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Niente

Di

Editore: Feltrinelli

3.6
(468)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 144 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco , Inglese , Spagnolo

Isbn-10: 8807018853 | Isbn-13: 9788807018855 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Maria Valeria D'Avino

Disponibile anche come: Altri

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Teens

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Descrizione del libro
"Se niente ha senso, è meglio non far niente piuttosto che qualcosa" dichiara un giorno Pierre Anthon, tredici anni. Poi, come il barone rampante, sale su un albero vicino alla scuola. Per dimostrargli che sta sbagliando, i suoi compagni decidono di raccogliere cose che abbiano un significato. All'inizio si tratta di oggetti innocenti: una canna da pesca, un pallone, un paio di sandali, ma presto si fanno prendere la mano, si sfidano, si spingono più in là. Al sacrificio di un adorato criceto seguono un taglio di capelli, un certificato di adozione, la bara di un bambino, l'indice di una mano che suonava la chitarra come i Beatles. Richieste sempre più angosciose, rese vincolanti dalla legge del gruppo. È ancora la ricerca del senso della vita? O è una vendetta per aver dovuto sacrificare qualcosa a cui si teneva davvero? Abbandonati a se stessi, nella totale inesistenza degli adulti e delle loro leggi, gli adolescenti si trascinano a vicenda in un'escalation d'orrore. E quando i media si accorgono del caso, mettendo sottosopra la cittadina, il progetto precipita verso la sua fatale conclusione. Il romanzo mette in scena follia e fanatismo, perversione e fragilità, paura e speranza. Ma soprattutto sfida il lettore adulto a ritrovare in sé l'innocente crudeltà dell'adolescenza, fatta di assenza di compromessi, coraggio provocatorio e commovente brutalità.
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  • 4

    Romanzo da linea d'ombra (in inglese lo dicono: coming of age, ed è la definizione giusta, perché "di formazione" è insieme poco, e troppo) davvero molto significativo. E' una narrazione che per lunghezza è abbastanza breve da essere a tutti gli effetti una novella (del resto Stand By Me sta lì a ...continua

    Romanzo da linea d'ombra (in inglese lo dicono: coming of age, ed è la definizione giusta, perché "di formazione" è insieme poco, e troppo) davvero molto significativo. E' una narrazione che per lunghezza è abbastanza breve da essere a tutti gli effetti una novella (del resto Stand By Me sta lì a fare, ben evidente, da modello. Ambientata in una cittadina danese, la storia vede un gruppo di pari come collettivo protagonista. Si parte con una citazione dal Barone rampante: all'inizio del nuovo anno scolastico un alunno, Pierre Anthon, decide di salire su un susino, senza mai più scendere. Se la protesta di Cosimo Piovasco, però, aveva una radice profondamente laica, e illuminista, e lo conduce a una integrazione da una prospettiva diversa, certo, ma ugualmente produttiva (e quanto) con la comunità di appartenenza, l'atto di Pierre Anthon, viceversa, si configura subito (come ben dice la voce narrante di Agnes, una dei ragazzi del gruppo) come un atto solo rinunciatario e nichilista. Cosimo sale sull'albero per trovare (e dare) a tutto (i rapporti familiari, la società, la storia) un nuovo senso (cosa che gli riuscirà egregiamente), Pierre Anthon si arrampica sul susino per sostenere, viceversa, la mancanza attiva di quello stesso significato, a tutto campo, denunciando la vita degli adulti (conniventi e consapevoli) come mero teatrino di vuote convenzioni. Per il gruppo degli (ex) amici, per i quali l'orologio del tempo ticchetta inesorabile (e qui i riferimenti a Peter Pan, ma anche a un classico della letteratura scandinava come Pippi Calzelunghe sono evidenti, per quanto sotto traccia), e verrà presto dunque il tempo di entrare, volenti o nolenti, nella vita adulta, la scelta si polarizza: o accettare di morire un po', per poter vivere, negando il cammino adolescenziale che porta a uscire dall'infanzia (come avviene con il personaggio-mito reinventato da James Barrie, o, in maniera paradossale, al termine del libro di Astrid Lindgren), oppure opporsi all'affermazione agita, prima ancora che proclamata, dal compagno, opponendovisi con ogni mezzo, per dimostrare che crescere si può accettare senza elaborazione del lutto, intraprendendo volontariamente il proprio cammino adolescenziale. Nasce così la decisione di creare una "catasta del significato", per opporre - azione vs azione, cosa vs cosa - a quelli di Pierre altre parole e altri gesti. E così il gruppo di pari, crudele, eppure spietatamente coerente, si sfiderà a deporre nel mucchio, uno alla volta, ciò che ciascuno ha di più caro. Si innesca un meccanismo di sfida, cui nessuno può, sa o vuole sottrarsi, che involverà in una spirale perversa di violenza, che appare solo - così come tutto ciò che è frutto della logica, insieme fanatica e purissima, dell'adolescenza - ovvia. Nel mezzo (ma la scelta del narratore tra pari, con facile artificio narrativo, ovviamente lo permette), latitano gli adulti, e i ragazzi appaiono sempre più come la comunità auto(?)regolamentata del Signore delle mosche. Fino a che il punto di rottura non sarà raggiunto, gli adulti saranno costretti a rientrare in gioco (anche se per poco), brutalmente, e poi una strana, eppure di nuovo coerentissima forma di catarsi arriverà potente a chiudere il sipario.
    Si può aggiungere, infine, che, come molti romanzi contemporanei (seconda metà del Novecento abbondante: il già citato Stand By Me, Fuhrman, la Susani , Lansdale i Bambini bonsai di Zanotti - giusto per limitarsi ai più ovvi e pescare pure in casa italica.), la morte sembra essere una risorsa necessaria, di fronte a un futuro che sembra porre la rinuncia a crescere quasi come un comando, e non una alternativa di scelta. E proprio per queste tematiche estreme, eppure così necessarie, e primarie, vale la pena di far leggere il romanzo agli adolescenti nostrani.

    ha scritto il 

  • 4

    Catasta del significato

    Un bambino si arrampica su un albero e non ne vuole più scendere perchè per lui niente ha un significato, allora i suoi compagni di scuola, cercando un modo di farlo tornare tra loro, decidono di creare una "catasta del significato" in cui deporre oggetti per loro importanti.
    E' un gioco al ...continua

    Un bambino si arrampica su un albero e non ne vuole più scendere perchè per lui niente ha un significato, allora i suoi compagni di scuola, cercando un modo di farlo tornare tra loro, decidono di creare una "catasta del significato" in cui deporre oggetti per loro importanti.
    E' un gioco al massacro che per certi aspetti mi ha ricordato "Il signore delle mosche" di Golding. Il finale è amaro, ma lascia comunque un barlume di speranza. Di certo è un libro che fa riflettere.

    ha scritto il 

  • 4

    Niente... è tutto.

    "Niente"... è tutto. La domanda sul senso, la purezza dei ragazzi che rispondono con i "loro" piccoli grandi significati, il legame criminoso e incrollabile del gruppo, il sangue degli innocenti e il superfluo di un paio di sandali a fondare, inseparabili, lo stesso totem, il mondo degli adolesce ...continua

    "Niente"... è tutto. La domanda sul senso, la purezza dei ragazzi che rispondono con i "loro" piccoli grandi significati, il legame criminoso e incrollabile del gruppo, il sangue degli innocenti e il superfluo di un paio di sandali a fondare, inseparabili, lo stesso totem, il mondo degli adolescenti come un pianeta lontano dagli occhi e dalle leggi del mondo, la favola cambiata di senso ed eternata nell'orrido (chi non ripenserà a questo libro quando sentirà parlare di Cenerentola?), l'eternità del divino resa fantoccio e il cuore pornografico della modernità messo a nudo di fronte ai suoi giudici: se il significato viene messo in vendita, che valore ha? Un cane e Cristo condividono lo stesso calvario, un dito mozzato finisce dentro una vergine sverginata. Janne Teller condensa la catasta del significato in una manciata indimenticabile di pagine: orrendo, persino fastidioso, tagliato con stile essenziale e fanciullesco come solo sanno essere i piccoli capolavori sul tutto. Perciò, magistrale.

    ha scritto il 

  • 0

    Nada importa. Hace mucho que lo sé. Así que no merece la pena hacer nada. Eso acabo de descubrirlo.


    Ya se han acabado las vacaciones en Taering, Dinamarca, y toca volver a la escuela. Todo está como siempre: el profesor esperando a que entren todos para empezar la clase, la pizarra ...continua

    Nada importa. Hace mucho que lo sé. Así que no merece la pena hacer nada. Eso acabo de descubrirlo.

    Ya se han acabado las vacaciones en Taering, Dinamarca, y toca volver a la escuela. Todo está como siempre: el profesor esperando a que entren todos para empezar la clase, la pizarra limpia, los pupitres ordenados… pero todo cambia ese primer día del curso: Pierre Anthon abandona el aula y decide no volver nunca más a la escuela. Se sube a un ciruelo y desde allí les grita a sus compañeros que nada importa, que no merece la pena hacer nada puesto que nada tiene sentido. Sus compañeros de clase quieren convencerlo de lo contrario, de que sí que hay cosas que importan en su vida. Por eso, idean un plan para que Pierre baje del árbol: construirán un gran montón de significado y se lo enseñarán, y Pierre Anthon no tendrá más remedio que admitir que sí que hay cosas que importan y así tendrá que volver a la escuela con ellos.

    Sigue leyendo: http://www.eltemplodelasmilpuertas.com/critica/nada/829/

    ha scritto il 

  • 2

    mah...

    Crudo, angosciante... non volevo un finale buonista, ma non credo nemmeno nel vuoto che l'autrice cerca di far passare. Per me non é così, credo che la vita sia piena di significati di ogni tipo e che molti adolescenti abbiano dentro molto di più. Una storia, solo una storia, non lo specchio dei ...continua

    Crudo, angosciante... non volevo un finale buonista, ma non credo nemmeno nel vuoto che l'autrice cerca di far passare. Per me non é così, credo che la vita sia piena di significati di ogni tipo e che molti adolescenti abbiano dentro molto di più. Una storia, solo una storia, non lo specchio dei nostri ragazzi, comunque non di tutti.

    ha scritto il 

  • 5

    The kids are alright

    I giochi dei bambini sono la cosa più crudele che esista. Hanno la serietà e l’impegno che i giochi degli adulti non potranno più avere. I bambini sono spietati. E anche questo libro è spietato.
    La storia di Niente si può riassumere così (anche se è un peccato): un gruppo di compagni di scu ...continua

    I giochi dei bambini sono la cosa più crudele che esista. Hanno la serietà e l’impegno che i giochi degli adulti non potranno più avere. I bambini sono spietati. E anche questo libro è spietato.
    La storia di Niente si può riassumere così (anche se è un peccato): un gruppo di compagni di scuola inizia un gioco crudele che peggiora col passare delle ore e dei giorni per dimostrare a Pierre Anthon, che ha deciso di appollaiarsi su un albero perché “se niente ha senso, è meglio non far niente piuttosto che qualcosa”, che si sbaglia di grosso. Ognuno deve rinunciare a qualcosa, quel qualcosa finisce in una “catasta”. Una catasta del significato. E sapete quando i ragazzini si impuntano su una cosa come sono fatti. Janne Teller pare lo sappia. Se ci penso, a quella catasta, mi vengono ancora i brividi. La catasta si svilupperà in verticale, ma per alzarla i ragazzi dovranno compiere una vera e propria catabasi infernale.

    Non ho voluto leggere nessuna recensione prima di aprire Niente. L’unica cosa che sapevo era che l’avevano censurato e durante la lettura mi sono interrogata molto su questo fatto. Nel libro ho individuato due mondi: quello dei ragazzi e quello degli adulti, quasi del tutto assente. Mondi separati e oscuri l’uno all’altro. Sebbene quello dei ragazzi diventi spaventoso e incredibile, quello degli adulti infine si rivela non all’altezza della serietà del primo. Il mondo degli adulti che indicano dove si possa andare e dove no, che mettono in castigo, che dicono cosa sia giusto e sbagliato, proprio loro che non ne sanno niente.

    (continua a leggere su The Book Girls http://blog.pianetadonna.it/thebookgirls/niente-solo-i-ragazzini-capiscono/)

    ha scritto il 

  • 4

    La insoportable nimiedad del vivir

    Reseña completa en: http://www.sopadelibros.com/review/3527


    Debo reconocer que no me atrapó el argumento hasta pasado aproximadamente el primer tercio de la trama. Hasta ese momento me pareció una amable e ingenua fábula moral, en la cual una escritura sencilla (a veces se puede tomar por ...continua

    Reseña completa en: http://www.sopadelibros.com/review/3527

    Debo reconocer que no me atrapó el argumento hasta pasado aproximadamente el primer tercio de la trama. Hasta ese momento me pareció una amable e ingenua fábula moral, en la cual una escritura sencilla (a veces se puede tomar por simple), directa, sin estridencias, con escenas repetitivas y construcciones de personajes planos no ayudaban a enriquecer el motivo del relato. No obstante, conforme la historia va ganando en truculencia y dureza, mi perspectiva va cambiando hacia una mayor complejidad temática, un renovado interés en diálogos y circunstancias, donde la “fábula” se va desfigurando en una desgarradora narración crítica, alegórica, existencialista y metafísica; con un ligero “tufillo” al relato volteriano, lógicamente sin entrar en consideraciones estilísticas y el uso del sarcasmo.

    El inicio de la novela es un claro guiño a “El barón rampante” de Calvino: un niño se sube a un árbol que promete no volver a pisar el suelo. En este caso, Pierre Anthon de 14 años se encarama al árbol proclamando una revelación íntima: “Nada importa. No merece la pena hacer nada.” Ante tal desalentadora manifestación sus compañeros y amigos de clase intentaran demostrar su error buscando el sentido de la vida. Unos adolescentes que, como los juveniles personajes de Hesse, se cuestionan su propio interior y el mundo adulto que les ha tocado vivir. Una odisea introspectiva y vital que les hará revelar la importancia de símbolos transcendentales (lo material, la apariencia, la ilusión, la religión, amistad, amor, familia, inocencia, integridad, crueldad, intransigencia, muerte, etc.) en que se compone la vida. La identidad a estas edades, tan maleable, sensible y espontánea como cruel, hará aflorar la vena irracional y brutal del ser humano llegando hasta límites insospechados, un concepto anteriormente ya expuesto con acierto en “El señor de las moscas”. No sólo conocerán el valor (objetivo o subjetivo) de todo significado que se atribuye a la vida, sino el “precio” que les otorgamos, el hallazgo de nuestra genuina y fea personalidad desnuda o el siniestro conocimiento de una humanidad en la que todos estamos incluidos. En definitiva, un desconcertante retrato psicológico individual y social.

    Por todo lo expuesto me resisto a denominar novela juvenil a “Nada”, si bien las preguntas existenciales (atemporales y universales) se despiertan a estas edades, éstas nos acompañan ya durante todo nuestro efímero tiempo y sólo algunos podrán responderlas satisfactoriamente (¡menuda quimera!) tras un gran esfuerzo intelectual, espiritual, de creencia, de candidez…, vete tú a saber. La tesis de fondo va más allá de la esfera juvenil, no obstante, y es otra de sus virtudes, puede adaptarse a diferentes niveles de lectura.
    Una corta, inquietante y polémica novela que, además de entretener, espolea conciencias e incita a la reflexión. ¡Qué puñetera y traicionera llega a ser la vida!

    Mi nota: 7.

    ha scritto il 

  • 2

    Grazie al cielo non mi sono lasciata sopraffare dal niente. Un libro duro, che mostra il lato peggiore degli esseri umani, che tra l'altro sono adolescenti che dovrebbero credere ancora nei sogni e nella felicità. Invece si accorgono che niente ha significato, e cercano in ogni modo di trovarlo, ...continua

    Grazie al cielo non mi sono lasciata sopraffare dal niente. Un libro duro, che mostra il lato peggiore degli esseri umani, che tra l'altro sono adolescenti che dovrebbero credere ancora nei sogni e nella felicità. Invece si accorgono che niente ha significato, e cercano in ogni modo di trovarlo, senza badare alle conseguenze delle loro azioni e al male che ne scaturisce.

    ha scritto il