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No Country for Old Men

By

Publisher: Alfred A. Knopf

4.1
(4243)

Language:English | Number of Pages: 320 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) French , Italian , Japanese , Spanish , Catalan , German , Chi traditional , Portuguese , Polish

Isbn-10: 0375406778 | Isbn-13: 9780375406775 | Publish date:  | Edition 1

Also available as: Audio CD , Paperback , Others , Audio Cassette , eBook

Category: Crime , Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Book Description

Set in our own time along the bloody frontier between Texas and Mexico, this is Cormac McCarthy’s first novel since Cities of the Plain completed his acclaimed, best-selling Border Trilogy.

Llewelyn Moss, hunting antelope near the Rio Grande, instead finds men shot dead, a load of heroin, and more than $2 million in cash. Packing the money out, he knows, will change everything. But only after two more men are murdered does a victim’s burning car lead Sheriff Bell to the carnage out in the desert, and he soon realizes how desperately Moss and his young wife need protection. One party in the failed transaction hires an ex–Special Forces officer to defend his interests against a mesmerizing freelancer, while on either side are men accustomed to spectacular violence and mayhem. The pursuit stretches up and down and across the border, each participant seemingly determined to answer what one asks another: how does a man decide in what order to abandon his life?

A harrowing story of a war that society is waging on itself, and an enduring meditation on the ties of love and blood and duty that inform lives and shape destinies, No Country for Old Men is a novel of extraordinary resonance and power.

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  • 3

    La scrittura di McCarthy mi affascina sempre, ma questo libro mi ha deluso. Lo sviluppo degli avvenimenti sembra quasi affrettato, sia nelle descrizioni che nelle motivazioni di quanto sta accadendo. Interessante la parte introspettiva di quello che alla fine diventa il protagonista, ma il comple ...continue

    La scrittura di McCarthy mi affascina sempre, ma questo libro mi ha deluso. Lo sviluppo degli avvenimenti sembra quasi affrettato, sia nelle descrizioni che nelle motivazioni di quanto sta accadendo. Interessante la parte introspettiva di quello che alla fine diventa il protagonista, ma il complesso non mi ha convinto per niente. Se è vero che è un romanzo che deve essere letto ad un livello più profondo del semplice sviluppo della vicenda, è anche vero che questa lascia troppi dubbi. Dopo aver letto "la strada" mi aspettavo di più.

    said on 

  • 3

    Fría violencia y reflexiones morales

    Novela negra ambientada en el profundo Sur de los USA, en la frontera de Texas y México, con un sicario psicópata, un pobre pardillo que quiere cambiar de vida, cárteles de droga mexicanos y un sheriff de los viejos tiempos, honesto y honrado, que se ve superado por la situación. Todo ello en un ...continue

    Novela negra ambientada en el profundo Sur de los USA, en la frontera de Texas y México, con un sicario psicópata, un pobre pardillo que quiere cambiar de vida, cárteles de droga mexicanos y un sheriff de los viejos tiempos, honesto y honrado, que se ve superado por la situación. Todo ello en un marco de violencia extrema y de falta de referencias morales. La mayor parte del libro se desarrolla en un tono frío, con diálogos simples y escuetos, con muy poca información sobre los personajes y los cambios de escenario. Cuesta seguirlo, pero el tono es brutal, la violencia y la falta de sentimientos hacen que sea una gran historia que te mantiene en tensión. Lo que me descoloca es que mezclado con eso, aparecen pasajes de una profundidad pretenciosa centrados en las reflexiones del viejo Sheriff a punto de retirarse. Una loa continua y amarga a los ”viejos tiempos” y a la época en que América era inocente, deja un tufillo conservador que no se corresponde con el resto del libro. Sobre todo la parte final de libro para mi es bastante decepcionante y fuera de lugar, será que no entiendo la filosofía de Cormac McCarthy. La parte de desarrollo de la historia es tan efectiva y tan visual que no me extraña que la película sobre el libro sea tan buena, prácticamente estaba el guion hecho.

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  • 5

    Sostiene Mc Kant

    «Kant, dopo aver avuto bisogno di una lunga vita umana per ripulire il suo mantello filosofico dai numerosi pregiudizi che lo insudiciavano, lo ha ignominiosamente imbrattato con la macchia vergognosa del male radicale affinché i cristiani siano allettati a baciarne il lembo.»
    (Goethe, let ...continue

    «Kant, dopo aver avuto bisogno di una lunga vita umana per ripulire il suo mantello filosofico dai numerosi pregiudizi che lo insudiciavano, lo ha ignominiosamente imbrattato con la macchia vergognosa del male radicale affinché i cristiani siano allettati a baciarne il lembo.» (Goethe, lettera a Herder, 1793)

    Non avevo prima, e continuo a non avere, nessuna certezza su McCarthy. Nel senso: quando dico a qualche lettore appassionato di Festivaletteratura che ormai vado raramente ad ascoltare gli scrittori, e che quando ci vado spesso si tratta di gente che non ho mai letto, e che gli scrittori che amo non vado apposta a sentirli 1) perché temo che la persona mi deluda, 2) perché quel che voglio sapere di loro è già tutto nei loro libri, be', tutto questo con McCarthy si smentisce.

    Ecco quindi – a titolo di memorandum per me stessa, non di recensione di Non è un paese per vecchi, benché Non è un paese per vecchi mi abbia ispirato queste riflessioni - quel poco che credo di aver capito di McCarthy:

    McCarthy è uno scrittore che scrive in modo roccioso. Non legnoso, che dà sempre fastidio; roccioso, che affatica ma ti scava qualcosa dentro. Infatti, era dalla spaventosa lettura di Elisabeth (Paolo Sortino, ed. Einaudi) che non dovevo prendermi pause così frequenti; pause non da affastellamento di parole, ma da peso morale.

    Uno. McCarthy è uno scrittore metafisico.

    Due. McCarthy vuole essere non tanto un romanziere americano, quanto un profeta biblico.

    Tre. In questo contesto, McCarthy crede nell'esistenza del male, inteso come male metafisico. Quindi, per esempio, Anton Chigurh non è un simbolo del male, o la reincarnazione di un diavolo, ma una manifestazione contingente del male metafisico che esiste. Ecco perché, a differenza degli psicopatici tutti uguali della maggior parte dei romanzi, lui ci rimane impresso come una marchiatura a fuoco. Non è la paura dello psicopatico che potremmo incontrare, ma dello psicopatico che è dentro di noi.

    Quattro. Allo stesso modo, non c’è spiegazione nel mondo fisico per l’azione completamente inutile e anzi autodistruttiva compiuta da Llewelyn Moss, che dà avvio a questa storia. Infatti, il capitolo in cui suo padre incontra Bell e gli racconta due o tre cose del figlio, è l’unico inutile del romanzo. Ma nella sua inutilità ribadisce un concetto: che, in un mondo dove il bene e il male coesistono fin dall’inizio, non può darsi una spiegazione razionale alle azioni irrazionali degli uomini.

    Diciamo che dal punto teologico cattolico, e a maggior ragione protestante, la sua è una dottrina che non sta assolutamente in piedi. Se il male metafisico esiste, l’uomo non ha più il libero arbitrio, Sant’Agostino regredisce alla fase manichea e tanti saluti alla Bibbia, che piace tanto leggere allo sceriffo Bell e a sua moglie.

    Guarda caso, l’unica fase della filosofia europea in cui la concettualizzazione del male ritorna prepotentemente alla dimensione metafisica pre-agostiniana è quella illuministica e pre-romantica, quando dapprima con Kant (male radicale) e poi con Schelling (Dio coincidentia oppositorum), qualcuno ha il coraggio di guardare in faccia la natura umana e di constatare che, insomma, tanto buonina non è. Scandalosamente, come si vede dal commento di Goethe in epigrafe. Era del resto l’epoca della moda di Rousseau e del buon selvaggio. Ah, quanto mi piace quel predicare bene e razzolare male di Rousseau: tanto ammmore, tanta pedagogia, e poi lasciava i figli all’orfanotrofio, l’amante dell’umanità! Sinceramente preferisco Kant.

    Forse (senza saperlo, o sì? Non lo so e sarei grata a qualunque anobiano conoscitore di McCarthy che volesse illuminarmi) la pensa come Kant anche McCarthy. Senza rendersi conto che, in questo modo, si finisce dritti fra le braccia del razionalismo religioso e, se si fa ancora un passettino, dell’ateismo. Mah...

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  • 4

    Una storia dura, durissima, un vero pugno nello stomaco, nella quale non ci sono veri vincitori, senza sconti e senza redenzione. Moss ha rappresentato nella mia immaginazione il 'bene': l'uomo semplice, fondamentalmente onesto e bastonato dalla vita che spera che il destino gli dia un'occasion ...continue

    Una storia dura, durissima, un vero pugno nello stomaco, nella quale non ci sono veri vincitori, senza sconti e senza redenzione. Moss ha rappresentato nella mia immaginazione il 'bene': l'uomo semplice, fondamentalmente onesto e bastonato dalla vita che spera che il destino gli dia un'occasione di riscatto, e tenta di coglierla a qualunque prezzo, e finisce per mettersi nei guai per un atto di pietà (portare acqua nella notte al messicano ferito). Chigurh rappresenta ovviamente il 'male': un killer spietato, cinico, disumano, al punto da apparire uno psicopatico. Il personaggio più politicamente corretto è a mio parere lo sceriffo Bell, che nel complesso, mi è sembrato piuttosto piatto, conformista ed eccessivamente paternalistico. I personaggi sono piuttosto stereotipati, ma la scrittura supplisce regalando dialoghi memorabili ed emozionanti, ritmi serrati alternati a pause angosciose.

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  • 5

    Amazing

    Superlativo in inglese, quel poco che conosco. Feci per afferrare i suoni, annaspai dietro a forme verbali senza inquilini. Infine esternai tutti i piaceri.

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  • 4

    Azione, morti, violenza, normalità e riflessione. Un equilibrio perfetto (forse questa volta un filo troppo verso la violenza) e una capacità di narrare innata. Gran bel romanzo davvero.. ma continuo a preferire la trilogia!

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  • 1

    CONTROCORRENTE

    Sono consapevole di andare controcorrente, perché questo libro mi ha proprio deluso. Per dodici pagine parla di sangue, per il resto anche di balistica, morti ammazzati, violenza spietata ed anche un po'gratuita. Un far west più moderno, senza il fascino di quello antico.

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  • 5

    E' il primo libro di McCarthy che leggo, nonostante alcuni amici me lo consigliano da anni. Avevo cercato di leggere il suo "Oltre il confine", ma la cupezza della storia mi aveva bloccato. Ho riprovato con questo del quale avevo visto il magnifico film dei fratelli Coen. Il libro mi è piaciuto m ...continue

    E' il primo libro di McCarthy che leggo, nonostante alcuni amici me lo consigliano da anni. Avevo cercato di leggere il suo "Oltre il confine", ma la cupezza della storia mi aveva bloccato. Ho riprovato con questo del quale avevo visto il magnifico film dei fratelli Coen. Il libro mi è piaciuto moltissimo: è quasi una sceneggiatura e la storia del killer psicopatico è alternata ai pensieri dello sceriffo, un uomo avanti con gli anni che raccontando dal suo punto di vista la storia del killer, fa al contempo il bilancio della sua vita. La scrittura è cruda e non risparmia niente al lettore; in molti momenti ho ritrovato la cupezza di "Oltre il confine", ma in questo caso i continui dialoghi riescono a rendere la lettura più fluida e accattivante. Riprenderò senz'altro in mano Oltre il confine.

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  • 5

    NON È UN PAESE PER VECCHI (McCarthy)

    Col suo linguaggio duro, tagliente, fatto di dialoghi fortemente serrati, McCarthy ci racconta la storia di tre personaggi molto diversi tra loro. Lo sceriffo Bell, uomo di buon senso e buona volontà con forti legami col passato; Moss, uomo qualunque che il caso rende partecipe di un’avventura in ...continue

    Col suo linguaggio duro, tagliente, fatto di dialoghi fortemente serrati, McCarthy ci racconta la storia di tre personaggi molto diversi tra loro. Lo sceriffo Bell, uomo di buon senso e buona volontà con forti legami col passato; Moss, uomo qualunque che il caso rende partecipe di un’avventura inadeguata ai suoi mezzi; e infine l’inafferrabile Chigurth, lo spietato giustiziere, il male fatto persona. In questa epifania tragica, spietata e un po’ splatter, l’autore ci racconta, senza indulgere in compassionevoli metafore, della ferocia che scorre nel tessuto sociale dell’America di oggi, e in particolare nella sua tanto amata ‘frontiera’, dove si respira ancora l’atmosfera del selvaggio West, ma ormai priva di epos e maestosità.

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