le è stata insegnata dalla njanja Agaf’ja, donna più vicina a lei dell’ostentata madre.
    Lavreckij, grazie al nascente sentimento per la giovane, ritrova il coraggio di amare e di credere nel futuro.
    Tra i due nasce un sentimento puro e autentico. Sembra che per i due il futuro possa brillare sotto una buona stella quando Lavreckij apprende la notizia della morte della moglie. Questo è l’ultimo ostacolo che frenava i dubbi che tormentavano Liza che si abbandona, durante una scena bellissima e poetica, al sentimento che prova per Lavreckij.
    A volte però il destino è beffardo e si prende gioco degli uomini, infatti, la moglie di Lavreckij, data per morta, in realtà è viva e si presenta a casa del marito insieme alla loro bambina chiedendogli perdono. Un ritorno, quest’ultimo, che porterà grandi stravolgimenti…

    Con grande maestria Turgenev racconta una storia d’amore impossibile nella campagna russa dell’ottocento, che in alcune parti mi ha ricordato Ethan Frome della Wharton. Una storia d’amore di commovente autenticità, che riesce a toccare le corde più profonde del cuore e a trasmetterti una grande tristezza.
    Nido di nobili non è solo una storia d’amore ma anche un romanzo sul ritorno a casa, alle proprie origini e sullo scontro tra slavofili e occidentalisti.
    Il tema centrale del romanzo è quello del nido inteso come il luogo dove ci sono le proprie radici, da cui si parte per crescere e dove si torna per ritrovare la pace; una pace velata di malinconia, ma in cui si ritrova se stessi, il proprio io, la propria anima. Per Turgenev il nido è il luogo in cui ci si rifugia quando intorno sembra ormai tutto perduto. In fondo, però il nido rimane un ideale, poiché gli obblighi sociali e le circostanze della vita impediscono di goderne il conforto e il calore tranne in pochi momenti della vita. Qui sta il punto drammatico del romanzo.

    Nel romanzo, come dicevo, è presente uno dei grandi temi della letteratura russa ed è quello dello scontro tra slavofili- occidentali, cioè fra l’essere russi nell'animo e una certa occidentalizzazione della classe aristocratica della Russia, molto comune nell’ottocento. Questo scontro è ben rappresentato dai personaggi di Lavreckij (russo nell’animo che ritorna in patria e che non ha mai perso il suo essere russo nonostante abbia vissuto in occidente) e il personaggio di Panšin, il superficiale, egocentrico, bellimbusto elegante che corteggia Liza. Un altro scontro tra est e ovest si può trovare benissimo dalla contrapposizione tra i personaggi di Varvara Pavlova, la superficiale e civettuola moglie del protagonista, e Liza, che incarna gli aspetti positivi delle qualità russe.

    Turgenev, la cui bravura ho già avuto modo di conoscere con “Padri e figli, mi piace sempre di più man mano che leggo i suoi romanzi; ha una maniera di narrare che è pura poesia e che trovo molto coinvolgente soprattutto a livello emozionale.

    Lo scrittore russo è superbo nel descrivere anzi evocare la campagna russa, nel narrare l’intreccio delle relazioni ed emozioni umane e delineare i personaggi di questa ristretta cerchia che animano il libro.

    Un romanzo breve, molto bello, scritto in maniera molto scorrevole, dalla bellissima prosa, denso di dolore, rimpianto e tristezza, dove l’autore delinea perfettamente il contesto storico sociale, il vivere corrotto della nobiltà, il fermento riformista, la realtà contadina, in un’epoca di grandi cambiamenti che sconvolgono la Russia nel giro di poche generazioni.

    Un romanzo dal finale struggente, amaro, indimenticabile e straziante, che narra la storia di due persone che si trovano e si capiscono l’uno con l’altra, ma vedono andare tutto in pezzi proprio quando hanno la felicità a portata di mano.

    3 ½ - 4

    Era da molto tempo che Lavreckij non udiva nulla di simile: una melodia dolce, appassionata avvolgeva il cuore dalla prima nota, essa raggiava tutta, si struggeva di ispirazione, di felicità, di bellezza, cresceva e si scioglieva, toccava tutto ciò che di caro, misterioso, sacro vi è sulla terra, spirava una tristezza immortale e andava a morire nei cieli. Lavreckij si alzò e rimase in piedi, infreddolito e pallido dall’entusiasmo. Quelle note erano penetrate così a fondo nel suo cuore appena sconvolto dalla felicità dell’amore; quelle note stesse bruciavano d’amore.

    ha scritto il 

  • 3

    Mi ha lasciata un po' freddina...
    Non ho trovato nè il respiro, nè le atmosfere, tanto meno le allegorie, l'analisi psicologica e sociale che tanto mi piacciono nei romanzi russi: mi è sembrato una so ...continua

    Mi ha lasciata un po' freddina...
    Non ho trovato nè il respiro, nè le atmosfere, tanto meno le allegorie, l'analisi psicologica e sociale che tanto mi piacciono nei romanzi russi: mi è sembrato una sorta di annacquata Jane Austen, con un samovar al posto della teiera.
    (e sia chiaro che amo la Austen, quindi non sto usando il paragone a titolo d'insulto).

    ha scritto il 

  • 4

    Primo incontro con Turgenev, il titolo non mi ispirava per niente, ma il romanzo si è rivelato piacevole.
    Molto interessante anche perchè racconta molto bene come si viveva in russia in quegli anni. ...continua

    Primo incontro con Turgenev, il titolo non mi ispirava per niente, ma il romanzo si è rivelato piacevole.
    Molto interessante anche perchè racconta molto bene come si viveva in russia in quegli anni.

    ha scritto il 

  • 4

    La fissita' arcaica della Russia di Turgenev è sempre sul punto di esplodere. La sua narrazione equilibrata, a braccetto con una tensione alla rottura. Un grande scrittore.

    ha scritto il 

  • 5

    Piccola società che cambia

    Grande romanzo di Turgenev, che con la consueta maestria narrativa descrive un amore "impossibile" nella provincia russa del diciannovesimo secolo. Una piccola cerchia di personaggi in un ambito famil ...continua

    Grande romanzo di Turgenev, che con la consueta maestria narrativa descrive un amore "impossibile" nella provincia russa del diciannovesimo secolo. Una piccola cerchia di personaggi in un ambito familiare permette all'autore di caratterizzare le piccole meschinità e i grandi slanci di un ambiente apparentemente cristallizzato, ma nel quale si avvertono i fermenti dei grandi cambiamenti che incombono, sia in ambito sociale sia nei costumi individuali.
    Le due figure centrali del romanzo, Lavreckij e Liza, si stagliano come due dei grandi personaggi della letteratura russa.

    ha scritto il 

  • 3

    La scrittura di Turgenev è "bella" (è una scrittura che ha in sé qualcosa di affatto dissimile da una sorta di soffusa luminosità: in un modo all'apparenza semplice, l'autore porta in scena i fatti, l ...continua

    La scrittura di Turgenev è "bella" (è una scrittura che ha in sé qualcosa di affatto dissimile da una sorta di soffusa luminosità: in un modo all'apparenza semplice, l'autore porta in scena i fatti, li scompone e li districa, riducendoli e riconducendoli, con una certa abilità da prestigiatore, a principi molto chiari, quasi elementari), bella (mai ho avuto l'impressione che le traduzioni non rendessero giustizia agli originali) come lo è in "Rudin" e "Padri e figli".
    Nonostante questo, però, "Nido di nobili" è, almeno a mio parere, nettamente inferiore ad entrambi i romanzi appena citati. Del primo gli manca il contenuto allegorico, ovvero quella particolare capacità di risvegliare nel lettore l'impressione che i personaggi (ed in particolare il protagonista che dà il titolo allo stesso romanzo breve) non siano personaggi tout court bensì simboli per qualcosa d'altro (Rudin può essere preso a dimostrazione del fatto che, malgrado tutte le avversità della vita, malgrado la propria codardia e la propria cattiva educazione, è giusto non lasciare mai nulla di intentato, e sempre, fino alla morte, impegnarsi nelle imprese più svariate anche, e soprattutto, quando queste appaiono disperate); di "Padri e figli", invece, non ha l'equilibrio, poiché gli manca assolutamente quella durezza adamantina che fa del capolavoro di Turgenev un testo pressoché perfetto, lirico ma senza eccessi, misurato ma non austero o sterile. Inoltre c'è qualcosa che non convince pienamente nel meccanismo narrativo: troppo romanzesco (termine poco benevolo, lo ammetto, per intendere che la finzione è fin troppo scoperta e che l'intreccio pare architettato per soddisfare un certo tipo di pubblico, quello affezionato agli amori impossibili), si appoggia ad un'eroina e ad un eroe che sono lei archetipo della giovane pura (caratteristica, questa, che le eroine turgeneviane presentano spesso), animata da un vivace nonché ingenuo fervore religioso, e lui esponente della categoria dei cosiddetti "uomini comuni"; per non parlare poi dei numerosi colpi di scena che si susseguono lungo tutto il romanzo (il ritorno della moglie fedifraga del protagonista, che egli credeva morta, ne è un esempio lampante), espedienti utili in romanzi di altro tipo, non di certo in questo, e che finiscono, maluguratamente, per distrarre il lettore dalle bellezze del testo, attutendo l'impatto di riflessioni più profonde come quelle che illustrano la crudeltà delle illusioni o la rassegnazione alla quale la vecchiaia, solitamente, condanna gli esseri umani.

    ha scritto il 

  • 5

    Il nido, secondo Turgenev, è la casa avita, piena di ricordi e affetti, a volte incarnati anche in persone umili come il vecchio servo Anton, vera memoria storica della casa di Lavreckij: il nodo dram ...continua

    Il nido, secondo Turgenev, è la casa avita, piena di ricordi e affetti, a volte incarnati anche in persone umili come il vecchio servo Anton, vera memoria storica della casa di Lavreckij: il nodo drammatico del romanzo sta proprio nel fatto che il nido rimane per lo più soltanto un’aspirazione, perché gli obblighi sociali e le circostanze di fortuna impediscono che se ne possano godere il conforto e il calore per più di pochi momenti fortunati della vita.

    ha scritto il 

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