Non puoi dire sul serio

Di

3.4
(162)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 380 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8856628333 | Isbn-13: 9788856628333 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Copertina rigida , Paperback

Genere: Biografia , Storia , Sport, Attività all\'aperto & Avventura

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    Mi è piaciuto molto leggere questo libro perché parla dei grandi campioni del passato che seguivo da ragazzina. Ho scoperto un mcenroe tormentato e negativo che non immaginavo. Lo consiglio a chi ha s ...continua

    Mi è piaciuto molto leggere questo libro perché parla dei grandi campioni del passato che seguivo da ragazzina. Ho scoperto un mcenroe tormentato e negativo che non immaginavo. Lo consiglio a chi ha seguito il tennis di quell'epoca. Ora seguo ancora il tennis ma ho l'impressione che i campioni di oggi siamo più solidi mentalmente. Oppure no?
    Forse i tick di Nadal prima di ogni battuta fanno presagire che nulla è cambiato

    ha scritto il 

  • 3

    L'inevitabile incontro di singolo letterario tra "Open" di André Agassi e "Non puoi dire sul serio" di John McEnroe finisce con un rotondo 6-1, 6-3, 6-7, 6-3.

    Il primo game giocato sull'infanzia e la ...continua

    L'inevitabile incontro di singolo letterario tra "Open" di André Agassi e "Non puoi dire sul serio" di John McEnroe finisce con un rotondo 6-1, 6-3, 6-7, 6-3.

    Il primo game giocato sull'infanzia e la rincorsa al successo è davvero privo di storia. Mentre Agassi racconta per filo e per segno la relazione con suo padre, sua madre ed i suoi fratelli, McEnroe liquida in fretta con qualche frettolosa paginetta tutta la sua infanzia per arrivare il più velocemente possibile ai campi di tennis. Alla fine le cose più interessanti sono più quelle non dette che quelle esplicite, per esempio la relazione con sua madre, che apparirà tipo tre volte in 380 pagine e sempre di sfuggita.

    Il secondo game sull'attività agonistica è un po' più equilibrato ma al racconto di SuperMac manca tutta l'epicità della caduta e della resurrezione di Agassi che ne ha reso la storia molto più trascinante, più romanzesca. Il percorso di McEnroe è invece un'autentica parabola, con una fase di salita, un lungo periodo al vertice e poi una lenta ma inesorabile discesa.

    Il terzo game sulla vita privata e la vita dopo il ritiro se lo aggiudica McEnroe al tie-break perché se possiamo far corrispondere i guai sentimentali dell'uno e dell'altro, i suoi ultimi capitoli pur non essendo formidabili sono comunque leggibili, mentre quelli di Agassi sono francamente pura melassa.

    Ultimo game, stile di scrittura e simpatia del protagonista. Allora, se entrambi si sono avvalsi della collaborazione di un professionista, per cui fare paragoni lascia un po' il tempo che trova, la simpatia del personaggio Agassi è imparagonabile a quella di McEnroe. Certo, anche lui da giovane era un fumantino con accessi di rabbia isterica infantile. Un punto qui se lo aggiudica McEnroe che dice chiaramente come non sia possibile arrivare al numero uno della classifica ATP e restarci tanto a lungo se non sei affetto da uno spaventoso egocentrismo. Però Mac ha sempre una scusa, ha sempre una ragione, "ero nervoso per questo, ero agitato per quello, ero stanco, avevo caldo", Agassi invece si fa sempre carico delle proprie responsabilità".

    Se no che dire? McEnroe è l'ultimo di una generazione di campioni mitici, quelli con le racchettone di legno, che giravano il mondo da soli o al massimo con la fidanzata al seguito, andavano a un festino con i Rolling Stones per scendere in campo il giorno dopo vincendo 6-0 6-0 e a 27 anni non ne avevano più. Ed anche se il personaggio alla fine nonostante tutti gli sforzi continua a non ispirare nessuna simpatia, si vuole lo stesso bene a questo libro perché è un bel racconto di un'epoca bellissima che ahimé, non esiste più.

    ha scritto il 

  • 4

    amarcord

    Quanto mi è piaciuto questo libro! Sarà perché mi ha riportato a quando, da bambina, passavo le ore, i giorni, le notti a guardare i tornei di tennis, oppure perché non posso fare a meno di ammirare J ...continua

    Quanto mi è piaciuto questo libro! Sarà perché mi ha riportato a quando, da bambina, passavo le ore, i giorni, le notti a guardare i tornei di tennis, oppure perché non posso fare a meno di ammirare John Mcenroe…
    Un uomo che, con tutti i suoi difetti, riesce sempre a trovare il modo di risultare simpatico.
    Il libro in sé non è che sia questo capolavoro: è un po’ confusionario, con i suoi continui salti temporali, però ciò che racconta, almeno per me, è strepitoso: tanti aneddoti legati al tennis e alla straordinaria vita di un campione.
    Di base, il protagonista del libro è l’enorme ego di John; ma come non giustificarlo? Come dice lui stesso: “O lo odi, o lo ami”! E io lo amo. Il racconto di Mcenroe ci porta a fare anche un bel viaggio che inizia negli anni 70 e finisce ai giorni nostri: i vari episodi narrati creano uno spaccato realistico della società americana, con tutte le sue contraddizioni.
    Non è un libro per tutti: se non amate il tennis, non leggetelo, perché non si parla di altro. Ed è per questo che io l’ho adorato!
    E anche perché mi ha fatto scoprire diversi lati di quest’uomo che proprio ignoravo: il suo essere profondamente newyorkese “Adoravo la metropolitana…stare pigiato tra la folla non mi ha mai disturbato: sono newyorkese fino al midollo, dopotutto, e il contatto ravvicinato fa parte del gioco”. Le sue paure: “hai sempre l’aria un po’ angosciata” “non ero capace di prendere le cose con leggerezza”, che si traducono nel bisogno estremo di successo: “Che si trattasse di tennis, ping pong o di un compito in classe di latino, dovevo essere il migliore, altrimenti andavo a pezzi”. E questo andare in pezzi è un leitmotive di questa biografia. Come lo è la solitudine di chi arriva al successo troppo presto: “quando arrivi su quel piedistallo sei solo”
    Insomma, la storia di un ragazzo, poi di un uomo, che ha sempre combattuto per arrivare al top, anche quado già era al top, con molti scivoloni, come capita a tutti: perché, in fin dei conti, il fenomeno John Mcenroe non è altro che un uomo! Un uomo fortunato, per carità, con alle spalle una famiglia che lo ha sostenuto ed indirizzato, ma pur sempre un uomo.
    Ho amato quel tennis e ho sempre voluto approfondire ciò che c'è nella testa e nella vita di un campione come lui. Non mancano le battute di spirito (ho fatto qualche grassa risata, vi assicuro) e le punzecchiature sia verso gli avversari che verso il tennis in generale.
    Chiudo con una frase che descrive sia l’uomo che il giocatore, una frase che dovrebbe essere di ispirazione per tutti: “Sono uno che gioca a rete: il mio stile era, ed è ancora, basato sull’andare avanti, sempre avanti, e poi sferrare il colpo vincente”.
    4 stelle su 5

    ha scritto il 

  • 2

    Sono un'appassionata di tennis e in quel periodo lo seguivo moltissimo.
    Nonostante ciò ho faticato molto a leggere questo libro risultato solo una sterile cronaca con un elenco dei risultati dei match ...continua

    Sono un'appassionata di tennis e in quel periodo lo seguivo moltissimo.
    Nonostante ciò ho faticato molto a leggere questo libro risultato solo una sterile cronaca con un elenco dei risultati dei match.

    ha scritto il 

  • 3

    Falsooooooo

    Il libro si fa leggere bene (forse perchè sono appassionato di tennis) e quindi un pregio c'è.
    Il contenuto è (a mio avviso) solo per tennisti, nemmeno da confrontare con quello di Agassi che colgo l' ...continua

    Il libro si fa leggere bene (forse perchè sono appassionato di tennis) e quindi un pregio c'è.
    Il contenuto è (a mio avviso) solo per tennisti, nemmeno da confrontare con quello di Agassi che colgo l'occasione di riconsigliare a tutti, ma proprio tutti.

    L'egocentrismo di McEnroe mi è sembrato a dir poco imbarazzante, tutti i problemi sono suoi mentre gli avversari con una vita bella, sana e riposante. Ma la cosa che più lascia basiti è che continua a ripetere su ogni pagina che gli dispiace di essersi arrabbiato. Non ho motivo di non credergli, ma non gli credo lo stesso !!!

    ha scritto il 

  • 0

    stamattina, a pagina 30, dopo che l'uomo con il carattere peggiore del mio si era scusato ben quattro volte [con madre, padre, etc.], aveva fornito una eccessiva quantità di spiegazioni non richieste ...continua

    stamattina, a pagina 30, dopo che l'uomo con il carattere peggiore del mio si era scusato ben quattro volte [con madre, padre, etc.], aveva fornito una eccessiva quantità di spiegazioni non richieste per la sua irascibilità, aveva raccontato una serie di aneddoti di tre righe l'uno slegati tra di loro nonché spiegazzati dal tempo e dalla traduzione, stamattina, dicevo, ho rinunciato a saperne di più dell'amicizia tra john patrick mcenroe e l'unico biondino che abbia mai veramente ammirato [a parte larry bird]: vitas gerulaitis.

    ha scritto il