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Nina

Di

Editore: Rizzoli

3.4
(104)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 228 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Francese

Isbn-10: 8817864412 | Isbn-13: 9788817864411 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Una storia d'amore semplice. Nina e Bruno si conoscono per caso in un negoziodi dischi. Lei ha 20 anni e frequenta l'Università a Bologna, lui ègiornalista nella redazione di un quotidiano della stessa città. Una settimanapiù tardi inizia la loro vita insieme. Ai momenti di serenità si accompagnanoquelli dove l'esistenza sembra costringere all'improvviso i due giovania scelte complicate, a bruschi cambiamenti di rotta ... E quando qualcheanno dopo devono lasciare Bologna per Milano, una consapevolezza si afferma:nuovi equilibri sono stati raggiunti dai due giovani. E così la vita di Ninae Bruno si appresta a un importante cambiamento, a un salto che per la primavolta fa di entrambi dei genitori chiamati a prendersi cura di un bambino...
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  • 3

    ...MA ANCHE NO.

    Correvano gli anni '80, e l'attualmente algida OxaAnna regalava emozioni da poco applicandole con opzionali spille da balia.
    Il decennio successivo col perdurare e diramarsi della devianza mandò in tilt i produttori di articoli per molossoidi: i collari borchiati dovettero centuplicare la p ...continua

    Correvano gli anni '80, e l'attualmente algida OxaAnna regalava emozioni da poco applicandole con opzionali spille da balia.
    Il decennio successivo col perdurare e diramarsi della devianza mandò in tilt i produttori di articoli per molossoidi: i collari borchiati dovettero centuplicare la produzione e così pure i cosmetici dark, mai visti prima.
    In questi paraggi nasce artisticamente anche la Silvietta, adesso non ricordo bene ma "Il compleanno dell'iguana" e poi "La guerra degli Antò" dovrebbero essere simpatici romanzetti d'esordio in salsa appunto ingenuamente punk.
    Poi è cresciuta, la Silvia; ricordo "Tutto su mia nonna" di una decina d'anni fa, mi piacque e mi colpì, forse anche perchè da lei non me l'aspettavo, romanzo affettuoso ed intimo.
    Questo Nina è carino, parte con delle gran belle descrizioni che vedi che è scritto da una che sa scrivere, ma è come se volesse non decollare e starsene lì ad aspettare questo innominato bambino. Che veramente non so se nelle ultime 3/4 pagine gliel'abbia dato un nome porello perchè non ho avuto la pazienza di finire, io che figli ne ho fatti e parti no. Perchè, non che sia brutto o noioso o mal scritto, è che è sbilanciato, tutto il romanzo aspetta il travaglio, la sala parto, l'ossitocina, e le varie equipe medice di cui non ci frega un emerito.
    E raccontaci della mamma di Nina, invece, che la nomina a un certo punto che tu ti chiedi questa da dove esce, insomma degli altri coinvolti nel lieto evento, o di quanto e come questo incida sul menage giovin-minimalista di Nina e Bruno. Raccontaci di loro stessi, come la vivono, al di là dei dolori o della frequenza delle contrazioni.
    Insomma, a meno che non siate ostetrici nell'anima, potete anche evitarlo.

    ha scritto il 

  • 3

    ...MA ANCHE NO.

    Correvano gli anni '80, e l'attualmente algida OxaAnna regalava emozioni da poco applicandole con opzionali spille da balia.
    Il decennio successivo col perdurare e diramarsi della devianza mandò in tilt i produttori di articoli per molossoidi: i collari borchiati dovettero centuplicare la p ...continua

    Correvano gli anni '80, e l'attualmente algida OxaAnna regalava emozioni da poco applicandole con opzionali spille da balia.
    Il decennio successivo col perdurare e diramarsi della devianza mandò in tilt i produttori di articoli per molossoidi: i collari borchiati dovettero centuplicare la produzione e così pure i cosmetici dark, mai visti prima.
    In questi paraggi nasce artisticamente anche la Silvietta, adesso non ricordo bene ma "Il compleanno dell'iguana" e poi "La guerra degli Antò" dovrebbero essere simpatici romanzetti d'esordio in salsa appunto ingenuamente punk.
    Poi è cresciuta, la Silvia; ricordo "Tutto su mia nonna" di una decina d'anni fa, mi piacque e mi colpì, forse anche perchè da lei non me l'aspettavo, romanzo affettuoso ed intimo.
    Questo Nina è carino, parte con delle gran belle descrizioni che vedi che è scritto da una che sa scrivere, ma è come se volesse non decollare e starsene lì ad aspettare questo innominato bambino. Che veramente non so se nelle ultime 3/4 pagine gliel'abbia dato un nome porello perchè non ho avuto la pazienza di finire, io che figli ne ho fatti e parti no. Perchè, non che sia brutto o noioso o mal scritto, è che è sbilanciato, tutto il romanzo aspetta il travaglio, la sala parto, l'ossitocina, e le varie equipe medice di cui non ci frega un emerito.
    E raccontaci della mamma di Nina, invece, che la nomina a un certo punto che tu ti chiedi questa da dove esce, insomma degli altri coinvolti nel lieto evento, o di quanto e come questo incida sul menage giovin-minimalista di Nina e Bruno. Raccontaci di loro stessi, come la vivono, al di là dei dolori o della frequenza delle contrazioni.
    Insomma, a meno che non siate ostetrici nell'anima, potete anche evitarlo.

    ha scritto il 

  • 0

    "Nina" di Silvia Ballestra

    Nina, romanzo della scrittrice marchigiana Silvia Ballestra, è un libro di intensa ma non stucchevole emotività, in cui si racconta la storia di un parto. Gli estremi cronologici entro cui si svolge la vicenda vedono come termine ante quem la scomparsa di Nilde Iotti, che all'epoca dei fatti narr ...continua

    Nina, romanzo della scrittrice marchigiana Silvia Ballestra, è un libro di intensa ma non stucchevole emotività, in cui si racconta la storia di un parto. Gli estremi cronologici entro cui si svolge la vicenda vedono come termine ante quem la scomparsa di Nilde Iotti, che all'epoca dei fatti narrati presiedeva la Camera, mentre il termine ad quem è dato dai caccia americani su Belgrado, mentre la televisione passa l'accorata richiesta del sindaco di un piccolo villaggio serbo di Pampers per i piccoli. Nina, che studia letteratura francese all'università di Bologna, incontra in un negozio di dischi lui, che si chiama Bruno, e che fa il giornalista. Fanno un bambino. Circa tre quarti del romanzo, costruito in sette parti di varia lunghezza e quasi autonome in sé, sono dedicati al parto, narrato in una polifonia di voci letterarie che vanno dal dialogo un po' hemingwayano del capitolo 19, all'innervatura carveriana dei passaggi un po' straniti nella sala del travaglio, al tono tenero, intensamente lirico, della nascita ("Il piccolo emergeva attraverso l'anello osseo, mite come la neve quando cade, celeste, protetto di fontanelle, tiepido scivolatore dentro un destino che s'accresca d'aperte strade in maestosi domini d'acqua, in terre distese e sconfinate") a quello comico nel teatrino delle visite del dopo-parto, ora chiassose, ora disinteressate e di convenienza, ora euforiche. Ma quello che può sembrare un romanzo analitico su un evento privato, intimo, è invece anche un romanzo sulla comunità di cui facciamo parte e sulla comunità che viene. Dietro la sua trasparenza si sente sempre il rumore del mondo e la gioia di esserci per quanto c'è d'importante, compresa l'ansia della responsabilità, l'ansia di dover dare attenzione e protezione, mettendo qualcun altro nel palmo della vita "dove noi tutti fummo, quando, bambini, sentivamo che da quel palmo era impossibile cadere".

    ha scritto il 

  • 4

    L'ho trovato molto "vero": Silvia Ballestra descrive così bene che sembra di vedere le cose di cui parla, la sua prosa sembra quasi poesia, è come essere lì. Ho finito questo libro in un giorno e mezzo, e mi è dispiaciuto, avrei voluto che non finisse mai!

    ha scritto il 

  • 4

    Tre anni fa, con "La giovinezza della signorina N. N.", Silvia Ballestra dava l'addio alle turbolenze dei vent'anni, lasciando che la sua eroina studentessa a Bologna e il rockettaro monsieur Tenebra si perdessero di vista. Oggi, con "Nina", la protagonista di allora scquista un nome, un compagno ...continua

    Tre anni fa, con "La giovinezza della signorina N. N.", Silvia Ballestra dava l'addio alle turbolenze dei vent'anni, lasciando che la sua eroina studentessa a Bologna e il rockettaro monsieur Tenebra si perdessero di vista. Oggi, con "Nina", la protagonista di allora scquista un nome, un compagno (il giornalista Bruno), una nuova città (Milano, raccontata con un affetto che di rado anima la narrativa odierna), un cane (il bastardino Carson) e un progetto di vita: fare un figlio. Insomma crescere, senza arrendersi alla vita e senza rinnegare la giovinezza. Il figlio vedrà la luce alla Macedonio Melloni, dopo una lunga notte di travaglio. La storia è tutta qui, ma è raro leggere un romanzo così caldo e cordiale, intriso di un sentimento non banale di amicizia per la vita di tutti e di ciascuno. Nata scrittrice giovanile, Silvia Ballestra approda alla sponda della maturità. Sapendo che "piano piano, la loro giovinezza passando tornava e la vita veniva a domandare a entrambi da un posto nuovo, perché loro adesso, dopo essere stati per tanti anni figli, erano genitori". Da non perdere. Scritto il 10/3/2001.

    ha scritto il 

  • 4

    "La vita li teneva nel palmo, e Nina, mentre Bruno semplicemente si preoccupava di chiuderle la portiera, seppe, o forse ricordò per la prima volta, che un tempo eravamo noi bambini ovunque, e che da quel palmo era impossibile cadere."

    ha scritto il