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Nonostante Platone

Figure femminili nella filosofia antica

Di

Editore: Editori Riuniti

3.9
(34)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 134 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8835947707 | Isbn-13: 9788835947707 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri

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Descrizione del libro
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  • 4

    Caro Platone, proprio non ci siamo.

    Dopo una laurea in lettere classiche e dieci anni di insegnamento di latino e greco, finalmente ho capito perchè non ho mai amato Platone. La mia avversione risiede in quella scissione tra mondo contingente e iperuranio, il livello in cui sola risiede la Verità, con tutto ciò che ne consegue: la ...continua

    Dopo una laurea in lettere classiche e dieci anni di insegnamento di latino e greco, finalmente ho capito perchè non ho mai amato Platone. La mia avversione risiede in quella scissione tra mondo contingente e iperuranio, il livello in cui sola risiede la Verità, con tutto ciò che ne consegue: la svalutazione del mondo terreno, la supposta superiorità del filosofo ( e sottolineo filosofo al maschile, che il neutro in italiano non esiste), la sua prerogativa di costruire categorie di pensiero universalmente valide e la costruzione di un linguaggio maschile/universale atto a significarle.Eh no, tutto questo non mi appartiene. Io sono una donna. Quando poi mi viene subdolamente imposto da una tradizione occidentale che da lì muove e di cui sono figlia, si sviluppa l'avversione, anche se non la riesci a spiegare. Adesso, in sole 122 pagine, ho acquisito qualche strumento in più.

    ha scritto il 

  • 4

    Le figure femminili in questione sono Penelope, una servetta tracia, Demetra e Diotima.
    «Questo libro è un piccolo crimine. Si tratta solo di furto, operazione non cruenta. L'omicidio non c'è, tranquillizatevi. L'uomo, inteso come sesso maschile, subisce soltanto l'attentato dell'irrisione ...continua

    Le figure femminili in questione sono Penelope, una servetta tracia, Demetra e Diotima.
    «Questo libro è un piccolo crimine. Si tratta solo di furto, operazione non cruenta. L'omicidio non c'è, tranquillizatevi. L'uomo, inteso come sesso maschile, subisce soltanto l'attentato dell'irrisione garbata, quasi un'eco settecentesca».

    ha scritto il 

  • 2

    Quando l'ho chiesto in regalo, mi ero fatta l'idea che fosse tutt'altro: speravo in un libro sulle donne filosofe o sulle figure delle donne nella filosofia non solo platonica.
    Ci sarebbero molte cose da dire (e da ridire) sui ragionamenti esposti in questo libro, ma come si fa a contestare ...continua

    Quando l'ho chiesto in regalo, mi ero fatta l'idea che fosse tutt'altro: speravo in un libro sulle donne filosofe o sulle figure delle donne nella filosofia non solo platonica.
    Ci sarebbero molte cose da dire (e da ridire) sui ragionamenti esposti in questo libro, ma come si fa a contestare qualcuno che nell'introduzione fa un discorso del genere "io prendo quattro figure presenti nei dialoghi platonici, le tolgo dal loro contesto e le utilizzo per parlare di quello che voglio parlare"?
    Peccato che non si tratti semplicemente di prendere spunto da queste figure, ma di elaborare a partire da esse un pensiero sul patriarcato matricida che viene poi attribuito al pensiero greco nella sua totalità, applicando così all'antichità categorie di pensiero posteriori. Un esempio per tutti: secondo l'autrice, l'identificazione del genere umano sotto l'etichetta di "i mortali" dipende dal fatto che il sistema patriarcale si afferma attraverso il matricidio, cioè negando che gli uomini nascano da donne e quindi si concentra sulla morte piuttosto che sulla nascita, concetto questo ripetuto ogni cinque pagine circa. Non si considera neppure per un minuto che per la cultura greca la nascita non era un elemento identificativo del genere umano, dal momento che anche gli Dèi nascono. Ma quando si guarda al mito, anche qui è per piegarlo alle tesi esposte, si veda la trattazione fatta del mito di Semele, raccontato in una maniera "nuova" ma ben adatta al concetto del matricidio patriarcale di cui sopra.
    L'autrice a mio parere non riesce neppure a raggiungere l'obiettivo prefissatasi di costruire un itinerario simbolico femminile piuttosto che concentrarsi sulla decostruzione di quello maschile-patriarcale, che rimane invece al centro della maggior parte della trattazione. Il lessico poi non è un granché: sono arrivata a detestare l'uso del verbo "scotomizzare" e certe frasi di sapore ottocentesco, come "Gioco segreto e caro, per la donna gravida, immaginare il sesso e le sembianze del nascituro, e i casi a venire della vita di lui/lei" (pag. 124). Non ho colto nemmeno l'ironia "vantata" dalla quarta di copertina.
    Insomma, un libro né carne né pesce, né libro filosofico, né libro femminista (semmai, antipatriarcale), non fa una trattazione storica, non commenta Platone, né riesce del tutto a rivendicare, come vorrebbe, una "nuova" importanza della donna.

    ha scritto il 

  • 4

    In questo libro la Cavarero impersonifica una Robin Hood letteraria che ruba, da grandi opere omeriche e platoniche, figure femminili all'apparenza di marginale importanza per analizzare il loro ruolo e dimostrare quanto, invece, siano state di volta in volte determinanti.
    Questa idea mi è ...continua

    In questo libro la Cavarero impersonifica una Robin Hood letteraria che ruba, da grandi opere omeriche e platoniche, figure femminili all'apparenza di marginale importanza per analizzare il loro ruolo e dimostrare quanto, invece, siano state di volta in volte determinanti.
    Questa idea mi è subito piaciuta, l'idea di costruire una scena attorno a figure secondarie, definirne gli aspetti, analizzarne le gesta l'ho trovata fin dalle prime pagine, molto affascinante: L'importanza del tergiversare di Penelope, che sicuramente rispetto al suo Ulisse impavido e avventuriero ,che per mari andava, poco ha fatto rimanendo rinchiusa nella stanza con le sue ancelle......lui era l'azione, lei la staticità di un fare e disfare incessante ....ma se lei non avesse intessuto senza sosta la sua tela e avesse deposto il fuso dinanzi ai Proci...come sarebbe stato il ritorno di Ulisse ad Itaca?
    Questo era il primo capitolo....
    Il secondo Parlava di una povera servetta di Tracia che, "grazie" al ruolo di serva dovrebbe incarnare il ruolo di rozza ignoranza....ed invece, proprio dal basso di un animo semplice, mette in difficoltà "un Talete" che occupato ad ammirare il firmamento cade in un piccolo pozzo !
    Poi seguono le analisi su Demetra,la grande Madre, presente nel pensiero delle origini di molte culture.In queste la figura di Demetra rappresenta una divinità assoluta che,essendo l'unica a possedere in maniera evidente il segreto della vita e della fertilità, ha il potere di trasmetterlo a suo piacere, a coloro che popolano il suo territorio...La grande Terra!
    E arriviamo così....un pò a fatica....all'ultimo capitolo: Diotima.
    incipit del pezzo: "Dirò il discorso su Amore che ascoltai una volta da una donna di Mantinea di nome Diotima, la quale era sapiente su ciò e su molte cose. Consigliando gli Ateniesi a fare sacrifici ritardò l'epidemia di peste di dieci anni e fu proprio lei che mi istruì sulle cose d'amore. Tenterò dunque di riportarvi così da me solo e per quanto ne sarò capace, il discorso che lei fece a me" -
    Platone, Simposio 201d
    questo lo spunto di partenza per l'ultima figura femminile analizzata dalla Cavarero...una sacerdotessa che, in contrapposizione con la semplicità e l'ingnoranza della servetta di Tracia, incarna la sapienza e la saggezza filosofica.

    Ho chiuso il libro con molte riflessioni in testa;grazie al lessico utilizzato dalla scrittrice ho imparato vocaboli nuovi e ciò e già di per sè una notevole nota positiva in un epoca in cui le parole vengono impoverite e invecchiate facilmente al finco dei vari Ke , mpt ( mi piaci tu) , tvb, mmt ecc...
    Originali le analisi, originale l'idea......però....terminandone L'"esposizione" ho anche spontaneamente fatto un bel respiro di sollievo ......troppa ridondanza di concetto ha sicuramente, a mio parere, reso pesante la lettura!
    Un singolo concetto richiedeva pagine e pagine e pagine....e dopo poco mi invogliava solo ad iniziare il capitolo successivo per immergermi nella "discussione" successiva...ingordigia...bulimia argomentativa??....no, voglia di assaggiare un nuovo piatto poichè il sapore di quello dinanzi agli occhi era quello e sempre quello!

    ha scritto il 

  • 0

    Pubblicato per la prima volta nel 1990 e subito tradotto in molte lingue, Nonostante Platone è una pietra miliare della filosofia della differenza sessuale e degli studi culturali e di genere. Da anni introvabile, è stato finalmente ristampato dall'editore Ombre corte, con una nuova Prefazione de ...continua

    Pubblicato per la prima volta nel 1990 e subito tradotto in molte lingue, Nonostante Platone è una pietra miliare della filosofia della differenza sessuale e degli studi culturali e di genere. Da anni introvabile, è stato finalmente ristampato dall'editore Ombre corte, con una nuova Prefazione dell'autrice.

    ha scritto il