Nine Stories

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Publisher: Back Bay

4.2
(1660)

Language: English | Number of Pages: 302 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) German , French , Italian , Spanish , Latvian , Catalan , Portuguese , Japanese , Russian , Galego

Isbn-10: 0316767727 | Isbn-13: 9780316767729 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , Mass Market Paperback , School & Library Binding , Library Binding , Others

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Teens

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Book Description
Since the publication of The Catcher in the Rye in 1951, the works of J.D. Salinger have been acclaimed for their humor, intensity, and their lack of phoniness. A collection of short fiction, Nine Stories contains works with those qualities that make Salinger such a well-loved author.
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  • 3

    4 Racconti su 9

    Un giorno ideale per i pesci banana
    Piaciuto ma moderatamente, l’inizio è cinematografico: la donna con le mani fresche di smalto fa l’equilibrista nel reggere la cornetta del telefono per non d ...continue

    Un giorno ideale per i pesci banana
    Piaciuto ma moderatamente, l’inizio è cinematografico: la donna con le mani fresche di smalto fa l’equilibrista nel reggere la cornetta del telefono per non danneggiare il colore e nel frattempo paziente e annoiata parla con la madre inspiegabilmente apprensiva, il finale è una doccia gelida inaspettata e mi ha decisamente sorpreso e scioccato.
    Riguardo a questo racconto sono in seguito venuta a scoprire che talune interpretazioni insinuano una possibile accusa di pedofilia nel protagonista, anche suffragata dall’originale nome della specie di pesci nel titolo, io non ho ravvisato nulla di ciò, ho scorto solo un uomo fragile, alienato e provato da una esperienza traumatica che ritrova per un pomeriggio la freschezza e l’innocenza di essere un bambino.

    Per Esmé: con amore e squallore è un piccolo gioiello, concluso che non ti fa desiderare nulla di più né di meno, non una parola in più e nemmeno una in meno.

    Bella bocca e occhi miei verdi è un ottimo racconto telefonico, si materializza l’uomo dai capelli grigi, disteso a letto che allunga la mano destra e prende il telefono, carnefice paziente della sua vittima ignara, anche qui Salinger elabora una chiusa sorprendente che spiazza chi legge instillando il sospetto che l’intuizione manifesta fin dall’inizio del racconto possa essere invece fallace.

    Pure Alla vigilia della guerra contro gli Esquimesi, il racconto delle due tenniste mi è piaciuto molto, toccante il finale con la banalità di un sandwich che diventa suggello di un momento topico nella vita di una giovane ragazza.

    Gli altri racconti complessivamente mi sono parsi abbastanza trascurabili.

    In ogni caso è indubbio che Salinger scriva benissimo, ha una pulizia di scrittura impeccabile garantita per noi anche da una ottima traduzione e i dialoghi sono il suo punto di forza naturali e vividi, non è da meno il tratteggio dei personaggi descritti con dettaglio quasi maniacale nelle loro fattezze fisiche e nell’abbigliamento, ma d’altronde io mi dico che se in un racconto manca il paesaggio, la descrizione della natura vi è assente, l’azione ridotta ai minimi termini, la psicologia e l’aspetto delle persone e i loro dialoghi non possono non diventare la materia principe del racconto, quindi una necessità più che una opzione.
    Salinger è anche convincente nel restituire la psicologia del mondo dei bambini, ritratta con grande verità e con quella tipica inconsapevole saggezza che riesce sempre a sorprendere gli adulti.
    Rispetto ad altri autori americani di racconti Salinger è anche abbastanza generoso con il lettore perché il suo non detto non è così scarno da lasciare ogni conclusione sospesa e totalmente irrisolta, cosa che a volte mi provoca irritazione.
    Detto ciò purtroppo la lettura de I nove racconti non mi ha dato quel piacere e quella gioia che a volte rende la lettura una esperienza unica e indimenticabile.

    said on 

  • 4

    La vita è un caval donato

    Non starò a ripetere il solito mea culpa sulla narrativa breve, trascurata e subordinata ai romanzi, ritenuti a lungo non solo la migliore ma l’esclusiva forma letteraria degna di nota.

    Poi mi sono im ...continue

    Non starò a ripetere il solito mea culpa sulla narrativa breve, trascurata e subordinata ai romanzi, ritenuti a lungo non solo la migliore ma l’esclusiva forma letteraria degna di nota.

    Poi mi sono imbattuto in Wallace e Carver, Sauders e la Munro ed altri ancora e le eccezioni sono diventate regola, ma ciò non mi ha impedito di stupirmi di fronte a questa ennesima dimostrazione, firmata J.D.Salinger, della sottile malìa del racconto e delle sue pressoché infinite potenzialità allusive.

    Nel merito, cosa posso dire di questa eccellente raccolta, tanto scarna nel titolo quanto ricca nelle nove direzioni in cui l’arte del narrare si spinge, una raccolta della quale tutto è stato già analizzato? Mi limito a citare i due aspetti che hanno maggiormente colpito la mia attenzione.

    Il primo è la grande pregnanza dei dialoghi: quasi tutti i racconti sono costruiti con una precisione chirurgica improntata soprattutto all’arte del dialogo; da qualche parte ho sentito usare per questi racconti l’aggettivo “radiofonici” e penso che la definizione sia calzante perché sembrano davvero costruiti per essere recitati in dialogo, una voce a fare da contrappunto all’altra con uno straordinario effetto musicale, talora dissonante ma sempre teso ad un significato superiore che, a sorpresa, si coglie (o così sembra) via via che il racconto procede o addirittura alla fine, in una visione retrospettiva che induce alla rilettura.

    Il secondo elemento, che pur a distanza di decenni mi riporta alla fulminante e decisiva lettura di “Il giovane Holden” (sì, sono uno di quelli…), è la capacità di dare voce, carattere, personalità ai bambini, cosa tutt’altro che facile e scontata se si pensa quante volte abbiamo incontrato nei romanzi o nei film bambini petulanti, improbabili, sdolcinati, in una parola insopportabili!

    Qui invece la voce dei bambini è resa con delicata appropriatezza, lasciando sì uno stridore insito nell’età acerba della vocina ma sublimandone l’effetto con una grande delicatezza, sorprendente se si pensa al leggendario caratteraccio dell’autore…

    said on 

  • 5

    Se mi avessero dato in mano questo libro anche solo un anno fa avrei detto: "Ma a me che cazzo me ne frega di una tizia che parla con l'amica per dirle quanto è coglione il marito e quanto era fico il ...continue

    Se mi avessero dato in mano questo libro anche solo un anno fa avrei detto: "Ma a me che cazzo me ne frega di una tizia che parla con l'amica per dirle quanto è coglione il marito e quanto era fico il suo ex ora morto suicida; di uno che si scopa la moglie del collega; di un bambino candidato dalai lama; di uno talmente sfigato da essere scartato per andare a combattere contro gli eschimesi; di uno che porta dei ragazzini a giocare a baseball raccontando loro delle storielle grottesche; di un altro che insegna pittura in una scuola raffazzonata e di una buona manciata di potenziali pedofili ?"
    Ora però è diverso, frequento un corso di scrittura che, se non altro, mi ha insegnato che un grande autore si vede dai dettagli. Perché se ti scosti i capelli dalla fronte, mica è perché ti danno fastidio, c'è tutto un sottobosco di risvolti psicologici e sottintesi che non sto nemmeno a spiegarvi, tanto non capireste.

    said on 

  • 0

    Nulla, nella voce della cicala, fa presagire quando la cicala morirà

    Questi racconti, pubblicati nel 1953, sono di una modernità tale che in molti tentano di scimmiottarli tutt’oggi. C’è un parametro però che li lega alla loro epoca: il tabagismo. Ogni cinque frasi vie ...continue

    Questi racconti, pubblicati nel 1953, sono di una modernità tale che in molti tentano di scimmiottarli tutt’oggi. C’è un parametro però che li lega alla loro epoca: il tabagismo. Ogni cinque frasi viene accesa una sigaretta, accendini, posacenere, pacchetti e tutto ciò che riguarda direttamente o indirettamente il fumo è in gran rilievo. Si fuma ovunque e con qualsiasi pretesto.
    In almeno tre racconti c’è l’interazione ambigua di un bambino con un adulto. Salinger non diventa dichiaratamente morboso, si finisce quasi per sentirsi in colpa per aver figurato un’evoluzione della trama diversa da quello che sarà il suo reale svolgimento. Chi può dire però che JD non giochi proprio su ciò? Sulla sua è la nostra potenziale morbosità? Bisognerebbe conoscere quale fosse il rapporto adulti/bambini negli anni ’40. Incuriosito dal ricorrere della tematica, ho interrogato la rete ed ho trovato questa informazione
    il rapporto con Jean Miller, amicizia importante iniziata quando la Miller aveva 14 anni e Salinger 30, identificata come la musa che ispirerà il personaggio di Esmé e di Sybil in “Un giorno ideale per i pescibanana”
    Ho affrontato i racconti sollecitato da numerosi pareri favorevoli. Vale la pena farlo, questa è la mia opinione finale, rafforzata dal fatto che, un paio di essi, continuino a lavorare su di me anche a distanza di giorni. Chi ha la curiosità di sapere com’è maturata quest’opinione può leggere sotto, gli altri si accontentino dell’opinione maturata e si procurino i nove racconti di Salinger.

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    Al ristorante è bene non entrare in cucina
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    Un giorno ideale per i pescibanana
    Iniziare a leggere con il pregiudizio di avere a che fare di nuovo con il padre di Holden non mi aiuta. Il primo racconto è così famoso che la sua nomea era già arrivata fino a me.
    E’ finito.
    E ora? Se questa era la madeleine, per i prossimi devo aspettarmi savoiardi, pavesini e marie.
    Decido di fare una cosa imbarazzante, lo rileggo da capo.
    Se con Carver avevo giocato a dama, di JD mi ritrovo ad essere il compagno a briscola.
    C’è un problema.
    JD usa un personale ed incomprensibile linguaggio dei segni, i vuoti che lascia non sono a beneficio del lettore, potesse lui per il lettore neppure scriverebbe (infatti da un certo punto in poi ha smesso di farlo)
    Decido di fare una cosa ancora più imbarazzante, vado a cercare in rete il significato attribuito al racconto.

    Lo zio Wiggily nel Connecticut
    Su un lago di Scotch galleggiano i fitti dialoghi di due ex compagne di scuola. Ben strutturati, verosimili rispettosi delle tre fasi alcoliche tipiche: riso, furore e pianto. Il linguaggio dei segni personali lascia spazio ad una strizzata d’occhio in presenza dell’asso, al lettore è lasciata maggiore discrezionalità rispetto al racconto precedente.

    Alla vigilia della guerra contro gli Esquimesi
    Ognuno ha un suo stile, a JD piace sgassare al semaforo far credere che lascerà i copertoni sull’asfalto e poi proseguire lento girando al primo bivio. Ancora dialoghi, spesso troncati con tre puntini, ancora quella spiacevole sensazione già provata leggendo Wallace. Io sono JD, ti sto facendo il piacere di farti leggere che cosa ho scritto, tu sforzati di capirlo, perché se non lo capisci non sei degno di me e di tutti coloro che hanno compreso (?) la mia genialità.

    L'Uomo Ghignante
    Allegoria? Ricordo infantile rielaborato? I miei limiti sono messi a nudo è un tipo di scrittura che non solo mi lascia indifferente, ma arriva ad infastidirmi.

    Giù al dinghy
    Di nuovo la tattica di puntare dritto e di girare a sorpresa, di nuovo un bambino protagonista. JD sei solo noia e titoli insulsi.

    Per Esmé: con amore e squallore
    La svolta dopo il rettilineo è sistematicamente a novanta gradi. E’ probabile che JD sia stato sul fronte europeo durante la seconda guerra mondiale (ho verificato è così). In più racconti il nome del protagonista viene identificato solo con una lettera o con una caratteristica fisica o anagrafica Questo al momento è il racconto migliore della raccolta, ha qualcosa di autentico, un sentimento vero che impregna la carta.

    Bella bocca e occhi miei verdi
    Un altro racconto al telefono, più lungo del primo. Frasi mozzate con tre puntini
    Scusa, ma non hai nessun motivo per comportarti come un... francamente a me sembra che stai facendo una montagna...
    Peggio che ascoltare qualcuno al cellulare in una sala d’attesa
    Senti, Arthur, - interruppe l'uomo coi capelli grigi, togliendosi la mano dalla faccia, - tutto a un tratto m'è venuto un gran mal di testa. Non capisco da dove mi arriva questo accidente.
    E’ probabile che buona parte dei lettori giunta a questo punto del racconto abbia gli stessi sintomi del personaggio.
    I cartelli continuavano ad indicare: “A cento metri svolta a destra” e ogni volta la svolta era rimandata di ulteriori cento metri… e così, in questa occasione, JD ha finito il racconto nel modo banale in cui l’aveva iniziato.

    Il periodo blu di De Daumier-Smith
    Il protagonista si inventa pittore e parte per lavorare in una scuola canadese gestita da due giapponesi che insegnano per corrispondenza. Come credenziali nel curriculum inserisce l’amicizia familiare con P.P. (Pablo Picasso). Lo stile di questo racconto è differente, rigoglioso di inutilità. Holden non era un caso, JD Mohammed non scrive per raggiungere il lettore, aspetta che il lettore raggiunga lui.

    Teddy
    E il lettore in extremis si muove, si trasforma in Maometto e va alla montagna. Dei nove, è il racconto che ho preferito. Inquadra la vita da una prospettiva opposta rispetto alla mia. La rispetto proprio per questo e mi fermo su un passaggio incollandolo per tutti quelli intossicati quanto me
    - Si ricorda di quella mela che Adamo mangiò nel giardino dell'Eden, di cui parla la Bibbia? - chiese. - Lo sa cosa c'era dentro quella mela? La logica. La logica e la mania intellettuale.
    Ecco cosa c'era. Così, è questo il mio principio, se uno vuole vedere le cose come sono veramente, deve vomitarla, liberarsene. Voglio dire che se uno la vomita, dopo non avrà più nessuna difficoltà con i pezzi di legno e simili. Non vedrà continuamente le cose che a un certo punto finiscono. E saprà che cosa veramente è il suo braccio, se gli interessa.

    said on 

  • 5

    Straordinaria questa raccolta. Racconti che hanno in comune tematiche come l'alienazione, la solitudine, il rapporto dell'uomo con Dio, il materialismo, la corruzione dell'età adulta contrapposta all' ...continue

    Straordinaria questa raccolta. Racconti che hanno in comune tematiche come l'alienazione, la solitudine, il rapporto dell'uomo con Dio, il materialismo, la corruzione dell'età adulta contrapposta all'innocenza dell'infanzia. Mai sentimentale, ogni racconto, ma nonostante questo ricco di tanta umanità. Da leggere e rileggere e scoprire il ruolo simbolico degli elementi narrativi.

    said on 

  • 4

    Un giorno ideale per i pescibanana ****
    Lo zio Wiggily nel Connecticut ****
    Alla vigilia della guerra contro gli Esquimesi ****
    L'uomo Ghignante ***
    Giù al Dinghy ***
    Per Esmé: con amore e squallore *
    ...continue

    Un giorno ideale per i pescibanana ****
    Lo zio Wiggily nel Connecticut ****
    Alla vigilia della guerra contro gli Esquimesi ****
    L'uomo Ghignante ***
    Giù al Dinghy ***
    Per Esmé: con amore e squallore ***
    Bella bocca e occhi miei verdi *****
    Il periodo blu di De Daumier-Smith ***
    Teddy ****

    Non c'è alcun dubbio che Salinger sapesse scrivere molto bene, almeno per me, ma soprattutto che il suo punto forte stesse nei dialoghi. Anche qui infatti, come in Holden, i dialoghi fanno da padrone anche in racconti lunghi poco più di venti pagine.
    Sono sempre piuttosto dubbiosa circa questo genere narrativo perchè deve saper catturare il lettore sin dalle prime righe e non è facile ma in questo caso i nove racconti non risentono minimamente del fatto di essere più o meno brevi.
    Nella raccolta ci sono racconti che mi sono piaciuti più o meno, ma appena iniziano le conversazione tra i personaggi si è inevitabilmente catturati e quello che colpisce è il realismo dei botta e risposta, a rendere reali i protagonisti sono proprio le loro parole.
    Nonostante non siano racconti semplicistici o spensierati, le parole che colpiscono di più escono sempre dalla bocca di bambini, mi viene da pensare a Esmé o a Teddy, lucidi, diretti e saggi, sono loro che nonostante la loro naturale ingenuità capiscono i grandi, mai il contrario.
    Sono tutti racconti da cui traspare solitudine, disagio, drammaticità e malinconia, per non parlare dei finali inaspettati, ma personalmente credo che il grande merito di Salinger sia stato quello di aver saputo raccontare al lettore una grande umanità.
    Resta solo che leggere.

    said on 

  • 3

    Un grande titolista, un grande dialoghista

    I miei racconti preferiti sono il primo "Un giorno ideale per i pesci banana" - tenero ma dal finale spettacolare - e "Per Esmé: con amore e squallore" - che cattura riga dopo riga senza pause.
    Cito i ...continue

    I miei racconti preferiti sono il primo "Un giorno ideale per i pesci banana" - tenero ma dal finale spettacolare - e "Per Esmé: con amore e squallore" - che cattura riga dopo riga senza pause.
    Cito i titoli, due fra i nove, perché in una proposizione sono già dei mini racconti.
    Insomma, Salinger rasenta la genialità nell'utilizzo della lingua familiare e del registro del dialogo, pur narrando un'epoca ormai lontana e personaggi "demodé".

    L'avessi letto a vent'anni! Cinque stelline assicurate.
    Adesso il mio stupore è diventato molto selettivo (lo dico con rimpianto) e questi colpi di genio li avverto un po' effimeri, onestamente.
    Concludo dunque con un consiglio: leggetelo, soprattutto se avete scoperto da poco la passione per la lettura; godetevelo parola per parola; divertitevi a scrivere, dopo.
    Perché a leggere questi Nove Racconti vien voglia di scrivere.

    said on 

  • 4

    storie tagliate

    Scrivo da non amante de "Il giovane Holden", quindi scrivo da lettore che ha deciso di dare una seconda opportunità a Salinger. Scrivo per dire "per fortuna che gli ho dato una seconda opportunità!".
    ...continue

    Scrivo da non amante de "Il giovane Holden", quindi scrivo da lettore che ha deciso di dare una seconda opportunità a Salinger. Scrivo per dire "per fortuna che gli ho dato una seconda opportunità!".
    Sì, perché in "Nove racconti" ho trovato il grande scrittore che speravo: un autore capace di tratteggiare in poche pagine personaggi vivi, continuamente attivi in dialoghi così ben costruiti che ogni voce è tipica, e più di tutto un autore che sa chiudere le storie con un taglio netto, che lascia il lettore il sapore di un mondo incontrato, assaporato e ancora immaginabile.

    said on 

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