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Non ti voglio vicino

Di

Editore: Frassinelli

3.8
(127)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 341 | Formato: Copertina morbida e spillati

Isbn-10: 8888320504 | Isbn-13: 9788888320502 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: eBook

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Lena è giovane, bellissima e intelligente e accanto ha un marito che farebbe qualunque cosa pur di renderla felice. Ma lei non sa più dare né ricevere amore fin da quando - aveva nove anni - qualcuno le ha rubato l'innocenza, segnandola per sempre. Un segreto nascosto con cura, sepolto nell'anima, un fantasma di cui però non riesce a liberarsi e che a poco a poco sgretola il suo equilibrio. L'affetto e la dedizione di Lorenzo non bastano, e nemmeno la nascita di Prisca scalfisce la scorza di questa donna gelida, nemica, distante. C'era la guerra all'epoca in cui Lena aveva vissuto sulla propria pelle la follia degli adulti; da allora è trascorso molto tempo, eppure lei continua a combattere un'infinita battaglia dentro se stessa, contro i demoni che l'assediano. La sua bambina la teme e la respinge fino al punto di odiarla, di non volerla vicino, e la tragica scomparsa di Lorenzo accelera il distacco della figlia dalla madre. Un rapporto distruttivo, logorante, che lentamente intacca anche la psiche di Prisca, inducendola a difendersi con una straziante, terribile forma di rifiuto... Ambientata fra il 1939 e i giorni nostri, una storia di infanzia tradita, di sentimenti calpestati, di amori molesti, cui la scrittura limpida e affilata di Barbara Garlaschelli imprime un pathos e una drammaticità crescenti, che catturano il lettore sino al liberatorio finale.
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  • 5

    Un abuso subìto da bambina segna per sempre la vita della protagonista. La maternità finisce per sgretolare il suo equilibrio e il libro ci fa riflettere su quanto possa essere distruttivo il rapporto madre-figlia. Bello e terribile.

    ha scritto il 

  • 2

    La storia si snoda dagli anni ’30 fino al 1999. Una storia tristissima. Personaggi o troppo infami invasi dalla follia o troppo deboli e succubi. L’ho letto aspettando una svolta che non è mai arrivata. La lettura è scorrevole e incalzante nonostante i salti veloci degli anni tra un capitolo e l’ ...continua

    La storia si snoda dagli anni ’30 fino al 1999. Una storia tristissima. Personaggi o troppo infami invasi dalla follia o troppo deboli e succubi. L’ho letto aspettando una svolta che non è mai arrivata. La lettura è scorrevole e incalzante nonostante i salti veloci degli anni tra un capitolo e l’altro. Lascia l’amaro in bocca e un senso di rabbia inutile.

    ha scritto il 

  • 3

    Mamma mia che depressione! Libro che parte lentissimo (più di metà che si sofferma sul periodo della 2 guerra mondiale) e poi si conclude in fretta e furia. Una madre feroce, incapace di fare la madre. Un marito succube. E una figlia che prova a fare la ribelle ma non ci riesce.. Fino al tragico ...continua

    Mamma mia che depressione! Libro che parte lentissimo (più di metà che si sofferma sul periodo della 2 guerra mondiale) e poi si conclude in fretta e furia. Una madre feroce, incapace di fare la madre. Un marito succube. E una figlia che prova a fare la ribelle ma non ci riesce.. Fino al tragico epilogo....

    ha scritto il 

  • 4

    un romanzo che si legge tutto d'un fiato. Tema delicato altrettanto delicatamente trattato come, forse, solo una donna sa fare. Non sappiamo se amare/odiare i suoi personaggi che ti lasciano, pagina dopo pagina, una sorta di amaro in bocca che vorresti togliere sperando, superando le angosce assi ...continua

    un romanzo che si legge tutto d'un fiato. Tema delicato altrettanto delicatamente trattato come, forse, solo una donna sa fare. Non sappiamo se amare/odiare i suoi personaggi che ti lasciano, pagina dopo pagina, una sorta di amaro in bocca che vorresti togliere sperando, superando le angosce assieme al povero Lorenzo, in un lieto fine...

    ha scritto il 

  • 4

    Il bellissimo film "Il danno" contiene una massima di fondo, ripresa dall'omonimo film, che recita "chiunque ha subito un danno è pericoloso, perché sa che si può resistere".
    Lena, la bellissima e tormentata protagonista di questo libro sa che si può resistere. Ha subìto un danno, il peggio ...continua

    Il bellissimo film "Il danno" contiene una massima di fondo, ripresa dall'omonimo film, che recita "chiunque ha subito un danno è pericoloso, perché sa che si può resistere".
    Lena, la bellissima e tormentata protagonista di questo libro sa che si può resistere. Ha subìto un danno, il peggiore per una donna bambina, un abuso, da parte di una persona di riferimento, autorevole e autoritaria, una persona che non si può contraddire, cui non si può dire di no, da cui non ci riesce a liberare. Mai. Ed è forse questa la pecca del romanzo, questa incapacità di liberarsi del trauma pur avendone lo strumento. Perché se è credibile che la reazione sia l'amore violento, il gelo interiore, la distanza emotiva, l'isolamento sentimentale, se è credibile che questo nodo non venga sciolto dall'innamorato e delizioso Lorenzo, l'uomo che tutte vorremmo come marito, dalla dolce, piccola e gioiosa Prisca, la bambina nella quale ogni lettore ha sperato, la mamma di Lena, che nella sua incultura è madre e cerca di aiutare la figlia con i propri strumenti, non è credibile che Lena vada a cercare il proprio aguzzino, lo trovi e rimanga comunque paralizzata, vinta, sopraffatta.
    In ogni caso un libro che tratta un tema difficile in un modo delicato e a suo modo profondo, con scelte discutibili a mio giudizio, ma che lasciamo nei pieni diritti dell'autore.

    ha scritto il 

  • 0

    Da evitare.
    Io sono stata costretta alla lettura perché è uno dei candidati al Premio Letterario del Chianti, ma mi domando che senso abbia scrivere " roba" come questa. La vedrei un'ottima terapia nel caso fosse un fatto veramente accaduto all'autore, un modo per liberarsi del dolore ma p ...continua

    Da evitare.
    Io sono stata costretta alla lettura perché è uno dei candidati al Premio Letterario del Chianti, ma mi domando che senso abbia scrivere " roba" come questa. La vedrei un'ottima terapia nel caso fosse un fatto veramente accaduto all'autore, un modo per liberarsi del dolore ma per poi chiuderlo in un cassetto o tutto al più portarlo e condividerlo con un gruppo di auto aiuto sulle donne abusate!
    Non perché ne sia stata infastidita ma perché non mi ha assolutamente arricchito di una pur minima riflessione.

    ha scritto il