Non luoghi

Introduzione a una antropologia della surmodernità

Di

Editore: Eleuthera

3.8
(390)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 112 | Formato: Altri

Isbn-10: 8885861547 | Isbn-13: 9788885861541 | Data di pubblicazione:  | Edizione 7

Traduttore: D. Rolland

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Non-narrativa , Filosofia , Scienze Sociali

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Descrizione del libro
Marc Augé prosegue la sua "antropologia del quotidiano" iniziata con "Un etnologo nel metrò" e proseguita in "Ville e tenute", esplorando i nonluoghi, cioè quegli spazi dell'anonimato ogni giorno più numerosi e frequentati da individui simili ma soli. Nonluoghi sono sia le infrastrutture per il trasporto veloce (autostrade, stazioni, aeroporti) sia i mezzi stessi di trasporto (automobili, treni, aerei). Sono nonluoghi i supermercati, le grandi catene alberghiere con le loro camere intercambiabili, ma anche i campi profughi dove sono parcheggiati a tempo indeterminato i rifugiati da guerre e miserie. Il nonluogo è il contrario di una dimora, di una residenza, di un luogo nel senso comune del termine. E al suo anonimato, paradossalmente, si accede solo fornendo una prova della propria identità: passaporto, carta di credito... Nel proporci un'antropologia della "surmodernità", Augé ci introduce anche a una etnologia della solitudine.
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  • 4

    Un modo per annientare il femminino nel luogo, di antica ed ellenica eccellenza (il focolare), di condivisione con il masculino, può essere dotarsi di tv e pc (qualcuno non lo fa?), ponendoli al centro della casa.

    L'esercizio (sano) del dubbio ci può portare, tramite Augé, a considerare l'ipotesi che l'uguaglianza nasca dal riconoscimento dell'altro, e non già soltanto dall'azzeramento delle frontiere. Uno scen ...continua

    L'esercizio (sano) del dubbio ci può portare, tramite Augé, a considerare l'ipotesi che l'uguaglianza nasca dal riconoscimento dell'altro, e non già soltanto dall'azzeramento delle frontiere. Uno scenario possibile, nella sua già concreta degenerazione in atto da tempo, è quello dove il coagulo del potere governa una massa di dormienti consumatori, circondati da una massa più grande di esclusi da ogni consumo. Coaguli del potere che credono di ridurre al grado di non nuocere le contestazioni loro mosse. Come? Con l'operazione d'immagine atta a dismettere apparentemente le frontiere esistenti.
    "... allergiaaa!", cosi avrebbe detto Mike.
    Inflazione conclamata di messaggi e immagini. E il sogno come utopia potrebbe essere l'unica via di scampo. L'umanità è stata omogeneizzata, cancellando l'autonomia evolutiva di qualsiasi gruppo: colonizzare è bello (...).
    L'Africa, così spesso citata a vanvera nelle nostre parole, è ancora depositaria (tra le altre) di una tradizione che pure andrebbe consegnata ai megalomani dormienti, ammesso sappiano farne buon uso: un vecchio che muore è una biblioteca che brucia. Elogio della trasmissione orale dei saperi, e di alcune altre cosette da noi misconosciute.
    La surmodernità è sinonimo di eccesso. Eccesso visibile nella quotidianità, attraverso la folle, diffusa presunzione di tenere tutto sotto controllo, e di sproloquiare nel tentativo di fornire un senso a qualunque cosa. Tutto questo, mentre l’informazione non soltanto manipola e distorce i messaggi, ma pure influenza ben oltre quella che sarebbe la portata oggettiva dell'informazione in sé. Viviamo la surmodernità credendo (in malafede) di osservare il mondo.
    Esiste una prospettiva culturalista delle società che vorrebbe, a torto, non problematizzare più di tanto i caratteri sociali e individuali intrinseci dei vari gruppi umani. Nel frattempo i "nonluoghi", sorta di dissolvitori di storia, identità e relazioni, consegnano la promessa di solitudine individuale, in un quadro di provvisorietà, ai loro frequentatori. Aeroporti, autostrade, supermercati: prescrivono, informano, proibiscono. Chi frequenta i "nonluoghi" è sempre tenuto a dimostrare la propria innocenza: il diritto all'anonimato si ottiene solo cedendo l'accesso alla propria identità. Alcuni dubbi mi sorgono spontanei nel credere possa rivelarsi benefico, terapeutico, abbandonarsi alla passiva serenità indotta da una seppur temporanea perdita della propria identità reale. Il risultato lo indica Augé: solitudine e similitudine. Se ci si trova in un paese sconosciuto, questo non ci appare più tale soltanto in autostrada, nei supermercati, nelle catene d'alberghi. Ciò sembrerebbe significare che, per comodità, una reale volontà conoscitiva possa restare relegata al palo. La differenza esistente tra "passeggero" e "viaggiatore" diviene così incolmabile.
    La conclusione del libro di Augé è, a mio parere, in queste sue parole: "Il nonluogo è il contrario dell'utopia: esso esiste e non accoglie alcuna società organica."...

    ha scritto il 

  • 0

    libro tanto breve quanto difficile.
    o forse semplicemente mi mancano le basi culturali per capirlo davvero.
    non so, forse qualcosina mi è rimasto, ma in generale è stata un'impresa finirlo nonostante ...continua

    libro tanto breve quanto difficile.
    o forse semplicemente mi mancano le basi culturali per capirlo davvero.
    non so, forse qualcosina mi è rimasto, ma in generale è stata un'impresa finirlo nonostante le poche pagine.

    ha scritto il 

  • 3

    non luogo e soggettività

    Un libro molto interessante non solo dal punto di vista
    antropologico ma anche esistenziale.Spesso
    durante la lettura mi veniva in mente una
    frase di John Milton dal Paradiso Perduto
    "...la men ...continua

    Un libro molto interessante non solo dal punto di vista
    antropologico ma anche esistenziale.Spesso
    durante la lettura mi veniva in mente una
    frase di John Milton dal Paradiso Perduto
    "...la mente è il luogo di se stessa e può
    fare di un inferno, un paradiso,
    e di un paradiso,un inferno .....". Siamo noi che diamo un
    valore ai luoghi ...è questo che dovremmo sempre
    ricordare.

    ha scritto il 

  • 0

    Appunti

    "Il globale è il sistema considerato dal punto di vista del sistema stesso: è dunque l'interno; e, sempre da questo punto di vista, il locale è l'esterno. Nel mondo globale, il globale si contrappone ...continua

    "Il globale è il sistema considerato dal punto di vista del sistema stesso: è dunque l'interno; e, sempre da questo punto di vista, il locale è l'esterno. Nel mondo globale, il globale si contrappone al locale come l'interno all'esterno. L'esistenza stessa del locale è quindi instabile per definizione: o il locale è mero duplicato del globale ( a volte si parla di glocale), cancellando di fatto il concetto di frontiera, oppure si perturba il sistema ed è, in tal caso, sancibile, in termini politici, attraverso l'esercizio dell'ingerenza."

    "Nel mondo globale la storia, nel senso di una contestazione del sistema, può arrivare solamente dall'esterno, dal locale. L'ideologia del mondo globale presuppone la cancellazione delle frontiere e delle contestazioni."

    "Il mondo è un'immensa città. È un mondo-città. Tuttavia, è altrettanto vero che ogni grande città è un mondo e persino che ognuna di esse è una ricapitolazione, un riassunto del mondo, con la sua diversità etnica, culturale, religiosa, sociale ed economica. Ritroviamo queste frontiere e divisioni - che a volte tendiamo a dimenticare, presi come siamo dall'affascinante spettacolo della globalizzazione - in un tessuto urbano fortemente variegato e lacerato, dove esse ci appaiono ben evidenti e impietosamente discriminanti. Non a caso a proposito delle città si parla di quartieri difficili, di ghetti, di povertà e sottosviluppo. Oggi una grande metropoli accoglie e divide tutte le varietà e disuguaglianze del mondo. È una città-mondo. Vi si trovano tracce di sottosviluppo proprio come nelle città del terzo mondo vi si trovano quartieri d'affari connessi alla rete mondiale. La città-mondo relativizza o smentisce l'illusione del mondo città in virtù della sua mera esistenza."

    ha scritto il 

  • 4

    Certo, è uno dei libri che hanno segnato, segnano, segneranno questi primi anni del nuovo millennio, l'antropologia della globalizzazione, indubbiamente interessanti le tesi proposte e spesso illumina ...continua

    Certo, è uno dei libri che hanno segnato, segnano, segneranno questi primi anni del nuovo millennio, l'antropologia della globalizzazione, indubbiamente interessanti le tesi proposte e spesso illuminanti, anche se spesso Augé risulta troppo retorico e pomposo nella sua scrittura e di conseguenza è difficile seguirlo in toto nei suoi bellissimi ragionamenti che però diventano estremamente faticosi.
    Una lettura impegnativa, quindi, nonostante le poche pagine, ma che vale indubbiamente la fatica.

    ha scritto il 

  • 4

    E' inquietante, certo, sapere che stiamo navigando in una dmensione di vita dove la dimensione centrale non è più quella iterattiva, ma esperienziale, che esistono luoghi che in realtà sono non luoghi ...continua

    E' inquietante, certo, sapere che stiamo navigando in una dmensione di vita dove la dimensione centrale non è più quella iterattiva, ma esperienziale, che esistono luoghi che in realtà sono non luoghi dove il senso di appartenenza non è più centrale... del resto è il nostro mondo, e Auget ne fa un'analisi che a mio avviso è centrale per stabilkire che cosa è la nostra società e dove sta andando.

    ha scritto il 

  • 5

    Ho letto questo libro da urbanista, non da etnologa e nemmeno da antropologa, e quindi ho avuto delle difficoltà nel primo capitolo, ma se si arriva fino in fondo il quadro si chiarisce.
    Prima di legg ...continua

    Ho letto questo libro da urbanista, non da etnologa e nemmeno da antropologa, e quindi ho avuto delle difficoltà nel primo capitolo, ma se si arriva fino in fondo il quadro si chiarisce.
    Prima di leggere questo libro, davo una connotazione negativa al concetto di nonluogo, come se fosse qualcosa a cui opporsi. Ora ho capito che bisogna "rassegnarsi" all'idea che quasi ogni spazio della contemporaneità è un nonluogo.
    Augé è definitivamente snob. Mi domando come sia possibile che nella parte in cui parla dei viaggiatori (intesi come quelli che si muovono), tralasci totalmente di citare Kerouak.
    Penso che ora questo tema dei nonluoghi sia ancora più forte. Il libro è stato scritto negli anni Novanta, quando ancora non c'erano smartphone e simili. Ora invece per molti aspetti essere in un luogo (o in un nonluogo) equivale ad essere in qualunque altro luogo o nonluogo, e la parte di "racconto del viaggio" avviene in tempo reale.

    Consiglio la lettura di "Disneyland e altri nonluoghi", sempre di Augé, per ritrovarvi degli esempi reali che possono aiutare a capire.
    Ci attacco pure un rimando a "Junkspace", di Rem Koolhaas, in cui gli stessi temi vengono trattati dall'interno, dal punto di vista di uno degli architetti più iconici della contemporaneità.

    ha scritto il 

  • 0

    Per i carciofi

    In cassa all'ipercoop una cliente non ha pesato i carciofi quindi non c'è l'etichetta col codice a barre quindi la cassiera è in imbarazzo
    allora chiede alla cliente: sono i carciofi (e dice un nome)? ...continua

    In cassa all'ipercoop una cliente non ha pesato i carciofi quindi non c'è l'etichetta col codice a barre quindi la cassiera è in imbarazzo
    allora chiede alla cliente: sono i carciofi (e dice un nome)? e la cliente, mah forse. La cassiera si gira e mostra il sacchettino trasparente all'altra cassiera e le chiede una consulenza.
    L'altra cassiera dice chissà. Arriva intanto (nel mentre) la signorina-ipercoop-sui-pattini (con cuffiette) prende il sacchettino, ci guarda bene, poi dice ma questi sono senza spine (mi sembra). E la cliente: sì.
    Ah, dice la signorina-ipercoop-sui-pattini (calze a quadrati Mondrian) e spara un codice per la cassa.

    A un certo punto la seconda cassiera ha guardato nella mia direzione, quando si era ancora in alto mare nella fase di riconoscimento dei carciofi, ma io mi sono ben guardato non solo dall'intervenire ma anche dal dare l'impressione di voler intervenire.

    Io so bene che conoscere riconoscere e disconoscere sono fasi complicate della vita umana. Il mondo vegetale ortofrutticolo è ancora più complicato. L'ultimo agrimensore qualificato, di cui si serba memoria, sapeva tutto ma non gli è servito.

    ha scritto il 

  • 4

    Antropologia spaziale !

    ( Luogo- Spazio-Nonluogo )

    Ci troviamo di fronte ad un manuale d'antropologia sociale, o meglio di etnologia, intenso e leggero, dove Augè singolarmente accosta alle riflessi ...continua

    Antropologia spaziale !

    ( Luogo- Spazio-Nonluogo )

    Ci troviamo di fronte ad un manuale d'antropologia sociale, o meglio di etnologia, intenso e leggero, dove Augè singolarmente accosta alle riflessioni derivanti dall'esperienza empirica ( basi fondanti di ogni studio antropologico ) numerosi e colti riferimenti al lavoro di altri filosofi ed antropologi, ottenendo così un saggio di genere, atipico, molto interessante, forse a tratti vagamente ostico ( a causa dell' alto contenuto citazionale ) per un non adetto ai lavori.
    Dapprima l'autore chiarisce cosa sia per lui l'antropologia, ovvero una scienza sociale che " si occupa, nel presente ( a differenza della storia ), della questione dell'altro "; dove "l'altro" è inteso secondo la definizione che Marcel Mauss da dell'uomo moderno nella sua totalità, simile agli uomini delle società arcaiche o arretrate.
    Fatto ciò Augè procede ad illustarre il concetto di nonluogo come prodotto della società della surmodernità. Il neologisno surmodernità, da lui creato, sta ad indicare quell'insieme di fenomeni sociali, intelletuali ed economici propri delle società moderne, intesi come ulteriore evoluzione rispetto al postmodernismo, o come li definisce lui " il dritto di una medaglia di cui la postmodernità ci presenta solo il rovescio, il positivo di un negativo".
    La surmodernità è definita attraverso l'eccesso nelle sue tre accezioni di eccesso di tempo, eccesso di spazio ed eccesso di ego. L'eccesso di tempo scaturisce da una difficoltà a concepire il tempo stesso causata dalla sovrabbondanza d'avvenimenti e di inpout propri del mondo contemporaneo. L'eccesso di spazio ha due aspetti distinti e correlati: da un lato la visione del mondo come più piccolo in seguito alla conquista dello spazio, dall'altro il suo rimpicciolimento, o maggior fruibilità, dato dallo sviluppo dei mezzi di trasporto rapido. L'eccesso di ego si palesa quando l'individuo si considera un mondo a sè, interprete di sè stesso e della realtà che lo circonda.
    Soprattutto attraverso gli ultimi due tipi di eccesso la surmodernità è prodruttice di nonluoghi antropologici, incapace di integrare in sè i luoghi storici intesi come identitari, relazionali e storici.
    Nasce così il concetto di Nonluogo, nuovo oggetto di studio per l'antropologo, con cui si indicano due realtà completamentari ma distinte: gli spazi costituiti in rapporto a certi fini ( trasporto, transito, commercio,tempo libero ) e il rapporto che gli individui intrattengono con questi spazi.

    " .... luogo e nonluogo sono polarità sfuggenti, il primo non è mai completamente cancellato e il secondo non si compie mai totalmente ".

    Nonlughi sono tutte le vie e i mezzi di trasporto, i ristoranti in franchising, i centri commerciali, le catene di negozi ecc... tutti luoghi di passaggio caratterizzati da un individualismo solitario e da una precaria relazionabilità verso il prossimo; massimo esempio, in questo senso, di nonluogo è la rete, regno per antonomasia dell'individualismo e delle relazioni interpersonali atipiche.
    Il concetto del libro che più mi ha colpito, espresso magistralmente nel prologo, è quella sensazione d'atipica libertà che ci avvolge ogni qual volta transitiamo in un nonluogo, sia esso fisico o digitale. Ci sentiamo liberi, circondati da un sentimento d'avventura e di scoperta, quasi in una condizione di anonimato, nonostante per accedere al nonluogo è pressochè sicuro che abbiamo dovuto identificarci ( attraverso documenti d'identità, codice PIN, tickets, bancomat ecc...). Ciò è dovuto al fatto che, anche se abbiamo dovuto identificarci, non dovendo relazionarci direttamente con persone conosciute abbiamo la possibilità di esplorare un mondo in cui nessuno ha un'idea preconcetta di chi siamo e dove ci sentiamo liberi dal fardello del giudizio altrui. Ervin Goffman avrebbe detto che nei nonluoghi abbiamo la possibiltà di cambiare il personaggio che quotidianamente interpretiamo all'interno di quella recita perenne che è la vita di relazione.

    ha scritto il