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Nieve De Primavera

El mar de la fertilidad, 1

By

Publisher: Alianza

4.0
(641)

Language:Español | Number of Pages: 472 | Format: Mass Market Paperback | In other languages: (other languages) English , Japanese , Italian , German

Isbn-10: 8420661406 | Isbn-13: 9788420661407 | Publish date: 

Also available as: Paperback , Others

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Philosophy

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Book Description
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  • 5

    L'inizio molto lento

    ma quando sei ben dentro la storia non ne puoi uscire fino a quando non leggi l'ultima riga dell'ultima pagina. Esageratamente bello, scritto in una maniera incantevole, racconta la storia d'amore tragica tra due ragazzi alla scoperta del loro primo e ultimo amore. Magistrale.

    said on 

  • 5

    Hanami

    “Neve di primavera” è...


    Ho provato più volte a completare questa semplice frase prima di arrendermi all'evidenza che ci sono cose, immagini, sensazioni che per la loro natura si collocano nel regno dell'ineffabile. E' questo il problema nel tentare di descrivere un capolavoro. Ogni descri ...continue

    “Neve di primavera” è...

    Ho provato più volte a completare questa semplice frase prima di arrendermi all'evidenza che ci sono cose, immagini, sensazioni che per la loro natura si collocano nel regno dell'ineffabile. E' questo il problema nel tentare di descrivere un capolavoro. Ogni descrizione sembra non poter rendere giustizia al testo. Un poeta ne direbbe tutto in un'unica frase e questa sarebbe probabilmente la miglior recensione possibile. Lo stile dell'opera è intriso del più puro lirismo, pagina dopo pagina, man mano che “ci si fa la bocca”, si viene risucchiati in un turbine di luci ed ombre fatto di emozioni tanto immense quanto minute nella loro delicatezza, di figure retoriche delicatamente armonizzate a “suonare” la splendida sinfonia della vita. L'effetto complessivo del romanzo è quello dell'Hanami, festività durante la quale i giapponesi ammirano gli splendidi fiori di ciliegio della varietà Somei Yoshino, la cui bellezza, fragilità e caducità diventa il simbolo stesso dell'esistenza. “Neve di primavera” è la musica atonale dell'anima.

    said on 

  • 5

    Tragicamente intenso

    http://letturedituttiicolori.blogspot.it/2014/04/neve-di-primavera-yukio-mishima.html


    Un libro sublime, dal ritmo lento, quasi rituale. La natura diventa espressione del vissuto dei protagonisti.
    Mishima è riuscito a descrivere con un'incredibile intensità e sensualità molti degli eventi c ...continue

    http://letturedituttiicolori.blogspot.it/2014/04/neve-di-primavera-yukio-mishima.html

    Un libro sublime, dal ritmo lento, quasi rituale. La natura diventa espressione del vissuto dei protagonisti. Mishima è riuscito a descrivere con un'incredibile intensità e sensualità molti degli eventi cardine della storia. Si respira l'oriente e la sua sacralità.

    said on 

  • 4

    Il modo di concepire la vita e di guardare il mondo di Mishima è quanto di più distante dalla mia sensibilità potrei immaginare. Il protagonista della storia, Kijoaki, è un ragazzo di 20 anni dal carattere non facile come probabilmente anche l'autore Mishima. "Il bell'adolescente sentiva che la f ...continue

    Il modo di concepire la vita e di guardare il mondo di Mishima è quanto di più distante dalla mia sensibilità potrei immaginare. Il protagonista della storia, Kijoaki, è un ragazzo di 20 anni dal carattere non facile come probabilmente anche l'autore Mishima. "Il bell'adolescente sentiva che la futilità era il marchio della sua esistenza. Il suo convincimento di non avere altro scopo nella vita se non quello di distillare veleno, faceva parte dell'ego di questo diciottenne. Aveva deciso che mai le sue belle mani bianche avrebbero conosciuto il sudiciume e le callosità. Voleva essere una banderuola totalmente in balia dei venti. Solo una vita votata alle emozioni gli sembrava degna di essere vissuta." La storia che ci racconta Mishima non è solo la storia d'amore tra Kijio e Satoko. E' soprattutto il braccio di ferro tra due volontà di giganti che l'autore ci propone. Per buona parte del romanzo il braccio di ferro è soprattutto un gioco a tavolino in cui da subito la donna risulta la parte più debole. Debole perchè mette in campo sentimenti sinceri. Il ragazzo sembra incapace d'amare, incapace di sentimenti reali. Solo quando la storia d'amore diventa impossibile perchè la ragazza è promessa sposa a un membro della famiglia imperiale e l'imperatore stesso ha accordato il consenso alle nozze, Kijo scopre di amare la ragazza. La sensazione è di essere di fronte a un narcisismo immenso che poco ha a che fare con l'amore. A un desiderio di sconfiggere e dominare il mondo e le sue convenzioni. Ma non partendo dal presupposto che esse siano sbagliate, no. Di fronte all'eccezionalità e alla bellezza dei due amanti ogni azione diventa lecita, e la grandezza della sfida in un certo senso la giustifica. "Ciò che aveva il potere di tramutarsi in poesia non era il male, no.E questa, incontestabilmente, era una dottrina che permeava di sè le antiche tradizioni di casa Ajakura, basate sulla grazia e sulla distinzione." La bellezza è il lascia passare per tutto, la forma è il vero contenuto di ogni cosa. Per un istante di bellezza si può dare la vita. La vita dei grandi è un momento estetico. Non nascondo che provo una epidermica repulsione per questo tipo di modo di vedere il mondo che ha però un suo enorme fascino. I personaggi dei due ragazzi mi hanno ricordato per forza di volontà e carattere alcuni degli eroi dostoevskijani. Ivan Karamazof e Katherina Ivanovna per esempio. Però nei personaggi di Dostoevskij c'è sempre una ricerca interiore e una forte tensione morale qua sostituita da una tensione soprattutto estetica.Mentre i personaggi di Dostoevskij godono della grande umanità dell'autore che li fa uscire dalla carta stampata dando loro il soffio vitale, i personaggi di Mishima, altrettanto giganteschi, sono incapaci di vivere e amare in mezzo alla realtà possibile e si ergono isolati nella clausura che si sono autoinflitti, come bellissimi ideogrammi su pergamena. Sono gelidi come la neve richiamata dal titolo del romanzo, neve che è simbolo di purezza, di vita di sentimenti, di bellezza colti nell'istante prima di sciogliersi in un fango melmoso .

    said on 

  • 3

    Di Mishima avevo già letto un libro "Musica" e sinceramente non mi era piaciuto, ma volevo dargli una seconda possibilità approfittando del fatto che nella libreria di mio papà c'era questo libro, ma purtroppo ho avuto solo la conferma che i libri di Mishima non fanno per me.
    E' un modo di scrit ...continue

    Di Mishima avevo già letto un libro "Musica" e sinceramente non mi era piaciuto, ma volevo dargli una seconda possibilità approfittando del fatto che nella libreria di mio papà c'era questo libro, ma purtroppo ho avuto solo la conferma che i libri di Mishima non fanno per me. E' un modo di scrittura molto lento, mi han detto che è una caratteristica degli scrittori giapponesi, però la mia scrittrice preferita è Banana Yoshimoto è giapponese ma io adoro i suoi libri e il suo modo di scrivere. Per quanto riguarda questo libro, la mia attenzione è stata attirata solo verso la fine che la storia è diventata un po' interessante, ma tutto il resto era un po' "noioso"...

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  • 5

    Quasi premio Nobel - Quasi marito dell'imperatrice

    (Parentesi: primo Mishima per me. Ci arrivo dopo la riscoperta - di cui un po' mi vergogno, a ventisei anni - dei CCCP. Lode a Mishima, dicono in una canzone che si intitola morire. Vediamo perché lodarlo, Mishima.)


    Primo quarto di una tetralogia quindi non me la sento ad entrare tr ...continue

    (Parentesi: primo Mishima per me. Ci arrivo dopo la riscoperta - di cui un po' mi vergogno, a ventisei anni - dei CCCP. Lode a Mishima, dicono in una canzone che si intitola morire. Vediamo perché lodarlo, Mishima.)

    Primo quarto di una tetralogia quindi non me la sento ad entrare troppo nello specifico. Ogni giudizio - anche quello pienamente positivo che darei - sarebbe incompleto. Il libro è semplice (semplice, non banale), lineare (lineare, non noioso) e segue le vicende che legano due famiglie dell'alta nobiltà giapponese del primo novecento. Amore e odio, onore e depravazione, generational divide e giapponesità in generale: questi i temi fondamentali che si ripropongono nel romanzo. Assieme al filo conduttore, pesante ed opprimente e permeante, della morte.

    [Piuttosto: avete letto la storia di Mishima, la sua vita? Del suo seppuku - il suicidio rituale dei samurai, quello col coltello che lacera il ventre - in un ufficio del ministero della difesa giapponese dopo il tentativo (simbolico e forse no) di un colpo di stato? Di come abbia sfiorato il premio Nobel e di come l'attuale imperatrice giapponese doveva essere sua moglie? Forse la vita di Mishima è un romanzo ancora più interessante di questo. Quello che appare evidente è che le tematiche di fondo sono le stesse e, alla fine, vita e romanzo parlano della stessa cosa. E lode a Mishima.]

    said on 

  • 0

    ho incominciato a vivere forte,
    proprio andando incontro alla morte.
    (Claudio Lolli, Aspettando Godot)


    La coincidenza di iniziare questo romanzo nel giorno in cui avevo visitato una mostra di Impressionisti, mi ha fatto concludere affrettatamente che Mishima è impressionista.
    Alla ...continue

    ho incominciato a vivere forte, proprio andando incontro alla morte. (Claudio Lolli, Aspettando Godot)

    La coincidenza di iniziare questo romanzo nel giorno in cui avevo visitato una mostra di Impressionisti, mi ha fatto concludere affrettatamente che Mishima è impressionista. Alla fine della lettura devo correggere un po’ questa idea, perché è vero che spesso il confine tra paesaggio, corpo dei personaggi e la loro interiorità è molto labile, e sono proprio colori e sfumature a costruire i contorni e volumi, ma l’eccessivo – almeno così mi sembra – uso dei paragoni – credo che la parola “come” sia la più frequente nel testo – riesce sempre, in un modo o nell’altro, a dare confini netti a ciò che viene rappresentato, a volte – ed è sempre una sensazione personale – in modo piuttosto brusco.

    A parte questa nota, che rivolgo più che altro a me stesso, “Neve di primavera” è certamente un capolavoro della letteratura. Giapponese e “occidentale” al tempo stesso, trascina il lettore in quell’atmosfera che Mishima vuole esprimere. Indolenza. È la prima parola che viene in mente pensando a Kiyoaki. Decadente decadentista europeo proiettato direttamente nel Giappone ormai aperto al mondo, è talmente passionale da aver completamente abolito l’azione. La sensibilità è il freno a qualunque tentativo. Non ha bisogno di leggere perché la fantasia costruisce storie più grandi. Non si rapporta con gli altri avendo un mondo interiore dilatato che occupa la maggior parte del tempo, tagliando il bisogno di relazioni.

    Paradossalmente l’uomo d’azione è Honda, giovane studioso e razionale, che riflette sull’origine spirituale del diritto e della legge ma vive seguendo i dettami della logica. Perfino più attivo del precettore Iinuma, l’uomo del forte sentire e ispirato dalla gloria degli antenati, che si fa condizionare fino all’annientamento da Kiyoaki. Mentre Honda, pur fedele nell’amicizia, riesce a mantenere la sua identità, a crescere, a costruirsi una vita, mentre assiste all’autodistruzione di Kiyoaki, che solo all’approssimarsi della morte riesce a vivere, consumando in pochi giorni tutto il credito di vita di cui non ha mai goduto.

    La prima parte della Tetralogia – per quelli a cui le trilogie non sono abbastanza – si chiude lasciando[mi] un interrogativo. Come mai Mishima, uomo sensibile, passionale e dal forte sentire, un po’ Kiyoaki e un po’ Iinuma, almeno a guardare il suo ultimo giorno, ha centrato il suo progetto più ambizioso sull’apparentemente grigio Honda? Rimando risposte e conclusione a quando avrò letto il secondo, il terzo e l’ultimo volume della storia - a cui concedo soluzione di continuità, per lasciar decantare le impressioni ricevute da questa prima parte.

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  • 3

    Sono veramente dispiaciuto per aver dato a questo libro di Mishima solo 3 stelle, ma ho avuto i miei buoni motivi, che ovviamente espliciterò qui. "Confessioni di una maschera", seppur con qualche incertezza, si era dimostrato a suo tempo un buon romanzo e mi aveva dimostrato le abilità narrative ...continue

    Sono veramente dispiaciuto per aver dato a questo libro di Mishima solo 3 stelle, ma ho avuto i miei buoni motivi, che ovviamente espliciterò qui. "Confessioni di una maschera", seppur con qualche incertezza, si era dimostrato a suo tempo un buon romanzo e mi aveva dimostrato le abilità narrative di Mishima, con quel suo gusto da Svevo giapponese di smascherare con precisa meticolosità gli autoinganni del protagonista. Con "Neve di primavera" invece mi sono imbattuto in un Mishima più maturo, più raffinato, in una sola parola, decadente. Sia che si tratti di ambientazioni, sia che si tratti di caratterizzazioni, il decadente è l'elemento essenziale, costitutivo del testo. In un certo senso stavolta Mishima si è avvicinato a D'Annunzio, ma non ha lasciato comunque per strada l'analisi critica delle illusioni dei personaggi. Anzi, stavolta abbandona la prima persona per porsi come un regista con la sua telecamera al di sopra di tutti gli attori di Neve di primavera, mettendone in luce con perspicacia e abilità le ambiguità più recondite: Kiyoaki è molto vicino alla figura del "dandy" fin-de-siecle, sebbene in lui dominino più l'elitarietà e l'ipersensibilità che non il gusto del bello; Satoko si dimostra la classica donna "Nemica", che Kiyoaki prima respinge con sdegno e poi sempre più intensamente desidera possedere e che, per mantenere il suo onore e quello della famiglia e sempre più spinta all'annullamento, si chiude in un convento, lontana dalla vita dei vizi e del peccato; Honda invece è un character interessante, diverso da tutti quelli che si vedono durante la narrazione: razionale ed empirico, sembra essere il più equilibrato e inaspettatamente il più "saggio", infatti molto spesso escono dalla sua parola vere e proprie perle di saggezza (molto suggestiva la teoria della volontà e del caso), tra cui spicca il ragionamento sul passaggio del Giappone da un'epoca "pratica", attiva e lontana da qualsivoglia elucubrazione mentale ad una emotiva, sensibile, che scopre il mondo dell'interiorità (scena-simbolo è il processo in tribunale). Mentre tutti gli altri vivono la propria vita in base al primo o al secondo punto di vista, lui è l'unico ad essere consapevole (e spaventato) di questo drastico e drammatico evolversi della storia e in più la sua figura è talmente complessa da non poter essere racchiusa in una o nell'altra categoria. Honda, per me, come essere umano, prevale su tutti gli altri. E allora perché solo tre stelle, qualcuno si chiederà? Beh, per cominciare va sottolineato quello che a mio dire è il difetto standard della narrativa decadente: la lentezza. Siccome in una narrazione di questo tipo bisogna soffermarsi ad analizzare ogni minimo movimento psichico di ogni singolo personaggio, è inevitabile che il corso degli eventi sia enormemente rallentato. Inoltre il decadentismo pecca anche di ripetitività: chi ha una minima dimestichezza con questo tipo di letteratura, noterà certamente che, sebbene il narratore si dimostri un psicanalista impeccabile, ciononostante i casi clinici posti sotto l'occhio del riflettore sono "già rivisti" e prevedibili: fin da subito capiamo che Kiyoaki non è altro che un inetto che si compiace di vivere nei suoi sogni e nelle sue illusioni, mentre Satoko è un personaggio dal carattere debole e per questo sedotto dall'eros e dal desiderio di infrangere la norma vigente. Il finale per giunta è il top della decadenza. Ho impiegato molto tempo per finirlo. Ci ho messo tutta la mia buona volontà, sia perché era un libro prestato da un'amica, sia perché speravo in Mishima. Le speranze non sono comunque cadute definitivamente. Ritengo Mishima un grandissimo scrittore, ma spero di leggere altri suoi libri più convincenti.

    said on 

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