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Non avevo capito niente

Di

Editore: Einaudi (Super ET)

3.8
(4347)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 312 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8806197673 | Isbn-13: 9788806197674 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: eBook

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Humor

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Descrizione del libro
Vincenzo Malinconico è un avvocato napoletano che finge di lavorare per riempire le sue giornate. Divide con altri finti-occupati come lui uno studio arredato con mobili Ikea, chiamati affettuosamente per nome, come fossero persone di famiglia. È stato appena lasciato dalla moglie, ma cerca con ogni mezzo di mantenere un legame con lei e i due figli adolescenti. Un giorno viene improvvisamente nominato difensore d'ufficio di un becchino di camorra detto "Mimmo 'o burzone" e, arrugginito com'è, deve ripassarsi il Bignami di diritto. Ma ce la fa, e questo è solo il primo dei piccoli miracoli che gli capitano. Il secondo si chiama Alessandra: la pm più bella del tribunale, che si innamora di lui e prende a riempirgli la vita e il frigorifero. E intanto Vincenzo riflette sull'amore, la vita, la delinquenza, la musica: su tutto quello che attraversa la sua esistenza e la sua memoria, di deriva in deriva.

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  • 4

    Non c'è niente da fare: Malinconico crea dipendenza. E' troppo arzigogolato, inadatto, impacciato per non risultare irresistibile. E in questa storia ha una spalla impagabile: il guardaspalle camorrista Tricarico, anche lui personaggio stupendo. Un libro che fa anche della filosofia, ma senza pre ...continua

    Non c'è niente da fare: Malinconico crea dipendenza. E' troppo arzigogolato, inadatto, impacciato per non risultare irresistibile. E in questa storia ha una spalla impagabile: il guardaspalle camorrista Tricarico, anche lui personaggio stupendo. Un libro che fa anche della filosofia, ma senza pretese, alla buona. E però ci prende più sì che no.

    ha scritto il 

  • 0

    Scritto molto bene, realistico, simpatico, originale. Una bella scoperta. In alcuni passaggi è un po' troppo introspettivo, tanto che ci si annoia e ci si perde un po', però ti tiene legato fino all'ultima pagina. E poi il protagonista, l'Avv. Malinconico, è un soggettone, spassosissimo. Per non ...continua

    Scritto molto bene, realistico, simpatico, originale. Una bella scoperta. In alcuni passaggi è un po' troppo introspettivo, tanto che ci si annoia e ci si perde un po', però ti tiene legato fino all'ultima pagina. E poi il protagonista, l'Avv. Malinconico, è un soggettone, spassosissimo. Per non parlare degli altri personaggi. Lo consiglio.

    ha scritto il 

  • 4

    Programmazione

    Sapete come si fa, no? Si dice: “leggo questo, poi quello e poi quell'altro. E, se quest'ultimo mi piace, allora leggo quell'altro ancora”. Non fate così? Nemmeno io. Non riesco a rispettare la lista della spesa al supermercato, figuriamoci se seguo una pianificazione culturale di qualche tipo. M ...continua

    Sapete come si fa, no? Si dice: “leggo questo, poi quello e poi quell'altro. E, se quest'ultimo mi piace, allora leggo quell'altro ancora”. Non fate così? Nemmeno io. Non riesco a rispettare la lista della spesa al supermercato, figuriamoci se seguo una pianificazione culturale di qualche tipo. Mi procuro quello che credo mi possa interessare e lo metto da parte, in fondo alle guance, come certi scoiattoli. Poi, rumino e quel che viene, viene.
    Ecco, questo libro di De Silva è stato particolarmente sfigato, perché da quando me lo hanno regalato, un paio d'anni fa, ha girato tutta la casa: è stato avvistato su una mensola, su un davanzale, sul mio comodino, sotto il letto, in una libreria, in un'altra, nel portariviste del cesso e nella camera di un figlio (praticamente un altro cesso). Rischio di smarrimento 5 che di peggio c'è solo Salvini.
    Non sto dicendo niente del libro, lo so. Ma faccio così quando un libro mi è piaciuto molto. Facile essere brillanti quando si è distruttivi, molto più complicato dire qualcosa di utile e divertente su un libro che si porta via il cattivo umore, anzi, fa ridere di gusto e poi fa anche riflettere. Magnifico il protagonista, l'avvocato Malinconico, ancora più belli alcuni personaggi di contorno, come il cane volpino della cooperativa e il camorrista Tricarico. Bella persino Napoli, tanto che, per la prima volta da sempre, mi è venuta voglia di visitarla. Magari, invece di andarci, ci torno, con il prossimo libro di De Silva.

    ha scritto il 

  • 4

    Delizioso

    Impossibile non immedesimarsi in Vincenzo Malinconico, divertentissimo avvocato partenopeo alle prese con una separazione, i figli adolescenti, il lavoro precario, la camorra, insomma "cosucce".
    Ci vuole talento per scrivere un romanzo così ironico, intelligente, profondo. Leggetelo, vi gar ...continua

    Impossibile non immedesimarsi in Vincenzo Malinconico, divertentissimo avvocato partenopeo alle prese con una separazione, i figli adolescenti, il lavoro precario, la camorra, insomma "cosucce".
    Ci vuole talento per scrivere un romanzo così ironico, intelligente, profondo. Leggetelo, vi garantisco giorni di buonumore.
    Consigliato!

    ha scritto il 

  • 4

    Giù il cappello

    Non avevo capito niente è un libro di quelli che parlano a tutti e a tutti i livelli, di quelli che ti dicono sempre qualcosa di diverso e che alla fine ti tirano su di morale, di quelli da comprare. In fretta, possibilmente.
    Per leggere la recensione completa: http://wp.me/p4X9gY-3E

    ha scritto il 

  • 2

    Pareggi - 05 ott 14

    Mi aspettavo qualcosa di meglio dall’esimio De Silva, che mi piaceva la sua scrittura, anche quando non sempre d’alto profilo, nei primi romanzi napoletani, con quei giovani e quegli sguardi che rimanevano impressi. O la scanzonata divagazione sulle donne, gli aeroporti, ed i primi accenni di que ...continua

    Mi aspettavo qualcosa di meglio dall’esimio De Silva, che mi piaceva la sua scrittura, anche quando non sempre d’alto profilo, nei primi romanzi napoletani, con quei giovani e quegli sguardi che rimanevano impressi. O la scanzonata divagazione sulle donne, gli aeroporti, ed i primi accenni di quelle filologie sui testi delle canzoni, che, tutti ormai sanno, mi fecero arrabbiare (così mi rubava un’idea che stavo maturando). O il breve racconto sul mancarsi per caso e ritrovarsi per scelta. Qui, facendo la conoscenza di quel personaggio che lo ha reso famoso al grande pubblico, devo dire che sono rimasto deluso. Forse son io che mi aspettavo degli scatti ironici che non ho trovato, ed a volte invece scoprendo frasi e periodi che mi trovano in netto disaccordo. Siamo qui al primo romanzo dedicato al personaggio di Vincenzo Malinconico (forse la cosa migliore, quel cognome). E seguiamo per 300 pagine le sue elucubrazioni sulla vita e sulle vicende umane, mentre si va svolgendo la trama della sua propria vita. Tuttavia non riesco a trovare, nelle sue parole, l’atteggiamento semi-serio, simpatico, coinvolgente, imbranato come ci vorrebbe ammannire la quarta di copertina. Dov’è, riprendendo sempre la quarta, il giovane Holden in tutto ciò? Credo che Salinger si rivolterà nella tomba se qualcuno glielo dice. Insomma, Vincenzo parla e straparla, attraversa le sue giornate senza mai avere un momento di coscienza vera, di presa sulla realtà. Ci si vuol far credere sia emulo di Mr. Bean, ma forse lo vedrei meglio come epigono di Mr. Magoo. Ad occhi chiusi verso le catastrofi, da cui si salva soltanto per puro culo. Tra una parola e l’altra, tra una corsa all’aeroporto e l’altra, ricostruiamo la sua vita. Avvocato da strapazzo, più dedito alle ingiunzioni di basso profilo che ai grandi dibattimenti (certo, non tutti sono dei Perry Mason), Vin-cenzo è stato lasciato dalla moglie Nives, e sembra patirne la non vicinanza, anche se a momenti alterni hanno ritorni di fiamma (per lo più sessuali). Ha un buon rapporto con la figlia di primo letto della moglie, l’universitaria Alagia (ma da dove viene sto nome?) con cui l’unica cosa che fa è rimpinzarsi di schifezze tra Burger King e catene similari. Ha un figlio con Nives, Alfredo, un po’ stonato, forse gay ma forse no. Sicuramente tendente al masochismo, che spesso viene preso a botte perché va in giro a fare domande ai guappi di quartiere. Non ha un vero studio legale. Si trascina tra le aule dei tribunali a fare cause civiliste. Ha solo un momento di “vera gloria”, quando accetta di fare il patrocinatore gratuito. E gli viene affibbiata la causa di un manovale della camor-ra. Tralasciando le considerazioni che ne fa, mediamente di senso comune, ma che mi lasciano di-scretamente freddo, De Silva tratta la camorra più che altro a guisa di macchietta. Certo, simpatica è la figura del buon Tricarico, che si assume il ruolo di guardaspalle del nostro. Anche lui di scarso profilo, che il massimo è girare in vespa per proteggerlo (ma di chi? Da cosa?). E come appunto un esimio Magoo, riesce a far scarcerare Mimmo ‘o Burzone. Infarcendo di parole ed atteggiamenti fuori luogo tutti i dibattimenti. E non accorgendosi che la libertà, a Mimmo, la danno solo per pedinarlo e poi incastrarlo meglio, lui ed alcuni suoi compari. Intanto fa una discreta figura, almeno esteriormente. Tutto infine ruota sui suoi patemi d’animo. Che mentre all’inizio appunto sbavava per il ritorno di Nives, ad un certo punto si invaghisce, pare ricambiato, della bella Alessandra (e come dargli torto? Il nome è una garanzia). Da qui tormenti ed estasi. Non si capisce perché la bella si debba invaghire del nostro, se non, seguendo le sue parole, perché lui la spiazza sempre dicendo frasi ogni volta fuori luogo. Come se ci fosse una profondità, dietro, che io non vedo. L’amore è cieco, o ci vede benissimo. Fatto sta che il nostro Magoo rintuzza il ritorno di fiamma di Nives e si butta a capofitto nella storia con la bella. Innaffiando il tutto di frasi da Baci Perugina ed altri aforismi di serie B. Ci sono solo due capitoli che un po’ si staccano dalla monotonia e dalla banalità del testo. Quando, appunto, parla di testi, come nelle sue migliori prose. E se la prende prima con l’insulso Gilbert O’Sullivan. E poi con la canzone “Scimmia” di Finardi. Ma dieci pagine non valgono a salvare un libro. Che non capsico come mai possa essere arrivato in finale allo Strega (tra l’altro nell’anno in cui stravinse “La solitudine dei numeri primi” di Giordano). Ed altrettanto misteriosamente, abbia fatto nascere due romanzi successivi (“Mia suocera beve” e “Sono contrario alle emozioni”). Spero che qualcuno mi convinca che sto sbagliando, ma per ora Malinconico dovrà malinconicamente tornare sugli scaffali di librerie altrui. Un’ultima considerazione: in un libro tutto sentenzioso, devo rimarcare che non mi è rimasta impressa neanche una frase. Un caso?

    ha scritto il 

  • 3

    Lessico immediato e qualche volta eccessivo, prosa volutamente sgangherata, un poco sconnessa e disseminata da numerose incidentali, trama insussistente e bizzarra, è un romanzo nel quale si narrano le vicende famigliari e professionali di Vincenzo Malinconico, un avvocatuccio di basso profilo ch ...continua

    Lessico immediato e qualche volta eccessivo, prosa volutamente sgangherata, un poco sconnessa e disseminata da numerose incidentali, trama insussistente e bizzarra, è un romanzo nel quale si narrano le vicende famigliari e professionali di Vincenzo Malinconico, un avvocatuccio di basso profilo che improvvisamente si trova a dover affrontare una difficile e rischiosa situazione giudiziaria. Certo la sua vita non è il massimo del diletto e dell'impegno perché è costretto ad inventare ripieghi e mezzucci per trascorrere le giornate e sbarcare il lunario: la moglie lo ha lasciato, ai figli non mancano problemi e contrarietà che egli stenta a comprendere e di lui si innamora Alessandra Persano, una delle colleghe più belle e avvenenti. Non mancano i passaggi brillanti, le battute divertenti e qualche frammento ironicamente “impegnato”, come nel caso della breve e disincanta disamina sui cantautori italiani della seconda metà degli anni Settanta (“potevano contare su un pubblico sterminato di depressi manierati che non solo imparavano a memoria i loro versi con una dedizione da talebani, ma li cantavano pure”), ma complessivamente il libro, pur non annoiando, non merita grande considerazione.

    ha scritto il 

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