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No Logo

No Space, No Choice, No Jobs

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Publisher: Picador USA

3.9
(2449)

Language:English | Number of Pages: 502 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Spanish , Chi traditional , French , German , Italian , Dutch , Swedish , Catalan , Chi simplified , Finnish , Polish

Isbn-10: 0312429274 | Isbn-13: 9780312429270 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , eBook , Others

Category: Business & Economics , Political , Social Science

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Book Description
NO LOGO was an international bestseller and "a movement bible" ("The New York Times"). Naomi Klein's second book, "The Shock Doctrine," was hailed as a ...
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  • 4

    Un libro lungo, a tratti difficile, sicuramente non un libro-passatempo. Un'inchiesta di 15 anni fa e che è tuttora attualissima, a dimostrazione di come tutto cambi e nulla cambi. Da leggere se si vogliono togliere un po' di fette di salame dagli occhi.

    said on 

  • 3

    I had almost finished that before my business trip to China. I managed to read the last 50 pages only today.<br />The books is good but it's a kind of report. It is so full of data - almost 90% - that it's tiring to read.<br />So if you're not a "strong reader" give it up the idea o ...continue

    I had almost finished that before my business trip to China. I managed to read the last 50 pages only today.<br />The books is good but it's a kind of report. It is so full of data - almost 90% - that it's tiring to read.<br />So if you're not a "strong reader" give it up the idea of starting to read it. That's why I think it's not so good. <br />The writer should have used the data to take a stronger position. The average reader won't go on reading all those figures. </p><p>In my opinion there isn't enough developing of concepts like branding and the social issues connected with it. For instance that the public opinion doesn't care about children labour unless it is connected with a famous brand it's true.<br />As long as the consumer feels his conscience clean he doesn't really care.<br />As a matter of fact even being No Log is a marketing matter.</p><p>I think the book is a bit out of date right now. Multinationals can even help democratic processes as I've seen in China. Point is we always think as Westerns who know the only "truth".

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  • 4

    Paradossalmente, i meccanismi descritti in no logo sono ancora molto rozzi, i tentativi di plagio delle menti dei consumatori appaiono quasi dilettantistici. A dieci anni di distanza, più che dalla Nike, occorre guardarsi dalle multinazionali che all'epoca della Klein ancora mancavano di esistere ...continue

    Paradossalmente, i meccanismi descritti in no logo sono ancora molto rozzi, i tentativi di plagio delle menti dei consumatori appaiono quasi dilettantistici. A dieci anni di distanza, più che dalla Nike, occorre guardarsi dalle multinazionali che all'epoca della Klein ancora mancavano di esistere- Google, Amazon, l'invasione dei Social Network (Zuckenberg all'assalto). Multinazionali che riescono nell'impresa d'abbandonare finalmente il prodotto che tanto le pesava ( la dimensione materiale!), arrivando a una grottesca dimensione metafisica che tanto - giustamente- paventava la Klein.

    Peccato solo per alcune patetiche prese di posizione ecologiste negli ultimi capitoli, in particolare nella tanto sperticata quanto fuori luogo lode a Greenpeace. Vabbè.

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  • 4

    Alle origini del risveglio dei consumatori

    Poche delle cose contenute in questo libro non sono ormai parte di un sapere condiviso: il concetto di logo come entità astratta rispetto al prodotto, lo strapotere delle multinazionali, il controllo delle menti attuato dai pubblicitari, l'invasione delle catene che schiaccia le peculiarità local ...continue

    Poche delle cose contenute in questo libro non sono ormai parte di un sapere condiviso: il concetto di logo come entità astratta rispetto al prodotto, lo strapotere delle multinazionali, il controllo delle menti attuato dai pubblicitari, l'invasione delle catene che schiaccia le peculiarità locali, la globalizzazione, lo sfruttamento dei lavoratori nelle aree più arretrate del Mondo, la necessità di una resistenza, i boicottaggi come mezzo per farsi ascoltare. Eppure è per questo motivo che No Logo resta un testo sorprendente ed interessante anche a distanza di 12 anni. Ripercorrere le tappe che ci hanno portato alle condizioni attuali, dalla nascita del precariato (il McLavoro degli anni Novanta), alla coscienza comune che i Brand mentono dopo l'ubriacatura pubblicitaria della MTV generation (ebbene sì, un tempo nessuno pensava al lavoro minorile comprando Nike), ai prototipi dei movimenti di protesta che si sarebbero trasformati nel Popolo di Seattle prima e nell'Occupy Wall Street dei giorni nostri, è un ottima occasione per riflettere su molti aspetti del tempo che stiamo vivendo. Innanzitutto, perché un ripasso sull'illusione offerta dal logo fa sempre bene. Perché, anche se "sappiamo" tutto questo, in fondo, per qualche motivo, non molto è cambiato - solo evoluto coi tempi: MTV fornisce sempre modelli a pagamento agli adolescenti, le agenzie pubblicitare fagocitano sempre le avanguardie culturali, i poveri vengono sempre sfruttati, e anche Barak Obama, come dice l'autrice nella breve prefazione che aggiorna l'edizione del 2010, in fondo è un "super-logo" che raccoglie consenso in quanto tale. Poi perché da un riassunto delle puntate precedenti si possono scoprire elementi inaspettati (lo sapevate che la stilosissima campagna "La sete è tutto, l'immagine è zero" della Sprite era un tentativo dell'azienda di neutralizzare le proteste dei consumatori rispetto all'eccessiva attenzione all'immagine in pubblicità?). E poi perché è utile ricordare che nell'America pre 11 Settembre, raccontata in presa diretta e a volte fin troppo entusiastica, c'è stata una stagione non ancora disillusa in cui scoprire che le scarpe Nike provenivano da laboratori lager nelle Filippine (ora Cina), in cui i diritti dei lavoratori venivano calpestati, destava sconcerto e proteste - prima che queste condizioni iniziassero a minacciare anche noi nella connivenza generale.

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