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Nord

Di

Editore: Einaudi

4.1
(63)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 419 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Francese

Isbn-10: 8806124048 | Isbn-13: 9788806124045 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: G. Guglielmi

Disponibile anche come: Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
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  • 5

    "Facciamoci due risate sopra!... no, lui non ride,
    prende troppo sul serio... finisce che si fa venir male,
    gli avvenimenti sono come l'amore,
    prima sono tutto ciò che esiste di grave, di palpitante,
    e poi nient'altro che grotteschi... "


    Non voglio farvi impressione, ma insomma le cose ...continua

    "Facciamoci due risate sopra!... no, lui non ride, prende troppo sul serio... finisce che si fa venir male, gli avvenimenti sono come l'amore, prima sono tutto ciò che esiste di grave, di palpitante, e poi nient'altro che grotteschi... "

    Non voglio farvi impressione, ma insomma le cose... il luogo... "vediamo quel che guardiamo e non guardiamo se non quello che abbiamo già in mente"

    "Il fatto è che la vita continua, anche se non è da ridere... oh, far finta di credere all'avvenire!... certo il momento è delicato, ma tu sai che con fiducia, grazia, e buon umore, vedrai il fondo delle tue disgrazie... "

    ha scritto il 

  • 5

    L'autore non beve e non fuma e a quel che dice non ha vizi particolari. Per lui c'erano due vie, quella della santità o quella del nazista. Ha scelto la seconda e mi dispiace per lui. Visto che lui si sentiva perfetto, pensa che anche gli altri lo debbano essere. Mi son sempre chiesto perchè gli ...continua

    L'autore non beve e non fuma e a quel che dice non ha vizi particolari. Per lui c'erano due vie, quella della santità o quella del nazista. Ha scelto la seconda e mi dispiace per lui. Visto che lui si sentiva perfetto, pensa che anche gli altri lo debbano essere. Mi son sempre chiesto perchè gli estremisti di destra scegliessero Pound e non Céline come loro referente, poi ho letto Nord e ho capito. La descrizione che fa della società tedesca a essere benevoli diciamo che non è esaltante, come pure della sua vita e quella dei suoi vicini. La società tedesca del tempo è molto malata e i pochi sani guarda caso sono due SS che sono abbastanza fuori dal gioco dei potenti (stando a quel che narra). Scrittura parlata e all'avanguardia. A scuola non avrebbe raggiunto la sufficienza ma nel romanzo va al di là del capolavoro. E mi dispiace per Sartre che sul piano politico aveva mille volte ragione contro Céline, ma sul piano artistico secondo me è molto inferiore.

    ha scritto il 

  • 0

    miao

    il genio di sta Civiltà è di aver trovato delle ragioni alle peggio paranoiche stragi... il senso della Storia!...


    Nel secondo capitolo della Trilogia del Nord Céline dà il peggio di sé. Consapevole (forse compiaciuto) della sua fama, sa che nessuna captatio benevolentiae< ...continua

    il genio di sta Civiltà è di aver trovato delle ragioni alle peggio paranoiche stragi... il senso della Storia!...

    Nel secondo capitolo della Trilogia del Nord Céline dà il peggio di sé. Consapevole (forse compiaciuto) della sua fama, sa che nessuna captatio benevolentiae, nessuna posa gradevole lo libererà dallo stigma di public enemy #1. Insomma, si comporta come pensa che il mondo si attenda da lui. Pur cronologicamente anteriore al precedente volume, Il castello dei rifugiati, la vicenda è successiva da un punto di vista logico. Non più confinata in un luogo decadente e incantato, racconta della peregrinazione tra le macerie della Germania prossima alla disfatta. La disfatta la si percepisce già nei personaggi del racconto, un’orgia di egoismi, meschinità, bulimie, perversioni. Incontriamo un avvocato miracolosamente scampato alle bombe a cui appare Hitler, un vecchio portatore dei valori militari eroici che ama farsi frustare le chiappe nude da un harem di bimbe polacche, prostitute confinate in campagna per curare le malattie veneree che si ribellano per andare incontro ai nuovi clienti inglesi, prigionieri francesi che assurgono al rango di fiduciari e comandanti, zingari e obiettori di coscienza scampati miracolosamente alle purghe hitleriane. Céline, asceta nemico del fumo e dell’alcool, dagli appetiti sessuali ormai spenti, si muove come un osservatore cinico di questa umanità marcia, provando maggior simpatia per un collega medico ufficiale e per una SS di campagna che per un’umanità votata a morire sotto le bombe. Ribalta la storia inventandosi un fratello di Göring, psichiatra dal volto umano, che arriva nel finale come un demiurgo a riannodare quanto si può. Chi si salva, allora, in questa serie di gironi danteschi sempre più bassi? Le bestie. Il gatto Bébert trasportato in un sacco, il cane Iago gigante denutrito, le oche e le vacche che fanno lega tra di loro contro ogni intrusione. Céline, raccontando di un mondo allo sfacelo, voleva mostrarci che nel 1961, quando scrive con l’etichetta del maledetto, nulla era in fondo cambiato. Che gli uomini cercano sempre e inesorabilmente la propria distruzione. Se qualcosa di buono possiamo trovare in Céline, è sicuramente un interrogativo forte: siamo capaci di contraddirlo con i fatti?

    ha scritto il 

  • 1

    Sono stato a lungo indeciso: è un capolavoro da 5* o orribile da 1*?
    devo confessare che ancora oggi resto indeciso ma la lettura è diventata impossibile. Forse sono io che non sono all'altezza del libro... ma ho deciso di abbandonarlo. Svaria troppo, scrittura impossibile fatta di frasi con trop ...continua

    Sono stato a lungo indeciso: è un capolavoro da 5* o orribile da 1*? devo confessare che ancora oggi resto indeciso ma la lettura è diventata impossibile. Forse sono io che non sono all'altezza del libro... ma ho deciso di abbandonarlo. Svaria troppo, scrittura impossibile fatta di frasi con troppi puntini di sospensione.

    ha scritto il 

  • 5

    Ringrazio mia nonna per avermi insegnato molti termini (e non fra i più eleganti, lo ammetto..) dell'argot, altrimenti non avrei mai potuto capire la lingua di Céline. Per quanto riguarda il libro, mi prostro umilmente.

    ha scritto il 

  • 3

    Confesso che non ce l'ho fatta a finire questo libro nonostante in tempi diversi ne abbia ripreso la lettura. Il francese di Celine è ostico, gergale, pieno di parole e di riferimenti probabilmente parlanti ad un lettore contemporaneo e conterraneo...ma non a me.
    Anche la storia narrata, il pelle ...continua

    Confesso che non ce l'ho fatta a finire questo libro nonostante in tempi diversi ne abbia ripreso la lettura. Il francese di Celine è ostico, gergale, pieno di parole e di riferimenti probabilmente parlanti ad un lettore contemporaneo e conterraneo...ma non a me. Anche la storia narrata, il pellegrinaggio di Celine, la moglie e un amico in una Germania bombardata e prossima allo sbando, in fuga da una probabile condanna a morte nella Francia appena liberata dagli Alleati, ha un odore nombrilista e piccolo borghese se paragonata alle sofferenze della popolazione europea in quegli stessi anni.

    ha scritto il 

  • 5

    Strano paradosso che a denunziare la tristezza funerea e tutto il ridicolo del nazismo moribondo sia stato proprio uno che coi nazisti era andato a nozze: il "Mahlzeit!" che si scambiano le figure lugubri dei collaborazionisti in fuga mentre cenano con un brodino schifoso sotto il ritratto livido ...continua

    Strano paradosso che a denunziare la tristezza funerea e tutto il ridicolo del nazismo moribondo sia stato proprio uno che coi nazisti era andato a nozze: il "Mahlzeit!" che si scambiano le figure lugubri dei collaborazionisti in fuga mentre cenano con un brodino schifoso sotto il ritratto livido di Hitler è un'istantanea immortale. Il fatto è che Céline rimane disperato e nichilista sempre e dappertutto.

    ha scritto il 

  • 2

    Oddio, piuttosto ostico, difficile da seguire, senza un filo logico ben definito.. lo si potrebbe certo definire un romanzo originale. Ma di consigliarvelo, in coscienza, io non me la sento.

    ha scritto il 

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