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Non luoghi

Introduzione a una antropologia della surmodernità

By Marc Augè

(256)

| Others | 9788885861541

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Book Description

Marc Augé prosegue la sua "antropologia del quotidiano" iniziata con "Un etnologo nel metrò" e proseguita in "Ville e tenute", esplorando i nonluoghi, cioè quegli spazi dell'anonimato ogni giorno più numerosi e frequentati da individui simili ma soli Continue

Marc Augé prosegue la sua "antropologia del quotidiano" iniziata con "Un etnologo nel metrò" e proseguita in "Ville e tenute", esplorando i nonluoghi, cioè quegli spazi dell'anonimato ogni giorno più numerosi e frequentati da individui simili ma soli. Nonluoghi sono sia le infrastrutture per il trasporto veloce (autostrade, stazioni, aeroporti) sia i mezzi stessi di trasporto (automobili, treni, aerei). Sono nonluoghi i supermercati, le grandi catene alberghiere con le loro camere intercambiabili, ma anche i campi profughi dove sono parcheggiati a tempo indeterminato i rifugiati da guerre e miserie. Il nonluogo è il contrario di una dimora, di una residenza, di un luogo nel senso comune del termine. E al suo anonimato, paradossalmente, si accede solo fornendo una prova della propria identità: passaporto, carta di credito... Nel proporci un'antropologia della "surmodernità", Augé ci introduce anche a una etnologia della solitudine.

38 Reviews

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    Certo, è uno dei libri che hanno segnato, segnano, segneranno questi primi anni del nuovo millennio, l'antropologia della globalizzazione, indubbiamente interessanti le tesi proposte e spesso illuminanti, anche se spesso Augé risulta troppo retorico ...(continue)

    Certo, è uno dei libri che hanno segnato, segnano, segneranno questi primi anni del nuovo millennio, l'antropologia della globalizzazione, indubbiamente interessanti le tesi proposte e spesso illuminanti, anche se spesso Augé risulta troppo retorico e pomposo nella sua scrittura e di conseguenza è difficile seguirlo in toto nei suoi bellissimi ragionamenti che però diventano estremamente faticosi.
    Una lettura impegnativa, quindi, nonostante le poche pagine, ma che vale indubbiamente la fatica.

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    Snapi said on Feb 10, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    E' inquietante, certo, sapere che stiamo navigando in una dmensione di vita dove la dimensione centrale non è più quella iterattiva, ma esperienziale, che esistono luoghi che in realtà sono non luoghi dove il senso di appartenenza non è più centrale. ...(continue)

    E' inquietante, certo, sapere che stiamo navigando in una dmensione di vita dove la dimensione centrale non è più quella iterattiva, ma esperienziale, che esistono luoghi che in realtà sono non luoghi dove il senso di appartenenza non è più centrale... del resto è il nostro mondo, e Auget ne fa un'analisi che a mio avviso è centrale per stabilkire che cosa è la nostra società e dove sta andando.

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    Simona Garbarini said on Feb 3, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Ho letto questo libro da urbanista, non da etnologa e nemmeno da antropologa, e quindi ho avuto delle difficoltà nel primo capitolo, ma se si arriva fino in fondo il quadro si chiarisce.
    Prima di leggere questo libro, davo una connotazione negativa a ...(continue)

    Ho letto questo libro da urbanista, non da etnologa e nemmeno da antropologa, e quindi ho avuto delle difficoltà nel primo capitolo, ma se si arriva fino in fondo il quadro si chiarisce.
    Prima di leggere questo libro, davo una connotazione negativa al concetto di nonluogo, come se fosse qualcosa a cui opporsi. Ora ho capito che bisogna "rassegnarsi" all'idea che quasi ogni spazio della contemporaneità è un nonluogo.
    Augé è definitivamente snob. Mi domando come sia possibile che nella parte in cui parla dei viaggiatori (intesi come quelli che si muovono), tralasci totalmente di citare Kerouak.
    Penso che ora questo tema dei nonluoghi sia ancora più forte. Il libro è stato scritto negli anni Novanta, quando ancora non c'erano smartphone e simili. Ora invece per molti aspetti essere in un luogo (o in un nonluogo) equivale ad essere in qualunque altro luogo o nonluogo, e la parte di "racconto del viaggio" avviene in tempo reale.

    Consiglio la lettura di "Disneyland e altri nonluoghi", sempre di Augé, per ritrovarvi degli esempi reali che possono aiutare a capire.
    Ci attacco pure un rimando a "Junkspace", di Rem Koolhaas, in cui gli stessi temi vengono trattati dall'interno, dal punto di vista di uno degli architetti più iconici della contemporaneità.

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    sonosololibri said on May 2, 2012 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Per i carciofi

    In cassa all'ipercoop una cliente non ha pesato i carciofi quindi non c'è l'etichetta col codice a barre quindi la cassiera è in imbarazzo
    allora chiede alla cliente: sono i carciofi (e dice un nome)? e la cliente, mah forse. La cassiera si gira ...(continue)

    In cassa all'ipercoop una cliente non ha pesato i carciofi quindi non c'è l'etichetta col codice a barre quindi la cassiera è in imbarazzo
    allora chiede alla cliente: sono i carciofi (e dice un nome)? e la cliente, mah forse. La cassiera si gira e mostra il sacchettino trasparente all'altra cassiera e le chiede una consulenza.
    L'altra cassiera dice chissà. Arriva intanto (nel mentre) la signorina-ipercoop-sui-pattini (con cuffiette) prende il sacchettino, ci guarda bene, poi dice ma questi sono senza spine (mi sembra). E la cliente: sì.
    Ah, dice la signorina-ipercoop-sui-pattini (calze a quadrati Mondrian) e spara un codice per la cassa.

    A un certo punto la seconda cassiera ha guardato nella mia direzione, quando si era ancora in alto mare nella fase di riconoscimento dei carciofi, ma io mi sono ben guardato non solo dall'intervenire ma anche dal dare l'impressione di voler intervenire.

    Io so bene che conoscere riconoscere e disconoscere sono fasi complicate della vita umana. Il mondo vegetale ortofrutticolo è ancora più complicato. L'ultimo agrimensore qualificato, di cui si serba memoria, sapeva tutto ma non gli è servito.

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    [radek] said on Mar 30, 2012 | Add your feedback

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    Antropologia spaziale !

    ( Luogo- Spazio-Nonluogo )

    Ci troviamo di fronte ad un manuale d'antropologia sociale, o meglio di etnologia, intenso e leggero, dove Augè singolarmente accosta alle riflessioni derivanti dall'esperienza empirica ( bas ...(continue)

    Antropologia spaziale !

    ( Luogo- Spazio-Nonluogo )

    Ci troviamo di fronte ad un manuale d'antropologia sociale, o meglio di etnologia, intenso e leggero, dove Augè singolarmente accosta alle riflessioni derivanti dall'esperienza empirica ( basi fondanti di ogni studio antropologico ) numerosi e colti riferimenti al lavoro di altri filosofi ed antropologi, ottenendo così un saggio di genere, atipico, molto interessante, forse a tratti vagamente ostico ( a causa dell' alto contenuto citazionale ) per un non adetto ai lavori.
    Dapprima l'autore chiarisce cosa sia per lui l'antropologia, ovvero una scienza sociale che " si occupa, nel presente ( a differenza della storia ), della questione dell'altro "; dove "l'altro" è inteso secondo la definizione che Marcel Mauss da dell'uomo moderno nella sua totalità, simile agli uomini delle società arcaiche o arretrate.
    Fatto ciò Augè procede ad illustarre il concetto di nonluogo come prodotto della società della surmodernità. Il neologisno surmodernità, da lui creato, sta ad indicare quell'insieme di fenomeni sociali, intelletuali ed economici propri delle società moderne, intesi come ulteriore evoluzione rispetto al postmodernismo, o come li definisce lui " il dritto di una medaglia di cui la postmodernità ci presenta solo il rovescio, il positivo di un negativo".
    La surmodernità è definita attraverso l'eccesso nelle sue tre accezioni di eccesso di tempo, eccesso di spazio ed eccesso di ego. L'eccesso di tempo scaturisce da una difficoltà a concepire il tempo stesso causata dalla sovrabbondanza d'avvenimenti e di inpout propri del mondo contemporaneo. L'eccesso di spazio ha due aspetti distinti e correlati: da un lato la visione del mondo come più piccolo in seguito alla conquista dello spazio, dall'altro il suo rimpicciolimento, o maggior fruibilità, dato dallo sviluppo dei mezzi di trasporto rapido. L'eccesso di ego si palesa quando l'individuo si considera un mondo a sè, interprete di sè stesso e della realtà che lo circonda.
    Soprattutto attraverso gli ultimi due tipi di eccesso la surmodernità è prodruttice di nonluoghi antropologici, incapace di integrare in sè i luoghi storici intesi come identitari, relazionali e storici.
    Nasce così il concetto di Nonluogo, nuovo oggetto di studio per l'antropologo, con cui si indicano due realtà completamentari ma distinte: gli spazi costituiti in rapporto a certi fini ( trasporto, transito, commercio,tempo libero ) e il rapporto che gli individui intrattengono con questi spazi.

    " .... luogo e nonluogo sono polarità sfuggenti, il primo non è mai completamente cancellato e il secondo non si compie mai totalmente ".

    Nonlughi sono tutte le vie e i mezzi di trasporto, i ristoranti in franchising, i centri commerciali, le catene di negozi ecc... tutti luoghi di passaggio caratterizzati da un individualismo solitario e da una precaria relazionabilità verso il prossimo; massimo esempio, in questo senso, di nonluogo è la rete, regno per antonomasia dell'individualismo e delle relazioni interpersonali atipiche.
    Il concetto del libro che più mi ha colpito, espresso magistralmente nel prologo, è quella sensazione d'atipica libertà che ci avvolge ogni qual volta transitiamo in un nonluogo, sia esso fisico o digitale. Ci sentiamo liberi, circondati da un sentimento d'avventura e di scoperta, quasi in una condizione di anonimato, nonostante per accedere al nonluogo è pressochè sicuro che abbiamo dovuto identificarci ( attraverso documenti d'identità, codice PIN, tickets, bancomat ecc...). Ciò è dovuto al fatto che, anche se abbiamo dovuto identificarci, non dovendo relazionarci direttamente con persone conosciute abbiamo la possibilità di esplorare un mondo in cui nessuno ha un'idea preconcetta di chi siamo e dove ci sentiamo liberi dal fardello del giudizio altrui. Ervin Goffman avrebbe detto che nei nonluoghi abbiamo la possibiltà di cambiare il personaggio che quotidianamente interpretiamo all'interno di quella recita perenne che è la vita di relazione.

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    Daniele Rivara said on Dec 20, 2011 | 1 feedback

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    Nel non molto lontano, 1992, venne pubblicato in Italia un libro, dal titolo particolare ed al tempo stesso pieno di discreto interesse, dal titolo “nonluoghi”, scritto proprio così, tutto attaccato. L’autore, un etnologo francese distintosi per rice ...(continue)

    Nel non molto lontano, 1992, venne pubblicato in Italia un libro, dal titolo particolare ed al tempo stesso pieno di discreto interesse, dal titolo “nonluoghi”, scritto proprio così, tutto attaccato. L’autore, un etnologo francese distintosi per ricerche e scritti sul continente africano, ed in particolare su alcune tribù del centro Africa, con questo libro ha inaugurato l’interesse per lo studio antropologico delle “società complesse”, quelle società insomma in cui vive l’occidente ed il cosiddetto occidentale.
    Ma l’interesse per questo testo dell’etnologo francese Marc Augè non è rivolto tanto all’occidentale in quanto tale, ma a determinati luoghi di “transito” in cui quest’ultimo si trova a stare. Questi sono detti per l’appunto “nonluogi”. Ma cosa caratterizza un luogo da un "non luogo"?
    Il luogo, da un punto di vista antropologico, è segnato da una storia, da relazioni tra gli individui, dall’essere luoghi abitati e vissuti in diversi aspetti. Di fronte al luogo l’individuo può riconoscersi, identificarsi, creare relazioni con gli individui che abitano quello stesso luogo, relazioni stabili ed il più possibile durature, così come stabili e durature sono le esistenze che vi fanno parte.
    Contrariamente a ciò, quindi, viene definito non luogo tutti quei posti in cui mancano queste caratteristiche, spesso identificati con luoghi di passaggio come aeroporti, autostrade, svincoli, ipermercati. Chi passa per il non luogo sa che l’esperienza in quel particolare posto è precaria, provvisoria, senza alcuna possibilità di mettere radici, assolutamente impersonale. Mentre i luoghi hanno un passato ed un futuro, i non luoghi sono tutto incentrati sul presente, dilatando il momento fino a far scomparire, negandone la possibilità, di un futuro ed ancor meno di un passato. Il non luogo nessuno lo abita, ma tutti ci transitano.
    I luoghi hanno spesso riferimenti non solo storici, ma anche sacri, luoghi di culto in cui i fedeli si rivedono. Cosa non pensabile per i non luoghi.
    C’è da precisare poi che lo spazio intercorrente tra luogo e non luogo non ha dei limiti ben precisi, ma spesso esistono delle sfumature tra i due aspetti. Questo può significare che i non luoghi sono sempre più presenti nelle nostre società, e caratterizzano sempre più le nostre vite. Lo spazio asettico, secondo Marc Augè, fa sempre più parte del nostro mondo, e caratterizza la mancanza di legami affettivi veri, lasciando spazio solo a relazione virtuali.
    Gli individui sono sempre più anonimi, relegati ad uno spazio puramente simbolico, che forse rappresenta l’unico legame esistente. L’individuo, quindi, come detto prima, viene sempre più de individualizzato. Per capire l’attualità d questo libro, oltre a fare un viaggio nelle metropoli moderne e registrare la vita dei propri abitanti, basterebbe vedere il numero di quelle persone che lasciano i luoghi in favore dei non luoghi, che nel tempo diventano sempre più virtuali, ed i legami sociali tra individui in carne ed ossa sono sostituiti con legami sempre virtuali.

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    Albe Mari said on Dec 5, 2011 | Add your feedback

Book Details

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  • ISBN-10: 8885861547
  • ISBN-13: 9788885861541
  • Publisher: Eleuthera
  • Publish date: 1996-01-01
  • Also available as: Paperback
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