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Non luoghi

Introduzione a una antropologia della surmodernità

Di

Editore: Eleuthera

3.8
(371)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 112 | Formato: Altri

Isbn-10: 8885861547 | Isbn-13: 9788885861541 | Data di pubblicazione:  | Edizione 7

Traduttore: D. Rolland

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Non-fiction , Philosophy , Social Science

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Descrizione del libro
Marc Augé prosegue la sua "antropologia del quotidiano" iniziata con "Un etnologo nel metrò" e proseguita in "Ville e tenute", esplorando i nonluoghi, cioè quegli spazi dell'anonimato ogni giorno più numerosi e frequentati da individui simili ma soli. Nonluoghi sono sia le infrastrutture per il trasporto veloce (autostrade, stazioni, aeroporti) sia i mezzi stessi di trasporto (automobili, treni, aerei). Sono nonluoghi i supermercati, le grandi catene alberghiere con le loro camere intercambiabili, ma anche i campi profughi dove sono parcheggiati a tempo indeterminato i rifugiati da guerre e miserie. Il nonluogo è il contrario di una dimora, di una residenza, di un luogo nel senso comune del termine. E al suo anonimato, paradossalmente, si accede solo fornendo una prova della propria identità: passaporto, carta di credito... Nel proporci un'antropologia della "surmodernità", Augé ci introduce anche a una etnologia della solitudine.
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    Appunti

    "Il globale è il sistema considerato dal punto di vista del sistema stesso: è dunque l'interno; e, sempre da questo punto di vista, il locale è l'esterno. Nel mondo globale, il globale si contrappone al locale come l'interno all'esterno. L'esistenza stessa del locale è quindi instabile per defini ...continua

    "Il globale è il sistema considerato dal punto di vista del sistema stesso: è dunque l'interno; e, sempre da questo punto di vista, il locale è l'esterno. Nel mondo globale, il globale si contrappone al locale come l'interno all'esterno. L'esistenza stessa del locale è quindi instabile per definizione: o il locale è mero duplicato del globale ( a volte si parla di glocale), cancellando di fatto il concetto di frontiera, oppure si perturba il sistema ed è, in tal caso, sancibile, in termini politici, attraverso l'esercizio dell'ingerenza."

    "Nel mondo globale la storia, nel senso di una contestazione del sistema, può arrivare solamente dall'esterno, dal locale. L'ideologia del mondo globale presuppone la cancellazione delle frontiere e delle contestazioni."

    "Il mondo è un'immensa città. È un mondo-città. Tuttavia, è altrettanto vero che ogni grande città è un mondo e persino che ognuna di esse è una ricapitolazione, un riassunto del mondo, con la sua diversità etnica, culturale, religiosa, sociale ed economica. Ritroviamo queste frontiere e divisioni - che a volte tendiamo a dimenticare, presi come siamo dall'affascinante spettacolo della globalizzazione - in un tessuto urbano fortemente variegato e lacerato, dove esse ci appaiono ben evidenti e impietosamente discriminanti. Non a caso a proposito delle città si parla di quartieri difficili, di ghetti, di povertà e sottosviluppo. Oggi una grande metropoli accoglie e divide tutte le varietà e disuguaglianze del mondo. È una città-mondo. Vi si trovano tracce di sottosviluppo proprio come nelle città del terzo mondo vi si trovano quartieri d'affari connessi alla rete mondiale. La città-mondo relativizza o smentisce l'illusione del mondo città in virtù della sua mera esistenza."

    ha scritto il 

  • 4

    Certo, è uno dei libri che hanno segnato, segnano, segneranno questi primi anni del nuovo millennio, l'antropologia della globalizzazione, indubbiamente interessanti le tesi proposte e spesso illuminanti, anche se spesso Augé risulta troppo retorico e pomposo nella sua scrittura e di conseguenza ...continua

    Certo, è uno dei libri che hanno segnato, segnano, segneranno questi primi anni del nuovo millennio, l'antropologia della globalizzazione, indubbiamente interessanti le tesi proposte e spesso illuminanti, anche se spesso Augé risulta troppo retorico e pomposo nella sua scrittura e di conseguenza è difficile seguirlo in toto nei suoi bellissimi ragionamenti che però diventano estremamente faticosi. Una lettura impegnativa, quindi, nonostante le poche pagine, ma che vale indubbiamente la fatica.

    ha scritto il 

  • 4

    E' inquietante, certo, sapere che stiamo navigando in una dmensione di vita dove la dimensione centrale non è più quella iterattiva, ma esperienziale, che esistono luoghi che in realtà sono non luoghi dove il senso di appartenenza non è più centrale... del resto è il nostro mondo, e Auget ne fa u ...continua

    E' inquietante, certo, sapere che stiamo navigando in una dmensione di vita dove la dimensione centrale non è più quella iterattiva, ma esperienziale, che esistono luoghi che in realtà sono non luoghi dove il senso di appartenenza non è più centrale... del resto è il nostro mondo, e Auget ne fa un'analisi che a mio avviso è centrale per stabilkire che cosa è la nostra società e dove sta andando.

    ha scritto il 

  • 5

    Ho letto questo libro da urbanista, non da etnologa e nemmeno da antropologa, e quindi ho avuto delle difficoltà nel primo capitolo, ma se si arriva fino in fondo il quadro si chiarisce.
    Prima di leggere questo libro, davo una connotazione negativa al concetto di nonluogo, come se fosse qualcosa ...continua

    Ho letto questo libro da urbanista, non da etnologa e nemmeno da antropologa, e quindi ho avuto delle difficoltà nel primo capitolo, ma se si arriva fino in fondo il quadro si chiarisce. Prima di leggere questo libro, davo una connotazione negativa al concetto di nonluogo, come se fosse qualcosa a cui opporsi. Ora ho capito che bisogna "rassegnarsi" all'idea che quasi ogni spazio della contemporaneità è un nonluogo. Augé è definitivamente snob. Mi domando come sia possibile che nella parte in cui parla dei viaggiatori (intesi come quelli che si muovono), tralasci totalmente di citare Kerouak. Penso che ora questo tema dei nonluoghi sia ancora più forte. Il libro è stato scritto negli anni Novanta, quando ancora non c'erano smartphone e simili. Ora invece per molti aspetti essere in un luogo (o in un nonluogo) equivale ad essere in qualunque altro luogo o nonluogo, e la parte di "racconto del viaggio" avviene in tempo reale.

    Consiglio la lettura di "Disneyland e altri nonluoghi", sempre di Augé, per ritrovarvi degli esempi reali che possono aiutare a capire. Ci attacco pure un rimando a "Junkspace", di Rem Koolhaas, in cui gli stessi temi vengono trattati dall'interno, dal punto di vista di uno degli architetti più iconici della contemporaneità.

    ha scritto il 

  • 0

    Per i carciofi

    In cassa all'ipercoop una cliente non ha pesato i carciofi quindi non c'è l'etichetta col codice a barre quindi la cassiera è in imbarazzo
    allora chiede alla cliente: sono i carciofi (e dice un nome)? e la cliente, mah forse. La cassiera si gira e mostra il sacchettino trasparente all'altra cassi ...continua

    In cassa all'ipercoop una cliente non ha pesato i carciofi quindi non c'è l'etichetta col codice a barre quindi la cassiera è in imbarazzo allora chiede alla cliente: sono i carciofi (e dice un nome)? e la cliente, mah forse. La cassiera si gira e mostra il sacchettino trasparente all'altra cassiera e le chiede una consulenza. L'altra cassiera dice chissà. Arriva intanto (nel mentre) la signorina-ipercoop-sui-pattini (con cuffiette) prende il sacchettino, ci guarda bene, poi dice ma questi sono senza spine (mi sembra). E la cliente: sì. Ah, dice la signorina-ipercoop-sui-pattini (calze a quadrati Mondrian) e spara un codice per la cassa.

    A un certo punto la seconda cassiera ha guardato nella mia direzione, quando si era ancora in alto mare nella fase di riconoscimento dei carciofi, ma io mi sono ben guardato non solo dall'intervenire ma anche dal dare l'impressione di voler intervenire.

    Io so bene che conoscere riconoscere e disconoscere sono fasi complicate della vita umana. Il mondo vegetale ortofrutticolo è ancora più complicato. L'ultimo agrimensore qualificato, di cui si serba memoria, sapeva tutto ma non gli è servito.

    ha scritto il 

  • 4

    Antropologia spaziale !


    ( Luogo- Spazio-Nonluogo )


    Ci troviamo di fronte ad un manuale d'antropologia sociale, o meglio di etnologia, intenso e leggero, dove Augè singolarmente accosta alle riflessioni derivanti dall'esperienza empirica ( basi fondanti di ogni studio antropologico ...continua

    Antropologia spaziale !

    ( Luogo- Spazio-Nonluogo )

    Ci troviamo di fronte ad un manuale d'antropologia sociale, o meglio di etnologia, intenso e leggero, dove Augè singolarmente accosta alle riflessioni derivanti dall'esperienza empirica ( basi fondanti di ogni studio antropologico ) numerosi e colti riferimenti al lavoro di altri filosofi ed antropologi, ottenendo così un saggio di genere, atipico, molto interessante, forse a tratti vagamente ostico ( a causa dell' alto contenuto citazionale ) per un non adetto ai lavori. Dapprima l'autore chiarisce cosa sia per lui l'antropologia, ovvero una scienza sociale che " si occupa, nel presente ( a differenza della storia ), della questione dell'altro "; dove "l'altro" è inteso secondo la definizione che Marcel Mauss da dell'uomo moderno nella sua totalità, simile agli uomini delle società arcaiche o arretrate. Fatto ciò Augè procede ad illustarre il concetto di nonluogo come prodotto della società della surmodernità. Il neologisno surmodernità, da lui creato, sta ad indicare quell'insieme di fenomeni sociali, intelletuali ed economici propri delle società moderne, intesi come ulteriore evoluzione rispetto al postmodernismo, o come li definisce lui " il dritto di una medaglia di cui la postmodernità ci presenta solo il rovescio, il positivo di un negativo". La surmodernità è definita attraverso l'eccesso nelle sue tre accezioni di eccesso di tempo, eccesso di spazio ed eccesso di ego. L'eccesso di tempo scaturisce da una difficoltà a concepire il tempo stesso causata dalla sovrabbondanza d'avvenimenti e di inpout propri del mondo contemporaneo. L'eccesso di spazio ha due aspetti distinti e correlati: da un lato la visione del mondo come più piccolo in seguito alla conquista dello spazio, dall'altro il suo rimpicciolimento, o maggior fruibilità, dato dallo sviluppo dei mezzi di trasporto rapido. L'eccesso di ego si palesa quando l'individuo si considera un mondo a sè, interprete di sè stesso e della realtà che lo circonda. Soprattutto attraverso gli ultimi due tipi di eccesso la surmodernità è prodruttice di nonluoghi antropologici, incapace di integrare in sè i luoghi storici intesi come identitari, relazionali e storici. Nasce così il concetto di Nonluogo, nuovo oggetto di studio per l'antropologo, con cui si indicano due realtà completamentari ma distinte: gli spazi costituiti in rapporto a certi fini ( trasporto, transito, commercio,tempo libero ) e il rapporto che gli individui intrattengono con questi spazi.

    " .... luogo e nonluogo sono polarità sfuggenti, il primo non è mai completamente cancellato e il secondo non si compie mai totalmente ".

    Nonlughi sono tutte le vie e i mezzi di trasporto, i ristoranti in franchising, i centri commerciali, le catene di negozi ecc... tutti luoghi di passaggio caratterizzati da un individualismo solitario e da una precaria relazionabilità verso il prossimo; massimo esempio, in questo senso, di nonluogo è la rete, regno per antonomasia dell'individualismo e delle relazioni interpersonali atipiche. Il concetto del libro che più mi ha colpito, espresso magistralmente nel prologo, è quella sensazione d'atipica libertà che ci avvolge ogni qual volta transitiamo in un nonluogo, sia esso fisico o digitale. Ci sentiamo liberi, circondati da un sentimento d'avventura e di scoperta, quasi in una condizione di anonimato, nonostante per accedere al nonluogo è pressochè sicuro che abbiamo dovuto identificarci ( attraverso documenti d'identità, codice PIN, tickets, bancomat ecc...). Ciò è dovuto al fatto che, anche se abbiamo dovuto identificarci, non dovendo relazionarci direttamente con persone conosciute abbiamo la possibilità di esplorare un mondo in cui nessuno ha un'idea preconcetta di chi siamo e dove ci sentiamo liberi dal fardello del giudizio altrui. Ervin Goffman avrebbe detto che nei nonluoghi abbiamo la possibiltà di cambiare il personaggio che quotidianamente interpretiamo all'interno di quella recita perenne che è la vita di relazione.

    ha scritto il 

  • 4

    Nel non molto lontano, 1992, venne pubblicato in Italia un libro, dal titolo particolare ed al tempo stesso pieno di discreto interesse, dal titolo “nonluoghi”, scritto proprio così, tutto attaccato. L’autore, un etnologo francese distintosi per ricerche e scritti sul continente africano, ed in p ...continua

    Nel non molto lontano, 1992, venne pubblicato in Italia un libro, dal titolo particolare ed al tempo stesso pieno di discreto interesse, dal titolo “nonluoghi”, scritto proprio così, tutto attaccato. L’autore, un etnologo francese distintosi per ricerche e scritti sul continente africano, ed in particolare su alcune tribù del centro Africa, con questo libro ha inaugurato l’interesse per lo studio antropologico delle “società complesse”, quelle società insomma in cui vive l’occidente ed il cosiddetto occidentale. Ma l’interesse per questo testo dell’etnologo francese Marc Augè non è rivolto tanto all’occidentale in quanto tale, ma a determinati luoghi di “transito” in cui quest’ultimo si trova a stare. Questi sono detti per l’appunto “nonluogi”. Ma cosa caratterizza un luogo da un "non luogo"? Il luogo, da un punto di vista antropologico, è segnato da una storia, da relazioni tra gli individui, dall’essere luoghi abitati e vissuti in diversi aspetti. Di fronte al luogo l’individuo può riconoscersi, identificarsi, creare relazioni con gli individui che abitano quello stesso luogo, relazioni stabili ed il più possibile durature, così come stabili e durature sono le esistenze che vi fanno parte. Contrariamente a ciò, quindi, viene definito non luogo tutti quei posti in cui mancano queste caratteristiche, spesso identificati con luoghi di passaggio come aeroporti, autostrade, svincoli, ipermercati. Chi passa per il non luogo sa che l’esperienza in quel particolare posto è precaria, provvisoria, senza alcuna possibilità di mettere radici, assolutamente impersonale. Mentre i luoghi hanno un passato ed un futuro, i non luoghi sono tutto incentrati sul presente, dilatando il momento fino a far scomparire, negandone la possibilità, di un futuro ed ancor meno di un passato. Il non luogo nessuno lo abita, ma tutti ci transitano. I luoghi hanno spesso riferimenti non solo storici, ma anche sacri, luoghi di culto in cui i fedeli si rivedono. Cosa non pensabile per i non luoghi. C’è da precisare poi che lo spazio intercorrente tra luogo e non luogo non ha dei limiti ben precisi, ma spesso esistono delle sfumature tra i due aspetti. Questo può significare che i non luoghi sono sempre più presenti nelle nostre società, e caratterizzano sempre più le nostre vite. Lo spazio asettico, secondo Marc Augè, fa sempre più parte del nostro mondo, e caratterizza la mancanza di legami affettivi veri, lasciando spazio solo a relazione virtuali. Gli individui sono sempre più anonimi, relegati ad uno spazio puramente simbolico, che forse rappresenta l’unico legame esistente. L’individuo, quindi, come detto prima, viene sempre più de individualizzato. Per capire l’attualità d questo libro, oltre a fare un viaggio nelle metropoli moderne e registrare la vita dei propri abitanti, basterebbe vedere il numero di quelle persone che lasciano i luoghi in favore dei non luoghi, che nel tempo diventano sempre più virtuali, ed i legami sociali tra individui in carne ed ossa sono sostituiti con legami sempre virtuali.

    ha scritto il 

  • 5

    Splendido

    Questo libro e' molte cose (utile, interessante, corretto, acuto, apocalittico, vedete un po' voi), ma e' soprattutto bello, se non proprio dall'inizio (il primo capitolo e' un po' contorto), sicuramente fino alla fine, in un crescendo continuo. Insomma, un piacere.

    ha scritto il 

  • 3

    DOVE LE STRADE NON HANNO NOME - Utenti distratti in uno spazio vuoto

    PREMESSA
    Leggere attentamente il foglio illustrativo


    Chi ha statuito che le Premesse debbano essere sempre e solo scritte?
    Questa, per esempio, è sì una Premessa, ma, nonostante sia evidentemente scritta, si basa sull'ascolto di una canzone.
    Eh già, il "foglio illustra ...continua

    PREMESSA Leggere attentamente il foglio illustrativo

    Chi ha statuito che le Premesse debbano essere sempre e solo scritte? Questa, per esempio, è sì una Premessa, ma, nonostante sia evidentemente scritta, si basa sull'ascolto di una canzone. Eh già, il "foglio illustrativo" di cui sopra è Nowhere Man dei Beatles, dall'album Rubber Soul. Il sottoscritto - autore del brevissimo saggio di seguito riportato - suggerisce di ascoltare bene il pezzo, prima di iniziare a leggere, giacché questo potrebbe risultare molto utile per introdurre i concetti presenti nella recensione.

    Di seguito, il link youtube: http://www.youtube.com/watch?v=hfWEPu0w-7w

    E il testo: He’s a real Nowhere Man Sitting in his Nowhere Land Making all his nowhere plans for nobody

    Doesn’t have a point of view Knows not where he’s going to Isn’t he a bit like you and me?

    Nowhere Man please listen You don’t know what you’re missing Nowhere Man the world is at your command

    He’s as blind as he can be Just sees what he wants to see Nowhere Man can you see me at all?

    Nowhere Man don’t worry Take your time don’t hurry Leave it all till somebody else lends you a hand

    Doesn’t have a point of view Knows not where he’s going to Isn’t he a bit like you and me?

    Nowhere Man please listen You don’t know what you’re missing Nowhere Man the world is at your command

    He’s a real Nowhere Man Sitting in his Nowhere Land Making all his nowhere plans for nobody Making all his nowhere plans for nobody Making all his nowhere plans for nobody

    SVOLGIMENTO

    Potrà sembrare strano, ma il luogo per eccellenza del nostro tempo è uno spazio che non esiste. Invano lo cerchereste sulle carte geografiche, senza risultato chiedereste indicazioni ai passanti, inutilmente vi ritrovereste a studiarne la struttura morfologica. Lo spazio vitale della società corrente è il NONLUOGO – la Nowhere Land dei Beatles; il posto where the streets have no name cantato dagli U2; una sorta di Cyberspazio; il preludio al World Wide Web –, nel quale non è necessariamente richiesto l’ossigeno, ma è indispensabile un nickname, un collegamento ad una rete e tanta voglia di farsi una vita parallela.

    Stavolta il testo analizzato dagli Stonecutters presenta caratteristiche propriamente saggistiche pressoché sconosciute ai due testi precedenti (Lezioni americane e Neuromante): con la lettura di Nonluoghi. Introduzione a una antropologia della surmodernità siamo entrati nel campo della Sociologia e dell’Antropologia, come a voler dare basi certificabili alle tesi espresse in precedenza. Prima di tutto, la definizione. Cito le nostre dispense; ecco il sotto-capitolo sulla surmodernità: Marc Augé, antropologo e filosofo francese, ha introdotto nel 1992 il neologismo “surmodernità” per spiegare la realtà realizzata nei “nonluoghi”. La surmodernità è intesa dall’autore come evoluzione ulteriore rispetto al postmodernismo, e si riferisce ai fenomeni sociali, intellettuali ed economici connessi allo sviluppo delle società complesse attuali, caratterizzate dalle economie postindustriali e dal processo di globalizzazione. Il filosofo vede la surmoderintà come l’opposto della medaglia della postmodernità, con una certa connotazione negativa, quali tutti i “risvolti della medaglia” hanno: la surmodernità è caratterizzata dall' ”eccesso”, figura declinata secondo tre livelli: eccesso di tempo, eccesso di spazio ed eccesso dell'individuo o dell'ego.

    L’eccesso di tempo si risolve nella quasi totale incapacità dell’utente di riconoscere e decodificare il tempo che passa, a causa dell’overflow informativo che lo colpisce. L’eccesso di spazio crea il paradosso del vicino-lontano, caratterizzato dalla estensione delle distanze ridotte e la riduzione delle distanze più estese. Tutto questo comporta, per l'appunto, la proliferazione dei nonluoghi, spazi artefatti nei quali non esiste materialità né secolarità. L’eccesso di ego contribuisce a creare un microcosmo in relazione ad ogni singolo utente, al fine di liberare l’individuo dalla costrizione di un ambiente fisico, come quello familiare, quello corporale, quello di classe.

    I nonluoghi, afferma Augé, sono spazi edificati per un fine specifico, adibiti soltanto al traffico, al transito, al trasporto, al commercio, al tempo libero. Il tutto a velocità supersonica. I nonluoghi somigliano alle passaporte del mondo magico di Harry Potter ed alla Matrice di Neuromante; sono sezioni di spazio e tempo ad accesso (il)limitato, e per collegarvisi è necessaria tutta una collezione di codici, password, parole d’ordine, numeri di matricola ed identificativi vari. Si pensi alle carte di credito, al Bancomat: al codice PIN ed a tutti quei modi di verificare l’identità personale attraverso criteri asettici e convenzionali. La società attuale si sta sradicando dai luoghi geografici consuetudinari per ricrearsi nel Cyberspazio. Il nonluogo è pertanto l’alternativa, il gemello malvagio, del luogo antropologico, che è invece la patria dell’Identità, della Relazione, della Storicità: il luogo antropologico segna l’identità di colui che lo abita o lo attraversa; individua i rapporti dei soggetti in funzione di una loro comune appartenenza o relazione; ricorda agli individui le loro radici, la loro storia personale o addirittura nazionale. Il luogo antropologico è sede del Centro e del Monumento, mentre i nonluoghi sono nodi di una rete intangibile – eppure così presente… – e senza confini. Se il Cyberspazio è il contenitore dei simboli, il mondo reale è il luogo dei contenuti. Secondo Augé i nonluoghi sono la dimora della solitudine, della spersonalizzazione, del caos calmo. Sono nonluoghi la Rete, i centri commerciali, le catene alberghiere, gli aeroporti, le stazioni, ecc. Spazi vastissimi per utenti sempre più claustrofobici.

    L'antropologo francese suggerisce una nuova unità di misura per rilevare il perimetro della rete globale: la metropoli. Lo Sprawl. La Capitale del Surmoderno. Le metropoli sono città che – pur avendo ognuna la propria storia, le proprie peculiarità – finiscono per somigliarsi tutte. La modernizzazione ha fatto sì che Hong Kong – per certi versi – somigli a Londra, e Pechino – in un certo senso – somigli a Berlino. Tokyo si è "newyorkizzata"; e non è un caso, secondo me, che le città orientali siano entrate in una prospettiva compiutamente “globale” soltanto nel momento in cui si sono occidentalizzate, facendosi più simili a noi, e di conseguenza maggiormente fruibili, visitabili, vivibili per l’utente occidentale. La metropoli, conclude Augé, è la base materiale sulla quale poggia il nonluogo cibernetico, che la attraversa in maniera tangenziale, come fosse un'autostrada.

    Qualche settimana fa ci è stato chiesto di seguire una puntata della trasmissione radiofonica Cose Nostre di Peppino Ortoleva; la chiusa di questa recensione riprende uno dei passaggi finali degli appunti degli Stonecutters relativi alla puntata stessa. Viviamo in una realtà duplice. Da una parte ciò che è vero e tangibile, dall’altra ciò che è virtuale. La domanda è: dov’è la linea di confine? Ma soprattutto: questa linea, in fin dei conti, esiste? Oppure è stata varcata talmente tante volte da essersi fatta ormai invisibile?

    [In una società – la nostra – che pretende di conoscere ogni cosa, saranno sempre le domande a farla da padrone… inevitabilmente.]

    Distolgo lo sguardo dal monitor, sollevo i polpastrelli dalla tastiera, ed il mondo riprende a correre. Nonostante gli eccessi di spazio, non è consentito proseguire. Nonostante gli eccessi di tempo, si è davvero fatto tardi... Termino qui la mia terza ed ultima recensione individuale.

    Goodbye and Good Luck

    Matteo Faccio

    ha scritto il