Non luogo a procedere

Di

Editore: Garzanti (La Biblioteca della Spiga)

3.4
(118)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 362 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8811689171 | Isbn-13: 9788811689171 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
In questo romanzo violento, tenero e appassionato, Claudio Magris si confronta con l'ossessione della guerra di ogni tempo e paese, quasi indistinguibile dalla vita stessa: una guerra universale, rossa di sangue, nera come le stive delle navi negriere, cupa come il mare che inghiotte tesori e destini, grigia come il fumo dei corpi bruciati nel forno crematorio della Risiera di San Sabba, bianca come la calce che copre il sepolcro. Non luogo a procedere è la storia di un grottesco Museo della Guerra per l'avvento della pace, delle sue sale e delle sue armi, ognuna delle quali racconta vicende di passione e delirio; è la storia dell'uomo che sacrifica la vita alla sua maniacale costruzione, per riscattarsi alla fine nell'accanita ricerca di un'orribile verità soppressa; è la storia di una donna, Luisa, erede dell'esilio ebraico e della schiavitù dei neri. Con una narrazione totale e frantumata, precisa e insieme visionaria, Magris scava con ferocia nell'inferno spietato delle nostre colpe, e racconta l'epos travolgente di tragedie e silenzi dell'amore e dell'orrore.
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  • 2

    Ho fatto fatica a finirlo. Nonostante la scrittura ineccepibile, non mi ha coinvolta quasi per niente. Forse mi aspettavo che l'argomento storico venisse trattato diversamente, così com'è l'ho trovat ...continua

    Ho fatto fatica a finirlo. Nonostante la scrittura ineccepibile, non mi ha coinvolta quasi per niente. Forse mi aspettavo che l'argomento storico venisse trattato diversamente, così com'è l'ho trovato faticoso, emotivamente poco coinvolgente.

    ha scritto il 

  • 5

    Quando la cronaca e la storia si incontrano possono produrre frutti incredibili e coinvolgenti, soprattutto se a coglierne i nessi sono la capacità, l’intelligenza e la sensibilità di uno scrittore co ...continua

    Quando la cronaca e la storia si incontrano possono produrre frutti incredibili e coinvolgenti, soprattutto se a coglierne i nessi sono la capacità, l’intelligenza e la sensibilità di uno scrittore come Claudio Magris. In questo lavoro gli spunti su cui riflettere sono tanti e importanti, così come le storie che si intrecciano tra di loro travalicando tempo e spazio. Certo lo sfondo principale è unico , l’amata Trieste, complessa ed impareggiabile città di frontiera, dove civiltà e culture differenti si sono sempre scontrate, incontrate e fuse. Tutto però prende l’avvio dalla storia di un uomo,che ha l’ossessione di collezionare ordigni di guerra e di morte di ogni tipo e specie, fino a voler farne un museo, ma non un Museo della guerra bensì un Museo per la pace. L’uomo è realmente esistito e si chiama Diego de Henriquez e il Museo è il Civico Museo della Guerra per la Pace “Diego de Henriquez” a Trieste. Questo Museo, che nel libro è ancora tutto nella mente del suo creatore, è il motore della vicenda, perché Magris ne fa lo strumento per poter far riemergere brandelli più o meno consistenti di guerra e di Storia. Quella Storia, che non è < < maestra di vita>>, bensì < < una crosta di sangue..>>, è la seconda protagonista importante. Il prof. Henriquez aveva ( e molto probabilmente è vero) ricopiato nei suoi taccuini le scritte dei deportati nella Risiera di San Sabba , unico lager nazista in Italia, massacrati, uccisi e mandati nel forno crematorio. In quelle scritte probabilmente c’erano anche i nomi dei delatori o delle spie. I taccuini scomparvero insieme alla misteriosa morte del professore. E il fumo di quei forni dove ebrei, partigiani, antifascisti erano stati gettati dopo torture e nequizie, si spande un po’ nell’atmosfera, inquinandola ed aggiungendole come un’ombra cupa e sospettosa e ansiogena..
    Accanto alla Storia e alle persone ad essa legate , ci sono personaggi di invenzione e in questo caso Luisa, la bella direttrice, color ebano, incaricata a riordinare l’enorme massa dei reperti raccolti negli anni dal prof. Henriquez ed elaborare la creazione del Museo. Ma anche questo personaggio immaginario chiude in sé il dolore e il destino di due tra i popoli più perseguitati. Luisa è figlia di un militare statunitense di colore e la madre, Sara, è una ebrea triestina che non riesce a cancellare il rimorso di essere sopravvissuta alla Shoah. C’è molto da riflettere in questo libro che è stato paragonato ad un albero con tanti rami. Anche il titolo incuriosisce subito. < < Non luogo a procede>>, vuol dire che non ci sarà giustizia, che nessuno pagherà per quei delitti. Tutti dimenticheranno o faranno finta di dimenticare. Significativa a questo proposito, perché grottesca ed espressionista, è quella scena della festa al castello di Miramare proprio alla vigilia della fine della guerra. Sono pagine indimenticabili! Ma nei libri di Magris non c’è nulla che non sia stato soppesato, studiato: né le ambientazioni, né le vicende, neppure i personaggi. Il suo stile, poi, il lessico sono inimitabili: le sue parole mi piace definirle “pesanti”, pregne di significato(!), cioè non vuote, non volatili. Così come lo erano per Aristofane le parole di Eschilo paragonate a quelle di Euripide!! (sic!) (Mi piace troppo questo passo delle Rane e mi piace troppo la tragedia greca!!!). E forse si è capito ma mi piace molto anche Magris!!!

    ha scritto il 

  • 2

    Non luogo a procedere

    Nulla da dire sulla qualità di cui Magris ne ha in abbondanza. Il tono del romanzo tuttavia mi pare rimanga un tono dimesso e la storia non mi mi ha particolarmente coinvolto se non a tratti.

    ha scritto il 

  • 4

    Letto da: Peppe.

    Partiamo dalla fine. Il romanzo è ben congeniato, due voci narranti, una storia realemente accaduta ma reinterpretata, un aggancio alle tragedie della guerra, recente e passata. Cosa ...continua

    Letto da: Peppe.

    Partiamo dalla fine. Il romanzo è ben congeniato, due voci narranti, una storia realemente accaduta ma reinterpretata, un aggancio alle tragedie della guerra, recente e passata. Cosa c'è di più? In più trovo la delicatezza con cui Magris fa affiorare le inquietudini che sotto pelle cerchiamo di nascondere, l'amarezza per come il passato è destinato a insegnare poco per chi fa idolo di questa nostra società liquida, dove a volte occorre necessariamente fermarsi e leggere. Leggere libri importanti per fermare il tempo.

    ha scritto il 

  • 0

    Ossessione delle armi

    La prima parte, circa 90 pagine, che sono riuscita a leggere mi hanno annoiata e ho deciso di abbandonare (sospendere?) la lettura.
    Forse un appassionato di armi può trovare un interesse che a me manc ...continua

    La prima parte, circa 90 pagine, che sono riuscita a leggere mi hanno annoiata e ho deciso di abbandonare (sospendere?) la lettura.
    Forse un appassionato di armi può trovare un interesse che a me manca. Di Claudio Magris ho letto libri più interessanti.

    ha scritto il 

  • 5

    Libro molto denso, da leggere senza fretta e sempre prestando attenzione; pesante, quindi. Come tutte le cose pesanti bisogna avere muscoli molto allenati per portarlo con se', ma se questa condizione ...continua

    Libro molto denso, da leggere senza fretta e sempre prestando attenzione; pesante, quindi. Come tutte le cose pesanti bisogna avere muscoli molto allenati per portarlo con se', ma se questa condizione è rispettata e se non si disprezza la fatica, il viaggio sarà un'esperienza unica.

    ha scritto il 

  • 1

    Non luogo a procedere di Claudio Magris è stato giudicato nel 2015 da giornalisti e critici del Corriere-Lettura miglior libro dell´anno.
    Magris è gran pensatore, "columnist" di vaglia (e spesso acuto ...continua

    Non luogo a procedere di Claudio Magris è stato giudicato nel 2015 da giornalisti e critici del Corriere-Lettura miglior libro dell´anno.
    Magris è gran pensatore, "columnist" di vaglia (e spesso acuto) proprio sul Corriere, nella quarta Vargas Llosa lo definisce uno dei più grandi scrittori del nostro tempo.

    Il lettore si avvicina quindi con grande soggezione e rispetto, registra alcune pagine iniziali non prive di fascino e struttura ma progressivamente si rende conto che qualcosa non va, non funziona.

    Magris vuole ricostruire una sorta di storia infame dell´epoca fascista-nazista nella propria città, Trieste,l´unica ad avere ospitato un campo di sterminio (la Risiera di San Sabba, che compare anche nel piú recente Conforme alla gloria di Demetrio Paolin).
    Nel fare questo, lo scrittore si ispira alla figura dell´eccentrico studioso e collezionista Diego de Henriquez, con il suo sogno-utopia (ora in via di parziale realizzazione) di costruire un Museo della Guerra, che raccogliesse reperti e cimeli di tutte le guerre del mondo.
    Questa figura fornisce a Magris la possibilità (o il pretesto) di affrontare tutta una serie di rivoli, racconti e narrazioni su ulteriori conflitti e violenze varie.

    Ora, la passione civile e il fare i conti con la storia li giudicherei in astratto come meritevoli e positivi. E nessuno dovrebbe essere (sempre in astratto) condannato per aver scritto romanzi od opere magmatiche, destrutturate e contraddistinte da scrittura barocca.

    Eppure qui non funziona, non va.
    Intanto mi viene complesso giudicare Non luogo a procedere come un romanzo, ma non perché ci sia qualcosa di nuovo o sperimentale che lo supera e lo mette in discussione.
    Questo libro è popolato di nomi e figure, ma a mio modo di vedere non vi è alcun personaggio. Nemmeno uno. Anche quelli che dovrebbero essere i principali (De Henriquez, di cui comunque non si fa il nome, e la sua assistente Luisa) sono privi di personalità e profondità, non suscitano alcuna empatia, meccanici nelle loro elucubrazioni e motivazioni, fondamentalmente perché sono meri strumenti nelle mani di uno scrittore esageratamente invadente e compreso nella realizzazione di un suo programma stabilito a tavolino.

    Le varie storie-satellite si muovono nei territori dell´esotico, del curioso, dello pseudo-poetico, senza mai secondo me interagire veramente con la vicenda principale, o aprire squarci e rivelazioni di senso.
    Ok, la guerra è brutta. Ok, la morte è crudele. Ok, l´uomo crea la guerra, quindi è brutto e crudele.

    Questo anche a causa della scrittura barocca, cupa come un tizzone, involuta, e che spesso
    nell´affastellare sostantivi, aggettivi, allitterazioni, e profluvi di altre figure retoriche sceglie la soluzione più facile, fragorosa e in ultima analisi scolastica, come in un esordiente che vuol mostrare al mondo di aver studiato, di saperci fare.

    Ora, nel Magris saggista, editorialista, germanista da me ogni tanto letto, spulciato, ho trovato ricchezza di spunti, chiarezza di pensiero e di scrittura e anche una certa misura, quindi direi che in discussione sono le riuscite di questo libro, il progetto e come è stato realizzato.
    Leggo che si tratta di opera che è costata all´autore anni di lavoro. Troppo forse? Fallimento per troppo amore e poca lucidità? Troppo spazio a ricercatori e ghost writer a latere? O al contrario, troppa ricerca fatta da sé che ha lasciato poco spazio alla distanza, a una rielaborazione rigorosa e strutturata? Nulla di tutto ciò?

    Penso che un Magris che raccogliesse alcuni di questi materiali e aneddoti e ne facesse editoriale, singolo brano, spezzone o addirittura occasione di divulgazione orale sarebbe ben più efficace, perché la materia grezza di cui è costituito il libro aveva e ha un potenziale poi totalmente disatteso dagli esiti (anche qui, si faccia un confronto con Conforme alla gloria che partendo da storie tutto sommato non dissimili applica una ben maggiore disciplina e volontà di porre degli argini a favore del lettore e in ultima analisi di se stesso, come scrittore, come romanzo).

    Da parte mia è stata lettura faticosissima (senza che la fatica mi ripagasse anche solo ogni tanto con qualcosa di nuovo o di sentito o di emozionante o di abissale o di poetico) e direi in certi passi discretamente insulsa. Forse il vero Magris sta da un altra parte. Non lo so. Immagino lo scopriranno altri. Io ho già dato.

    http://www.recensireilmondo.com/

    ha scritto il 

  • 4

    Ares per Irene (ovvero, come incitare alla pace collezionando oggetti di guerra)

    E' il mio primo Magris e già so che ne seguiranno molti altri.
    Questo saggio romanzato è un'opera narrativa densa e priva di una forma specifica, che scava e si perde in profondità come un fiume carsi ...continua

    E' il mio primo Magris e già so che ne seguiranno molti altri.
    Questo saggio romanzato è un'opera narrativa densa e priva di una forma specifica, che scava e si perde in profondità come un fiume carsico per risalire solo a tratti in superficie.
    Se non frequentassi Trieste già da due anni (e sono ancora pochi per capire la complessità di questa città) mi sarei probabilmente interrotta dopo i primi capitoli, perché ci sono così tanti riferimenti a specifici elementi storici e culturali da rendere quasi incomprensibile molte pagine a chi è del tutto digiuno delle vicende di quest'area geografica unica che, nell'arco di pochi decenni, ha conosciuto tutto e il contrario di tutto in un'alternanza di fronti, lingue, padroni, liberatori, vittime, carnefici. Un condensato di storia racchiuso in una stretta striscia di terra stretta tra il mare e il Carso, l'emblema di ciò che l'odio e la guerra possono provocare e, al tempo stesso, un esperimento tutto sommato riuscito di come sia possibile sopravvivere alle ferite date e ricevute.

    ha scritto il 

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