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Non è un paese per vecchi

Di

Editore: Einaudi (Super ET)

4.1
(4369)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 251 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Giapponese , Spagnolo , Catalano , Tedesco , Chi tradizionale , Portoghese , Polacco

Isbn-10: 8806188194 | Isbn-13: 9788806188191 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Martina Testa

Disponibile anche come: Copertina rigida

Genere: Crime , Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
Siamo al confine tra Texas e Messico, in un paese che ha abbandonato i vecchi valori per cadere in preda a una violenza cieca e incontrollata. Tale violenza si incarna in Anton Chigurh, un assassino psicopatico munito di un'arma micidiale e di una pericolosa filosofia della giustizia. Il suo avversario, un uomo del passato che non sa farsi una ragione della ferocia del presente, è lo sceriffo Bell. Entrambi sono alla ricerca di Llewelyn Moss, un reduce del Vietnam che mentre cacciava antilopi sul Rio Grande si è ritrovato sul luogo affollato di cadaveri di una battaglia tra narcotrafficanti, e ha colto al volo un'occasione che si è rivelata troppo grande per lui. L'inseguimento si svolge lungo e oltre il confine, in un crescendo di suspense e violenza. Il destino di Moss, erede di tutti i cowboy di McCarthy e dei loro valori di dignità e onore, dipende da quale dei due inseguitori lo troverà per primo.
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  • 4

    "I guai cominciano quando si inizia a passare sopra alla maleducazione. Quando non si sente più dire Grazie e Per favore, vuol dire che la fine è vicina. Le ho detto: E' una cosa che va a toccare ogni ...continua

    "I guai cominciano quando si inizia a passare sopra alla maleducazione. Quando non si sente più dire Grazie e Per favore, vuol dire che la fine è vicina. Le ho detto: E' una cosa che va a toccare ogni strato sociale. L'ha sentita questa espressione, no? Ogni strato sociale. Alla fine si arriva a quella sorta di crollo dell'etica mercantile che lascia la gente morta ammazzata in mezzo al deserto dentro una macchina, e allora è troppo tardi."

    In questa citazione paradossale sta tutto il senso di questo romanzo, altrimenti insensato.
    Da dove si parte per arrivare fino dove arriva Cigurh, da dove si parte per fare in modo che vengano massacrati dei trafficanti di droga che hanno guadagni di milioni di dollari, da dove si parte perché anche chi è considerato onesto lo sia solo perché l'onestà ha un prezzo più alto e basta alzare il tiro perché anche Moss si corrompa.
    Si parte dall'educazione, dai rapporti, dal rispetto, queste sono le cose che vanno coltivate perché non si arrivi al fallimento di una società come quella descritta dall'autore.
    Libro etico, nonostante l'apparenza sia diversa, la violenza è solo l'ultimo stadio della malattia da qui non si torna più indietro.

    ha scritto il 

  • 5

    Un romanzo di movimenti repentini, quelli incerti di chi fugge verso una vita migliore e quelli letali di colui che insegue, spregiudicato e inevitabile. E in questa atmosfera di morte, scorrono pagin ...continua

    Un romanzo di movimenti repentini, quelli incerti di chi fugge verso una vita migliore e quelli letali di colui che insegue, spregiudicato e inevitabile. E in questa atmosfera di morte, scorrono pagine di riflessioni bellissime di uno sceriffo nostalgico di un'epoca diversa, lontana, che forse non è mai esistita.
    Né più né meno, un capolavoro!

    ha scritto il 

  • 3

    In giro - 02 ago 15

    Ho atteso con ansia che questo libro, comprato più di un anno fa, cadesse nella sacca delle letture immediate. Tutti (molti?) ne avevano parlato entusiasticamente. Molti lo avevano poi osannato a vall ...continua

    Ho atteso con ansia che questo libro, comprato più di un anno fa, cadesse nella sacca delle letture immediate. Tutti (molti?) ne avevano parlato entusiasticamente. Molti lo avevano poi osannato a valle del film dei fratelli Cohen (che a me era piaciuto solo parzialmente). Ed ero anche curioso di vedere appunto l’originale di quel film senza speranza sull’America più cruenta. Devo dire che, nella asciutta prosa del romanziere texano, la violenza (americana in genere e della storia in particolare) risalta ancora più fortemente. Inoltre, lo scrittore, utilizzando il soggettivo dello sceriffo che cerca di capire e riunire i bandoli della matassa, dà un risvolto secondo me ancora più amaro alla vicenda. Che i buoni, per quanto ce la mettano tutta, difficilmente riusciranno a prevalere sui cattivi, quando questi sono realmente cattivi. Ed alla fine, lo sceriffo Bell, citando la poesia di W.B. Yeats da cui l’autore tra il titolo, non potrà che andarsene in pensione, commentando che i tempi (odierni, passati) sono sempre violenti, ed il passato non è detto sia migliore del presente, ha solo la dignità di essere stato vissuto (ed ora anche che qualcuno ne parli). Quindi sicuramente, il libro si colloca una spanna sopra al film, dove si rappresenta solo la violenza pura, che i registi poco interesse avevano nel domandarsi da dove viene e dove ci porta. Per il resto, chi ricorda il film, leggendo il libro ne ripercorre la trama, passo dopo passo, magari con qualche consapevolezza in più. Narcotrafficanti si sfidano al confine tra Nuovo Mexico e Texas, lasciando sul terreno molti morti, ed una valigia piena di dollari, che Moss, un cow-boy ignaro e credutosi più furbo, trafuga per “cambiare vita”. Solo lo sceriffo Bell si accorge che c’è qualcosa che non va: e che isola, ad un certo punto, nella presenza della mina vagante, dello psicopatico Chigurh (un Javier Bardem sullo schermo di magistrale effetto). Forse coinvolto nella sparatoria, di sicuro coinvolto nella ricerca della valigia di milioni di dollari. Valigia che è ambita dai narcos messicani, e da trafficanti americani. Nonché in possesso del malcapitato Moss. Che capisce subito dover fuggire lontano per cercare di salvare i soldi. E di far allontanare da lui la moglie, facile elemento di ricatto. Gli americani mettono in campo anche un killer prezzolato. Noi seguiamo la scia delle morti e dei duelli con l’occhio dello sceriffo Bell. Che vede Chigurh sempre in vantaggio su tutti. E con la sua pistola ad aria compressa che serve ad uccidere i vitelli nel mattatoio, Chigurh farà una vera e propria strage. Quando Moss sta per essere preso dai messicani, interviene e fa fuori i messicani. Ha un colloquio con Moss cui promette una strage se non riavrà i soldi. Farà fuori il killer inviato dai trafficanti. E benché ferito, ritrova Moss in un motel, e lo uccide insieme ad una ignara autostoppista che non altra colpa aveva di trovarsi lì. Chigurh recupera quindi la valigia, ma, con la sua mente contorta (male puro, direbbe Cormac, o angelo sterminatore, se seguiamo il filone bunueliano del film) non può fermarsi. Ha promesso strage e strage sarà. Per cui va e uccide anche la moglie di Moss. Come nel film, anche il libro si eclissa su di un incidente di macchina, cui Chigurh esce ferito gravemente ma vivo. Da lì, nel libro ci sono solo le ultime riflessioni dello sceriffo Bell. Quelle che danno spessore al libro, e che portano Bell alle dimissioni. Tutta la vicenda l’avevamo seguita quasi sempre con l’occhio dello sceriffo. E con il suo sguardo arriviamo sulle scene dei crimini, sulle scene costellate di morti. Qualcuno domanda ad un certo punto a Bell perché si accanisca tanto. E qui, sembra che il nostro scrittore non possa che fare un riferimento (velato ma se ne può cogliere il senso) a quel capolavoro di libro giallo che fu “La promessa” di Dürrenmatt. Dove il poliziotto segue all’infinto la possibilità di trovare l’autore di efferati delitti. Qui Bell si avvia su quella strada. Ma lui si che si sente vecchio, lui si che sente il peso del passato, del vissuto. E sceglie di mettersi da parte. Il male, Chigurh, andrà avanti. Qualcun altro, forse, si impegnerà a fermarlo. Infine, un’ultima considerazione: se non avete visto il film, leggete questo libro che con parole crude da corpo alla cattiva anima americana; se invece lo avete visto, leggetelo per recuperare le considerazioni di cui, di tanto in tanto, ci fa partecipi lo sceriffo Bell.
    “Gli diedi ragione sul fatto che la vecchiaia era una brutta cosa e allora lui disse che un vantaggio però ce l’aveva e io chiesi quale. E lui disse non dura molto.” (228)

    ha scritto il 

  • 3

    Per tutto il libro ho letto, anche con interesse, le varie vicende e le riflessioni sul degrato morale della società,delle nuove generazioni, la condanna all'uso della droga... ma il finale non mi è p ...continua

    Per tutto il libro ho letto, anche con interesse, le varie vicende e le riflessioni sul degrato morale della società,delle nuove generazioni, la condanna all'uso della droga... ma il finale non mi è piaciuto.

    Lo stile è asciutto e descrittivo tipico di McCarthy, però ho di gran lunga preferito l'altro suo libro che ho letto : La Strada

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

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    "Penso che quando non si dice più "Grazie" e "Per favore" la fine è vicina."

    Questa è la frase che mi ha colpito di p ...continua

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    "Penso che quando non si dice più "Grazie" e "Per favore" la fine è vicina."

    Questa è la frase che mi ha colpito di più, un po' perché arriva alla fine di un libro di una "crudeltà" unica, un po' perché ti rendi conto che quello che hai appena letto è sì un libro ma è tremendamente attuale, quella frase è come un colpo di fucile in testa sparato da Chigurg:
    ti lascia lì così: imbambolata a pensare che il mondo in cui viviamo a livello di umanità non è molto distante dalle desolate pianure desertiche al confine tra Stati Uniti e Messico in cui si dipana l'inseguimento tra Moss, lo sceriffo e lo psicopatico.
    Non ci sono personaggi positivi, anche lo sceriffo Bell che in teoria dovrebbe essere "il buono" è talmente sfiduciato e negativo che alla fine lascia che sulla sedia elettrica vada l'uomo sbagliato e molla tutto; non c'è spazio per la pietà: Chiurgh li fa fuori tutti, uno dopo l'altro senza la minima esitazione. ("Io non ho nemici, non permetto che esistano") e alla fine se la cava con un incidente d'auto e qualche osso rotto; eppure nonostante dopo la lettura si abbia bisogno di una flebo di ottimismo e di fiducia nel prossimo, è un bel libro, scritto bene, dal ritmo veloce. Molto belli i flussi di coscienza dello sceriffo che introducono ogni capitolo e ci regalano perle di amara saggezza.
    Sono contenta di aver superato il mio personale "blocco" verso questo libro dovuto alla visione traumatica del film.

    ha scritto il 

  • 5

    Vero

    Questa è la realtà, Dura e implacabile. Scritto senza fronzoli e con dialoghi netti questo romanzo è una vera lama che percorre il western moderno. Chigurh, l'assassino, è un personaggio che ho amato ...continua

    Questa è la realtà, Dura e implacabile. Scritto senza fronzoli e con dialoghi netti questo romanzo è una vera lama che percorre il western moderno. Chigurh, l'assassino, è un personaggio che ho amato particolarmente perchè in fondo in fondo tutti vorremmo essere come lui

    ha scritto il 

  • 5

    Una sorta di promessa dentro al cuore

    McCarthy scarnifica la realtà e ce la mostra in tutta la sua violenza. La narrazione è veloce, tesa. A rallentarne il ritmo sono i monologhi di uno dei tre personaggi principali della storia, il vecch ...continua

    McCarthy scarnifica la realtà e ce la mostra in tutta la sua violenza. La narrazione è veloce, tesa. A rallentarne il ritmo sono i monologhi di uno dei tre personaggi principali della storia, il vecchio sceriffo Bell.
    Ancora una volta, dopo La strada, devo constatare, con sorpresa, che ciò che più mi colpisce nei libri di McCarthy non è tanto l’aspetto della violenza insensata dell’uomo e della società, quanto lo spiraglio di speranza (forse altrettanto insensata) che permane tenacemente in sottofondo, che non si arrende e resiste strenuamente alla catastrofe.

    Quando uscivi dalla porta sul retro di quella casa, da un lato trovavi un abbeveratoio di pietra in mezzo alle erbacce. C’era un tubo zincato che scendeva dal tetto e l’abbeveratoio era quasi sempre pieno, e mi ricordo che una volta mi fermai lì, mi accovacciai, lo guardai e mi misi a pensare. Non so da quanto tempo stava lì. Cento anni. Duecento. Sulla pietra si vedevano le tracce dello scalpello. Era scavato nella pietra dura, lungo quasi due metri, largo suppergiù mezzo e profondo altrettanto. Scavato nella pietra a colpi di scalpello. E mi misi a pensare all’uomo che l’aveva fabbricato. Quel paese non aveva mai avuto periodi di pace particolarmente lunghi, a quanto ne sapevo io. Dopo di allora ho letto un po’ di libri di storia e mi che sa che di periodi di pace non ne ha avuto nessuno. Ma quell’uomo si era messo lì con una mazza e uno scalpello e aveva scavato un abbeveratoio di pietra che sarebbe potuto durare diecimila anni. E perché? In cosa credeva quel tizio? Di certo non credeva che non sarebbe mai cambiato nulla. Uno potrebbe anche pensare questo. Ma secondo me non poteva essere così ingenuo. Ci ho riflettuto tanto. Ci riflettei anche dopo essermene andato di lì quando la casa era ridotta a un mucchio di macerie. E ve lo dico, secondo me quell’abbeveratoio è ancora lì. Ci voleva ben altro per spostarlo, ve lo assicuro. E allora penso a quel tizio seduto lì con la mazza e lo scalpello, magari un paio d’ore dopo cena, non lo so. E devo dire che l’unica cosa che mi viene da pensare è che quello aveva una sorta di promessa dentro al cuore. E io non ho certo intenzione di mettermi a scavare un abbeveratoio di pietra. Ma mi piacerebbe essere capace di fare quel tipo di promessa. E’ la cosa che mi piacerebbe più di tutte.

    Forse lo sceriffo Bell è lo sconfitto. O forse ad essere sconfitto è proprio il mondo, che va da un’altra parte.

    ha scritto il 

  • 5

    Bellissimo

    Stile freddo, asciutto e tagliente, dialoghi veloci e concisi, personaggi verosimili. La trama è molto scorrevole e il libro si legge in poco tempo. Un romanzo da tenere stretto. Butto là una sensazio ...continua

    Stile freddo, asciutto e tagliente, dialoghi veloci e concisi, personaggi verosimili. La trama è molto scorrevole e il libro si legge in poco tempo. Un romanzo da tenere stretto. Butto là una sensazione: ingiustamente snobbato dalla critica diventerà un classico.

    ha scritto il 

  • 4

    Tanto terribile, quanto affascinante. Scritto benissimo, secco secco, senza mezzi termini, senza inutilità, ma ben lungi dall'essere sommario o superficiale. Narrazione cinematografica: mentre leggevo ...continua

    Tanto terribile, quanto affascinante. Scritto benissimo, secco secco, senza mezzi termini, senza inutilità, ma ben lungi dall'essere sommario o superficiale. Narrazione cinematografica: mentre leggevo, le immagini si generavano e scorrevano nella testa come davanti a uno schermo. E queste immagini erano così forti che quando vidi il film dei fratelli Cohen, è stato come vedere un'altra versione cinematografica dello stesso libro. Romanzo che si presta a differenti chiavi di lettura. Nel suo genere - ma poi di che genere è un romanzo di questo genere? western, azione, thriller, sociologico, psicologico...- un libro davvero molto bello.

    ha scritto il 

  • 4

    Questo libro non è un thriller. Il thriller c'è...ma è secondario e dal mio punto di vista incompiuto. Questo libro è una riflessione sul dove sta andando la società. LIbro particolare, mi è piaciuto. ...continua

    Questo libro non è un thriller. Il thriller c'è...ma è secondario e dal mio punto di vista incompiuto. Questo libro è una riflessione sul dove sta andando la società. LIbro particolare, mi è piaciuto.

    ha scritto il 

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