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Nieve

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Publisher: Alfaguara

3.7
(1137)

Language:Español | Number of Pages: 498 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) English , French , Italian , German , Portuguese , Swedish , Turkish , Dutch , Greek , Indonesian , Catalan

Isbn-10: 8420467952 | Isbn-13: 9788420467955 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , Others

Category: Fiction & Literature , Political , Religion & Spirituality

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Book Description
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  • 0

    "...intuiva chiaramente che la vita aveva una segreta geometria di cui non riusciva a spiegare la logica, e sentiva una profonda nostalgia per la felicità che la scoperta di quella logica gli avrebbe ...continue

    "...intuiva chiaramente che la vita aveva una segreta geometria di cui non riusciva a spiegare la logica, e sentiva una profonda nostalgia per la felicità che la scoperta di quella logica gli avrebbe dato, tuttavia in quel momento non gli sembrava di essere abbastanza forte per questo desiderio di felicità."

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  • 3

    Come per Il museo dell'innocenza, anche per Neve riconosco di sentirmi "ingessata" nello scrivere la recensione. Ho rintracciato indubbiamente il tratto caratteristico di Pamuk che si manifesta in una ...continue

    Come per Il museo dell'innocenza, anche per Neve riconosco di sentirmi "ingessata" nello scrivere la recensione. Ho rintracciato indubbiamente il tratto caratteristico di Pamuk che si manifesta in una sorta di tristezza che ammanta ogni cosa: paesaggi, architetture e l'intero popolo turco, indipendentemente dall'etnia alla quale appartiene.
    Neve però risulta essere di una pesantezza imponderabile, con quasi 200 pagine iniziali lentissime, ripetitive e noiose che mettono a dura prova l'entusiasmo del lettore (e io in genere ne abbondo). In sintesi non se ne può più di tutta questa neve e del carattere pusillanime di Ka, poeta infelice/felice che si fa prendere dai facili entusiasmi e non sa esattamente cosa prova.
    Le tre stelle le attribuisco solo per l'escamotage letterario del narratore, amico di Ka, che rivive gli avvenimenti da vari punti di vista, come spettatore, scrittore, e protagonista negli ultimi capitoli del romanzo, e le attribuisco anche per l'ottima definizione dei personaggi, nonostante le caratterizzazioni di Kadife e Ipek siano sbilanciate a favore della prima (come se una donna molto bella come Ipek non possa avere la determinazione e la fierezza della sorella meno bella).
    Probabilmente è una questione di gusti letterari, ma pur apprezzando Pamuk, non sono riuscita a digerire del tutto Neve.

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  • 2

    La neve è la coprotagonista, prepotente, di questa storia.

    I numerosi avvenimenti che si succedono nel giro di poche ore, condensati tra le meditazioni personali di Ka, i molteplici spunti di riflessione a cui non viene lasciato spazio, e lo stile estremament ...continue

    I numerosi avvenimenti che si succedono nel giro di poche ore, condensati tra le meditazioni personali di Ka, i molteplici spunti di riflessione a cui non viene lasciato spazio, e lo stile estremamente denso di Pamuk, rendono questo romanzo non poco complesso, a tratti pesante e molto lento.
    Si può fare decisamente di meglio.

    Qui, la mia recensione completa:
    https://ildilemmadelporcospino.wordpress.com/2015/01/12/lunedi-narrativa-neve/

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  • 4

    NEVE

    “La neve gli dava sempre una sensazione di purezza che faceva dimenticare la sporcizia, il fango e il buio della città. Ma Ka perse questa sensazione il primo giorno che passò a Kars. Qui la neve era ...continue

    “La neve gli dava sempre una sensazione di purezza che faceva dimenticare la sporcizia, il fango e il buio della città. Ma Ka perse questa sensazione il primo giorno che passò a Kars. Qui la neve era stancante, fastidiosa e massacrante.” E mentre una neve ostinata imprigiona le strade di questo paesino ai confini del mondo, fondamentalismi e progressismi ingabbiano la coscienza dei suoi abitanti.
    Il protagonista del romanzo è Ka, riluttante e malinconico poeta residente in Germania che, tornato nella sua terra per la morte della madre, si finge giornalista incaricato di indagare su un’anomala serie di suicidi femminili. Sono i tempi in cui Atatürk, tra le varie riforme di stampo occidentalista, vieta alle donne di indossare il velo tradizionale nei luoghi pubblici. E sembra che alcune ragazze fedeli alle antiche tradizioni, pur di non togliersi il chador, siano giunte al suicidio. Ma Ka è anche venuto a Kars per coronare la sua storia d’amore con Ipek. Un romanzo lirico, politico, concettuale, simbolico, in cui quasi nulla accade per caso e, nello stile del grande Pamuk, molto trascende la storia.

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  • 4

    Un libro che ti prende poco alla volta. Lo stile è molto sobrio, una scrittura però chirurgica nell'analizzare le emozioni dei personaggi. La storia intreccia gli eventi personali dei protagonisti con ...continue

    Un libro che ti prende poco alla volta. Lo stile è molto sobrio, una scrittura però chirurgica nell'analizzare le emozioni dei personaggi. La storia intreccia gli eventi personali dei protagonisti con le tensioni religiose tra Stato laico e integralismo islamico (cristallizzato nella diatriba sull'uso del velo da parte delle donne). L'ambientazione nell'est del Paese, in Anatolia, riporta quasi indietro nel tempo anche se da vari indizi si capisce che l'ambientazione è contemporanea (romanzo scritto all'inizio degli anni 2000).
    Nonostante una leggera fatica a volte nella lettura, alla fine mi è piaciuto.

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  • 4

    http://antoniodileta.wordpress.com/2014/02/04/neve-orhan-pamuk/

    “La neve gli dava sempre una sensazione di purezza che faceva dimenticare la sporcizia, il fango e il buio della città. Ma Ka perse ques ...continue

    http://antoniodileta.wordpress.com/2014/02/04/neve-orhan-pamuk/

    “La neve gli dava sempre una sensazione di purezza che faceva dimenticare la sporcizia, il fango e il buio della città. Ma Ka perse questa sensazione il primo giorno che passò a Kars. Qui la neve era stancante, fastidiosa e massacrante. Aveva nevicato tutta la notte e continuò a nevicare per tutto il tempo che, quella mattina, Ka trascorse a passeggiare per le strade, entrando nei caffè pieni di curdi disoccupati, parlando con gli elettori, con carta e penna in mano quasi fosse un giornalista volenteroso, inerpicandosi per le strade ripide e ghiacciate dei quartieri più miseri, e incontrando l’ex-sindaco, il viceprefetto e i parenti delle ragazze che si erano uccise. Le immagini delle strade innevate che da bambino, dalla finestra della sua confortevole casa di Nişantaşi, gli sembravano lo scenario di una favola adesso gli apparivano come l’inizio di una vita piccolo-borghese piena di sogni che aveva tenuto dentro per anni come un ultimo rifugio, e di una miseria senza speranza che non voleva neanche immaginare.”
    (Orhan Pamuk, “Neve”, ed. Einaudi)

    “Neve”, primo romanzo di Pamuk che ho letto, è anche quello più politico, come egli stesso ha scritto in “Altri colori”. Se sono qui a scriverne è perché, nel complesso, mi è piaciuto e sento di consigliarlo, al netto di qualche perplessità che fra poco esporrò. Al momento della sua uscita, il romanzo causò a Pamuk critiche eterogenee, per esempio sia da nazionalisti laici che, nel combattere i fondamentalisti islamici, dimenticavano di dover essere democratici, sia, appunto, da estremisti religiosi, che non perdonarono a Pamuk alcune scene madri del libro. Proprio in “Altri colori” ho letto di come Pamuk si preparò alla stesura del romanzo, cioè recandosi per quattro anni a Kars, cittadina dell’estremo oriente turco, quasi al confine con l’Armenia, un tempo crogiuolo di etnie diverse. Pamuk manda a Kars il suo protagonista, cioè lo schivo e malinconico poeta Ka, che per dodici anni ha vissuto da esule politico in Germania, che è tornato a Istanbul in occasione della morte della madre e che, anch’egli fingendosi giornalista, va a Kars perché vuole indagare su una serie di suicidi femminili che si sono verificati in quella cittadina, dove sono prossime anche le elezioni. A spingere Ka verso Kars, però, c’è anche, o forse soprattutto, la speranza di rivedere Ipek, una sua antica compagna d’università. La neve del titolo si presta, nella storia, a diversi significati. Innanzitutto, la maggior parte degli eventi narrati si svolgono in pochi giorni, quando una tormenta di neve isola Kars dal resto del mondo, rendendolo un microcosmo all’interno del quale Pamuk può rendere più verosimili alcune situazioni che altrimenti rasenterebbero l’assurdo. La neve, poi, fa pensare anche alla felicità che Kars cerca e della quale ha paura. Ancora, “Neve” è anche il titolo della raccolta di poesie che Ka, in cristi d’ispirazione da tempo, riesce a comporre in maniera rapida e inaspettata mentre si trova a Kars.
    Veniamo alle mie perplessità, che pure non inficiano l’apprezzamento complessivo del romanzo e che, in sostanza, sono riconducibili a una sola. Creando Ka, Pamuk si pone come narratore esterno degli eventi, come amico di Ka, che a ritroso, anni dopo ricostruisce la sua vicenda, grazie agli appunti che il poeta prendeva oppure incontrando chi lo aveva conosciuto in vita. Da lettore, avrei preferito una minore artificiosità di questo espediente, perché mi è parso, in diversi momenti, che l’autore del romanzo sapesse troppo del suo personaggio, cosa che è perfettamente legittima quando l’autore è invisibile e onnisciente, ma che risulta meno credibile quando l’autore diventa, a un certo punto, anch’egli un personaggio che indaga sul passato di un altro personaggio. È vero che, essendo il romanzo pieno di spie, cimici, registrazioni reciproche, appunti presi da Ka, la ricostruzione postume è facilitata, ma, ripeto, in certi momenti mi è parsa inverosimile la conoscenza di certi dettagli da parte dello scrittore-personaggio Orhan. Un altro aspetto poco convincente è l’eccessiva concentrazione di personaggi forti a Kars, ma questo, specie considerando che si tratta di un romanzo e non di un libro di storia, è un dettaglio sul quale si può sorvolare.
    Ciò detto, “Neve” resta un bel romanzo, sia per tematica che per sviluppo della trama. Giunto a Kars, il poeta Ka comincia a parlare con la gente per strada e nei bar, per capire cosa sta succedendo e soprattutto se è vero che le ragazze si stanno suicidando perché non vogliono togliersi il velo, cosa che è imposta loro da un preside scolastico laico. Ka, che si è sempre pensato ateo, è anch’egli dilaniato da dubbi non facilmente risolvibili, e nel corso della sua permanenza a Kars, questo senso di sbandamento sarà accresciuto dalle conoscenze più diverse che egli farà. Finirà per essere considerato una spia dai diversi schieramenti. Ma cosa succede, nello specifico, a Kars? Le fazioni in campo sono molteplici, dai fondamentalisti islamici ai nazionalisti laici, passando per gli indipendentisti curdi o per partiti più moderati. Non è semplice, per il lettore, orientarsi nelle diverse sfumature, specie per chi non ha una conoscenza approfondita delle dinamiche sociali e politiche della Turchia. Avendo letto “Altri colori”, sono stato facilitato sotto questo profilo. Nel romanzo, la situazione degenera quando una rappresentazione teatrale di stampo illuminista, si rivela essere, in realtà, un mini-colpo di Stato, sfociando nel sangue. I militari prendono il potere e cominciano, in nome di una presunta laicità dello Stato che essi rappresenterebbero, a incarcerare coloro che, a loro avviso, sono pericolosi terroristi islamici. Tra questi, c’è l’affascinante e inquietante Blu, che Ka incontra diverse volte, e che avrà un ruolo fondamentale nella storia, non solo per la sua natura di terrorista o pseudo-tale.
    Come si può intuire dalle mie brevi e inadeguate parole, il romanzo tratta temi giganteschi, quali il rapporto tra Oriente e Occidente, i fondamentalismi religiosi, i nazionalismi laici, le minoranze etniche, il terrorismo, e a me pare che uno dei maggiori pregi del romanzo stesso sia quello di mostrarci le ambiguità, i dubbi, le maschere che questi personaggi indossano, spesso adottando una morale quanto meno doppia, se non di più. Poi, ripeto, intrecciate a tali questioni, e in molti tratti predominante, c’è anche la vicenda amorosa di Ka, questa sua sofferta ricerca di una felicità, che lui vede incarnata nella figura di Ipek. In quei passaggi, molto lirici, Pamuk esprime al meglio la lacerazione di un uomo che si accorge di essere guidato, in fondo, dal proprio desiderio di felicità e dalla paura che la stessa felicità possa, se e quando raggiunta, sfuggirgli immediatamente dalle mani. Scoprire come e se il suo sogno amoroso troverà coronamento, e come questo interferirà nelle vicende politiche narrate nella storia, è compito che è bene lasciare alla curiosità dei lettori.

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  • 3

    "Se il popolo ha paura degli integralisti e non si rifugia nello Stato o nell'esercito, cade fra le braccia dell'arretratezza e dell'anarchia, come succede negli stati tribali in Medioriente, o in Asi ...continue

    "Se il popolo ha paura degli integralisti e non si rifugia nello Stato o nell'esercito, cade fra le braccia dell'arretratezza e dell'anarchia, come succede negli stati tribali in Medioriente, o in Asia." Occidente od Islam? Per chi votate? Pamuk è forse incerto.

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  • 4

    Non il meglio di Pamuk,libro a volte stancante.Molti gli argomenti trattati;amicizia,amore,politica,religione,poesia,condizione della donna,forse troppi.
    Lui bravo;Questa neve che continua a cadere,so ...continue

    Non il meglio di Pamuk,libro a volte stancante.Molti gli argomenti trattati;amicizia,amore,politica,religione,poesia,condizione della donna,forse troppi.
    Lui bravo;Questa neve che continua a cadere,soffocare,isolare,mentre leggevo la percepivo quasi fisicamente,me ne sentivo oppressa.
    Avrei dato *** ne do **** per le pagine sul rapporto tra Occidente e Islam.Poche righe su come veniamo percepiti:
    "Ogni volta che loro(gli occidentali)scrivono poesie o cantano canzoni,parlano a nome di tutta l'umanità.Loro sono uomini,noi siamo solo musulmani.Se siamo noi a scrivere poesie,diventano automaticamente poesie etniche"(p.300)

    "

    said on 

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