Non ora, non qui

Di

Editore: Feltrinelli (I narratori)

3.8
(2217)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 96 | Formato: Copertina morbida e spillati | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Francese

Isbn-10: 8807013894 | Isbn-13: 9788807013898 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Paperback , eBook

Genere: Arte, Architettura & Fotografia , Biografia , Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
"Questo breve e intenso primo libro di Erri De Luca porta già impressi in ogni frase - mi sembra - i segni di un vero scrittore: un tono di voce che appena si coglie diventa inconfondibile, e la integrità di uno sguardo che sa mettere nel giusto fuoco i pensieri e i sentimenti. Qui la memoria non è consolazione, ma è un dramma, e il tempo gioca un suo gioco crudele stabilendo distanze insormontabili tra chi narra e la materia del proprio racconto. Una luce bianca e densa come quella che filtra da nuvole alte bagna queste pagine. E la luce in cui il protagonista de "Il posto delle fragole" di Bergman vedeva i propri genitori ancor giovani intenti a pescare con la canna sulle rive di un lago. Leggendo questo libro che rievoca i momenti di un'infanzia trascorsa a Napoli e per sempre scomparsa, ho ripensato a quell'immagine struggente che dice con assoluta e trasparente immediatezza il dolore per la vita che tutto cancella e ci rende estranei a noi stessi e al nostro passato." (Raffaele La Capria)
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    non ora, non qui

    una sensibilità inaudita con cui guardare e vivere il mondo.. il saper cogliere dettagli e descrivere quelli che possono sembrare semplici oggetti come porte ricche di sentimenti eed emozioni profond ...continua

    una sensibilità inaudita con cui guardare e vivere il mondo.. il saper cogliere dettagli e descrivere quelli che possono sembrare semplici oggetti come porte ricche di sentimenti eed emozioni profonde. bello. :)

    ha scritto il 

  • 4

    Le spietatezze della poesia

    Quando Erri ti racconta e si racconta, lo fa in modo potente. Quella potenza diviene prepotenza, a dirla tutta, tanto ti si impone addosso con la ferocia della sua voce delicata.
    Quando ti parla di ge ...continua

    Quando Erri ti racconta e si racconta, lo fa in modo potente. Quella potenza diviene prepotenza, a dirla tutta, tanto ti si impone addosso con la ferocia della sua voce delicata.
    Quando ti parla di genitori ormai lontani, in quell'altrove che ognuno di noi chiama a modo suo (morte, nulla, paradiso, sonno, buio) e del drammatico ricordo di povertà da dopoguerra, affetti che vorresti proteggere dall'oblio, padri che ti perdonano per scelte diverse da quelle che si erano auspicati... e ti fa un male che non gli perdoni facilmente.
    E lo odi così forte, Erri, che lo abbracceresti.
    Perché mi fai questo? Perché mi costringi a fare i conti con la morte e il ricordo dei sepolti giorni... quelli in cui tutto poteva essere semplice. Quei giorni assolati d'infanzie in cui avrebbe avuto senso un abbraccio in più a quei genitori che sono incamminati sulla nostra stessa strada. Eppure vorremmo che non ci fossero. Che ne fossero salvi.
    Ebbene, troppo tempo ho atteso di leggerlo questo gioiellino che scava tunnel sotto pelle.
    E mi ritrovo, come fosse una maledizione, a leggerlo in un perido di attacchi di panico ed emozioni pericolanti... e ho faticato a restare integra.
    Poche pagine che m'è toccato chiudere spesso.
    Perché questa sua opera prima, che ha più da spartire con la poesia che con la prosa, ti riduce in brandelli così piccoli da farti avere la sensazione di non avere più niente per rimetterti insieme.
    Certi libri arrivano al momento giusto.

    Erri riprende il passato e lo guarda, senza risparmiarsi il dolore sanguinante degli anni trascorsi e dei sensi di colpa per aver scelto una libertà che chi ci ama di quel troppo amore familiare fa fatica a comprendere. Ma finisce per accettare.
    E chiude i conti con tutti, senza perdere mai per un attimo la spietata tenerezza di cui è capace.

    E per questo QUATTRO STELLETTE su cinque. Un BELLOABBESTIA.
    Che fa un po' male, ma uno di quei mali buoni e puliti. Che ci stanno.
    E lo consiglio a chi è avvezzo a un certo stile di parole che incantano e si fanno quasi musicali... A chi ha rapporti familiari irrisolti... A chi ha rapporti familiari placidi... A chi ama le storie familiari semplici, i pezzetti di vita che sbirci da dietro la tenda di una finestra accesa tra il tg e apparecchiare per la cena.
    E lo consiglio anche a chi fosse affascinato dai racconti dell'Italia nel dopoguerra. Uno spaccato di una città che si riprende e si difende dalla miseria provando a sentirsi un po' più italiano. Nel bene e nel male.

    La foto di copertina, che tanto continua a non piacermi, è una foto privata di Erri. Lui, sua madre e suo fratello...
    Chissà che direbbe la mia psicoterapeuta di questi miei rifiuti...

    ha scritto il 

  • 3

    Un primo approccio a Erri De Luca altalenante. A tratti coinvolgente ma indubbiamente molto poco puntuale: il fatto di volersi esporre a partire dal ricordo di un passato col quale ha ancora poca dime ...continua

    Un primo approccio a Erri De Luca altalenante. A tratti coinvolgente ma indubbiamente molto poco puntuale: il fatto di volersi esporre a partire dal ricordo di un passato col quale ha ancora poca dimestichezza rende poco chiari certi passaggi. Indubbiamente interessante la sovrapposizione finale fra la figura materna e la moglie, quasi priva di soluzione di continuità.

    ha scritto il 

  • 3

    Un primo approccio a Erri De Luca altalenante. A tratti coinvolgente ma indubbiamente molto poco puntuale: il fatto di volersi esporre a partire dal ricordo di un passato col quale ha ancora poca dim ...continua

    Un primo approccio a Erri De Luca altalenante. A tratti coinvolgente ma indubbiamente molto poco puntuale: il fatto di volersi esporre a partire dal ricordo di un passato col quale ha ancora poca dimestichezza rende poco chiari certi passaggi. Indubbiamente interessante la sovrapposizione finale fra la figura materna e la moglie, quasi priva di soluzione di continuità.

    ha scritto il 

  • 4

    E’il primo libro scritto da De Luca e già ci sono tutte le peculiarità del suo stile, le note di sensibilità e rispetto con cui lui si approccia con il mondo e con i sentimenti. E non mancano le rifl ...continua

    E’il primo libro scritto da De Luca e già ci sono tutte le peculiarità del suo stile, le note di sensibilità e rispetto con cui lui si approccia con il mondo e con i sentimenti. E non mancano le riflessioni sul potere della “parola”; parola come arma per colpire, come strumento per comprenderci, parola spesso incapace di esprimere tutti i propri pensieri, i propri sentimenti. Nel contesto della sua infanzia, nella vecchia Napoli, lo scrittore inserisce un particolare dialogo fittizio con la madre, che si presenta ora vecchia, ora giovane, così come lui si mostra ora ragazzo, introverso e …, ora adulto, anzi anziano che tutto ha visto e soppesato. E in questa lunga lettera lui mette a nudo se stesso, la sua infanzia, le sue relazioni con la famiglia, con la Napoli del dopoguerra. E il rapporto con la madre sempre sofferto, tirato, ma anche cosi viscerale, come solo può essere il legame con chi ti ha dato la vita! E’ un racconto sincero, ora crudo, ora drammatico, sempre comunque molto profondo.

    ha scritto il 

  • 4

    Le cose hanno un momento in cui sono improvvisamente diverse.. per un momento solo hanno un volto stregato conosciuto solo da chi è testimone dell'improvviso cambiamento. Per un solo momento son così, perché dopo un secondo sono diventati vecchi..

    Per quanto elegante e sobria, per quanto la storia decantasse il dolore, le sofferenze in una terra arida e desolata come il cuore di chi la vive, sparsa come granelli di cenere in un mare di bestiali ...continua

    Per quanto elegante e sobria, per quanto la storia decantasse il dolore, le sofferenze in una terra arida e desolata come il cuore di chi la vive, sparsa come granelli di cenere in un mare di bestialità, Non ora, non qui non ha potuto di certo non imprimere un segno del suo passaggio come segno di una misura mai posseduta. Nelle stanze remote di questa landa deserta in cui sono involontariamente sprofondata non doveva aver mai aleggiato l'impalpabile felicità che solitamente si scorge in storie drammatiche e profonde come queste. Ne percepì l'assenza greve mentre mi addentravo in un labirinto di carta e parole che aveva il sapore agre del sangue rappreso. Una fitta di violenza era entrata nei miei sogni, nei miei pensieri, in cui gli incubi non avevano bisogno di inventare niente. Un angelo aveva toccato la mia anima, nel momento in cui era ancora un bambino. Circondato da anime pentite e contrite che muoiono col sonno e risorgono col risveglio.
    Nel freddo, nel silenzio, una confessione sussurrata si snodava attraverso un filo invisibile. Ombre, segni, briciole di un essere imperfetto tracciati contro l'immensità di un infanzia qualsiasi evocarono la solitudine di un ragazzo, sedimentata nel cuore da molto tempo, isolata alle propaggini di tumultuosi episodi che segnarono la sua vita. L'intenzione dell'autore, a mio avviso, doveva essere stata quella di creare un'atmosfera di solide usanze famigliari. A un uomo abituato ad estrapolare parole dal nulla dovrà essere stato facile aprirsi completamente, purché non si sentisse completamente solo. Ogni parola, ogni gesto era come una porta che dava accesso al suo cuore, e persino le sporadiche distrazioni dell'interno risultavano attutiti, talvolta addirittura soffocati.
    Quando leggo romanzi come questo, quando leggo storie in cui finisco per essere fatta a pezzi, in pezzi così piccoli che non rimane abbastanza di me per rimettermi insieme, una vocina nella mia testa dice che l'intensità di un emozione non può essere misurata in alcun modo se non la si riconosce nella sua natura. Probabilmente è quello che faccio io, ogniqualvolta leggo storie come quella di Non ora, non qui. Mi lascio cullare dalla corrente del sentimento, confondendo la realtà con la fantasia, scambiando qualche volta ciò che mi circonda realmente e quello che accade nella mia testa. Perciò quando ho letto di questo ragazzo, di un piccolo uomo solo e balbuziente, dei ricordi del suo passato che bruciano sulla pelle come una ferita ancora aperta, ho richiuso il romanzo in una finestra virtuale, mi sono seduta alla scrivania e, con la mano appoggiata sulla fronte, ho cominciato a pensare: quello che faccio sempre, ogniqualvolta la melodia sprigionata dalle parole è troppo solenne. Così penetrante, per non colmare il nostro cuore di una dolce litania.
    Un piccolo uomo stava lentamente sprofondando in un baratro in cui era impossibile scorgerne la luce. Spirito in vita ma privo di vita, che cammina sul sentiero della vita come se non avesse alcuna ragione di vagabondare nell'immensità di un cosmo troppo grande persino per lui. Conoscitore di una febbre di quelle che non si vuol più conoscere, diretto verso una strada senza uscita, un tunnel in cui è stato guidato dalla voce carezzevole di un abile scrittore che, alleando cose senza senso, ha dipinto una tela sobria, grigia in cui ha donato vita. Aprendo una porta sulla sua anima ed entrandoci dentro.

    Molto del destino di ciascuno dipende da una domanda, una richiesta che un giorno qualcuno, una persona cara o uno sconosciuto, rivolge: d'improvviso uno riconosce di aspettare da tempo quella interrogazione, forse anche banali ma che in lui risuona come un annuncio, e sa che proverà a rispondere ad essa con tutta la vita.

    Esposta ai venti lenti e noiosi della vita, come mezzo di allontanamento dalla routine, dal tempo, attingendo ad emozioni che si agitavano dentro, Erri De Luca ha composto una melodia che strazia il cuore, annienta lo spirito, induce a provare quell'emozione indefinibile che prende quando leggo storie strazianti come queste.

    Parlare è percorrere un filo. Scrivere è invece possederlo, dipanarlo.

    Nel silenzio assorto, un bambino che credeva di essere l'ultimo pezzo di Dio, un frammento scollato da un creatore al quale l'opera è sfuggita di bocca e di mano, Non ora, non qui è stato quell'eco, quella risposta che aspettavo da tempo.
    Un grido colmo di disperazione e solitudine lanciato ai piedi di una montagna, un piccolo pappagallo che muove la bocca ma non riesce ad emettere sillaba, una dolcezza velata di tristezza e sconforto che va a cercare sentimenti nascosti nel più intimo dell'essere, che si credevano perduti. Questa è la sua storia, questa è una storia che nonostante tutto resta irraggiungibile che, come una stella che brucia per migliaia di anni, consuma il proprio carburante così velocemente che si vede brillare a distanza. Ma, quando il carburante inizia a scarseggiare, muore, e tutti assistono alla sua fine.

    Ogni tuffo separa dal respiro, dal caldo, dall'oscurità. Ogni tuffo contiene la sessantesima parte di un addio.

    In un mondo che brucia lentamente ai nostri occhi, le cui immagini hanno il colore ingrigito di una nude parete, Non ora, non qui è la storia di un ragazzo che fugge con la speranza di poter catturare la gioia di vivere in sporadici momenti. Urlando dinanzi all'ignoto, lanciandosi all'assalto dei propri dolori, pur di illudersi di potersi salvare. Libero di scegliere il proprio destino, esorcizzando gli spettri del passato, gridando al mondo la sua voglia di esistere.

    Mi addestravi al mondo come facevano i sogni. Tu mi mandavi e viaggiavo a raccogliere addosso quello che i tuoi occhi avevano visto. Il male non andava perduto se qualcuno lo teneva a mente, se qualcuno lo teneva a pelle.

    ha scritto il 

  • 5

    Sussurrato

    Secondo libro di Erri De Luca che leggo, dopo Il peso della farfalla. L’ho divorato.

    Non fa rumore e si muove defilato, in silenzio, quasi sussurrando. Una lettera assorta alla madre, nella quale un f ...continua

    Secondo libro di Erri De Luca che leggo, dopo Il peso della farfalla. L’ho divorato.

    Non fa rumore e si muove defilato, in silenzio, quasi sussurrando. Una lettera assorta alla madre, nella quale un figlio racconta le piccole gioie e i dolori della propria infanzia, confessandosi.

    Raggiunge le vette più volte, senza mai distanziarsi, sebbene con grazia, da una malinconia costante, che si espande dalla prima lettera fino all’ultimo punto del testo.

    ha scritto il 

  • 4

    Quasi una certezza, lirico e nostalgico


    Tu eri il sempre, nascevi la mattina, morivi la sera, comparendo e disparendo dalla stessa porta, conducendo la luce del mattino e riportandola via dietro di te la sera, lasciando una piccola strisci
    ...continua


    Tu eri il sempre, nascevi la mattina, morivi la sera, comparendo e disparendo dalla stessa porta, conducendo la luce del mattino e riportandola via dietro di te la sera, lasciando una piccola striscia di lume sotto la porta che chiudeva male.

    Alcuni dei migliori scritti di De Luca raccontano della madre e della sua citta' ed anche in questo libro ci sono dei brani eccezionali sull'infanzia, i bassi, la sua Napoli e sua madre sopratutto. Le memorie, non solo degli avvenimenti ma che coinvolgono tutti i sensi hanno un che di lirico nel racconto dell'autore, aiutate dalle descrizioni per brevi schizzi, dal linguaggio asciutto ma dolce e malinconico.e qui e la come ci ha abituato nei suoi libri da sempre, frasi memorabili che ci accompagnano.

    ha scritto il 

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