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Non è un paese per vecchie

Di

Editore: Feltrinelli

3.7
(152)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 240 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8807171945 | Isbn-13: 9788807171949 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri

Genere: Family, Sex & Relationships , Musica , Social Science

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Descrizione del libro
Loredana Lipperini continua la sua indagine. Dopo Ancora dalla parte delle bambine, un altro libro sul femminile e sulla discriminazione: di genere e anagrafica. Le “bambine” mostravano una società standardizzata. Adesso lo sguardo si sposta su un mondo che non accetta l’invecchiamento. “I vecchi sono numeri. Numeri che ci fanno paura, come quell’uno su tre che riguarda la percentuale di anziani che abiteranno il nostro paese di qui ai prossimi anni. Numeri che, più raramente, ci consolano in una notizia in cronaca regionale, ricordandoci che la vita si è allungata. I vecchi danno fastidio. È sempre stato così: ma adesso, e soprattutto nel nostro paese, avviene qualcosa di diverso. C’è una sola generazione. A new kind of generation. Quella dei cinquanta-sessantenni. Le altre devono adeguarsi. O svanire.”
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  • 3

    sempre giovani e belle!!?

    una riflessione sulle donne attempate e non che purtroppo non hanno spazio nella nostra societa'. se si e' giovani e belle allora si:le porte si aprono(almeno alcune) ma dopo gli anta c'e' spazio ...continua

    una riflessione sulle donne attempate e non che purtroppo non hanno spazio nella nostra societa'. se si e' giovani e belle allora si:le porte si aprono(almeno alcune) ma dopo gli anta c'e' spazio solo per gli uomini. la strada e' ancora luuuunga....per la parita' completa e totale dei due sessi.

    ha scritto il 

  • 4

    Un altro libro intelligente della Lipperini

    Ottima analisi di che cosa vuol dire essere vecchie, del perché lo si rifiuta con tanto accanimento, perché lo si accetta solo a patto di rifugiarsi in un'illusione di gioventú. Da leggere per ...continua

    Ottima analisi di che cosa vuol dire essere vecchie, del perché lo si rifiuta con tanto accanimento, perché lo si accetta solo a patto di rifugiarsi in un'illusione di gioventú. Da leggere per tutte le over 50. Le altre non lo capiscono.

    ha scritto il 

  • 4

    E' un vero piacere intellettuale leggere i libri della Lipperini. I vecchi dovrebbero leggere questo saggio, ma dovrebbero leggerlo soprattutto quelli che non sono vecchi o che si rifiutano di ...continua

    E' un vero piacere intellettuale leggere i libri della Lipperini. I vecchi dovrebbero leggere questo saggio, ma dovrebbero leggerlo soprattutto quelli che non sono vecchi o che si rifiutano di definirsi tali. Avevo bisogno di una lettura così su questo tema.

    ha scritto il 

  • 3

    La prima parte del libro è veramente amara: l’Italia non è un Paese per vecchie ma neanche per vecchi (maschi). La prospettiva di genere è in questo caso secondaria al problema principale: ...continua

    La prima parte del libro è veramente amara: l’Italia non è un Paese per vecchie ma neanche per vecchi (maschi). La prospettiva di genere è in questo caso secondaria al problema principale: viviamo in una società che ripudia la vecchiaia e il pensiero della morte. Soltanto tre stelle perché, dopo “ancora dalla parte delle bambine” mi aspettavo un libro con altrettanti spunti di riflessione e ispirazione. Questo semplicemente ha meno contenuti e meno approfonditi, tanti dati ma poche riflessioni. Mi è piaciuta molto la parte sul tabù della morte. E amo la facilità con cui la Lipperini si muove da un argomento all’altro, usando tanti fatti concreti.

    ha scritto il 

  • 3

    Sarà che la prima parte, sulla vita in Italia dei vecchi, mi ha angosciata tanto, ma mi sembra una fredda statistica, dati che non vengono sviluppati (o meglio, la Lipperini ci dice cosa "non va" in ...continua

    Sarà che la prima parte, sulla vita in Italia dei vecchi, mi ha angosciata tanto, ma mi sembra una fredda statistica, dati che non vengono sviluppati (o meglio, la Lipperini ci dice cosa "non va" in quei dati, ma è come se mettesse sempre più carne a cuocere senza poi tirarne fuori un discorso unico, riassuntivo e che vada oltre i dati). Ho tanto apprezzato la seconda parte (divisione fatta arbitrariamente da me, eh), sulla non-presenza e tentativi di mascherare, nei mass-media, la morte. 3 stelle che per me non è "così così" come dice Anobii ma 7.

    ha scritto il 

  • 3

    non abbiamo nulla da perdere

    I vecchi non hanno futuro, ma sono molto liberi nel presente e in molti abbiamo ancora una inesauribile voglia di cambiare. Titolo ingannevole, presenta un po' disordinatamente problemi sociali ...continua

    I vecchi non hanno futuro, ma sono molto liberi nel presente e in molti abbiamo ancora una inesauribile voglia di cambiare. Titolo ingannevole, presenta un po' disordinatamente problemi sociali ,però ricco di citazioni che invitano ad altre, più consistenti, letture.

    ha scritto il 

  • 0

    Una sera a Bologna e tre tabù: la vecchiaia, il morire, le classi sociali

    Sabato 11 dicembre 2010 abbiamo presentato al Modo Infoshop di Bologna, insieme all’autrice e alla semiologa Giovanna Cosenza, il libro di Loredana Lipperini Non è un paese per vecchie ...continua

    Sabato 11 dicembre 2010 abbiamo presentato al Modo Infoshop di Bologna, insieme all’autrice e alla semiologa Giovanna Cosenza, il libro di Loredana Lipperini Non è un paese per vecchie (Feltrinelli, 2010). La discussione, durata un paio d’ore, ha collegato fra loro tre tabù, tre interdizioni, tre rimozioni che oggi orientano il discorso pubblico. Tre cose di cui si deve parlare il meno possibile: la vecchiaia, il morire e la divisione della società in classi. Per questa “griglia” sono passati molti argomenti: l’omologazione dei corpi e delle facce, l’obbligo sociale a fingersi giovani e a essere stronzi, la demitizzazione dei “fantastici anni ’60″, la raffigurazione (o l’assenza) delle donne anziane nella letteratura, la necessità di ritrovare rituali del morire e del lutto etc. Numerosi i riferimenti, diretti e indiretti, alle lotte in corso, a cominciare – com’è ovvio – da quella degli studenti. Ecco l’audio della serata, diviso in cinque capitoli, ciascuno con il suo abstract. http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=2324

    ha scritto il 

  • 4

    In realtà il paese non è per vecchi in generale, senza distinzioni di genere, semmai, tanto per cambiare, per le donne è un po' peggio. Abbastanza triste vedere quello che ci aspetta, ma nello ...continua

    In realtà il paese non è per vecchi in generale, senza distinzioni di genere, semmai, tanto per cambiare, per le donne è un po' peggio. Abbastanza triste vedere quello che ci aspetta, ma nello stesso tempo aiuta ad essere più indulgenti con i vecchi, quelli veri e più arrabbiati con i finti giovani, che non lasciano spazio a chi giovane lo è veramente. E una consapevolezza: Tutti lì dobbiamo finire.

    ha scritto il 

  • 4

    È un libro sulla vecchiaia, sì, o meglio, più che sulla vecchiaia in sé, su come la nostra società percepisce la vecchiaia. In particolare la vecchiaia delle donne. Loredana Lipperini, ...continua

    È un libro sulla vecchiaia, sì, o meglio, più che sulla vecchiaia in sé, su come la nostra società percepisce la vecchiaia. In particolare la vecchiaia delle donne. Loredana Lipperini, scandagliando fra pubblicità, giornali, riviste e trasmissioni televisive, ci offre uno spaccato sulla rappresentazione della terza età che sarebbe un eufemismo definire agghiacciante. Viaggiando virtualmente tra forum e gruppi facebook, ci si apre uno spiraglio su un intero mondo di giovani che si accaniscono contro i vecchi con una violenza e una ferocia inaudite. In televisione la signora di una certa età è sempre rappresentata come nonna, ovvero attraverso la sua funzione e non attraverso il suo essere. L’uomo anziano appare sempre come un esempio di successo (Giovanni Rana...) o di ottimismo (Euronics, l’ottimismo è il profumo della vita), mentre la donna anziana o parla di candeggina o si cura dei nipoti, non è una persona con una propria identità, è solo una funzione. In altre pubblicità la donna anziana viene usata per negare l’anzianità, creme antirughe, lozioni magiche che ringiovaniscono. Grazie a tutti questi messaggi che ci propina la pubblicità, si è formata nella nostra cultura occidentale una sorta di avversione e fobia verso l’invecchiamento e di conseguenza verso la morte. I vecchi sono relegati negli ospizi, lontani dagli occhi dei giovani che non vogliono vedersi ricordare tutti i giorni quello che un giorno diventeranno anche loro, se sono fortunati.

    Ci si chiede come mai i giovani non facciano più rivoluzioni come una volta, ci si chiede perché i giovani siano così passivi e apatici, ma la risposta forse è più ovvia di quanto potrebbe sembrare, i giovani per quanto mordaci e combattivi possano essere non faranno più la rivoluzione, o almeno non negli anni duemila, semplicemente perché ormai sono la minoranza. Nel Sessantotto i giovani erano la maggioranza della società, bastava unirsi e si poteva rovesciare tutto; oggi i giovani sono la minoranza schiacciata da quella maggioranza che oggi è cinquantenne e sessantenne e che, riposti nel cassetto i sogni hippie, si tiene stretto il proprio posto di lavoro e deplora la passività dei giovani.

    Questo libro è insomma una triste disamina su una società che invecchia alla velocità della luce e che paradossalmente coltiva il mito dell’eterna giovinezza.

    Solo una cosa mi ha lasciata un po’ perplessa. Una parte del libro prende in considerazione la musica metal e la descrive come l’unica musica che ha in sé la concezione e l’idea della morte. Una specie di oasi musicale in cui la morte non è tabù, anzi è il fulcro e il tema della maggior parte dei testi. Su questo sono d’accordo, ma non credo che il metal abbia in sé una consapevolezza della morte come avvenimento e di tutte le conseguenze che comporta, anche solo su chi sopravvive. Io credo che la visione metal della morte sia più una sorta di idea futurista e guerrafondaia piuttosto che una vera consapevolezza esistenziale. Però forse è ignoranza mia e la mia opinione è dettata dai giovani metallari che conosco e che magari non sanno nemmeno distinguere tra black metal e death metal, come del resto nemmeno io so fare.

    ha scritto il 

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