Nikolajewka: c'ero anch'io

Editore: Mursia (Testimonianze fra cronaca e storia, 57)

4.2
(32)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 669 | Formato: Copertina rigida

Data di pubblicazione: 

Curatore: Giulio Bedeschi

Disponibile anche come: Altri , Paperback

Genere: Storia

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Descrizione del libro
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  • 5

    Le stelle non valutano stile, struttura ed altri ambaradam. Valutano solo il valore delle testimonianze. Alto nel 1972 quando lo lessi la prima volta. Ancora più significativo oggi che sono tutti mort ...continua

    Le stelle non valutano stile, struttura ed altri ambaradam. Valutano solo il valore delle testimonianze. Alto nel 1972 quando lo lessi la prima volta. Ancora più significativo oggi che sono tutti morti e, quel che è peggio, quasi sempre dimenticati.

    Raccolta di testimonianza di sopravvissuti alla ritirata di Russia.
    Bedeschi andò in giro o scrisse a quel pugnetto di uomini, resti dell’A.R.M.I.R. I numeri sono impressionanti.
    Chi rispose all’appello è dentro questo libro, da leggersi un po’ alla volta.

    L’unico ritornato della mia città che ha lasciato testimonianza (non so se ve ne fossero altri) era cugino di un mio collega. Lo conobbi quasi all’epoca in cui lessi il libro. Non glielo chiesi ma avrà avuto scarpe speciali, visto che camminava senza stampelle ed era senza le dieci dita dei piedi. Che si era tagliato da solo con una lametta nel tentativo di sopravvivere alla cancrena da congelamento.

    Niikolajewka oggi si chiama Livenka. E’ il punto in cui i nostri militari in ritirata riuscirono (e quasi non si capisce neanche ora come) a sfondare le linee russe. Avevano solo fame, sete, freddo, disorganizzazione. Non avevano indumenti adatti, collegamenti, armi e munizioni.

    Alcuni sentirono il generale Reverberi gridare, lanciandosi verso il terrapieno della ferrovia dove erano i russi “”Avanti Julia, che si va in Italia””. Alcuni videro la massa di uomini correre come pazzi verso la ferrovia. Alcuni corsero per non rimanere soli.
    Ma come disse un ragazzo “”E’ stata la vittoria della disperazione, della rabbia, della voglia di tornare a casa. O si passava o si moriva.””
    Gli stessi russi non capirono come fu che ‘sti disgraziati avessero potuto sfondare ed uscire dalla sacca.

    Ma è nella nostra natura essere piccoli nella vita quotidiana e quando facciamo gli invasori. Grandi quando nessuno crede si possa esserlo. Vedi El Alamein o Cefalonia.

    ha scritto il 

  • 4

    Brividi

    Il libro NON è scritto da Giulio Bedesci, ma è la raccolta delle lettere inviate all'autore di Centomila Gavette di Ghiaccio da parte degli alpini che, come lui, hanno vissuto la ritirata di Russia e ...continua

    Il libro NON è scritto da Giulio Bedesci, ma è la raccolta delle lettere inviate all'autore di Centomila Gavette di Ghiaccio da parte degli alpini che, come lui, hanno vissuto la ritirata di Russia e l'attacco a Nikolajewka per uscire dalla "sacca".
    Da leggersi dopo Centomila Gavette di Ghiaccio per ritrovarne, con altro nome, gli stessi personaggi, le stesse atmosfere e lo stesso sentimento.
    E' impossibile leggerlo senza provare brividi di freddo, di paura per la stupidità della guerra e per il calore umano delle persone che sono, loro malgrado, stete costrette a combatterla.

    ha scritto il