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Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino

Di

Editore: Rizzoli

4.0
(8830)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 264 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco , Francese , Spagnolo , Inglese , Ceco , Turco , Portoghese , Polacco

Isbn-10: 8817531960 | Isbn-13: 9788817531962 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Biography , Fiction & Literature , Teens

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Descrizione del libro
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  • 4

    L'ho letto la prima volta in prima superiore spinta dalla prof di lettere che me lo aveva caldamente consigliato. Ricordo che il libro mi piacque e fece riflettere non poco, L'ho riletto qualche setti ...continua

    L'ho letto la prima volta in prima superiore spinta dalla prof di lettere che me lo aveva caldamente consigliato. Ricordo che il libro mi piacque e fece riflettere non poco, L'ho riletto qualche settimana fa in quanto dovevo fare da relatrice al film e cercavo un punto di vista letterario. Due anni non sono tanti ma per me sono tantissimi: ora ho davvero la consapevolezza di quello che succedeva. Pensare che si tratti di una cosa vera mi lascia esterrefatta. Credo sia un libro che devono leggere tutti. Non pretendo che venga studiato nelle scuole ma allo stesso tempo credo sia un buon modo di affrontare l'argomento, senza i soliti e banali incontri che si fanno a scuola solitamente. Consiglio a tutti.

    ha scritto il 

  • 5

    Conoscere per capire

    Non so come potrei definire questo libro. Direi che è un bel libro ma è un aggettivo fuori luogo considerando la tragica storia. La forza di questo libro è la veridicità della storia. Tutti e dico TUT ...continua

    Non so come potrei definire questo libro. Direi che è un bel libro ma è un aggettivo fuori luogo considerando la tragica storia. La forza di questo libro è la veridicità della storia. Tutti e dico TUTTI dovrebbero leggere questo libro almeno una volta nella vita. Troppe volte siamo ignoranti rispetto alle vicende che accadono nel mondo, è giusto capire e conoscere realtà differenti dalle nostre. Questo libro insegna tanto, insegna ad avere una mentalità più aperta e a guardare con occhi diversi certe situazioni. L'autrice interagisce col lettore in una maniera sorprendente, fa leva anche il fatto che la protagonista è poco più che una bambina. La droga è purtroppo una realtà, non dev'essere tabù parlarne e grazie ai libri come questo si potrebbe arrivare a una sensibilità maggiore.

    ha scritto il 

  • 0

    Mah

    Dato che lo scopo del gruppo è quello di condividere le nostre letture lo farò anche io, cogliendo anche l'occasione per presentarmi.
    Sono Chiara e ho appena finito il libro "Noi, i ragazzi dello zoo ...continua

    Dato che lo scopo del gruppo è quello di condividere le nostre letture lo farò anche io, cogliendo anche l'occasione per presentarmi.
    Sono Chiara e ho appena finito il libro "Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino". Che dire? Non lo so. Non ho avuto chissà quale reazione leggendo questo libro che, sinceramente, mi ha lasciato l'amaro in bocca. Ho cercato di pensare, mentre leggevo, che si parlava di una Berlino ancora divisa, di anni in cui la droga, anche se leggera, poteva essere all'ordine del giorno, che non esistevano i media come li intendiamo noi oggi e che, soprattutto, la prostituzione minorile non fa così clamore come oggi, nel senso che al giorno d'oggi ci preoccupiamo molto di più dei diritti dei bambini. Comunque sia, il mio costante pensiero era "Cavolo, a 12 anni entra nel giro degli spinelli e degli acidi e nessuno se ne accorge!". Il fatto che mi ha lasciato l'amaro in bocca è che è una storia vera, con i pensieri e le sensazioni di un genitore vero, non creato dalla mente di qualche autore.

    ha scritto il 

  • 5

    Bello perché vero

    Bello perché vero, nella sua ripugnante realtà. Bello perché scritto in modo duro e reale, ti prende e ti porta con loro, questo gruppo di ragazzi perduti che trovano nella droga un riscatto, una ragi ...continua

    Bello perché vero, nella sua ripugnante realtà. Bello perché scritto in modo duro e reale, ti prende e ti porta con loro, questo gruppo di ragazzi perduti che trovano nella droga un riscatto, una ragione, una sorta di libertà. Non giudica, racconta. E spiega il perché, lo spiega con i fatti, gli avvenimenti, il fascino dei tacchi alti e la voglia di piacere, piacere al ragazzo giusto, quello che poi non potrà amarti abbastanza da difenderti. Da allontanarti. E perché tra i palazzi che odorano di urina, i giochi dei bambini non sono più giochi. La noia prevale e cerchi il tuo posto nel mondo e lo trovi, se vieni abbandonato, solo nella finzione di un gruppo che muore lentamente, forte dei propri segreti.

    ha scritto il 

  • 4

    Una storia esemplare di orrore e di rinascita...

    E' un libro-documento...
    Scaturito da una vicenda veramente accaduta, con uno stile crudo ed essenziale, tipico dei giovani, è la storia di una ragazzina, Cristiane F. che inizia a bucarsi all'età di ...continua

    E' un libro-documento...
    Scaturito da una vicenda veramente accaduta, con uno stile crudo ed essenziale, tipico dei giovani, è la storia di una ragazzina, Cristiane F. che inizia a bucarsi all'età di 13 anni...
    Ella annota nel suo diario stralci della sua esistenza, cominciando dall'infanzia, vissuta in un anonimo casermone con una madre distratta e un padre violento, fino ad arrivare all'età critica, l'adolescenza, in cui frequenta amicizie sbagliate che la condurranno verso il tunnel della droga...
    Un viaggio all'inferno e all'auto-distruzione...in cui si può giungere a estremi di vita al limite della decenza...oppure alla prostituzione solo per procurarsi una dose di eroina...
    Cristiane F. toccherà il fondo prima di essere riagguantata dalla madre e portata in salvo...Nel 1981 viene proposto il film drammatico con l'omonimo titolo, che riscuote molti consensi...anche se risulta crudo e sconvolgente...
    Consiglio vivamente la lettura di questo libro..sopratutto ai genitori, agli educatori e agli adulti in genere...per una conoscenza più approfondita del mondo della droga giovanile..
    Saluti.
    Ginseng666

    ha scritto il 

  • 3

    3.5

    Il rating non è definitivo e potrebbe cambiare.

    È abbastanza complicato parlare di questo romanzo. Non avevo grandi aspettative, ne avevo sentito parlare veramente poco e le persone che lo avevan ...continua

    3.5

    Il rating non è definitivo e potrebbe cambiare.

    È abbastanza complicato parlare di questo romanzo. Non avevo grandi aspettative, ne avevo sentito parlare veramente poco e le persone che lo avevano letto mi avevano solamente anticipato che era un libro di letteratura tedesca diretto ai ragazzini (11-12 anni). Non sono rimasta proprio delusa, dopotutto ripeto che non mi aspettavo nulla, ma non mi ha nemmeno molto colpito.
    Durante la prima parte del romanzo, l'autrice ci racconta la sua infanzia, sicuramente non facilissima e rosea. Leggendola, pensavo di aver compreso le ragioni per il quale Christiane aveva cominciato a drogarsi, eppure non sono proprio riuscita a nascondere e a reprimere lo sgomento che provavo di pagina in pagina.
    Nel momento in cui Christiane (che rivela di non essere ancora nemmeno sviluppata quando inizia il giro) comincia con l'hascisc, l'unica cosa che mi è venuta in mente è stata hai dodici fottuti anni! Al suo posto c'erano le mie cuginette più piccole, le vedevo con la sigaretta ad aspirare e avrei voluto dare alla protagonista tante di quelle mazzate...
    Quello che inizialmente mi era parso un gioco (perché ripeto che non sapevo nulla di questo libro, anzi, nella versione che mi è stata prestata la trama non era nemmeno scritta!) si è trasformato in un vero e proprio tunnel dell'orrore: Christiane passa dall'hascisc (definita una droga per bambini) all'eroina, e sottolineo che aveva soltanto tredici anni. E qui di nuovo la mia infinita voglia di buttare il libro per l'aria, se non fosse stato che seriamente volevo vedere come andava a finire la storia. Il romanzo, però, continua sempre peggio: si passa da semplici sniffate a bucate, per poi arrivare a crisi di astinenza tremende e all'inizio di lungo giro di prostituzione per comprare l'eroina.
    La parte centrale, in cui lei racconta letteralmente tutto ciò che fa in una giornata, è un pochino noiosa, come in generale l'andazzo del libro. Ad un certo punto diventa un continuo mi buco, voglio disintossiccarmi, ci provo, ci riesco, mi ribuco di nuovo e il circolo vizioso continua. In questi momenti davvero pensavo fino a che punto un eroinomane (in questo caso Christiane) possa spingersi.
    Penso che sia un'ottima testimonianza, nel quale vi è anche un barlume di speranza e in cui l'autrice ci dimostra come si può uscire nonostante ormai si sia arrivati al fondo. Se prima non avevo prima nessuna intenzione di provare sigarette, canne e roba del genere (anche se il tabacco non è comunque droga), adesso l la voglia è completamente svanita anzi, penso che vedrò queste situazioni anche in modo diverso. Diciamo che per un ragazzino di undici anni potrebbe anche essere istruttivo, ma a me, oltre a farmi imprecare e a portarmi a riflessione più di una volta, non ha lasciato proprio tantissimo. Si nota che è il frutto di una collaborazione ideata appositamente per lanciare un messaggio positivo: spesso ci sono dei siparietti nel quale parlano la madre di Christiane e alcuni personaggi secondari come i proprietari delle discoteche dove girava l'eroina (dato che questa è una storia vera).
    Ammetto che lo stile non è il massimo, anzi, spesso ci sono degli orrori grammaticali del tipo "a me mi" o "gliela" utilizzato al posto "ce la" (non capisco per quale motivo), e termini tipici di quel mondo (come "andare a rota", che significa avere crisi di astinenza, "sballati", che vuol dire praticamente fatti o "marchette", ovvero prostituirsi).
    Ci sono da fare, però anche delle considerazioni. Il libro è ambientato negli anni '70 e spesso la protagonista dice che sua madre non poteva telefonare alle madri delle sue compagne per chiedere se davvero fosse lì e inoltre vi erano ancora pochi centri di terapia per drogati. Adesso fortunatamente c'è (teoricamente) un maggior controllo e i centri d'accoglienza sono molti di più. Per gli anni '80 (perché il libro è stato pubblicato nel 1978) sarà stato sicuramente una specie di innovazione, qualcosa che fece aprire gli occhi al mondo. Purtroppo oggi si rivelerebbe soltanto come una delle tante testimonianze di persone che ce l'hanno fatta (per fortuna).

    ha scritto il 

  • 3

    3.5

    Il rating non è definitivo e potrebbe cambiare.

    È abbastanza complicato parlare di questo romanzo. Non avevo grandi aspettative, ne avevo sentito parlare veramente poco e le persone che lo avevan ...continua

    3.5

    Il rating non è definitivo e potrebbe cambiare.

    È abbastanza complicato parlare di questo romanzo. Non avevo grandi aspettative, ne avevo sentito parlare veramente poco e le persone che lo avevano letto mi avevano solamente anticipato che era un libro di letteratura tedesca diretto ai ragazzini (11-12 anni). Non sono rimasta proprio delusa, dopotutto ripeto che non mi aspettavo nulla, ma non mi ha nemmeno molto colpito.
    Durante la prima parte del romanzo, l'autrice ci racconta la sua infanzia, sicuramente non facilissima e rosea. Leggendola, pensavo di aver compreso le ragioni per il quale Christiane aveva cominciato a drogarsi, eppure non sono proprio riuscita a nascondere e a reprimere lo sgomento che provavo di pagina in pagina.
    Nel momento in cui Christiane (che rivela di non essere ancora nemmeno sviluppata quando inizia il giro) comincia con l'hascisc, l'unica cosa che mi è venuta in mente è stata hai dodici fottuti anni! Al suo posto c'erano le mie cuginette più piccole, le vedevo con la sigaretta ad aspirare e avrei voluto dare alla protagonista tante di quelle mazzate...
    Quello che inizialmente mi era parso un gioco (perché ripeto che non sapevo nulla di questo libro, anzi, nella versione che mi è stata prestata la trama non era nemmeno scritta!) si è trasformato in un vero e proprio tunnel dell'orrore: Christiane passa dall'hascisc (definita una droga per bambini) all'eroina, e sottolineo che aveva soltanto tredici anni. E qui di nuovo la mia infinita voglia di buttare il libro per l'aria, se non fosse stato che seriamente volevo vedere come andava a finire la storia. Il romanzo, però, continua sempre peggio: si passa da semplici sniffate a bucate, per poi arrivare a crisi di astinenza tremende e all'inizio di lungo giro di prostituzione per comprare l'eroina.
    La parte centrale, in cui lei racconta letteralmente tutto ciò che fa in una giornata, è un pochino noiosa, come in generale l'andazzo del libro. Ad un certo punto diventa un continuo mi buco, voglio disintossiccarmi, ci provo, ci riesco, mi ribuco di nuovo e il circolo vizioso continua. In questi momenti davvero pensavo fino a che punto un eroinomane (in questo caso Christiane) possa spingersi.
    Penso che sia un'ottima testimonianza, nel quale vi è anche un barlume di speranza e in cui l'autrice ci dimostra come si può uscire nonostante ormai si sia arrivati al fondo. Se prima non avevo prima nessuna intenzione di provare sigarette, canne e roba del genere (anche se il tabacco non è comunque droga), adesso l la voglia è completamente svanita anzi, penso che vedrò queste situazioni anche in modo diverso. Diciamo che per un ragazzino di undici anni potrebbe anche essere istruttivo, ma a me, oltre a farmi imprecare e a portarmi a riflessione più di una volta, non ha lasciato proprio tantissimo. Si nota che è il frutto di una collaborazione ideata appositamente per lanciare un messaggio positivo: spesso ci sono dei siparietti nel quale parlano la madre di Christiane e alcuni personaggi secondari come i proprietari delle discoteche dove girava l'eroina (dato che questa è una storia vera).
    Ammetto che lo stile non è il massimo, anzi, spesso ci sono degli orrori grammaticali del tipo "a me mi" o "gliela" utilizzato al posto "ce la" (non capisco per quale motivo), e termini tipici di quel mondo (come "andare a rota", che significa avere crisi di astinenza, "sballati", che vuol dire praticamente fatti o "marchette", ovvero prostituirsi).
    Ci sono da fare, però anche delle considerazioni. Il libro è ambientato negli anni '70 e spesso la protagonista dice che sua madre non poteva telefonare alle madri delle sue compagne per chiedere se davvero fosse lì e inoltre vi erano ancora pochi centri di terapia per drogati. Adesso fortunatamente c'è (teoricamente) un maggior controllo e i centri d'accoglienza sono molti di più. Per gli anni '80 (perché il libro è stato pubblicato nel 1978) sarà stato sicuramente una specie di innovazione, qualcosa che fece aprire gli occhi al mondo. Purtroppo oggi si rivelerebbe soltanto come una delle tante testimonianze di persone che ce l'hanno fatta (per fortuna).

    ha scritto il 

  • 5

    You can translate this review on: http://labibliotecadidrusie.blogspot.it/
    Ho sempre voluto leggere questo libro, ma per alcuni anni ho avuto paura che vi fossero descrizioni troppo forti per me, poi ...continua

    You can translate this review on: http://labibliotecadidrusie.blogspot.it/
    Ho sempre voluto leggere questo libro, ma per alcuni anni ho avuto paura che vi fossero descrizioni troppo forti per me, poi la pila di libri si è ingrossata ed è rimasto sepolto. L'ho riesumato da poco (non perchè la pila sia diminuita, purtroppo) e mi sono decisa.
    E sì, probabilmente, nell'adolescenza mi avrebbe impressionata. per la verità lo ha fatto anche adesso, ma in maniera diversa. A 16-17 anni sicuramente avrei osservato di più la protagonista, Christiane, il modo in cui vive, il suo senso di vuoto e la sua solitudine. Da un lato avrei simpatizzato con il suo bisogno di appartenenza, dall'altro le avrei probabilmente dato della stupida per come si fa fregare dal 'tanto a me non succede'. Perchè io regionavo in maniera opposta. Non sono mai stata di quelle 'tanto io non prendo il vizio; tanto non mi faccio fregare', anzi, ero sicurissima che mi sarebbe bastato toccare una sigaretta per diventare una tabagista incallita, o vedere della droga per morire di overdose tre giorni dopo. Esagerata? Indubbiamente sì, ma sono tuttora ben felice di non aver mai provato nè l'uno, nè l'altro.
    La storia di Christiane, vera, è identica a quella raccontata da tanti altri drogati o ex tali. Come ha iniziato, come ha proseguito, come si è ritrovata a non poterne uscire.
    Perché i meccanismi sono quelli, i ragionamenti, i modi di vedere...
    probabilmente fece scalpore perchè all'epoca se ne parlava poco. Anche nel libro è sottolineata tutta l'impreparazione delle strutture scolastiche e sociali a simili problemi.
    Non so se le cose oggi sono migliorate a livello di assistenza, ma il problema droga esiste ancora.
    Oltre all'indifferenza e all'impreparazione, mi ha colpita molto anche l'età della protagonista e dei suoi amici, Nel mio immaginario (di adolescente e di adulta) i 'drogati' hanno dai 17- 18 anni in avanti, mentre lei inizia attorno ai tredici anni (non ricordo se qualche mese prima o qualche mese dopo averli compiuti). 13 anni. Se la memoria non m'inganna io avevo ancora le Barbie in giro a quell'età.
    Nel libro stesso viene riportato che Babs, un'amica di Christiane, è la più giovane morta di eroina all'epoca: 14 anni.
    proprio mentre scrivevo queste parole seduta in terrazza, ho osservato la tredicnne che abita nel palazzo di fronte. Che a occhio, è uscita con la bici per andarsi a prendere il gelato al bar in fondo alla strada (300 metri). ecco, non riesco a vedercela in quel libro. Non lei in quanto lei, ma lei in quanto ragazzina. Non riesco a vederci neanche i protagonisti stessi, in questo libro. Lo percepisco come qualcosa di profondamente sbagliato. Se non fosse una storia vera, criticherei l'autore per l'età scelta.
    E questo è docuto a ciò che mi ha sconvolta da adulta: l'incoscienza della madre.
    Non sono tanto gli errori che fa nell'affrontare il problema droga: credere alle parole della figlia, pensare di poterla aiutare da sola, convincersi che basti allontanarla dai brutti giri. E' impreparata alla cosa e, come lei, anche la società che dovrebbe darle consigli.
    Ma prima?
    Non solo non coglie il disagio della figlia, ma come tutrice fallisce su tutti i fronti. In giro da sola, fuori la notte, nessun controllo, nessuna sicurezza.
    Al concerto di David Bowie a 14 anni con un amichetto della stessa età. Da sola in pratica. A me manco a quello di Cristina D'Avena m'avrebbero lasciata andare da sola. Iperprotetta? Forse, ma ringrazio di esserlo stata.
    Ma poi... mi chiedo: non lo senti l'odore dei vestiti? Non la noti la faccia di tua figlia?
    Ti viene da chiedere: ma almeno la guardi?
    No. E' evidente di no. Poi cade dal pero quando scopre che ha l'epatite, si droga e fa marchette.
    Probabilmente questo è un libro che andrebbe letto due volte: da adolescenti e da adulti, per poter riflettere da punti di vista diversi su aspetti diversi.
    Forse mi è piaciuto poco lo stile, che al racconto alterna ogni tanto interviste alla madre o estratti dai verbali e dai colloqui. Non mi è piaciuto perchè avviene in maniera troppo sporadica. Avrei preferito o un'impronta più documentaristica con molte più testimonianze esterne a Christiane, o una voce sola dall'inizio alla fine.
    resta comunque un appunto molto marginale.
    Voto: 9/10

    ha scritto il 

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