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Non ci sono pesci rossi nelle pozzanghere

Di

Editore: Instar Libri (I dirigibili, 37)

3.8
(65)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 230 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8846101340 | Isbn-13: 9788846101341 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Il mondo di Damian è diviso in due: zingari e non zingari, romane e gagi, dentro e fuori del campo alle porte di Correggio dove ormai da anni è stanziata la sua comunità. C'è Gioele che alleva pesci immaginari nelle pozzanghere, c'è nonno Roman che armeggia con la pipa e, tra un silenzio e l'altro, gli racconta di tempi remoti e luoghi lontani. Quando, un mattino di marzo, Damian si incammina verso il suo primo giorno di scuola, il confine tra le due realtà comincia a incrinarsi; e ci si mette anche la fortuna - la mitica fortuna zingara - che fa sì che due pubblicitari di passaggio scelgano proprio il padre di Damian, Erik, come protagonista della campagna promozionale di una nota marca di trapani elettrici, rendendolo lo zingaro più benestante della zona... Crescere, uscire dal campo e passare sempre più tempo tra i gagi, complici la scuola e il rapporto con la coetanea Elisa, si trasformano in una fuga dalle radici e nella ricerca di una nuova identità, per poi scoprire, a proprie spese, che voler essere altro da ciò che si è rappresenta una scommessa perdente in partenza. È questo il valore dei fogli ingialliti del diario che Roman lascia in eredità al nipote. Perché la memoria è qualcosa da custodire tenacemente dentro di sé: è il peso della nostra storia, e si potrà solamente raccontare.
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  • 4

    Quando non si possono dare 3 stelline e mezzo

    Aggettivo: piacevole.
    La prima parte scorre veloce; nella seconda, gli intermezzi del nonno annoiano ma, a conti fatti, sono gli unici ad accendere una qualche riflessione nel lettore.
    A parer mio, questo libro è un pizzico paradossale ed inverosimile, però ribadisco il concett ...continua

    Aggettivo: piacevole.
    La prima parte scorre veloce; nella seconda, gli intermezzi del nonno annoiano ma, a conti fatti, sono gli unici ad accendere una qualche riflessione nel lettore.
    A parer mio, questo libro è un pizzico paradossale ed inverosimile, però ribadisco il concetto iniziale: piacevole.

    ha scritto il 

  • 3

    La storia, ambientata a cavallo tra gli anni ’80 e ’90, ma con alcune incursioni anche nel passato, di un campo di zingari stabilitosi nella bassa reggiana, più precisamente a Correggio, terra di Ligabue e Tondelli.
    Le loro tradizioni, contraddizioni, ma soprattutto la convivenza con i gagi ...continua

    La storia, ambientata a cavallo tra gli anni ’80 e ’90, ma con alcune incursioni anche nel passato, di un campo di zingari stabilitosi nella bassa reggiana, più precisamente a Correggio, terra di Ligabue e Tondelli.
    Le loro tradizioni, contraddizioni, ma soprattutto la convivenza con i gagi (ovvero tutti quelli che NON sono zingari) e gli stereotipi che negli anni questi gli hanno cucito addosso (alcuni a ragione, tantissimi altri no).
    In particolare vengono narrate le vicende di Damian, primo bambino del campo ad andare a scuola dai gagi e che proprio tra loro passerà sempre più tempo, cercando di costruirsi non senza difficoltà lì la sua vita.
    Marco Truzzi è all’esordio letterario, che tra l’altro gli è valso il Premio Bagutta Opera Prima 2012, con un romanzo agile, semplice e anche ingenuo a tratti (tutti aggettivi usati nella loro accezione più positiva). La storia regge, i flashback sono calibrati e inseriti alla perfezione, i personaggi spesso caratterizzati bene (nonno Roman su tutti), rendendo così la lettura di questo libro molto scorrevole e piacevole.

    http://www.subliminalpop.com/?p=5488

    ha scritto il 

  • 3

    Un'occasione persa

    Mi dispiace bocciare almeno in parte questo libro. Il tema è talmente non convenzionale da meritare una scrittura forse più matura, pur mantenendo la leggerezza che in certi passaggi è necessaria. Il titolo è meraviglioso, va detto, e altrettanto buona è l'intenzione: raccontare un campo nomadi v ...continua

    Mi dispiace bocciare almeno in parte questo libro. Il tema è talmente non convenzionale da meritare una scrittura forse più matura, pur mantenendo la leggerezza che in certi passaggi è necessaria. Il titolo è meraviglioso, va detto, e altrettanto buona è l'intenzione: raccontare un campo nomadi visto dal di dentro, non con la lente di noi "stanziali". Lontano da stereotipi (che a volte ritornano) e in maniera costruttiva (che a volte manca). Resta il desiderio di condividere e tramandare una cultura che continuiamo a ignorare e ad allontanare, e che invece andrebbe capita, o quantomeno conosciuta. Almeno per sapere di che si sta parlando.

    ha scritto il 

  • 4

    Un libro secondo me adatto anche ai giovani adulti. Permette di superare i pregiudizi e di capire che questi non sono mai unilaterali: gagi e nomadi sono facce della stessa medaglia.

    ha scritto il 

  • 3

    Forse eccessivamente indulgente...

    ... verso una realtà come quella "zingara" che sappiamo tutti non essere solo un idilliaco mondo di pacifici intagliatori di sedie che arrotondano con qualche piccola bonaria "questua" ...
    Però è comunque un primo assaggio interessante di una cultura che, al di la di tutti i pregiudizi, può ...continua

    ... verso una realtà come quella "zingara" che sappiamo tutti non essere solo un idilliaco mondo di pacifici intagliatori di sedie che arrotondano con qualche piccola bonaria "questua" ...
    Però è comunque un primo assaggio interessante di una cultura che, al di la di tutti i pregiudizi, può essere comunque ricca ed interessante da esplorare...

    ha scritto il 

  • 4

    Questo libro non mi è piaciuto granchè, racconta una storia abbastanza banale e in un modo abbastanza banale, ma gli ho dato 4 stelline perchè l'ultim pagina, che è un disegno mi ha fatt piangere 5 minuti.

    ha scritto il 

  • 3

    punti di vista diversi

    Libro simpatico che aiuta a vedere la vita attraverso gli occhi di un cosiddetto "zingaro". Purtroppo mi è piaciuta la prima parte ma non la seconda, soprattutto le lunghe parti di intermezzo di diario-storia del nonno del protagonista, che ho trovato troppo fuori dal resto della narrazione e non ...continua

    Libro simpatico che aiuta a vedere la vita attraverso gli occhi di un cosiddetto "zingaro". Purtroppo mi è piaciuta la prima parte ma non la seconda, soprattutto le lunghe parti di intermezzo di diario-storia del nonno del protagonista, che ho trovato troppo fuori dal resto della narrazione e non mi hanno preso per niente (forse anche ben scritte, ma che proprio non ho digerito). Nel complesso quindi, non ne sono rimasto molto contento, dopo la piacevolezza iniziale.

    ha scritto il 

  • 5

    Questo libro ha il suo perché. Ed è scritto bene.
    Questi sono i motivi per cui gli do 5 stelle:
    - perché racconta molte storie, e nel modo che preferisco: attraverso il racconto di qualcuno di quello che la gente fa e dice, e non solo attraverso quello che pensa o che addirittura non ...continua

    Questo libro ha il suo perché. Ed è scritto bene.
    Questi sono i motivi per cui gli do 5 stelle:
    - perché racconta molte storie, e nel modo che preferisco: attraverso il racconto di qualcuno di quello che la gente fa e dice, e non solo attraverso quello che pensa o che addirittura non sa di pensare (w i cantastorie! ʍ gli psicologi da strapazzo!);
    - perché rafforza la mia idea che per scrivere un bel libro non è indispensabile mettere in scena calamità, tragedie, stupri, o dire tante parolacce, casso! (questa frase l'ho scritta prima del finale e dei suoi falò. Ma la lascio, perché il senso rimane).
    - perché tra i camei c'è quello del Liga, che cita quello del Boss. Forse l'autore ha pensato di mettersi in questa proporzione: "Ligabue : Bruce = io : Hornby". Dal mio punto di vista il conto non torna, a vantaggio dell'autore;
    - perché in questo momento che mi punto la sveglia di notte per finire del lavoro in scadenza, l'ho puntata sempre mezz'oretta prima per andare avanti nella lettura. Di questo libro, non degli altri che ho iniziato. Vuol dire che prende, costruisce bene una specie di tensione, insomma;
    - perché mi piacciono i finali aperti;
    - perché a 40 anni continuo a pensare "cosa devo fare?" e ho ancora bisogno di sentirmi dire "che tutto finisce, ma che tutto può ricominciare".

    ha scritto il