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Nineteen Eighty Three

(Red Riding Quartet)

By

Publisher: Serpent's Tail

4.1
(80)

Language:English | Number of Pages: 416 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Italian

Isbn-10: 184668708X | Isbn-13: 9781846687082 | Publish date: 

Category: Mystery & Thrillers , Non-fiction

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Book Description
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  • 4

    Finito il "quartetto rosso": il quale, sottolineo, dev'essere letto tutto quanto e consecutivamente per capirci qualcosa. Anche così, devo dire che certe cose restano oscure, ma mi sento ugualmente di consigliare la lettura dell'opera, che con le sue ossessioni, ripetizioni, incubi, flussi di cos ...continue

    Finito il "quartetto rosso": il quale, sottolineo, dev'essere letto tutto quanto e consecutivamente per capirci qualcosa. Anche così, devo dire che certe cose restano oscure, ma mi sento ugualmente di consigliare la lettura dell'opera, che con le sue ossessioni, ripetizioni, incubi, flussi di coscienza, emana un fascino particolare. (rimango, a questo punto, dell'opnione che il capolavoro di Peace sia GB84)

    said on 

  • 4

    Nodi che vengono al pettine, cerchi che si chiudono. Millenovecento83 è il libro tanto desiderato da chi si lamentava della poca attenzione alla trama da parte di David Peace. Tutto torna, perché "lo sanno tutti". E alla fine saprà tutto anche il lettore: certo, resterà ancora un pò di confusione ...continue

    Nodi che vengono al pettine, cerchi che si chiudono. Millenovecento83 è il libro tanto desiderato da chi si lamentava della poca attenzione alla trama da parte di David Peace. Tutto torna, perché "lo sanno tutti". E alla fine saprà tutto anche il lettore: certo, resterà ancora un pò di confusione ma non può essere altrimenti data la quantità di avvenimenti e di personaggi che si sono avvicendati nel corso dei quattro libri.

    Stilisticamente è il migliore dei quattro: la scelta dei tre personaggi non pesa sulla lettura che però - stiamo pur sempre parlando di Peace - resta impegnativa.

    Infine se cercate la suspance, il colpo di scena, non sarà il Red Riding Quarter a soddisfarvi. Abbiamo già visto in Millenovecento80 come queste caratterische non appartengono alla narrativa di Peace.

    said on 

  • 3

    Ultimo capitolo del "Red Riding Quartet". Pensavo che avesse lo scopo di dipanare tutti i dubbi, di risolvere le questioni rimaste in sospeso, invece mi ritrovo più confusa di prima. Troppi personaggi, troppi avvenimenti, alcuni poi risalgono a "1974" che io ho letto l'anno scorso e quindi non ri ...continue

    Ultimo capitolo del "Red Riding Quartet". Pensavo che avesse lo scopo di dipanare tutti i dubbi, di risolvere le questioni rimaste in sospeso, invece mi ritrovo più confusa di prima. Troppi personaggi, troppi avvenimenti, alcuni poi risalgono a "1974" che io ho letto l'anno scorso e quindi non ricordo molto bene. Gli ho dato 3 stelline perché comunque lo stile di Peace è inconfondibile, adrenalinico, coinvolgente.

    said on 

  • 3

    Alla fine non saprei dire, davvero, quando questo Millenovecento83 ha aggiunto alla storia che già non fosse stato detto. Forse ha complicato ancor più le idee nella mente dei lettori. Per questo mi fermo a 3 stelle, nonostante lo stile di Peace sia sempre al suo massimo.

    said on 

  • 4

    This is the end, my only friend the end ...

    "... Peace cattura il lettore con uno stile molto impegnativo ..."
    Direi che è una frase da sottoscrivere integralmente.
    Il concetto di fondo del "Red riding quartet"? Nessuno è innocente, siamo tutti colpevoli.
    Un cazzotto allo stomaco con le manette strette intorno alla mano a mo' di tira pugn ...continue

    "... Peace cattura il lettore con uno stile molto impegnativo ..." Direi che è una frase da sottoscrivere integralmente. Il concetto di fondo del "Red riding quartet"? Nessuno è innocente, siamo tutti colpevoli. Un cazzotto allo stomaco con le manette strette intorno alla mano a mo' di tira pugni ... Voto: 7 e mezzo. P.S. Ora un po' di letture leggere, please!

    said on 

  • 3

    Giunto alla fine, al quarto volume, posso fare una serie di considerazioni su questa quadrilogia... la prima, che non sono quattro romanzi, bensì un unico libro diviso in quattro tomi, per cui chi malauguratamente leggesse solamente quest'ultimo libro credo che avrebbe delle grosse difficoltà a c ...continue

    Giunto alla fine, al quarto volume, posso fare una serie di considerazioni su questa quadrilogia... la prima, che non sono quattro romanzi, bensì un unico libro diviso in quattro tomi, per cui chi malauguratamente leggesse solamente quest'ultimo libro credo che avrebbe delle grosse difficoltà a capire quello che accade o a dare un significato a quello che accade. La seconda è che lo stile di Peace, che si evolve in modo notevole nel corso di queste 1.600 e passa pagine, è raffinato quanto altamente freddo... per cui raramente si crea un collegamento emotivo tra il lettore e la materia che legge. La terza è che i riferimenti storici che vengono buttati qua e là, in un'operazione di "quadro sociale" simile a quello che ha fatto Ellroy con la "quadrilogia della Los Angeles degli anni '50" (se non sbaglio, la trilogia di "American tabloid" è successiva"), non hanno la medesima forza perché non hanno la medesima forza iconica. Un conto è nominare Lana Turner o Frank Sinatra, come spesso fa Ellroy, un conto è nominare un politico o qualche fatto di sangue, conosciuto solo da un pubblico inglese. La forza dell'affresco, quindi, rimane circoscritto solo al territorio inglese. La quarta e, forse, fondamentale considerazione è che, arrivato alla fine, non completamente sicuro di aver capito tutto quello che mi è stato raccontato, quello che sembra essere stata la materia del racconto è, dopo tutto, un topolino. Se mi sono letto centinaia di pagina semplicemente per venire informato che la polizia è corrotta, che usa metodi coercitivi per creare colpevoli ad hoc, e non è in grado di arrestare i veri colpevoli, passando quindi dalla "grandezza del male" alla "incompetenza del bene"... beh, non serviva certo Peace a informarci di tutto questo. Anche perché tutto questo viene raccontato in modo fortemente distaccato e in maniera volutamente oscura. L'esercizio tecnico, quindi, schiaccia troppo la materia che racconta, rendendolo quindi sterile e, a tratti irritante. L'ultima considerazione che mi viene da fare è che, probabilmente, letti tutti gli avvenimenti, se riprendessi tutti e quattro i libri e li rileggessi, riuscirei a comprendere meglio tutti i collegamenti e tutto quello che accade... ma non credo che ne varrebbe la pena. Dopotutto, ho impiegato quasi cinque mesi per leggerli tutti... e non ho intenzione di rifare la stessa cosa.

    said on 

  • 0

    A distanza di anni dalla lettura della tetralogia dello Yorskhire, quando molti dettagli avrebbero bisogno di una rinfrescata, quello che resta ben vivo in mente è l'impatto della scrittura di Peace, la sua violenta intensità espressiva. <br />Vale la pena chiarire subito che chi cerca una ...continue

    A distanza di anni dalla lettura della tetralogia dello Yorskhire, quando molti dettagli avrebbero bisogno di una rinfrescata, quello che resta ben vivo in mente è l'impatto della scrittura di Peace, la sua violenta intensità espressiva. <br />Vale la pena chiarire subito che chi cerca una ricostruzione true crime dei delitti dello squartatore dello Yorkshire resterà deluso, come chi si aspetta una esperienza di lettura piacevole, comprensibile e gratificante. <br />Nel mondo artistico di Peace - con la parziale eccezione di 1980, il volume relativamente più romantico e disteso della serie - regnano corruzione, squallore, violenza e follia. <br />Mentre in Ellroy, dopo i tanti morti ammazzati, i tradimenti e le bugie, resta un fievole, a volte solo ideale, bagliore di speranza, rappresentato spesso dall'amore romantico, Peace non ne concede. In questa realtà senza alcun lato glamour - non ci sono Johnny Stomp e faccendieri hollywoodiani, ma giornalisti puzzolenti e male in arnese, poliziotti corrotti e stanchi, donne pestate o uccise - il lettore deve orientarsi in larga parte da solo spaccandosi la testa su flussi di coscienza, deliri allucinatori, frasi sincopate che ricordano lo stile di White Jazz ma che, nel loro ripetersi e accumularsi, danno vita a una litania apocalittica che è un effetto ricorrente nelle varie opere dell'autore. <br />Dei quattro volumi ho particolarmente apprezzato 1977 - in particolare nei passaggi più visionari - e 1980. Qui Peace, evidentemente in buona, spiega diverse cose rimaste quantomeno oscure nei precedenti volumi e - incredibile! - ci lascia prendere una boccata di ossigeno e sentimenti positivi prima di rituffarci senza pietà nel vero delirio di 1983, che - non ho problemi a dirlo - non sono riuscita a seguire né tantomeno a capire se non in minima parte. <br />Ho dei dubbi sulla serialità come cornice più adatta alla scrittura di Peace. Lo preferisco nella dimensione del romanzo singolo (Damned Utd): trovo che la furia della sua scrittura arrivi al meglio, senza lasciare il tempo di spazientirsi o stancarsi. Per questo motivo non credo leggerò la serie ambientata a Tokyo, ma mi sento di consigliare questa. Lasciate ogni speranza o voi ch'entrate. Da Leeds non si uscirà mai a riveder le stelle.

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