Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Non è un paese per vecchi

Di

Editore: Einaudi (Super ET)

4.1
(4297)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 251 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Giapponese , Spagnolo , Catalano , Tedesco , Chi tradizionale , Portoghese , Polacco

Isbn-10: 8806188194 | Isbn-13: 9788806188191 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Martina Testa

Disponibile anche come: Copertina rigida

Genere: Crime , Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

Ti piace Non è un paese per vecchi?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Siamo al confine tra Texas e Messico, in un paese che ha abbandonato i vecchi valori per cadere in preda a una violenza cieca e incontrollata. Tale violenza si incarna in Anton Chigurh, un assassino psicopatico munito di un'arma micidiale e di una pericolosa filosofia della giustizia. Il suo avversario, un uomo del passato che non sa farsi una ragione della ferocia del presente, è lo sceriffo Bell. Entrambi sono alla ricerca di Llewelyn Moss, un reduce del Vietnam che mentre cacciava antilopi sul Rio Grande si è ritrovato sul luogo affollato di cadaveri di una battaglia tra narcotrafficanti, e ha colto al volo un'occasione che si è rivelata troppo grande per lui. L'inseguimento si svolge lungo e oltre il confine, in un crescendo di suspense e violenza. Il destino di Moss, erede di tutti i cowboy di McCarthy e dei loro valori di dignità e onore, dipende da quale dei due inseguitori lo troverà per primo.
Ordina per
  • 5

    Bellissimo

    Stile freddo, asciutto e tagliente, dialoghi veloci e concisi, personaggi verosimili. La trama è molto scorrevole e il libro si legge in poco tempo. Un romanzo da tenere stretto. Butto là una sensazio ...continua

    Stile freddo, asciutto e tagliente, dialoghi veloci e concisi, personaggi verosimili. La trama è molto scorrevole e il libro si legge in poco tempo. Un romanzo da tenere stretto. Butto là una sensazione: ingiustamente snobbato dalla critica diventerà un classico.

    ha scritto il 

  • 4

    Tanto terribile, quanto affascinante. Scritto benissimo, secco secco, senza mezzi termini, senza inutilità, ma ben lungi dall'essere sommario o superficiale. Narrazione cinematografica: mentre leggevo ...continua

    Tanto terribile, quanto affascinante. Scritto benissimo, secco secco, senza mezzi termini, senza inutilità, ma ben lungi dall'essere sommario o superficiale. Narrazione cinematografica: mentre leggevo, le immagini si generavano e scorrevano nella testa come davanti a uno schermo. E queste immagini erano così forti che quando vidi il film dei fratelli Cohen, è stato come vedere un'altra versione cinematografica dello stesso libro. Romanzo che si presta a differenti chiavi di lettura. Nel suo genere - ma poi di che genere è un romanzo di questo genere? western, azione, thriller, sociologico, psicologico...- un libro davvero molto bello.

    ha scritto il 

  • 4

    Questo libro non è un thriller. Il thriller c'è...ma è secondario e dal mio punto di vista incompiuto. Questo libro è una riflessione sul dove sta andando la società. LIbro particolare, mi è piaciuto. ...continua

    Questo libro non è un thriller. Il thriller c'è...ma è secondario e dal mio punto di vista incompiuto. Questo libro è una riflessione sul dove sta andando la società. LIbro particolare, mi è piaciuto.

    ha scritto il 

  • 3

    Una immagine dell'America odierna intrisa di violenza e lontana dai valori “pionieristici”: coraggio, onore, ecc. Ben scritto, ma pesantuccio anzichenò.

    ha scritto il 

  • 3

    Meglio non intromettersi!!!

    Si può dire che questo libro cattura l'attenzione del lettore ed emoziona profondamente...
    Un paese che appare carico di promesse ed accattivante è in realtà abitato da delinquenti e con una carica di ...continua

    Si può dire che questo libro cattura l'attenzione del lettore ed emoziona profondamente...
    Un paese che appare carico di promesse ed accattivante è in realtà abitato da delinquenti e con una carica di violenza incredibile...
    In una di queste situazioni paradossali si inserisce il nostro personaggio che non è ricco e ritrovandosi davanti un sacco di soldi appartenuti alla malavita, se ne impossessa, credendo in tal modo di risolvere la sua non certo rosea situazione economica...Questo si rivelerà uno sbaglio madornale per il nostro protagonista, perchè un feroce serial killer inizierà a dargli la caccia per recuperare il bottino, facendo tabula rasa intorno a lui e uccidendo anche coloro che sono suoi amici e che l'hanno aiutato...L'amara fine ci dà un insegnamento crudo: meglio non averci a che fare con i delinquenti e sapersi accontentare dei nostri guadagni anche quando ci sembrano limitati o esigui...l'onestà paga comunque con la serenità e la pace.
    Molto suggestiva ed emozionante la trasposizione cinematografica che rende perfettamente l'idea che lo scrittore voleva trasmettere tramite questo libro.
    Consigliato.
    Saluti.
    Ginseng666

    ha scritto il 

  • 3

    Non mi ha catturata come pensavo... Forse ho sbagliato il momento o forse, avendo già visto l'ottimo film che ne è stato tratto, la curiosità era al minimo... Comunque dell'autore ho letto "Trilogia d ...continua

    Non mi ha catturata come pensavo... Forse ho sbagliato il momento o forse, avendo già visto l'ottimo film che ne è stato tratto, la curiosità era al minimo... Comunque dell'autore ho letto "Trilogia della frontiera" che, benché angosciante, considero un capolavoro.

    ha scritto il 

  • 1

    Del 2005.
    Ero in viaggio e quindi l'ho finito, ma appena ho visto che i dialoghi non sono segnalati dovevo abbandonarlo: una scelta di stile che mi fa subito capire che io e l'autore siamo distanti.
    Q ...continua

    Del 2005.
    Ero in viaggio e quindi l'ho finito, ma appena ho visto che i dialoghi non sono segnalati dovevo abbandonarlo: una scelta di stile che mi fa subito capire che io e l'autore siamo distanti.
    Qui poi la trama fa acqua sin dall'inizio (perché Moss torna indietro?) e prosegue sempre peggio. Così anche le riflessioni perdono di interesse.
    Infine: forse è ambientato nel 1985-1990, ma l'autore non lo dice (l'ho dedotto perché ci sono dei 40enni reduci dal Vietnam) e anche se il libro è del 2005. Non vorrei fosse uno "scarto" di quegli anni tirato fuori all'ultimo momento senza neanche una revisione. Con questa idea ho visto su Wikipedia che dal 1985 al 1992 non ha pubblicato nulla e comincio a pensare di averci azzeccato.

    ha scritto il 

  • 3

    La scrittura di McCarthy mi affascina sempre, ma questo libro mi ha deluso. Lo sviluppo degli avvenimenti sembra quasi affrettato, sia nelle descrizioni che nelle motivazioni di quanto sta accadendo. ...continua

    La scrittura di McCarthy mi affascina sempre, ma questo libro mi ha deluso. Lo sviluppo degli avvenimenti sembra quasi affrettato, sia nelle descrizioni che nelle motivazioni di quanto sta accadendo. Interessante la parte introspettiva di quello che alla fine diventa il protagonista, ma il complesso non mi ha convinto per niente. Se è vero che è un romanzo che deve essere letto ad un livello più profondo del semplice sviluppo della vicenda, è anche vero che questa lascia troppi dubbi.
    Dopo aver letto "la strada" mi aspettavo di più.

    ha scritto il 

  • 3

    Fría violencia y reflexiones morales

    Novela negra ambientada en el profundo Sur de los USA, en la frontera de Texas y México, con un sicario psicópata, un pobre pardillo que quiere cambiar de vida, cárteles de droga mexicanos y un sherif ...continua

    Novela negra ambientada en el profundo Sur de los USA, en la frontera de Texas y México, con un sicario psicópata, un pobre pardillo que quiere cambiar de vida, cárteles de droga mexicanos y un sheriff de los viejos tiempos, honesto y honrado, que se ve superado por la situación. Todo ello en un marco de violencia extrema y de falta de referencias morales.
    La mayor parte del libro se desarrolla en un tono frío, con diálogos simples y escuetos, con muy poca información sobre los personajes y los cambios de escenario. Cuesta seguirlo, pero el tono es brutal, la violencia y la falta de sentimientos hacen que sea una gran historia que te mantiene en tensión. Lo que me descoloca es que mezclado con eso, aparecen pasajes de una profundidad pretenciosa centrados en las reflexiones del viejo Sheriff a punto de retirarse. Una loa continua y amarga a los ”viejos tiempos” y a la época en que América era inocente, deja un tufillo conservador que no se corresponde con el resto del libro. Sobre todo la parte final de libro para mi es bastante decepcionante y fuera de lugar, será que no entiendo la filosofía de Cormac McCarthy.
    La parte de desarrollo de la historia es tan efectiva y tan visual que no me extraña que la película sobre el libro sea tan buena, prácticamente estaba el guion hecho.

    ha scritto il 

  • 5

    Sostiene Mc Kant

    «Kant, dopo aver avuto bisogno di una lunga vita umana per ripulire il suo mantello filosofico dai numerosi pregiudizi che lo insudiciavano, lo ha ignominiosamente imbrattato con la macchia vergognosa ...continua

    «Kant, dopo aver avuto bisogno di una lunga vita umana per ripulire il suo mantello filosofico dai numerosi pregiudizi che lo insudiciavano, lo ha ignominiosamente imbrattato con la macchia vergognosa del male radicale affinché i cristiani siano allettati a baciarne il lembo.»
    (Goethe, lettera a Herder, 1793)

    Non avevo prima, e continuo a non avere, nessuna certezza su McCarthy.
    Nel senso: quando dico a qualche lettore appassionato di Festivaletteratura che ormai vado raramente ad ascoltare gli scrittori, e che quando ci vado spesso si tratta di gente che non ho mai letto, e che gli scrittori che amo non vado apposta a sentirli 1) perché temo che la persona mi deluda, 2) perché quel che voglio sapere di loro è già tutto nei loro libri, be', tutto questo con McCarthy si smentisce.

    Ecco quindi – a titolo di memorandum per me stessa, non di recensione di Non è un paese per vecchi, benché Non è un paese per vecchi mi abbia ispirato queste riflessioni - quel poco che credo di aver capito di McCarthy:

    McCarthy è uno scrittore che scrive in modo roccioso. Non legnoso, che dà sempre fastidio; roccioso, che affatica ma ti scava qualcosa dentro. Infatti, era dalla spaventosa lettura di Elisabeth (Paolo Sortino, ed. Einaudi) che non dovevo prendermi pause così frequenti; pause non da affastellamento di parole, ma da peso morale.

    Uno. McCarthy è uno scrittore metafisico.

    Due. McCarthy vuole essere non tanto un romanziere americano, quanto un profeta biblico.

    Tre. In questo contesto, McCarthy crede nell'esistenza del male, inteso come male metafisico.
    Quindi, per esempio, Anton Chigurh non è un simbolo del male, o la reincarnazione di un diavolo, ma una manifestazione contingente del male metafisico che esiste.
    Ecco perché, a differenza degli psicopatici tutti uguali della maggior parte dei romanzi, lui ci rimane impresso come una marchiatura a fuoco. Non è la paura dello psicopatico che potremmo incontrare, ma dello psicopatico che è dentro di noi.

    Quattro. Allo stesso modo, non c’è spiegazione nel mondo fisico per l’azione completamente inutile e anzi autodistruttiva compiuta da Llewelyn Moss, che dà avvio a questa storia. Infatti, il capitolo in cui suo padre incontra Bell e gli racconta due o tre cose del figlio, è l’unico inutile del romanzo. Ma nella sua inutilità ribadisce un concetto: che, in un mondo dove il bene e il male coesistono fin dall’inizio, non può darsi una spiegazione razionale alle azioni irrazionali degli uomini.

    Diciamo che dal punto teologico cattolico, e a maggior ragione protestante, la sua è una dottrina che non sta assolutamente in piedi. Se il male metafisico esiste, l’uomo non ha più il libero arbitrio, Sant’Agostino regredisce alla fase manichea e tanti saluti alla Bibbia, che piace tanto leggere allo sceriffo Bell e a sua moglie.

    Guarda caso, l’unica fase della filosofia europea in cui la concettualizzazione del male ritorna prepotentemente alla dimensione metafisica pre-agostiniana è quella illuministica e pre-romantica, quando dapprima con Kant (male radicale) e poi con Schelling (Dio coincidentia oppositorum), qualcuno ha il coraggio di guardare in faccia la natura umana e di constatare che, insomma, tanto buonina non è.
    Scandalosamente, come si vede dal commento di Goethe in epigrafe. Era del resto l’epoca della moda di Rousseau e del buon selvaggio. Ah, quanto mi piace quel predicare bene e razzolare male di Rousseau: tanto ammmore, tanta pedagogia, e poi lasciava i figli all’orfanotrofio, l’amante dell’umanità!
    Sinceramente preferisco Kant.

    Forse (senza saperlo, o sì? Non lo so e sarei grata a qualunque anobiano conoscitore di McCarthy che volesse illuminarmi) la pensa come Kant anche McCarthy. Senza rendersi conto che, in questo modo, si finisce dritti fra le braccia del razionalismo religioso e, se si fa ancora un passettino, dell’ateismo. Mah...

    ha scritto il 

Ordina per