Niente di nuovo sul fronte occidentale

Di

Editore: Mondadori-De Agostini

4.3
(4081)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 246 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Chi tradizionale , Francese , Portoghese

Isbn-10: A000028845 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Stefano Jacini

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Tascabile economico , Copertina morbida e spillati

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
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  • 4

    Prima guerra mondiale. Romanzo autobiografico scritto nel 1929.
    Ascoltato dopo “Un anno sull’altipiano”. Libri molto simili, ma questo, forse, con più crudezza nella descrizione delle atrocità.
    Anche ...continua

    Prima guerra mondiale. Romanzo autobiografico scritto nel 1929.
    Ascoltato dopo “Un anno sull’altipiano”. Libri molto simili, ma questo, forse, con più crudezza nella descrizione delle atrocità.
    Anche qui critica alla retorica bellica (orgoglio nazionale, patriottismo, onore) che ha mandato tanti giovani a morire.
    Mi ricordo ancora lo stupore nel rendermi conto che i protagonisti erano tedeschi: non avevo badato ai nomi e non avevo pensato all’autore. Ascoltando, mi immedesimavo in loro e i soldati avversari erano i “cattivi”. Sorpresa: i “cattivi” eravamo noi (anche se nel libro si parla del fronte franco-tedesco). Sorpresa di essere sorpresa: lo sapevo che, se loro erano il nemico per noi, noi lo eravamo per loro, eppure... Ci vuole un libro così, ancora oggi, che fa emergere forse qualche pregiudizio sepolto, qualche luogo comune residuo, e che ricorda che il vero nemico dei soldati non era l’esercito dall’altra parte del fronte, ma chi li ha mandati a combattere.
    [Radio 3. Ad alta voce. Tempo: 22 puntate di 20/25 minuti luna (riduzione?). Lettura di Elia Shilton]

    ha scritto il 

  • 5

    sacrario alla guerra

    Paul credeva di sapere perché doveva andare al fronte, doveva combattere per la propria famiglia, per i propri avi, per il proprio orgoglio e per quella sua nazione che tutto rappresentava. Questo cre ...continua

    Paul credeva di sapere perché doveva andare al fronte, doveva combattere per la propria famiglia, per i propri avi, per il proprio orgoglio e per quella sua nazione che tutto rappresentava. Questo credeva, quello che gli avevano fatto credere. Ma successe una cosa inaspettata, per lui e per tutti quelli come lui: non sarebbe stata una lotta contro un nemico, ma una lotta contro se stessi, una lotta infangata nel sangue, nella lordura dei corpi martoriati, all'ombra della morte in ogni attimo incombente, contro la fame e la miseria, una battaglia per la sopravvivenza, la guerra aveva trasformato gli uomini in animali, le nazioni in branchi primordiali. Quella è la guerra, quelli sono gli uomini che essa ha generato, che non combattono più contro un nemico o per un'ideologia, non combattono nemmeno più per la loro sopravvivenza, ma per quei compagni che ne condividono le atrocità. E quegli uomini, quei pochi che sono sopravvissuti, non saranno mai più gli stessi di prima, ma avranno per sempre ben chiaro nella loro vita, chi fu il vero nemico. Io personalmente condivido e ammiro i sacrari dedicati ai caduti di tutte le guerre, ma il tributo più grande che si possa attribuire a questi martiri ed eroi(non della libertà, ma della vita), è leggere le opere che ne testimoniano le gesta. Trito e ritrito, ma per non dimenticare, dopo un secolo, anche tra mille anni. Opera immensa.

    ha scritto il 

  • 4

    La voce narrante...

    ...di questo terribile romanzo è quella di un ragazzo tedesco di 18 anni: partito volontario per il fronte all'inizio della prima guerra mondiale, inebriato dai discorsi patriottici degli adulti, avrà ...continua

    ...di questo terribile romanzo è quella di un ragazzo tedesco di 18 anni: partito volontario per il fronte all'inizio della prima guerra mondiale, inebriato dai discorsi patriottici degli adulti, avrà tutto il tempo di pentirsene. Intorno a sé vedrà morte, mutiliazioni, sofferenze atroci, soffrirà la fame, il freddo, il terrore, la perdita degli amici, dovrà uccidere per non essere ucciso, sarà costretto a diventare ottuso, a diventare insensibile per poter reagire prontamente ai mille pericoli della prima linea, perderà la propria giovinezza... che consisteva soprattutto nella speranza del futuro. E' un romanzo antimilitarista e pacifista che non si prende la briga di dichiararlo, gli orrori della guerra di trincea (la prima in cui sono stati utilizzati gas velenosi per attaccare i nemici) sono narrati con uno stile semplice, non c'è bisogno di enfatizzarli, parlano da sè a chiunque abbia voglia di ascoltare.

    ha scritto il 

  • 5

    Bellissimo!!! Un diario di guerra, un libro antimilitarista... l'autore racconta il proprio vissuto nella prima guerra mondiale... un libro di infinita umanità... assolutamente consigliato!!

    ha scritto il 

  • 5

    " Ha ragione non siamo più giovani, non aspiriamo più a prendere il mondo d'assalto. Siamo profughi, fuggiamo noi stessi, la nostra vita. Avevamo 18 anni, e cominciavamo ad amare il mondo, l'esistenza ...continua

    " Ha ragione non siamo più giovani, non aspiriamo più a prendere il mondo d'assalto. Siamo profughi, fuggiamo noi stessi, la nostra vita. Avevamo 18 anni, e cominciavamo ad amare il mondo, l'esistenza: ci hanno costretti a spararle contro. La prima granata ci ha colpiti al cuore; esclusi ormai dall'attività, dal lavoro, dal progresso, non crediamo più a nulla."

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Sopravvalutato

    Alcune pagine sono notevoli quindi un bel romanzo...per carità. Ad esempio la scena, divenuta classica, dell'uccisione del soldato francese in seguito alla quale il protagonista, tedesco, si sente eno ...continua

    Alcune pagine sono notevoli quindi un bel romanzo...per carità. Ad esempio la scena, divenuta classica, dell'uccisione del soldato francese in seguito alla quale il protagonista, tedesco, si sente enormemente in colpa, capendo finalmente che i soldati francesi non erano che vittime della guerra esattamente come quelli tedeschi. Oppure il capitolo sulla licenza, in cui torna a casa dal fronte ma oramai, dopo tutto quello che ha vissuto in trincea coi suoi fidati amici, diventati oramai fratelli, la vita civile non ha più alcun senso per lui; un vuoto di significato in cui si imbattono più o meno tutti i soldati che hanno dovuto affrontare l'esperienza bellica e che lacera le loro anime spesso fino alla tomba. Questo ci fa capire meglio come mai gli anziani continuano a parlare per tutta la vita della loro esperienza in guerra. Purtroppo però credo anche che questo romanzo sia sopravvalutato: troppe le pagine che fungono solo da riempitivo e alla fine si ha la sensazione di aver letto qualche pagina molto bella e tutto il resto solo a far brodo. Il romanzo è caratterizzato da descrizione medio/lente, se vogliamo, per poi accelerare improvvisamente in un finale frettoloso che precipita gli eventi in poche pagine. I personaggi non sono ben caratterizzati: abbiamo l'impressione che i commilitoni siano un tuttuno e, in effetti, non è approfondita neanche la psicologia del protagonista che, fino alla fine del romanzo, rimane alla stregua di uno sconosciuto per il lettore.
    Insomma buon romanzo per capire il vissuto del soldati durante la Grande Guerra: aspetto storico che compensa un po' uno stile non eccelso.

    ha scritto il 

  • 5

    In alcuni passaggi ho dovuto smettere di leggere e prendere fiato perchè era troppo. Troppo tutto. Forse l'unico libro con cui mi sia capitata una cosa del genere negli ultimi anni.

    ha scritto il 

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