Niente di nuovo sul fronte occidentale

Di

Editore: Mondadori (Edizioni Scolastiche)

4.3
(4342)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 229 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Chi tradizionale , Spagnolo , Francese , Rumeno , Svedese , Portoghese , Ceco , Polacco

Isbn-10: A000156963 | Data di pubblicazione:  | Edizione 8

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico , Copertina morbida e spillati

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
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  • 5

    La Grande Guerra vista dal basso

    La drammaticità, l'inutilità del sacerificio, la tragedia di milioni di giovani mandati a morire per niente. Nel libro di Remarque la storia di un gruppo di soldati tedeschi, con voce narrante uno stu ...continua

    La drammaticità, l'inutilità del sacerificio, la tragedia di milioni di giovani mandati a morire per niente. Nel libro di Remarque la storia di un gruppo di soldati tedeschi, con voce narrante uno studente nemmeno ventenne, che si confrontano con la quotidianità di uno dei più terribili eventi del XX secolo. La trincea, il riposo dietro la prima linea, la fame, la malattia, la licenza e la morte. E anche l'addestramento, il rapporto con i civili. Un vero e proprio ABC del soldato della Grande guerra. Non c'è spazio per l'umanità, la pietà. C'è solo la volontà di provare a restare vivi e purtroppo anche l'ineluttabilità di un destino tragico.

    Capolavoro.

    ha scritto il 

  • 5

    gioventù mandata alla morte

    Scritto benissimo, scorrevole, ma denso di riflessioni. vita quotidiana di trincea, di retrovie, di licenze, di vita e di morte. Libro pacifista e dopo la lettura nessuno può desiderare una guerra. ...continua

    Scritto benissimo, scorrevole, ma denso di riflessioni. vita quotidiana di trincea, di retrovie, di licenze, di vita e di morte. Libro pacifista e dopo la lettura nessuno può desiderare una guerra.

    ha scritto il 

  • 4

    Primo libro sulla prima guerra mondiale che ho letto.
    Disarmante la differenza tra la vitalità della morte nel fronte e la placida agonia di chi sta a casa. Sul fronte puoi morire per qualsiasi ragion ...continua

    Primo libro sulla prima guerra mondiale che ho letto.
    Disarmante la differenza tra la vitalità della morte nel fronte e la placida agonia di chi sta a casa. Sul fronte puoi morire per qualsiasi ragione, dalle schegge di shrapnel alla pazzia indotta dall'artiglieria. Ma è proprio in questo fazzoletto di terra imbevuta di sangue che il protagonista riesce a vivere assieme ai suoi camerati ormai inadatto alla vita sociale di prima del conflitto. Un libro da leggere assolutamente.

    ha scritto il 

  • 5

    Al confine della vita

    Pubblicato undici anni dalla fine del conflitto, raggiunse un successo di pubblico per il messaggio pacifista ma fu osteggiato da chi faceva leva sul diffuso malumore su cui si alimentarono il naziona ...continua

    Pubblicato undici anni dalla fine del conflitto, raggiunse un successo di pubblico per il messaggio pacifista ma fu osteggiato da chi faceva leva sul diffuso malumore su cui si alimentarono il nazionalsocialismo in Germania e il fascismo in Italia.Dire che nel 1933 finì al rogo pare quasi superfluo.
    E oggi? Che effetto fa , leggere oggi, quest’opera?
    Il 24 maggio ricorrerà il centenario dell’entrata in guerra dell’Italia e spesso ho pensato alla dialettica tra interventisti e neutralisti che animò il nostro contesto storico. Sapere quali ragioni ci portarono al conflitto non è di gran conforto. Visitare i luoghi che oggi sono sormontati da sacrari, campane della pace, lapidi siglate da cronologie troppo brevi, montagne dilaniate dalla presenza bellica, permette di toccare con mano.
    Leggere l’esperienza dei nostri dalla penna di Lussu significa scoprire le drammatiche condizioni dei soldati-bambini, dei soldati-contadini, dei ragazzi del ’99 e dell’inefficienza siglata Italia.
    Leggere Erich Maria Remarque significa elevarsi a una visione trans- frontaliera.
    Siamo sul fronte occidentale non in quello italiano dell’altopiano di Asiago narrato da Lussu.
    Se Lussu non si abbandona mai alla denuncia, Remarque invece scrive con l’ottica del reduce, di chi è consapevole che la guerra è stata solo un grande bluff.
    Lui partito invasato dalle parole di un suo professore, lui volontario perde e perde tutto. Perde la sua gioventù, perde le sue certezze, perde la “concezione del mondo” che gli avevano insegnato; si mostra fortemente critico rispetto alla sua patria da subito e a maggior ragione dopo dieci anni. Il reduce fa sentire la sua voce e con essa quella di una generazione privata di sogni, bellezza, amore, futuro perché già schiacciata dai conflitti che la grande guerra non ha affatto risolto. Il reduce non ha futuro: chi torna sa già che tutto gli apparirà vuoto e desolante e l ’unica certezza sarà quella della guerra. “Crediamo alla guerra”, il resto è falsità. Gli uomini? “Povere scintille di vita”.
    Racconta, descrive, non tralascia i particolari, non concordo con chi vi vede una prosa scarna, da stile giornalistico. Ho apprezzato una scrittura sincera, intrinsecamente commovente, a tratti poetica quando elevata a considerazioni sulla condizione umana. Il realismo è necessario per capire e ringrazio di aver potuto sapere ciò che non si racconta mai.
    Mi ha aiutato a capire la drammatica universalità della condizione del soldato, mi ha ricordato quanto sia importante la pace, mi ha ricordato pure quanto siamo indifferenti alla sofferenza che accompagna i nostri giorni. Mi ha commosso e mi ha fatto arrabbiare. Conservo il ricordo di pagine indelebili .
    Ne consiglio vivamente la lettura.

    ha scritto il 

  • 5

    Gioventù tradita

    Violenza, paura, pena, dolore, vertigine, inutilità, sacrificio, scempio...come tanti pugni in faccia tutti questi concetti escono dalle pagine di questo libro e mi colpiscono, ma la vera pugnalata ch ...continua

    Violenza, paura, pena, dolore, vertigine, inutilità, sacrificio, scempio...come tanti pugni in faccia tutti questi concetti escono dalle pagine di questo libro e mi colpiscono, ma la vera pugnalata che mi fa sanguinare metaforicamente il cuore è il tradimento alle spalle di un'intera generazione di giovani, giovanissimi che si erano appena affacciati alla vita e che si sono visti falciare a milioni nelle trincee della prima guerra mondiale.
    Questa è la cosa su cui più mi ha fatto riflettere quest'opera, studenti traditi dai propri insegnanti, ventenni e diciottenni mandati al macello da ricchi signori di mezza età per i propri comodi, in nome di una Patria che come una dea Kalì assetata di sangue, porge la gola di giovani innocenti alla lama della guerra.
    Da far leggere a scuola e per dire sempre "No!" ad ogni conflitto!

    ha scritto il 

  • 4

    " 'E' buffo a pensarci' continua Kropp. 'Noi siamo qui per difendere la patria,nevvero? Ma i francesi stanno di là, anche loro per difendere la patria. Chi ha ragione?'
    'Forse gli uni e gli altri' dic
    ...continua

    " 'E' buffo a pensarci' continua Kropp. 'Noi siamo qui per difendere la patria,nevvero? Ma i francesi stanno di là, anche loro per difendere la patria. Chi ha ragione?'
    'Forse gli uni e gli altri' dico io, senza crederci troppo.
    " 'Vero: però rifletti un po' che siamo quasi tutti povera gente. E anche in Francia la gran maggioranza sono operai, manovali, piccoli impiegati. Perchè mai un fabbro od un calzolaio francese dovrebbe prendersi il gusto di aggredirci? Credi a me, sono soltanto i governi. Prima di venir qui, io non avevo mai visto un francese, e per la maggior parte dei francese sarà andata all stesso modo quando a noi. Nessuno ha chiesto il loro parere, come non hanno chiesto il nostro'
    'E allora a che scopo la guerra?' domanda Tjanden.
    Kat alza le spalle: 'Ci deve essere gente a cui la guerra giova'.
    'Be', io non sono del numero' sghignazza Tjaden.
    'Né tu, né altri qui.'
    'Credo piuttosto che si tratti di una specie di febbre' dice Alberto. 'In fondo non la vuole nessuno, e poi, a un dato momento, ecco che la guerra scoppia. Noi non l'abbiamo voluta, gli altri sostengono la stessa cosa; e intanto una metà del mondo la fa, e come!' "

    Protagonisti di Niente di nuovo sul fronte occidentale sono dei ragazzi, nello specifico si tratta di Paolo Borner e i suoi compagni, poco più che adolescenti, che allo scoppio della guerra vedono la loro vita sgretolarsi, costretti a lasciare i banchi di scuola vengono mandati al fronte.
    Quello che li aspetta è desolazione, morte, paura e rabbia: nonostante la situazione di terrore c'è una certa ripetitività nella loro vita di guerra quotidiana, le giornate sembrano scandite non più dal tempo ma dalla luce e dai rumori, l'attesa è sempre lunga e straziante, la paura per il prossimo attacco e per i continui bombardamenti, la fame attanaglia ogni stomaco perchè non c'è abbastanza cibo, il fetore della morte che arriva da ogni dove, la paura di perdere la propria vita e di perdere i compagni.
    Nemmeno il pensiero della famiglia riesce più a rasserenare gli spiriti: gli uomini sono terrorizzati ad ogni nuovo congedo, perchè tornare a casa significa rivedere gli affetti e i visi pieni di paura sì ma anche di orgoglio e amore, significa essere tempestati di domande e ricordare la vita prima della guerra e agli amici caduti, ma soprattutto tornare a casa significa affrontare la nuova realtà e prendere consapevolezza di non essere più quel ragazzo giovane e spensierato che aveva dei sogni, significa arrendersi all'evidenza di non poter, non voler e non saper, raccontare agli affetti l'orrore della guerra e come ti cambia, come uccide le speranze, come invecchia il corpo e lo spirito, come ti riduce ad una macchina per la sopravvivenza.

    "Non siamo più giovani, non aspiriamo più a prendere il mondo d'assalto. Siamo dei profughi, fuggiamo noi stessi, la nostra vita. Avevamo diciott'anni, e cominciavamo ad amare il mondo, l'esistenza: Ci hanno costretti spararle contro. La prima granata ci ha colpiti al cuore; esclusi ormai dall'attività, dal lavoro, dal progresso, non crediamo più a nulla. Crediamo alla guerra. "

    In mezzo a tutti questi sentimenti negativi e i momenti bui c'è un unico spiraglio di luce: il cameratismo. La vita è così dura e tragica che avere dei propri compagni al proprio fianco ne fa un elemento imprescindibile: ragazzi che vengono formati per uccidere altri ragazzi, macchine da guerra e soldatini che vengono comandati a bacchetta, la rinuncia forzata ad avere una personalità, un'opinione e una voce li trasforma da giovani uomini a cavalli da circo. Se c'è un cosa buona della guerra è la solidarietà che si viene a creare proprio tra quegli uomini: amicizie indissolubili al fronte, compagni d'armi che rischiano la propria vita per salvare quella dell'amico, chi si ferisce per l'altro, chi mente per l'altro, chi fa comunella contro un superiore, chi ruba per l'altro e chi condivide con gli altri. Senza questo legame sarebbero anime che vagano solitarie alla ricerca di una via di scampo che non esiste.

    "Oggi nella patria della nostra giovinezza noi si camminerebbe come viaggiatori di passaggio: Gli eventi ci hanno consumati; siamo divenuti accorti come mercanti, brutali come macellai. Non siamo più spensierati, ma atrocemente indifferenti. Sapremmo forse vivere, Nell dolce terra: Ma quale vita? Abbandonati come fanciulli,disillusi come vecchi, siamo rozzi, tristi, superficiali. Io penso che siamo perduti."

    Lo stile di Remarque è breve, diretto, schietto e incisivo. E', nella sua semplicità, quanto di più dimostrativo ci possa essere ed è perfetto per il raggiungimento dello scopo: descrivere la realtà della guerra al fronte e la disillusione di un'intera generazione, quella che partì piena di speranza e orgoglio per la propria patria per poi tornare con gli occhi chiusi o, a chi era andata meglio, con la vita spezzata dall'orrore e dalla morte, senza alcun futuro.

    "Io sono giovane, ho vent'anni: ma della vita non conosco altro che la disperazione, la morte, il terrore e la insensata superficialità congiunta con un abisso di sofferenze. Io vedo dei popoli spinti l'uno contro l'altro, e che senza una parola, inconsciamente, stupidamente, in una incolpevole obbedienza si uccidono a vicenda. Io vedo i più acuti intelletti del mondo inventare armi e parole perchè tutto questo si perfezioni e duri più a lungo. E con me lo vedono tutti gli altri uomini della mia età, da questa parte e da quell'altra del fronte, in tutto il mondo; lo vede e lo vive la mia generazione."

    ha scritto il 

  • 3

    Ingredienti: una generazione di adolescenti brutalmente invecchiati dalla prima guerra mondiale, una compagnia tedesca sterminata in pochi mesi di trincea, la vita da recluta in caserma, da soldato al ...continua

    Ingredienti: una generazione di adolescenti brutalmente invecchiati dalla prima guerra mondiale, una compagnia tedesca sterminata in pochi mesi di trincea, la vita da recluta in caserma, da soldato al fronte e da ferito in ospedale, l’incapacità di raccontare ai propri familiari le tragedie vissute.
    Consigliato: a chi (non) crede nel carattere idealistico e romantico delle guerre, a chi vuol provare il senso di fratellanza e debolezza camminando sul ciglio tra vita e morte.

    ha scritto il 

  • 5

    1929 e non pare...

    Emozione. Commozione. Impotenza. Rabbia. Paura. Certezza. Carenza. Cameratismo. Coraggio. Forza. Rassegnazione...insomma emozione. E anche scritto con incredibile modernità. Le pagine volano.

    ha scritto il 

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