Niente di nuovo sul fronte occidentale

Di

Editore: Oscar Mondadori

4.3
(4124)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 247 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Chi tradizionale , Francese , Portoghese

Isbn-10: A000032370 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Copertina rigida , Copertina morbida e spillati

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
Niente di nuovo sul fronte occidentale è il primo romanzo di Remarque.Tradotto in quarantacinque lingue e venduto a milioni di copie in tutto il mondo,è universalmente considerato uno dei più significativi libri pacifisti del nostro secolo.Il conflitto 1914-1918 vi è visto dalla parte dei vinti, simbolicamente rappresentati da un gruppo di studenti tedeschi che, illusi dalla propaganda militarista, si arruolano nell'esercito.Ma la vita di caserma e del fronte, le drammatiche esperienze in cui vengono gettati, li induce a meditare sull'assurdità della guerra e dei suoi mostruosi meccanismi del poterenazionalista che tendono a disumanizzare i combattenti.Uno ad uno soccomberanno, non prima di aver preso coscienza del tragico inganno di cui sono stati vittime.Denunciando l'ipocrita tentativo dei precursoridel nazismo di presentare come eroi un gruppo di ragazziche avrebbero solo voluto vivere, questo capolavoro di Remarque costituisce un'appassionata requisitoria contro tutte le guerre e le sofisticazioni politiche e ideologiche che le determinano.
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  • 5

    Niente di nuovo sul fronte occidentale è sicuramente uno dei libri più utili che una persona potrà leggere, principalmente per il suo valore umano, più che storico. Il perché lo si evince da subito at ...continua

    Niente di nuovo sul fronte occidentale è sicuramente uno dei libri più utili che una persona potrà leggere, principalmente per il suo valore umano, più che storico. Il perché lo si evince da subito attraverso quello che potremmo definire "postulato banale": la guerra è inutile.

    La storia è quella di un piccolo gruppo di ragazzi ventenni, che dal paesino tedesco vengono convinti a partecipare al primo grande orrore del secolo breve. Sulle loro vite non c'è un potere deterministico, quanto più probabilmente un semplice e puro caso, a tratti nichilista. Il romanzo è stranamente poco monotono. In quanto romanzo sulla guerra mi aspettavo ore dure. Invece non è un romanzo sulla guerra in senso stretto e specialistico, quanto un romanzo sul valore e sugli effetti della guerra.

    Proprio per questo motivo, Remarque non lascia il minimo spazio a uno stile ermetico, quanto a uno stile chiaro e sincero, in certi punti troppo sincero. Attraverso un racconto in prima persona lascia trasparire la banalità e la normalità della vita al fronte intervallate dai momenti bellici, duri, dove la morte - come afferma il protagonista, Paul - sembra girare e scegliere a caso chi cadrà. Ed è quindi la morte l'elemento speciale del romanzo? Ancora no. Remarque lascia tracce rancorose contro le persone che stanno "in alto", a partire dagli insegnanti. Gli insegnanti che convincono ragazzi nemmeno diplomati a prendere parte a una barbarie senza tempo. Loro sanno che è giusto, da spettatori. Più volte viene posto l'accento sulla questione "chi guarda/chi fa", in toni di elegante scherno. Non è nemmeno una semplice critica borghese, poiché l'ideale borghese è quello a cui aspira la maggior parte dei ragazzi. E' una critica giusta a una situazione ingiusta. E il re? Guglielmo II sarebbe stato al sicuro indipendentemente da una guerra oppure no.

    La dimensione esistenziale viene battuta a livelli poco filosofici, ma pragmatici. Il protagonista deve far fronte a ciò che lo distoglie dalla guerra: gli affetti, un futuro (in cui poco crede), le ragazze e il buon cibo. Basta una visita in licenza alla sua famiglia per rievocare in lui la normalità di adolescente, poco applicabile a un campo di guerra. Di fatto, la sua soggettività viene minacciata da questa breve immersione nella normalità. A casa si è uno, in guerra si è un altro: questo, in parole povere, il secondo messaggio del romanzo. Non è così scontato, poiché l'uomo si abitua e si riscopre, molto spesso attinge al suo istinto animale.

    "Finché siamo in guerra, le giornate al fronte, a mano a mano che passano, precipitano, ad una ad una come pietre, nel fondo della nostra coscienza, troppo grevi perché pel momento ci si possa riflettere sopra. Se lo facessimo, esse ci ucciderebbero; infatti ho sempre osservato che l'orrore si può sopportare finché si cerca semplicemente di scansarlo: ma esso uccide, quando ci si ripensa.
    A quella stessa guisa per cui andando avanti diventiamo belve, poiché solo in tal modo sentiamo di poterci salvare, così tornati a riposo ci trasformiamo in burloni superficiali, in dormiglioni impenitenti. Non possiamo fare altrimenti, si direbbe che vi siamo costretti. Vogliamo vivere ad ogni costo, e perciò non possiamo ingombrarci di sentimenti, che, decorativi in tempo di pace, sarebbero qui assolutamente fuor di luogo."

    Anche gli animali sono una parte integrante del romanzo, come se rimandassero a quella vita ordinaria che ai soldati viene negata. La morte atroce del gruppo dei cavalli è, da un certo punto di vista, qualcosa che rimanda all'universale condiviso, sempre in funzione della morte.

    Remarque non commenta nulla, lascia che siano il suo protagonista e gli eventi a parlare, perché c'è poco da commentare. Anche nei momenti di ironia (ce n'è tanta), se non linguistica, proprio concettuale, in cui l'anelito alla normalità è il desiderio più grande.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Non ora! Non ora! Non ora, proprio all'ultimo istante

    Come affermava Erich Maria Remarque, pseudonimo di Erich Paul Remark, questo libro, che narra attraverso gli occhi del soldato tedesco Paul Baeumer gli orrori della Grande Guerra, ha avuto un successo ...continua

    Come affermava Erich Maria Remarque, pseudonimo di Erich Paul Remark, questo libro, che narra attraverso gli occhi del soldato tedesco Paul Baeumer gli orrori della Grande Guerra, ha avuto un successo straordinario non tanto o non solo perchè era un libro sulla guerra, ma perché era un libro sul dopoguerra.
    Cosa succede, cioè, ad una generazione, coltivata nel sapere e nel dovere morale, nella relazione civile, alla quale si è detto per venti anni che non si uccide perché non si deve uccidere, e alla quale improvvisamente gli si dice il contrario: uccidi? E poi ancora, dopo alcuni anni, che non bisogna auccidere più?
    Ecco, Remarque cerca, nel racconto tanto crudo quanto poetico della vita al fronte, di rintracciare l'origine di questa domanda. E si intravede bene da questa ottica, pur nella consapevolezza storica di cosa succederà poi, tutti i germi delle future e disperanti sorti del mondo.
    La morte casuale e non eroica, l'impersonalità di ogni accadere, l'essere trasportati dalla necessità ad un orizzonte di primitività, istintuale, in netto contrasto con la struttura morale e civile dell'europa del primo Novecento.
    Una vita così altra, quella della guerra, da far vivere con dolore anche le rare parentesi delle licenze, perché distolgono e illudono ancora di poter tornare a rapporti umani e che il vivere possa non essere solo trincea.
    Questa generazione alle armi ha perso, a soli venti anni, quando la tensione al futuro è massima, anche la sola possibilità di pensare un futuro e tutto questo non potrà essere cancellato da un armistizio o da un trattato di pace.
    Ma questa generazione esperisce anche l'uccidere in forma anonima. Il mitragliere che falcia i soldati all'assalto non ingaggia nessun duello con nessunn uomo specifico: egli abbatte è basta. Non uccide, stermina. Non determina morti, ma numeri sulla lista dei caduti. E come non andare col pensiero ai crimini che verranno perpretrati durante la Seconda Guerra Mondiale?
    Quando a Paul capiterà, di ferire e di veder morire un soldato specifico, in un casuale corpo a corpo e, frugando nel portafogli, ne conoscerà nome e cognome, residenza, nomi dei cari, fotografie, lo shock sarà enorme.
    E quando, nel 1918, le voci di pace si rincorrono e Paul pensa di potersi comunque riappropriare della vita, in una giornata descritta nel bollettino con "niente di nuovo sul fronte occidentale", troverà la morte, sia pure con una espressione serena sul volto.

    ha scritto il 

  • 5

    “Avevamo diciott’anni, e cominciavamo ad amare il mondo, l’esistenza: ci hanno costretti a spararle contro.”

    Libro bellissimo! Tremendo a tratti crudo, realista, malinconico, coinvolgente e riflessivo ...continua

    “Avevamo diciott’anni, e cominciavamo ad amare il mondo, l’esistenza: ci hanno costretti a spararle contro.”

    Libro bellissimo! Tremendo a tratti crudo, realista, malinconico, coinvolgente e riflessivo tanto da farti sentire dentro alla storia al fianco del protagonista.

    ha scritto il 

  • 4

    Erich Maria Remarque (1898-1970), l’autore tedesco del bellissimo e celebre romanzo “Niente di nuovo sul fronte occidentale (1929), da vero artista, palesò non solo un ripudio categorico della guerra ...continua

    Erich Maria Remarque (1898-1970), l’autore tedesco del bellissimo e celebre romanzo “Niente di nuovo sul fronte occidentale (1929), da vero artista, palesò non solo un ripudio categorico della guerra e delle sofisticazioni ideologiche che la fomentano, ma anche una radicale, lucida comprensione della natura umana e della politica.

    Il romanziere tedesco, rispondendo alle domande di un giornalista italiano, nel settembre del 1963, dichiarò: "Oggi nel mondo si sono aperte enormi frontiere di conoscenza scientifica, ma gli orizzonti della responsabilità morale sono sempre molto limitati. L’uomo, come tale, è sempre quello di duemila anni addietro, con la sua imbecillità, la sua crudeltà, il suo egoismo. Se un uomo fosse stato in galera per trent’anni, uscendo oggi, non riconoscerebbe il mondo sensibile; non troverebbe, però, cambiati i suoi simili. Per tanto tempo nel mondo la democrazia è stata ben poca; la responsabilità più grave, quella che può compromettere le sorti dell’intera specie umana e portare alla distruzione totale è affidata solo a cinque o sei persone”.

    E’ proprio così: un’oligarchia decide il destino della Terra. Di fronte ad essa una massa oceanica, strabocchevole è solo carne da cannone, pronta per il prossimo eccidio presentato dalla propaganda di governi e chiese come “guerra giusta” o “guerra al terrorismo” (war on terror). I popoli sono pronti per essere sgozzati, ma sono essi per primi, a causa dell’ignoranza e della becera fiducia nella classe "politica", gli aguzzini di sé stessi.

    A proposito dell’uomo, l’autore forse non è abbastanza disincantato: gli uomini sono cambiati e cambiano; è indubbio che è in atto un’inquietante degenerazione di homo sapiens (?), sempre più egocentrico, prepotente ma codardo, feroce e servile.

    Remarque, con le sue opere, esprime un’implacabile denuncia del militarismo, un monito tanto nobile, quanto destinato a rimanere lettera morta, come gli abominevoli eventi attuali e quelli c

    ha scritto il 

  • 4

    uno dei più bei libri nel suo genere. Preciso , crudo ma anche malinconico e sognante per certi versi.

    Se penso che il protagonista ha appena vent'anni mi vengono i brividi, come si cresce in fretta i ...continua

    uno dei più bei libri nel suo genere. Preciso , crudo ma anche malinconico e sognante per certi versi.

    Se penso che il protagonista ha appena vent'anni mi vengono i brividi, come si cresce in fretta in certe terribili circostanze. Non vivendo più le fasi più fresche della vita. Forse le più belle.

    ha scritto il 

  • 4

    Prima guerra mondiale. Romanzo autobiografico scritto nel 1929.
    Ascoltato dopo “Un anno sull’altipiano”. Libri molto simili, ma questo, forse, con più crudezza nella descrizione delle atrocità.
    Anche ...continua

    Prima guerra mondiale. Romanzo autobiografico scritto nel 1929.
    Ascoltato dopo “Un anno sull’altipiano”. Libri molto simili, ma questo, forse, con più crudezza nella descrizione delle atrocità.
    Anche qui critica alla retorica bellica (orgoglio nazionale, patriottismo, onore) che ha mandato tanti giovani a morire.
    Mi ricordo ancora lo stupore nel rendermi conto che i protagonisti erano tedeschi: non avevo badato ai nomi e non avevo pensato all’autore. Ascoltando, mi immedesimavo in loro e i soldati avversari erano i “cattivi”. Sorpresa: i “cattivi” eravamo noi (anche se nel libro si parla del fronte franco-tedesco). Sorpresa di essere sorpresa: lo sapevo che, se loro erano il nemico per noi, noi lo eravamo per loro, eppure... Ci vuole un libro così, ancora oggi, che fa emergere forse qualche pregiudizio sepolto, qualche luogo comune residuo, e che ricorda che il vero nemico dei soldati non era l’esercito dall’altra parte del fronte, ma chi li ha mandati a combattere.
    [Radio 3. Ad alta voce. Tempo: 22 puntate di 20/25 minuti luna (riduzione?). Lettura di Elia Shilton]

    ha scritto il 

  • 5

    sacrario alla guerra

    Paul credeva di sapere perché doveva andare al fronte, doveva combattere per la propria famiglia, per i propri avi, per il proprio orgoglio e per quella sua nazione che tutto rappresentava. Questo cre ...continua

    Paul credeva di sapere perché doveva andare al fronte, doveva combattere per la propria famiglia, per i propri avi, per il proprio orgoglio e per quella sua nazione che tutto rappresentava. Questo credeva, quello che gli avevano fatto credere. Ma successe una cosa inaspettata, per lui e per tutti quelli come lui: non sarebbe stata una lotta contro un nemico, ma una lotta contro se stessi, una lotta infangata nel sangue, nella lordura dei corpi martoriati, all'ombra della morte in ogni attimo incombente, contro la fame e la miseria, una battaglia per la sopravvivenza, la guerra aveva trasformato gli uomini in animali, le nazioni in branchi primordiali. Quella è la guerra, quelli sono gli uomini che essa ha generato, che non combattono più contro un nemico o per un'ideologia, non combattono nemmeno più per la loro sopravvivenza, ma per quei compagni che ne condividono le atrocità. E quegli uomini, quei pochi che sono sopravvissuti, non saranno mai più gli stessi di prima, ma avranno per sempre ben chiaro nella loro vita, chi fu il vero nemico. Io personalmente condivido e ammiro i sacrari dedicati ai caduti di tutte le guerre, ma il tributo più grande che si possa attribuire a questi martiri ed eroi(non della libertà, ma della vita), è leggere le opere che ne testimoniano le gesta. Trito e ritrito, ma per non dimenticare, dopo un secolo, anche tra mille anni. Opera immensa.

    ha scritto il 

  • 4

    La voce narrante...

    ...di questo terribile romanzo è quella di un ragazzo tedesco di 18 anni: partito volontario per il fronte all'inizio della prima guerra mondiale, inebriato dai discorsi patriottici degli adulti, avrà ...continua

    ...di questo terribile romanzo è quella di un ragazzo tedesco di 18 anni: partito volontario per il fronte all'inizio della prima guerra mondiale, inebriato dai discorsi patriottici degli adulti, avrà tutto il tempo di pentirsene. Intorno a sé vedrà morte, mutiliazioni, sofferenze atroci, soffrirà la fame, il freddo, il terrore, la perdita degli amici, dovrà uccidere per non essere ucciso, sarà costretto a diventare ottuso, a diventare insensibile per poter reagire prontamente ai mille pericoli della prima linea, perderà la propria giovinezza... che consisteva soprattutto nella speranza del futuro. E' un romanzo antimilitarista e pacifista che non si prende la briga di dichiararlo, gli orrori della guerra di trincea (la prima in cui sono stati utilizzati gas velenosi per attaccare i nemici) sono narrati con uno stile semplice, non c'è bisogno di enfatizzarli, parlano da sè a chiunque abbia voglia di ascoltare.

    ha scritto il 

  • 5

    Bellissimo!!! Un diario di guerra, un libro antimilitarista... l'autore racconta il proprio vissuto nella prima guerra mondiale... un libro di infinita umanità... assolutamente consigliato!!

    ha scritto il 

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