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Niente di nuovo sul fronte occidentale

Di

Editore: Arnoldo Mondadori Editore (Oscar)

4.3
(3861)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 237 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Chi tradizionale , Francese , Portoghese

Isbn-10: A000066242 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Stefano Jacini

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico , Copertina morbida e spillati

Genere: Biography , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
Gli orrori del conflitto 1914-18, attraverso le vicende di un gruppo di studenti tedeschi. Un drammatico messaggio di pace, un'appassionata requisitoria contro le spaventose conseguenze della guerra. Pubblicato nel 1929, fu uno dei primi best-seller del Novecento.
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  • 4

    Grande manifesto contro la guerra

    Da molto tempo mi ero riproposto di leggere questo libro che molto ha influito sulla cultura e la politica del secolo scorso. Sono riuscito anche a vedere il film che nel 1930 hollywood ha tratto dal romanzo. Assolutamente dal leggere!

    ha scritto il 

  • 4

    Pubblicato nel 1929, questo romanzo autobiografico parla dell'esperienza dell'autore durante la Prima Guerra Mondiale, al quale ha partecipato ed è ovviamente sopravvissuto. È narrato attraverso gli occhi di Paolo Bäumer, personaggio immaginario, un ragazzo che si arruola giovanissimo con alcuni ...continua

    Pubblicato nel 1929, questo romanzo autobiografico parla dell'esperienza dell'autore durante la Prima Guerra Mondiale, al quale ha partecipato ed è ovviamente sopravvissuto. È narrato attraverso gli occhi di Paolo Bäumer, personaggio immaginario, un ragazzo che si arruola giovanissimo con alcuni suoi compagni e ne passerà di cotte e di crude cercando di restare in vita nell'orrore della guerra.
    La narrazione è piena di momenti riflessivi che coinvolgono quasi il lettore stesso, terribilmente cruda e a tratti macabra e allo stesso commovente e toccante, in certi punti ho sfiorato le lacrime.
    Non tra i miei preferiti, ma sicuramente molto apprezzato.

    ha scritto il 

  • 5

    Ad alta voce

    E’ un periodo fortunato per i libri: ne ho letti diversi quasi tutti molto belli, ma questo li batte tutti! Si aggiunga anche che ho scoperto, sia pure quando mi mancavano solo una cinquantina di pagine, che era stato oggetto di lettura alla trasmissione su radio tre “ad alta voce”: collegandomi ...continua

    E’ un periodo fortunato per i libri: ne ho letti diversi quasi tutti molto belli, ma questo li batte tutti! Si aggiunga anche che ho scoperto, sia pure quando mi mancavano solo una cinquantina di pagine, che era stato oggetto di lettura alla trasmissione su radio tre “ad alta voce”: collegandomi al sito ho sperimentato la lettura in contemporanea con il bravo attore che leggeva il libro alla radio ed il risultato è stato grandioso. Ma immagino che il merito sia tutto del testo, estremamente coinvolgente. Un manifesto contro la guerra, assolutamente da leggere.

    ha scritto il 

  • 5

    Come molti altri testi incorsi nella censura e nella condanna di autorità politiche, racconta una scomoda verità. Remarque descrive la dura vita della trincea, una realtà in cui i proclami patriottici suonano vuoti e ipocriti, in cui ci si attacca alla vita - e alla terra che la può salvare - con ...continua

    Come molti altri testi incorsi nella censura e nella condanna di autorità politiche, racconta una scomoda verità. Remarque descrive la dura vita della trincea, una realtà in cui i proclami patriottici suonano vuoti e ipocriti, in cui ci si attacca alla vita - e alla terra che la può salvare - con le unghie e con i denti, un'esistenza fatta di malattia, ferimenti, sangue e sporcizia che ha ben poco del sogno della libertà e tutto di una vergognosa operazione di governi che cercano la gloria sulle spalle dei miseri soldati mandati a morire.
    Il romanzo descrive i mesi trascorsi al fronte da Paolo Baümer e dai suoi compagni Alberto Kropp, Tjaden, Müller e Katzinski, improvvisamente strappati ai banchi di scuola e ad un mondo di ciechi professori idealisti e mandati nelle Fiandre, lungo una delle linee più calde del primo conflitto mondiale. Per loro diventa immediatamente chiaro che la guerra non è la gloriosa impresa al servizio della nazione, ma una carneficina inutile, in cui persone comuni, deboli e povere uccidono altre persone comuni, deboli e povere.
    http://athenaenoctua2013.blogspot.it/2014/11/niente-di-nuovo-sul-fronte-occidentale.html

    ha scritto il 

  • 3

    Per essere un libro che parla di guerra, argomento a me ostico, l'ho trovato bellissimo. Duro e crudo, lapidario, sofferente, vero. Mostra concretamente cosa fa la guerra, dentro e fuori. Come devasta e distrugge l'animo dei giovani, catapultati da un giorno all'altro dalla scuola in trincea.
    ...continua

    Per essere un libro che parla di guerra, argomento a me ostico, l'ho trovato bellissimo. Duro e crudo, lapidario, sofferente, vero. Mostra concretamente cosa fa la guerra, dentro e fuori. Come devasta e distrugge l'animo dei giovani, catapultati da un giorno all'altro dalla scuola in trincea.
    Una rivelazione. Perde una stella solamente perché il genere non è dei miei preferiti. Soggettività e oggettività si scontrano, in questo caso.

    ha scritto il 

  • 4

    Tante, troppe le citazioni; solo alcune:


    Il primo fuoco tambureggiante ci rivelò il nostro errore, e dietro ad esso crollò la concezione del mondo che ci avevano insegnata. Mentre essi continuavano a scrivere e a parlare, noi vedevamo gli ospedali e i moribondi; mentre essi esaltavano la g ...continua

    Tante, troppe le citazioni; solo alcune:

    Il primo fuoco tambureggiante ci rivelò il nostro errore, e dietro ad esso crollò la concezione del mondo che ci avevano insegnata. Mentre essi continuavano a scrivere e a parlare, noi vedevamo gli ospedali e i moribondi; mentre essi esaltavano la grandezza del servire lo Stato, noi sapevamo già che il terrore della morte è più forte. Non per ciò diventammo ribelli, disertori, vigliacchi espressioni tutte ch'essi maneggiavano con tanta facilità; - noi amavamo la patria quanto loro, e ad ogni attacco avanzavamo con coraggio; ma ormai sapevamo distinguere, avevamo ad un tratto imparato a guardare le cose in faccia.

    Gioventù di ferro. Gioventù! Nessuno di noi ha più di vent'anni. Ma giovani? La nostra gioventù se n'è andata da un pezzo. Noi siamo gente vecchia.
    non siamo più giovani, non aspiriamo più a prendere il mondo d'assalto. Siamo dei profughi, fuggiamo noi stessi, la nostra vita. Avevamo diciott'anni, e cominciavamo ad amare il mondo, l'esistenza: ci hanno costretti a spararle contro. La prima granata ci ha colpiti al cuore; esclusi ormai dall'attività, dal lavoro, dal progresso, non crediamo più a nulla. Crediamo alla guerra.
    Questo sì, lo abbiamo imparato: giocare a carte, bestemmiare e fare la guerra. Non è molto, a vent'anni, o forse è troppo.

    Per puro caso posso esser colpito, per puro caso rimanere in vita. In un ricovero a prova di bomba posso essere schiacciato come un topo e su terreno scoperto posso resistere incolume a dieci ore di fuoco tambureggiante Ciascuno di noi rimane in vita soltanto in grazia di mille casi; perciò il soldato crede e fida nel caso.

    Ma dimenticare no. Quello che i giornali di guerra stampano, intorno al morale altissimo, al sano umorismo delle truppe che organizzano balletti non appena tornano dal fuoco, sono tutte stupidaggini. Non si fa questo per umorismo, ma perché altrimenti si sarebbe perduti. Del resto anche questo giuoco non potrà durare a lungo, il buon umore si fa di mese in mese più amaro.

    Se fossimo tornati a casa nel 1916, dal dolore e dalla forza delle nostre esperienze si sarebbe sprigionata la tempesta. Ritornando ora, siamo stanchi, depressi, consumati, privi di radici, privi di speranze. Non potremo mai più riprendere il nostro equilibrio.
    E neppure ci potranno capire. Davanti a noi infatti sta una generazione che ha, sì, passato con noi questi anni, ma che aveva già prima un focolare ed una professione, ed ora ritorna ai suoi posti d'un tempo, e vi dimenticherà la guerra; dietro a noi sale un'altra generazione, simile a ciò che fummo noi un tempo; la quale ci sarà estranea e ci spingerà da parte. Noi siamo inutili a noi stessi.

    ha scritto il 

  • 5

    4.5

    A volte è il caso di ricordarsi cosa è significato servire durante la Grande Guerra. Un libro schietto ed essenziale nella prosa, che ciononostante emoziona enormemente: durante i primi capitoli ho "rischiato" di commuovermi, data la vicinanza di età con i protagonisti. Un libro che tutti dovrebb ...continua

    A volte è il caso di ricordarsi cosa è significato servire durante la Grande Guerra. Un libro schietto ed essenziale nella prosa, che ciononostante emoziona enormemente: durante i primi capitoli ho "rischiato" di commuovermi, data la vicinanza di età con i protagonisti. Un libro che tutti dovrebbero leggere, fosse per me lo renderei obbligatorio nei licei.

    ha scritto il 

  • 3

    Remarque scrive molto bene e alcune parti del libro sono davvero ben riuscite (ho apprezzato soprattutto la parte nell'ospedale o quello nella buca con il nemico ucciso). Però non apprezzo i libri di guerra perchè hanno tutti lo stesso fine e la stessa struttura priva di storia, la forma del diar ...continua

    Remarque scrive molto bene e alcune parti del libro sono davvero ben riuscite (ho apprezzato soprattutto la parte nell'ospedale o quello nella buca con il nemico ucciso). Però non apprezzo i libri di guerra perchè hanno tutti lo stesso fine e la stessa struttura priva di storia, la forma del diario e gli episodi raccontati si somigliato tutti.

    ha scritto il 

  • 5

    Un libro molto particolare, scarno, eppure incisivo, forte e coinvolgente. Una storia che ti catapulta in una realtà terribile come la guerra di trincea, che fa toccare con mano la disperazione di uomini scaraventati in mezzo ad un conflitto che non hanno voluto e di cui non capiscono fino in fon ...continua

    Un libro molto particolare, scarno, eppure incisivo, forte e coinvolgente. Una storia che ti catapulta in una realtà terribile come la guerra di trincea, che fa toccare con mano la disperazione di uomini scaraventati in mezzo ad un conflitto che non hanno voluto e di cui non capiscono fino in fondo l'utilità; di ragazzi senza un futuro, perché il primo assaggio che hanno avuto della vita adulta è stato il sapore del sangue, lo scoppio delle granate e la vista della carneficina. L'unico mestiere che hanno imparato è la guerra, dice affranto il protagonista, Paul, che ci guida in questa odissea tra Inferno (la trincea) e Purgatorio (gli ospedali da campo). Il Paradiso, il tanto sospirato ritorno a casa, è solo un miraggio che lascia l'amaro in bocca, come il finale.

    Per rivivere le emozioni provate durante la lettura del libro, consiglio la visione della serie tv "The Crimson Field", ambientata in un ospedale da campo britannico allo scoppio della Prima Guerra Mondiale.

    ha scritto il 

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