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Non lasciate che i bambini vadano a loro. Chiesa cattolica e abusi su minori

Di

Editore: Falzea

4.0
(3)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: | Formato: Altri

Isbn-10: 8882963349 | Isbn-13: 9788882963347 | Data di pubblicazione: 

Genere: Education & Teaching , Family, Sex & Relationships , Religion & Spirituality

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    Non c’è bisogno di cavalcare lo scandalo dei preti pedofili per sollevare ondate d'indignazione.

    Non lasciatevi ingannare dal titolo ad effetto. Non si tratta di un pamphlet dall’intento provocatorio, o peggio, di un’operazione commerciale spregiudicata. “Non lasciate che i bambini vadano a loro” non cita casi aberranti e non fa leva sul sensazionalismo. In meno di cento pagine (più una quar ...continua

    Non lasciatevi ingannare dal titolo ad effetto. Non si tratta di un pamphlet dall’intento provocatorio, o peggio, di un’operazione commerciale spregiudicata. “Non lasciate che i bambini vadano a loro” non cita casi aberranti e non fa leva sul sensazionalismo. In meno di cento pagine (più una quarantina di pagine di documenti) Augusto Cavadi, definito “filosofo pratico e teologo laico” da Vito Mancuso, che firma la prefazione, parte dai documenti ufficiali della Chiesa e dalle dichiarazioni pubbliche dei suoi maggiori esponenti per stimolare riflessioni e proporre domande. Non c’è bisogno di cavalcare lo scandalo dei preti pedofili per sollevare ondate di facile indignazione. La pietra dello scandalo c’è, ed è la manifesta vocazione all’insabbiamento sistematico, emersa non tanto dagli atti giudiziari, lasciati sullo sfondo, ma dai documenti ecclesiastici ufficiali. “Per interi decenni è stata preferita l’onorabilità della struttura politica della Chiesa rispetto alla giustizia verso le vittime” sintetizza Mancuso. Le cause relative agli abusi sessuali su minori (ovvero il delitto contro il sesso comandamento del decalogo commesso da un chierico con un minore al di sotto dei 18 anni di età) sono soggette al segreto pontificio, dichiara nel 2001, in un documento pubblico, Joseph Ratzinger, all’epoca prefetto della Congregazione per la dottrina della fede (ex Santo Uffizio). L’autore riprende più volte le tesi di Massimo Introvigne, esperto di religioni, strenuo difensore della gerarchia vaticana, e le “smonta” con argomentazioni non ideologiche.
    Una su tutte: “per quanto sia poco politicamente corretto dirlo – sostiene Introvigne - c’è un dato che va considerato con cautela, ma che è assai più significativo; nell’81% dei casi i sacerdoti accusati di pedofilia sono omosessuali, maschi che abusano di altri maschi”. Un’argomentazione, tra l’altro, ripresa in tempi più recenti dal cardinale Bertone, secondo il quale pedofilia e omosessualità sarebbero collegate. Si tratta di una statistica che lontano dagli ambienti ecclesiastici cessa di essere vera: fuori da seminari e sacrestie, la proporzione di pedofili si ripartisce equamente tra etero ed omosessuali, al punto che una simile tesi è considerata scientificamente senza fondamento, come afferma ad esempio il dottor Tonino Cantelmi, presidente dell’Associazione psicologi e psichiatri cattolici. Il problema, quindi, risiede nelle istituzioni religiose. Quanti sono gli omosessuali all’interno della Chiesa? “Vi sono troppi candidati omosessuali al sacerdozio perché è un’istituzione artificiosa, protetta da una campana di riservatezza” argomenta Cavadi. Il suo libro, molto documentato e privo di livore, suscita riflessioni anche su questo punto: la negazione del desiderio ed il culto della segretezza sono terreni di coltura ideali per lo sviluppo di una doppia morale sessuale, che in tempi di repressione dell’omosessualità conserva il suo appeal, offrendo il paravento discreto di una rispettabilità altrimenti negata. La “normalizzazione” dell’omosessualità, considerata una variante naturale del comportamento umano, potrebbe concorrere a un vistoso calo delle vocazioni. La confusione tra omosessualità e pedofilia, oltre che errata e ideologicamente rivoltante, rischia di far perdere di vista i veri crimini, i reati sessuali contro vittime minorenni e non consenzienti. Al silenzio, sostiene il libro di Cavadi, bisogna opporre la coscienza critica e la libertà di giudizio di chi non rinuncia a fare domande scomode, e a ripeterle finché non otterrà risposta.

    ha scritto il