Non tutti i bastardi sono di Vienna

Di

Editore: Sellerio (La memoria, 829)

3.7
(711)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 363 | Formato: Copertina morbida e spillati

Isbn-10: 8838925003 | Isbn-13: 9788838925009 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Paperback , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Adolescenti

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Descrizione del libro
«Maggiore, la guerra è assassinio, sempre... voi ora volete solo dare un esempio: uccidere dei signori non è come uccidere dei contadini! Negando la grazia voi contribuite... sto dicendo voi, barone von Feilitzsch, perché qui ci siete voi... contribuite a distruggere la civiltà di cui voi ed io... e questo ragazzo... facciamo parte, e la civiltà è più importante del destino degli stessi Asburgo, o dei Savoia». Orgoglio, patriottismo, odio, amore: passioni pure e antiche si mescolano e si scontrano tra loro, intorbidate più che raffrenate dal senso, anch’esso antico, di reticenza e onore. Villa Spada, dimora signorile di un paesino a pochi chilometri dal Piave, nei giorni compresi tra il 9 novembre 1917 e il 30 ottobre 1918: siamo nell’area geografica e nell’arco temporale della disfatta di Caporetto e della conquista austriaca. Nella villa vivono i signori: il nonno Guglielmo Spada, un originale, e la nonna Nancy, colta e ardita; la zia Maria, che tiene in pugno l’andamento della casa; il giovane Paolo, diciassettenne, orfano, nel pieno dei furori dell’età; la giovane Giulia, procace e un po’ folle, con la sua chioma fiammeggiante. E si muove in faccende la servitù: la cuoca Teresa, dura come legno di bosso e di saggezza stagionata; la figlia stolta Loretta, e il gigantesco custode Renato, da poco venuto alla villa. La storia, che il giovane Paolo racconta, inizia con l’insediamento nella grande casa del comando militare nemico. Un crudo episodio di violenza su fanciulle contadine e di dileggio del parroco del villaggio, accende il desiderio di rivalsa. Un conflitto in cui tutto si perde, una cospirazione patriottica in cui si insinua lo scontro di psicologie, reso degno o misero dall’impossibilità di perdonare, e di separare amore e odio, rispetto e vittoria. E resta un senso di basso orizzonte, una claustrofobia, che persiste ironicamente nel contrasto con lo spazio immenso delle operazioni di guerra.
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  • 4

    Anche una storia molto semplice, se ben raccontata, può diventare un'opera letteraria. E' il caso di questo romanzo, in cui l'atrocità, la stupidità e l'inutilità strategica della Grande Guerra sono i ...continua

    Anche una storia molto semplice, se ben raccontata, può diventare un'opera letteraria. E' il caso di questo romanzo, in cui l'atrocità, la stupidità e l'inutilità strategica della Grande Guerra sono il lascito, in un crescendo emozionale ben ritmato e dosato con sapienza stilistica, di una testimonianza semplice e profonda dell'io narrante.
    Il punto di vista di un giovane benestante e dei parenti austeri e orgogliosi, si unisce a quello dei contadini e dei servi; vecchi e nuovi rancori si scioglieranno nella lotta comune contro un nemico stupido e spietato, come solo una guerra può essere.

    ha scritto il 

  • 2

    Incompiuto

    Villa Spada, a due passi dal Piave vede il susseguirsi delle vicende della omonima nobile famiglia intrecciarsi con quelle dell’esercito di occupazione austro-ungarico durante la I Guerra Mondiale, na ...continua

    Villa Spada, a due passi dal Piave vede il susseguirsi delle vicende della omonima nobile famiglia intrecciarsi con quelle dell’esercito di occupazione austro-ungarico durante la I Guerra Mondiale, narrato in prima persona dal più giovane dei Spada. Nobiltà e miseria, morte e fame metteranno a dura prova i protagonisti, che alla fine perderanno tutti qualcosa.
    A metà strada tra il romanzo storico, senza averne la visione d’insieme, e la biografia romanzata, senza riuscirne a suscitare le emozioni, è comunque un libro scritto bene. Manca però di una vera storia, e alla fine lascia una insoddisfatta sensazione di incompiuto.

    ha scritto il 

  • 3

    Sono indecisa se questo libro mi sia piaciuto o meno. Non posso dire che sia una brutta storia, né che lo stile in cui è scritto sia scarsamente apprezzabile, tuttavia non l'ho certo divorato, forse p ...continua

    Sono indecisa se questo libro mi sia piaciuto o meno. Non posso dire che sia una brutta storia, né che lo stile in cui è scritto sia scarsamente apprezzabile, tuttavia non l'ho certo divorato, forse perché è pure lunghetto... i libri della Sellerio sembrano piccini, ma la scrittura è fitta fitta. Forse seppur si tratti di un buon romanzo mi è mancato ciò che attualmente cerco maggiormente nei libri che leggo, ovvero l'universalità dei concetti espressi. Sì, ci sono un paio di frasi che mi hanno colpita per la loro significanza, ma nel complesso non mi sono sentita coinvolta più di tanto. Credo che il problema fondamentale di questo libro sia la diluizione, se i concetti buoni e le frasi interessanti fossero state più concentrate forse l'effetto d'insieme sarebbe stato migliore. Rimane comunque una discreta lettura che potrebbe risultare un'ottima traccia per un film sulla grande guerra con un punto di vista alternativo.

    Citazioni:

    Ho avuto paura della verità...quando dici la verità perdi gli amici, perdi ogni cosa. La verità fa male, perchè c'inchioda alla terra. E la terra è proprio il posto che tutti vogliamo evitare.

    La paura della fame era in lui anche più forte della fame.

    Niente sangue, solo un buco. Da un buco così piccolo - pensai - era uscita una vita intera: gli affanni dei genitori, il bisdticciare dei fratelli, gli animali del cortile, la prima notte d'amore, la prima volta che, bambino, aveva detto "io". Tutto andato chissà dove, per sempre.

    Tutto si paga, e quel che è donato si paga ancora di più.

    ha scritto il 

  • 4

    La prima guerra mondiale raccontata da un punto di vista insolito, perlomeno per me, di un ragazzo quasi diciottenne che si trova a convivere con gli “invasori” dopo la disfatta di Caporetto, abitando ...continua

    La prima guerra mondiale raccontata da un punto di vista insolito, perlomeno per me, di un ragazzo quasi diciottenne che si trova a convivere con gli “invasori” dopo la disfatta di Caporetto, abitando dal lato “sbagliato” del Piave. Seppur appartenente all’elite privilegiata della nobiltà di campagna Paolo, il protagonista/narratore, è un ragazzo normale, con le passioni dei ragazzi della sua età e del suo tempo, dall’infatuazione per la cugina Giulia, di qualche anno più grande, all’amore per la lettura fino all’ardore patriottico e alla voglia di fare qualcosa per combattere il nemico che nella villa di famiglia ha insediato un proprio quartier generale.
    Seguiamo quindi le vicende degli abitanti di Villa Spada e dei suoi occupanti per tutto il periodo che va da Caporetto alla Battaglia del solstizio, in un racconto dall’interno mai banale e molto coinvolgente. Un piccolo romanzo ma una grande storia.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Titolo geniale, il resto un po' meno

    Non sarebbe male questo romanzo se non saltabeccasse, per una buona metà, da una parte all’altra, rendendo difficoltoso ingranare nello svolgimento della storia. La trama si delinea chiaramente solo a ...continua

    Non sarebbe male questo romanzo se non saltabeccasse, per una buona metà, da una parte all’altra, rendendo difficoltoso ingranare nello svolgimento della storia. La trama si delinea chiaramente solo a partire da metà e a quel punto ho letto le ultime pagine con trasporto e partecipazione.

    Il romanzo è ambientato a Refrontolo, un paese in provincia di Treviso, nel 1917: a Villa Spada, temporaneamente requisita dall’esercito tedesco, vivono Paolo, il narratore diciassettenne di questo romanzo, insieme ai nonni, alla zia nubile donna Maria, alla cuoca e al custode.
    Paolo, un ragazzo sveglio e coraggioso, scopre presto che i suoi famigliari comunicano segretamente gli spostamenti delle truppe tedesche ad un aviatore inglese che sorvola spesso la loro villa. Sprezzante del pericolo che corre, la famiglia Spada persegue nella sua attività di spionaggio coinvolgendo anche in un certo qual modo il giovane Paolo.
    Purtroppo non è facile ingannare a lungo i tedeschi e, nemmeno l’ascendente che zia Maria ha su un generale di stanza alla villa, può evitare la punizione riservata alle spie.

    Un altro libro che mi ha in parte illuminato sulla realtà della guerra: case requisite, razzie, violenze dei soldati, il terrore costante della popolazione…

    ha scritto il 

  • 2

    L'unica cosa veramente azzeccata è il titolo; per il resto si tratta di un inverosimile polpettone da cui non si riesce a tirar fuori un pò di sugo saporito.

    ha scritto il 

  • 2

    Se invece di essere un lettore qualunque fossi un po’ più scaltrito nell’uso degli strumenti della critica letteraria, saprei forse esprimere con qualche precisione il motivo per cui questo libro mi h ...continua

    Se invece di essere un lettore qualunque fossi un po’ più scaltrito nell’uso degli strumenti della critica letteraria, saprei forse esprimere con qualche precisione il motivo per cui questo libro mi ha lasciato alla fine dei conti insoddisfatto. Eppure è un romanzo di piacevole lettura, fondato su un racconto che, seppure con qualche arrotolamento su se stesso, è originale e avvincente. Mentre lo leggevo, però, pensavo ai quaderni che Irene Némirovsky riempiva per mettere a fuoco i personaggi che poi avrebbero agito nei suoi romanzi. Pagine e pagine di scritti non finalizzati alla pubblicazione ma alla costruzione di personalità definite e credibili, che non nascono e muoiono nella singola pagina del racconto ma ci arrivano con un passato, un carattere pienamente formato, una precisa individualità. Nella villa Spada di Refrontolo (Treviso) occupata dall’esercito austriaco dopo la disfatta di Caporetto sembrano invece passare figurine ritagliate nella carta e tutte più o meno già viste altrove: il nonno originale e la nonna tutta d’un pezzo, la zia zitella e il generale triste, l’aviatore inglese, lo sconosciuto misterioso, la cuoca brontolona e la figlia scema, il parroco con l’alitosi e la cugina di città disinvolta e un po’ puttana. E tutto scorre su un registro medio e non troppo ardito, senza cadute e senza voli, anche quando la vicenda prende una piega tragica che all’inizio non ci si aspetterebbe.
    L’imperatore Giuseppe II disse una celebre sciocchezza a proposito del Ratto dal serraglio di Mozart, e cioè che c’erano troppe note. Se l’ha detta un imperatore posso certamente ricucinarmela io: da leccarsi i baffi a saper fare un’opera prima così ma nell’opera seconda io ci metterei un po’ meno note e un po’ più piani e forti, perché alla fine dei conti sono le sfumature che danno il sale all’arrosto.

    ha scritto il 

  • 5

    Bello, bello, bello! La Grande Guerra raccontata attraverso la storia di una famiglia dell'alta borghesia veneta. Ho adorato soprattutto il personaggio del Nonno. Molesini è davvero un grande! ...continua

    Bello, bello, bello! La Grande Guerra raccontata attraverso la storia di una famiglia dell'alta borghesia veneta. Ho adorato soprattutto il personaggio del Nonno. Molesini è davvero un grande!

    ha scritto il 

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