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Non so che viso avesse

Quasi un'autobiografia

Di

Editore: Mondadori

3.4
(482)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 225 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8804583622 | Isbn-13: 9788804583622 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Biography , Fiction & Literature , Musica

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Descrizione del libro
Montanaro di pianura, nato a Modena, diffidente, avaro di sé, sobrio e bevitore, pigro e serissimo, ma chiacchierone instancabile, Francesco Guccini ha scelto, per la prima volta, di raccontare la sua vita. E ci è riuscito, in questo libro bello e bizzarro, nell'unico modo per lui possibile: fingendo di parlare d'altro, per dire tutto di sé. Per farlo, Guccini organizza una geografia: Pavana col mulino degli avi, i nonni, le nonne e i bisnonni, il bosco, il fiume, la montagna. Modena, odiata e amata, piccola città bastardo posto. Bologna, l'eletta, in via Paolo Fabbri, una vecchia signora dai fianchi un po' molli col seno sul piano padano e il culo sui colli. E poi gli altri luoghi e i loro aneddoti: le osterie, il giornale per sbarcare il lunario (perché cantare non è mica un mestiere), e le balere, dalla via Emilia al West, con gli orchestrali, le giacche con i lustrini, il rock and roll. E ancora: l'amore per il cinema, con gli amici Luciano Ligabue e Leonardo Pieraccioni, per le chitarre, per i fumetti e per l'ottava rima. E infine: il concerto, il luogo dell'incontro col pubblico, secondo una liturgia ritualizzata che comincia con il c'era una volta di "Lunga e diritta correva la strada" di "Canzone per un'amica" per finire con l'epos trionfale di "Non so che viso avesse" della "Locomotiva".
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  • 3

    Interessante la prima parte

    Non è mia abitudine abbandonare un libro, solitamente porto a termine le mie letture, anche quelle che non mi entusiasmano.
    La prima parte del libro (scritta da Guccini) è scorrevole anche se, a mio parere, a tratti frammentaria e a volte ripetitiva.
    La seconda parte non è scritta, in ...continua

    Non è mia abitudine abbandonare un libro, solitamente porto a termine le mie letture, anche quelle che non mi entusiasmano.
    La prima parte del libro (scritta da Guccini) è scorrevole anche se, a mio parere, a tratti frammentaria e a volte ripetitiva.
    La seconda parte non è scritta, invece, dal cantautore ed è una sorta di autobiografia in terza persona. Riconosco che questo possa non sembrare possibile, ma chi ha letto il libro capirà ciò che intendo.
    Ho abbandonato la lettura perchè mi sembrava di essere tornata al liceo durante le ore di letteratura, quando dopo aver illustrato la biografia dell'autore, la prof leggeva qualche passo della sua opera per poi analizzarla.. è stato troppo!

    ha scritto il 

  • 4

    Diviso in due parti

    La prima parte è una sorta di autobiografia in cui il cantautore rievoca origini familiari, legate al grande mulino di famiglia, infanzia, adolescenza, sino ad arrivare alle prime esperienze come redattore e come musicista.
    Il tono è leggero e la narrazione si legge con divertimento.
    ...continua

    La prima parte è una sorta di autobiografia in cui il cantautore rievoca origini familiari, legate al grande mulino di famiglia, infanzia, adolescenza, sino ad arrivare alle prime esperienze come redattore e come musicista.
    Il tono è leggero e la narrazione si legge con divertimento.
    La seconda parte scritta da un amico di Guccini, nonchè italianista, è un interessante, ma troppo sintetica, analisi dei suoi album e delle canzoni sino a "Ritratti".
    Molte cose sull'origine delle canzoni (ad esempio su chi ha ispirato Amerigo, Van Loon, e le canzoni più intimiste) non le sapevo, ed è stato interessante scoprirlo.
    Nel complesso un bigino introduttivo che fa venire l'acquolina senza appagare la sete di approfindire vita e opere del nostro.
    A me ha messo la voglia di cercare altri testi per approfondire, a cominciare dalla troligia che inizia con "Croniche Epafaniche", ma sopratttutto con testi più approfonditi sull'analisi delle canzoni (ma a questo punto conviene aspettare un'opera "definitiva" che comprenda anche "L'ultima Thule", visto che altri dischi in studio non ci saranno, stando alle dichiarazioni ufficiali.
    Manca, nonostante nell'oscar in mio possesso ci siano molte pagine bianche alla fine, una bibliografia finale che sarebbe stata indispensabile, visto che nel corso del libro ne vengono citati altri, insieme ad articoli di giornale e interviste.

    ha scritto il 

  • 3

    Ripeto quello che in molti hanno scritto: prima parte carina (autobiografia a spezzoni scritta da Guccini), anche se sembra un riassunto di altri libri, seconda parte a tratti interessante, ma soprattutto prolissa e eccessivamente tecnica.

    ha scritto il 

  • 4

    Guccini e De Andrè sono stati e sono i miei cantautori preferiti

    De Andrè il maestro, Guccini il compagno
    De Andrè la poesia, Guccini la prosa,
    senza differenze di merito perchè entrambi importanti nella mia vita

    ho letto questa "quasi autobiografia" con affetto, con cur ...continua

    Guccini e De Andrè sono stati e sono i miei cantautori preferiti

    De Andrè il maestro, Guccini il compagno
    De Andrè la poesia, Guccini la prosa,
    senza differenze di merito perchè entrambi importanti nella mia vita

    ho letto questa "quasi autobiografia" con affetto, con curiosità, ho aggiunto tasselli alla conoscenza del mio caro Guccio e delle sue canzoni ( grazie anche ad Alberto Bertoni), ho riascoltato mentre leggevo tutti i cd in mio possesso con grande goduria

    non chiedetemi di essere critica, perchè non ci riesco :)

    ha scritto il 

  • 4

    non avrà un gran valore letterario, ma a me è piaciuto. la prima parte autobiografica, scritta da guccini, è divertente e scorrevole, ti porta dentro a un mondo quasi dimenticato che è quello del dizionario delle cose perdute. a tratti sembra di sentirlo, lui con la sua voce, mentre racconta, per ...continua

    non avrà un gran valore letterario, ma a me è piaciuto. la prima parte autobiografica, scritta da guccini, è divertente e scorrevole, ti porta dentro a un mondo quasi dimenticato che è quello del dizionario delle cose perdute. a tratti sembra di sentirlo, lui con la sua voce, mentre racconta, perché certe frasi sono proprio sue. certo, è una cosa da vecchi fan. poi c'è l'analisi di alberto bertoni, linguista, sulle canzoni e gli scritti. roba abbastanza tecnica, interessante però, che diventa pesante quando tratta di guccini scrittore, facendo paragoni che ho trovato un po' ecessivi. un libro per appassionati.

    ha scritto il 

  • 3

    38-2012

    Da ragazzo adoravo Guccini, ed è stato quindi piacevole ritrovare in questa autobiografia il senso e i riferimenti dei testi a suo tempo imparati a memoria. In realtà solo la prima parte del libro è autobiografica, e Guccini insiste soprattutto sull'infanzia al mulino dei nonni, arrivando quasi c ...continua

    Da ragazzo adoravo Guccini, ed è stato quindi piacevole ritrovare in questa autobiografia il senso e i riferimenti dei testi a suo tempo imparati a memoria. In realtà solo la prima parte del libro è autobiografica, e Guccini insiste soprattutto sull'infanzia al mulino dei nonni, arrivando quasi con fastidio a parlare di vicende più recenti. Si capisce che non voleva scriverla. La seconda invece è un'analisi dei testi (l'ennesima) rispetto alla biografia. Niente di eccezionale.

    ha scritto il 

  • 3

    La prima parte è un compendio disorganico e ripetitivo dei testi autobiografici precedenti... ma, dico io, quante autobiografie si possono legittimamente scrivere, avendo comunque a disposizione una sola vita? Leggibile, se si ama Guccini. Meglio la seconda: Bertoni toglie molte curiosità, anche ...continua

    La prima parte è un compendio disorganico e ripetitivo dei testi autobiografici precedenti... ma, dico io, quante autobiografie si possono legittimamente scrivere, avendo comunque a disposizione una sola vita? Leggibile, se si ama Guccini. Meglio la seconda: Bertoni toglie molte curiosità, anche se in modo un po' saccente, voglio sperare allo scopo di nobilitare la canzone d'autore.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    0

    Poesia e Folklore in un abbraccio di miele e ottave

    Comprare e leggere questo libro non significa intraprendere un viaggio lineare alla scoperta di Francesco Guccini: alla larga da queste pagine se volete conoscere la sua poetica, la sua retorica da pane e salame o la sua parlantina fragorosa come la tanto decantata locomotiva; questo libro vuole ...continua

    Comprare e leggere questo libro non significa intraprendere un viaggio lineare alla scoperta di Francesco Guccini: alla larga da queste pagine se volete conoscere la sua poetica, la sua retorica da pane e salame o la sua parlantina fragorosa come la tanto decantata locomotiva; questo libro vuole rappresentare un percorso inverso, riservato solo a chi ne ha già visto la fine.
    Mi spiego meglio: per apprezzare veramente "Non so che viso avesse" si richiede al lettore una conoscenza già consolidata del cantautore di Pavana, non tanto approfondita ma quanto meno emotivamente sedimentata nell'anima; se Guccini è stata la colonna sonora di amori sbocciati e poi perduti, viaggi per mare e per monti e colline, di amici conquistati, persi per strada e infine ritrovati, o anche semplicemente di pomeriggi passati a filosofare genuinamente in compagnia di un boccale di vino, allora avete comprato il libro giusto, perchè è questa l'essenza che si respira tra le parole di Francesco, mirabile prosatore chiaro, cristallino, ironico e a tratti serafico, capace di condurci per mano in un mondo originale fatto di osterie, cantautori, cantastorie, libri, donne e chitarre.
    Forse l'intenzione era di scrivere un'autobiografia, ma Guccini ha pubblicato una sincera confessione, capace di ribaltare quell'universo a cui i suoi Fedelissimi si sono abituati per mostrarne l'altro lato, quello intimo, privato e struggente.
    La seconda parte dell'opera consiste in un'analisi antologica dei suoi dischi: è molto precisa e dettagliata, ho apprezzato molto il tono leggero ma mai banale del critico (e amico di Francesco) Alberto Bertoni; è ricchissima di sfumature di significato difficilmente coglibili senza una guida critica, per questo rivela una preziosità di lettura molto cara a tutti i fans, sfegatati o meno.

    Questo è libro è stato scritto a quattro mani, ma tocca tematiche e tratteggia confini di universi fantastici capaci di far battere milioni e milioni di cuori.
    D.

    ha scritto il 

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