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Non conosco il tuo nome

Di

Editore: Neri Pozza (Bloom; 35)

3.7
(389)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 351 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco

Isbn-10: 8854503142 | Isbn-13: 9788854503144 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Stefano Bortolussi

Disponibile anche come: Altri , eBook

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
Tim è un uomo giovane e attraente, e il passare degli anni sembra avergli donato il fascino luminoso e intenso di un attore di teatro. La moglie Jane conserva intatto il suo amore per lui, e attraverso le piccole difficoltà di ogni giorno il loro matrimonio ha acquisito la forza di un vero legame, complice e sentimentale. Nonostante le lunghe ore passate in ufficio, Tim lavora con passione. È socio di un autorevole studio legale di Manhattan, e ciò che fa è importante per i colleghi e per se stesso. A casa, quando la figlia Becka si nasconde dietro la sua chitarra, con i capelli da rasta e un corpo che non ha ancora superato le rotondità paffute dell'infanzia, Tim riesce sempre a donarle le bugie oneste di un padre, convinto che la figlia sia la ragazza più bella del mondo. Tim ama sua moglie, la propria famiglia, il lavoro, la sua casa. Ma un giorno Tim si alza ed esce. Esce dalla casa, dalla famiglia, dall'ufficio, dalla calda dimora degli affetti, dell'amore, della sicurezza. Esce e inizia a camminare. Per non fermarsi mai più. La sua è una malattia che lo spinge a mettersi in marcia senza potersi arrestare, perdendosi nei meandri della città, nelle periferie, nei sobborghi, nelle strade di campagna. Fino a quando, senza forze, come in trance, crolla e si addormenta. Per ritrovarsi privo di memoria in un luogo sconosciuto, e chiamare e implorare la moglie perché lo venga a recuperare. È una malattia senza nome, insinuante, che non lascia scampo.
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    il male di vivere

    Romanzo centrato sulla sofferenza provocata da una malattia sconosciuta che porta Tim, avvocato affermato, a camminare ininterrottamente per molte ore contro la propria volontà e in qualsiasi momento, ...continua

    Romanzo centrato sulla sofferenza provocata da una malattia sconosciuta che porta Tim, avvocato affermato, a camminare ininterrottamente per molte ore contro la propria volontà e in qualsiasi momento, sconvolgendo così la sua vita agiata caratterizzata da un lavoro importante, una bella casa, una moglie che lo ama, una figlia. Direi, meglio, un romanzo centrato sulla "fuga" di Tim dalla propria vita, dal proprio quotidiano. Questa "malattia" che nessun specialista riesce a diagnosticare, allontana Tim dal suo mondo, lo rende solo, apparentemente condannato a vagare, ma nello stesso tempo libero da impegni, costrizioni, regole, abitudini. E' forse questo che Tim inconsciamente vuole? E il rapporto con la moglie così intimo e nello stesso tempo così difficoltoso non ci dà la misura della sua incapacità di affrontare la realtà, nella consapevolezza che la felicità, se esiste, non può durare in eterno?
    Scritto molto bene, ad un certo pinto ho avuto la sensazione di un lieve dilungamento, ma il finale è appassionante e rivelatore. Presto il terzo romanzo di JF.

    ha scritto il 

  • 4

    Metafora della vita vissuta come dipendenza

    Perché non riusciamo a essere felici? Perché seguiamo gli impulsi autodistruttivi che ci allontanano dal nostro benessere?
    Tim, il protagonista ha una malattia stranissima che gli impone di camminar ...continua

    Perché non riusciamo a essere felici? Perché seguiamo gli impulsi autodistruttivi che ci allontanano dal nostro benessere?
    Tim, il protagonista ha una malattia stranissima che gli impone di camminare, di allontanarsi e di andare via senza fermarsi fino allo sfinimento.
    Klum l’aveva battezzata «camminata idiopatica benigna». Tim aveva dovuto cercare idiopatico sul dizionario. «Agg. – Di malattia di cui non si conosce la causa». Aveva qualcosa da ridire anche sulla parola benigna. Forse in termini strettamente clinici, ma se le sue camminate fossero proseguite gli avrebbero rovinato la vita. E cosa c’era di benigno in quello?
    Non è chiaro se sia un problema psichico o fisico, ma d'altronde le cose sono così collegate che non ha molto senso separarle. In ogni caso le conseguenze del suo male sono per lui devastanti. Da avvocato di successo si trasforma in derelitto. E’ una calata negli inferi, che lo porta sempre più in basso, condannato a seguire l’impulso irrefrenabile di andare, andare, andare, sempre in solitudine. Tutto intorno lo avvolge un’America terrificante, ridotta a un susseguirsi ininterrotto di cavalcavia, autostrade, centri commerciali, Mc Donalds, bagni pubblici, pompe di benzina e popolata da gente inospitale e impaurita che lo caccia via come un cane randagio.
    La sua malattia ha reso problematica la vita di sua figlia, che vive l’assenza di un padre e soprattutto quella di sua moglie, una donna che molti sognano di avere al proprio fianco. Disponibile, accogliente, dolce, innamorata, appassionata, disposta ad andarlo a riprendere in macchina ovunque, a qualunque ora del giorno e della notte, per anni e anni. Ogni tanto ha una piccola scossa, un briciolo di autoconservazione , un istinto, un pensiero interiore e pensa che è ancora giovane, bella, attraente, che ancora potrebbe rifarsi un futuro, che ha diritto ad avere qualcuno accanto che la sostenga, con il quale condividere il quotidiano e non solo le pause tra una ricaduta della malattia e l’altra. Ma anche per lei l’impulso autodistruttivo ha la meglio, sente il dovere di aspettare il suo uomo tutta la vita, e finirà i suoi giorni in un modo tristissimo.

    ha scritto il 

  • 3

    Lo sconcerto di fronte a una malattia rara e strana cambia completamente la vita di una famiglia, ma è un altro modo, sicuramente originale, di indagare i rapporti famigliari tipico della narrativa am ...continua

    Lo sconcerto di fronte a una malattia rara e strana cambia completamente la vita di una famiglia, ma è un altro modo, sicuramente originale, di indagare i rapporti famigliari tipico della narrativa americana. Mi ha lasciato un po' perplessa lo stile, troppo trascinato e piatto.

    ha scritto il 

  • 0

    Perplessa

    La storia. Un giovane e brillante avvocato Tim viene colpito da una strana e incomprensibile malattia che lo costringe a lasciare tutto e camminare, camminare, camminare...
    Niente lo può fermare. Né l ...continua

    La storia. Un giovane e brillante avvocato Tim viene colpito da una strana e incomprensibile malattia che lo costringe a lasciare tutto e camminare, camminare, camminare...
    Niente lo può fermare. Né l'amore per la moglie, né le ambizioni lavorative, né il ristoro e le comodità di una vita danarosa.

    Quello che prevale è questa malattia inspiegabile, di cui Tim stesso non conosce il nome, che lo porta ad allontanarsi da tutto e da tutti e a vivere come un accattone ai margini della società.

    Lo svolgimento. L'inizio cattura parecchio. Poi la narrazione diviene ripetitiva. Non accade nulla se non il racconto dell' iterazione dei meccanismi messi in atto da Tim. Fuga, allontanamento dalla casa e dalla famiglia, tentativo di recupero da parte della moglie Jane devota ma spezzata dai comportamenti del marito.

    Quello che mi ha lasciata perplessa. Il voler straziare un po' ad arte il cuore del lettore, che non può rimanere completamente insensibile di fronte ad alcune dinamiche della relazione di coppia che si viene a creare nei casi di accudimento per malattia. La debolezza della trama, la narrazione che parte bene ma si attorciglia su sé stessa e segue rivoli a volte non propriamente lineari. I richiami a troppe situazioni già viste o già descritte in altre opere (richiami a 'Forrest Gump', 'Into The Wild')

    Quello che mi è arrivato. L'amore di una donna e per una donna, la famiglia, la casa, gli agi non necessariamente sono abbastanza.

    Conclusioni. Mi ha fatto pensare, ma non mi ha coinvolto. Mi ha incuriosito, ma non mi ha convinto. Non mi rimane che esprimere un giudizio interlocutorio e dubbioso per un romanzo che sa un po' troppo di 'pot pourri' di già visto... un romanzo che però mi farà guardare qualsiasi vagabondo errante con occhi diversi...

    ha scritto il 

  • 2

    Confermo la mia opinione circa la bravura di Ferris nello scrivere. Però anche questo testo non mi convince. La storia del protagonista che ha una malattia che lo porta a continuare a camminare fino a ...continua

    Confermo la mia opinione circa la bravura di Ferris nello scrivere. Però anche questo testo non mi convince. La storia del protagonista che ha una malattia che lo porta a continuare a camminare fino allo sfinimento è interessante, originale ed è l'occasione per immergersi nel significato della propria vita e delle proprie relazioni. Ma doveva finire molto prima e a un certo punto si ha la sensazione che l'autore abbia allungato troppo il testo facendo così perdere la motivazione alla lettura.

    ha scritto il 

  • 1

    Camminata idiopatica benigna

    O almeno questo era il soggetto, che poteva anche suonarmi attraente vista la mia natura peripatetica, ma per la prima parte, la trama non progredisce e gira su sé stessa rivelandosi meno stimolante d ...continua

    O almeno questo era il soggetto, che poteva anche suonarmi attraente vista la mia natura peripatetica, ma per la prima parte, la trama non progredisce e gira su sé stessa rivelandosi meno stimolante del previsto.
    I capitoletti brevi, comunque, aiutano e si va avanti.
    Poi qualche dubbio sulla struttura, qualche dubbio sulla trama stessa, sui personaggi, e pure sulla scrittura: insomma troppi dubbi, ed un gran senso di inconcludenza.
    Non so neanch'io perché l'ho finito: forse per i capitoletti brevi...

    ha scritto il 

  • 4

    Come il precedente. Scrittura ottima con una buona profondità di pensiero. La storia, però, sebbene lo spunto iniziale sia invitante, seguita a girare su se stessa e a diventare monotona.

    ha scritto il 

  • 5

    "Ciascuno scrutava l'essenziale mistero dell'altro, ma in quei momenti di silenzio si trasmettevano la comprensione di un altro mistero ancora più impossibile: il loro essere insieme, il riconosciment ...continua

    "Ciascuno scrutava l'essenziale mistero dell'altro, ma in quei momenti di silenzio si trasmettevano la comprensione di un altro mistero ancora più impossibile: il loro essere insieme, il riconoscimento reciproco che entrambi avrebbero sopportato le direzioni ribelli che avevano preso e che entrambi, malgrado la loro inviolabile separatezza, sarebbero rimasti."

    ha scritto il 

  • 3

    "ciascuno scrutava l'essenziale mistero dell'altro, ma in quei momenti di silenzio si trasmettevano la comprensione di un altro mistero ancora più impossibile: il loro essere insieme, il riconosciment ...continua

    "ciascuno scrutava l'essenziale mistero dell'altro, ma in quei momenti di silenzio si trasmettevano la comprensione di un altro mistero ancora più impossibile: il loro essere insieme, il riconoscimento reciproco che entrambi avrebbero sopportato le direzioni ribelli che avevano preso e che entrambi, malgrado la loro inviolabile separatezza, sarebbero rimasti."
    (J.Ferris, "Non conosco il tuo nome")

    ha scritto il 

  • 5

    Alla fine ci si accorge che il simbolo di questa storia è uno zaino: un peso sulle spalle attrezzato di dolore e di amore.
    Il messaggio di questo libro non é “l’amore vero vince su tutto”, ma “il dolo ...continua

    Alla fine ci si accorge che il simbolo di questa storia è uno zaino: un peso sulle spalle attrezzato di dolore e di amore.
    Il messaggio di questo libro non é “l’amore vero vince su tutto”, ma “il dolore può travolgere tutto”. E infatti, qui, la sofferenza travolge vite, speranze, desideri, futuro. Qui il dolore si impasta con l’amore fino a diventare una materia unica e indistinguibile.
    Da un certo punto in poi, leggendo, ci si accorge che non vincerà nessuno, che non si compirà la “scelta giusta”, perché essa non esiste. Si seguirà, invece, la via che si sente come la sola possibile per dare senso e dignità a ciò che è incomprensibile e inaccettabile.
    Il confronto con il dolore è una sfida difficilissima per l’uomo, e guardarlo negli occhi è indispensabile per controllarlo. Ma a volte è il dolore che “addomestica” noi, e la sola cosa che resti da fare è proteggere almeno il significato di ciò che ci viene strappato, per proteggere noi stessi. Così, ostinarsi ad amare diventa atto di ribellione, una scelta che sfugge a qualunque giudizio e commento.
    Nessuna traccia di edulcorante in questo libro bellissimo e molto, molto duro, nessun monito, solo la realtà per quella che può diventare, con noi soggetti e oggetti di qualcosa che inceppa il nostro “unico giro di giostra”.
    Cosa ho pensato alla fine? Che l’amore può non vincere, che spesso non vince, ma può lottare fino all’ultimo e perdere sul filo del traguardo, e che perdere può essere meno importante della lotta, e che soffrire è sempre una maledettissima ingiustizia.

    ha scritto il 

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