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Niente di nuovo sul fronte occidentale

Di

Editore: Mondadori-De Agostini

4.3
(4001)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 246 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Chi tradizionale , Francese , Portoghese

Isbn-10: A000028845 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Stefano Jacini

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Tascabile economico , Copertina morbida e spillati

Genere: Biography , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
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  • 5

    Libro da leggere e da ascoltare con il cuore e le orecchie

    Non aggiungo la mia incondizionata lode a questo magnifico, stupendo e terribile libro di Eric Maria Remarque. Consiglio solo, unendomi a chi lo ha già fatto, di leggerlo ascoltandolo nello stesso te ...continua

    Non aggiungo la mia incondizionata lode a questo magnifico, stupendo e terribile libro di Eric Maria Remarque. Consiglio solo, unendomi a chi lo ha già fatto, di leggerlo ascoltandolo nello stesso tempo sul sito della trasmissione "Ad Alta Voce" di Radio Rai 3. La voce di Elia Schilton si unisce alle parole scritte dando luogo ad una grandiosa sinfonia di dolore e sgomento.

    ha scritto il 

  • 4

    Forse ci sono state guerre inevitabili. Forse ci sono state guerre necessarie. Ma nessuna guerra è mai stata giusta. Tutti i soldati, chiamati a combattere e a morire al fronte, non sono altro che bur ...continua

    Forse ci sono state guerre inevitabili. Forse ci sono state guerre necessarie. Ma nessuna guerra è mai stata giusta. Tutti i soldati, chiamati a combattere e a morire al fronte, non sono altro che burattini, vittime di propaganda e illusioni, schiavi della cupidigia di gloria e potere di presidenti o dittatori, di generali o imperatori. Italiani, russi, tedeschi, inglesi, americani: tutti i soldati sono uguali.

    ha scritto il 

  • 5

    Capolavoro cult sulla Prima Guerra Mondiale

    Libro cult sulla Prima Guerra Mondiale, racconta in modo crudo e privo di retorica la storia di una generazione perduta, quella dei soldati nelle trincee della guerra di posizione, distrutti nel moral ...continua

    Libro cult sulla Prima Guerra Mondiale, racconta in modo crudo e privo di retorica la storia di una generazione perduta, quella dei soldati nelle trincee della guerra di posizione, distrutti nel morale anche se scampati alle bombe. Non c’è speranza nel futuro x chi ha visto tanta morte, vecchi a vent’anni. E’ il primo libro di Remarque e anche il suo capolavoro, tradotto in tutto il mondo e bruciato x il suo contenuto pacifista nel famoso rogo dei libri messi all’indice dal nazismo a Berlino. I soldati sono le vere vittime della guerra, oltre le nazionalità, accomunati dalla morte e dalla sofferenza, illusi dalla retorica nazionalista dei potenti. Il finale amarissimo, in poche righe, scritto in terza persona come un epitaffio, e che dà il titolo al libro, è un capolavoro assoluto. Letto a quindici anni, l’ho apprezzato allora come ora e mi ha indotto a leggere tutte le opere di Remarque, un grande scrittore oggi purtroppo quasi dimenticato.

    ha scritto il 

  • 5

    Uno di quei romanzi in cui l'incipit ti strega, come se quelle parole fossero state create solo per essere messe in quella sequenza. Tempo fa avevo sfogliato questo libro ma mi era sembrato tremendame ...continua

    Uno di quei romanzi in cui l'incipit ti strega, come se quelle parole fossero state create solo per essere messe in quella sequenza. Tempo fa avevo sfogliato questo libro ma mi era sembrato tremendamente pesante, mentre una settimana fa è bastato che io leggessi l'incipit per rimanere totalmente assorbito da una scrittura cruda e vera. Una testimonianza che accede alla mente senza chiedere il permesso, srotolandovi del filo spinato e scuotendo tutto ciò che incontra con la forza di qualcosa che realmente è accaduto ma che, prima della lettura, rimaneva inimmaginabile.

    ha scritto il 

  • 4

    "Questa vita ci ha ridotti ad animali appena pensanti, per darci l'arma dell'istinto; ci ha impastati di insensibilità, per farci resistere all'orrore che ci schiaccerebbe se avessimo ancora una ragio ...continua

    "Questa vita ci ha ridotti ad animali appena pensanti, per darci l'arma dell'istinto; ci ha impastati di insensibilità, per farci resistere all'orrore che ci schiaccerebbe se avessimo ancora una ragione limpida e ragionante; ha risvegliato in noi il senso del cameratismo, per strapparci all'abbisso del disperato abbandono; ci ha dato l'indifferenza dei selvaggi per farci sentire, ad onta di tutto, ogni momento della realtà, e per farcene come una riserva contro gli assalti del nulla. Così meniamo un'esistenza chiusa e dura, tutta in superficie, e soltanto di rado un avvenimento accende qualche scintilla. Ma allora divampa in modo inatteso una fiammata di passione aspra e terribile."

    ha scritto il 

  • 5

    L'esame di coscienza di una generazione...

    di 20enni inviati al massacro più inutile tra i tanti inutili massacri dell'umanità dagli ipocriti Kantorek che ad ogni latitudine e in ogni lingua inneggiano ai sacri destini, alle radiose giornate e ...continua

    di 20enni inviati al massacro più inutile tra i tanti inutili massacri dell'umanità dagli ipocriti Kantorek che ad ogni latitudine e in ogni lingua inneggiano ai sacri destini, alle radiose giornate e poi mandano i giovani e i contadini a morire di fango, fame, inedia, sporcizia nei hfanghi e nei ghiacciai....
    Per non dimenticare - Mai !

    ha scritto il 

  • 4

    Se l'opera letteraria ha una funzione estetica, in questa sembra complicato trovarla.
    La prosa di Remarque, che si nutre di un linguaggio quotidiano e obiettivo, ma anche di un forbito e composto less ...continua

    Se l'opera letteraria ha una funzione estetica, in questa sembra complicato trovarla.
    La prosa di Remarque, che si nutre di un linguaggio quotidiano e obiettivo, ma anche di un forbito e composto lessico militare, partorisce frasi à la Günther Eich, scarne, essenziali, volte a rinominare gli oggetti per ridar loro un senso, che oramai non abita più la realtà, dacché la guerra toglie senso al vivere, e anche al morire.
    Molti i passaggi illuminanti, diafani, gli squarci di poesia. Questi soldati che si ritrovano a combattere fra i cadaveri, la fame che contrae le viscere, il fango, il gelo, sono gli alfieri di una generazione di ventenni strappata ai banchi universitari e ai libri per dover combattere contro dei perfetti estranei. Kropp ipotizza un'arena come teatro di guerra in cui i due capi di stato si sfidino a duello. Perde chi soccombe, ma i civili non s'ammazzerebbero tra di loro. C'è un punto molto bello del romanzo in cui il protagonista tenta l'impossibile pur di salvare un francese ferito in più punti. Scene di una grande sensibilità, che mostrano ancora quanto i soldati fossero a tutti gli effetti esseri umani, prima che pedine da giocare.

    Una generazione perduta e senza prospettive riabilitative, senza possibilità di tornare in vita. C'è davvero vita, dopo l'orrore della guerra? Inquietante preambolo del secondo atto della tragedia "Guerra Mondiale".

    ha scritto il 

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