Nostalgia

Di

Editore: Mondadori

4.1
(199)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 349 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8804559160 | Isbn-13: 9788804559160 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Elena Loewenthal

Disponibile anche come: Paperback , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Casa & Giardinaggio

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Descrizione del libro
Noa, studentessa di fotografia a Gerusalemme e Amir, studente di psicologia a Tel Aviv, decidono per convenienza di spostamenti di trasferirsi in un villaggio a metà strada tra le due città. Castel - questo è il nome del villaggio - è un'ex enclave araba abbandonata nel 1948 e da allora divenuta dimora di una comunità ebraica proveniente dal Kurdistan. I due ragazzi sviluppano da subito un rapporto di caldo vicinato con i padroni di casa, gli Zakian e con una famiglia che vive nei dintorni, segnata dalla tragedia della morte di uno dei figli, ucciso in Libano e il cui secondogenito stringerà un'amicizia fraterna con Amir. Questo intreccio di sentimenti e drammi privati si complicherà quando un operaio palestinese di nome Saddiq che sta svolgendo dei lavori nei paraggi riconoscerà nella casa dove abitano Noa e Amir l'abitazione da cui la propria famiglia era stata scacciata all'arrivo dei coloni ebrei. Di quella casa Saddiq possiede ancora la chiave, e si fa forte in lui, giorno dopo giorno, il desiderio di entrare furtivamente nell'appartamento della sua infanzia. Il giorno in cui cede alla tentazione, ritrovando tra l'altro un gioiello che sua madre aveva nascosto dietro a un mattone, verrà arrestato come sospetto terrorista. Intanto, sulle esistenze di Noa, Amir e degli altri abitanti del quartiere, si stende il velo nero di una tragedia collettiva: è il 4 novembre del 1995 e Yitzak Rabin, capo del governo, viene assassinato...
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  • 4

    Un borgo pacifico dorato dal sole

    Vari autori israeliani raccontano vicende al plurale, non accontentandosi di una famiglia ma allargando lo sguardo verso il villaggio o il kibbutz. Sono spesso belle letture, perché consentono di fars ...continua

    Vari autori israeliani raccontano vicende al plurale, non accontentandosi di una famiglia ma allargando lo sguardo verso il villaggio o il kibbutz. Sono spesso belle letture, perché consentono di farsi un’idea più ampia delle persone ma anche delle relazioni interpersonali e della realtà israeliana.
    La storia si svolge in un paesino fra Gerusalemme e Tel Aviv, di nome Castel, popolato da ebrei di origine curda. Qui vengono ad abitare due giovani, Noa studia fotografia all’università di Gerusalemme, Amir psicologia a Tel Aviv.
    Castel, in cima a una collina, sembra evocare un’idea di un borgo pacifico dorato dal sole.
    In realtà passioni e drammi ronzano nel silenzio. Noa e Amir sono gli unici estranei nella piccola comunità, Nevo racconta la difficoltà di adattarsi alla convivenza senza sentirsi invasi dall’altro.
    Accanto a loro i padroni di casa, Sima e Moshe, anche questa una giovane coppia con due bambini piccoli.
    Sima invidia Noa per la sua bellezza e gli studi universitari ed è in contrasto con Moshe che vorrebbe mandare i bambini a una scuola religiosa. Lì vicino abita una famiglia il cui figlio maggiore è morto durante il servizio militare. I genitori sono annientati e ignorano completamente il figlio minore, che trova un amico in Amir. Saddiq, un muratore arabo, entra in una casa del villaggio che apparteneva alla sua famiglia, prima che il villaggio venisse occupato dai soldati israeliani e riconosce una stanza dopo l’altra.
    Nevo è uno scrittore con una grande sensibilità ed è molto bravo a raccontare le storie di queste persone, ciascuna con una cassa di risonanza privata. E’ toccante quella di Saddiq, che viene rappresentato nella sua dignità di persona mite vittima di un’ingiustizia e anche quella del bambino trascurato che cerca di attirare su di sé l’attenzione degli adulti. Sullo sfondo, una paio di attentati a Tel Aviv, giusto per non farsi mancare niente della realtà israeliana. La nostalgia è soprattutto di Saddiq, nel suo avere in mano i documenti di proprietà di una casa che non è più sua, nel vivere una vita in un luogo altro da quello che sarebbe dovuto essere.

    ha scritto il 

  • 4

    Quando lo finisci ne hai nostalgia .....

    Nevo è sempre bravo e piacevole da leggere. Il suo stile "corale " mi piace molto, confesso che a due terzi mi stavo un po' annoiando ( forse ho fatto indigestione, ne ho letti 3 di lui probabilmente ...continua

    Nevo è sempre bravo e piacevole da leggere. Il suo stile "corale " mi piace molto, confesso che a due terzi mi stavo un po' annoiando ( forse ho fatto indigestione, ne ho letti 3 di lui probabilmente troppo ravvicinati) Rimane comunque bello e interessante per conoscere meglio la vita quotidiana in quella terra martoriata, e , con molta leggerezza ed obiettività, anche i pensieri di coloro che hanno dovuto abbandonare le loro case. Le cose non sono mai tutte bianche o tutte nere ( e questo vale da duemila anni) Ma Nevo non dà giudizi nè "sputa sentenze " e questo un suo grandissimo pregio! Nel finale si riprende alla grande e la parte del bambino che và a salutare mi ha commosso. Sempre consigliato! Adesso che l'ho terminato,ho già nostalgia di Nevo.
    Ps . Avevo dimenticato: complimenti anche a E. Loewenthal, che, oltre a scrivere dei bellissimi libri, è anche una bravissima traduttrice.

    ha scritto il 

  • 5

    Non posso farci niente, Nevo mi piace sempre e sempre di più. In alcuni passaggi mi ritrovo a leggere esattamente quello che vorrei leggere e come vorrei leggerlo. Sviscera questioni profonde e intime ...continua

    Non posso farci niente, Nevo mi piace sempre e sempre di più. In alcuni passaggi mi ritrovo a leggere esattamente quello che vorrei leggere e come vorrei leggerlo. Sviscera questioni profonde e intime con una naturalezza incredibile. Niente giri di parole, niente commenti, niente frasi altisonanti. Ti spiattella la storia così com'è usando uno stile e una scrittura mai uguali a sé stessi e il tutto risulta straordinariamente credibile, reale, affascinante ed emozionante.
    Qui la sua voce più interiore e anti convenzionale la affida alle parole di Modi; le sue teorie sono letteralmente musica per le mie orecchie e mi ritrovo a condividere con lui pensieri e sensazioni che non avevo mai focalizzato così lucidamente.
    Ti immergi tra le pagine e tutto il resto scompare.
    Eppure gli ingredienti dei suoi libri sono sempre gli stessi: in primo piano le relazioni umane; che poi siano d'amore o d'amicizia, interrazziali o familiari, tra adulti o tra bambini, poco importa, il cuore dei suoi romanzi gira sempre intorno al mistero e alle infinite sfaccettature di questi temi. E sullo sfondo (o in primo piano? devo ancora capirlo) una realtà così lontana dalla nostra, ma per tanti aspetti così simile e vicina.
    Ma lo stesso, libro dopo libro, ogni volta è una nuova scoperta, una rinnovata emozione, un ritrovato compagno di viaggio.

    ha scritto il 

  • 5

    Come si fa a "divorare" un libro ?
    Ho "divorato" il libro, l'ho letto in mezza giornata !!
    Allora significa che non valeva niente, non ti ha lasciato niente.
    Non sei tu che divori il libro, piuttosto ...continua

    Come si fa a "divorare" un libro ?
    Ho "divorato" il libro, l'ho letto in mezza giornata !!
    Allora significa che non valeva niente, non ti ha lasciato niente.
    Non sei tu che divori il libro, piuttosto il contrario. Ed ogni qualche pagina, devi fermarti, prendere respiro, altrimenti non rimane più traccia di te, completamente divorato, disintegrato, dilaniato, da ogni parola di ogni pagina.
    Quindi fermati, prendi respiro, poi torna sulle parole e sulle pagine.
    I libri che ti divorano durano assai, ci vuole tempo per completarli.
    Poi Nevo è fisico, tutto è fisico in lui. Fisicità che stai in ogni parte del corpo, sempre il corpo richiamato continuamente, e parti del corpo che non ti aspetti, la caviglia, la clavicola, la schiena, così facendo pian piano consuma ogni parte del lettore.

    ha scritto il 

  • 0

    nostalgia

    La nostalgia é il filo conduttore di questo romanzo corale ambientato in una piccola cittadina IL CASTEL negli anni'90 sullo sfondo l'uccisione di Rabin e diversi altri attentati.
    Si intrecciano le st ...continua

    La nostalgia é il filo conduttore di questo romanzo corale ambientato in una piccola cittadina IL CASTEL negli anni'90 sullo sfondo l'uccisione di Rabin e diversi altri attentati.
    Si intrecciano le storie di ebrei osservanti, giovani fidanzati, un bimbo orfano dell'amato fratello, un musulmano alla ricerca delle sue origini. Tutti raccontano la propria vita con umiltà e pacatezza, tutti sono alla ricerca del loro posto nel mondo e in tutti la NOSTALGIA la fa da padrona.

    ha scritto il 

  • 5

    “Nostalgia è una bella parola, si ferma Saddiq […] perché la nostalgia è voler essere in un altro posto.”

    Nostalgia è una parola che mi piace; ha colore, sapore, odore.

    Deriva dal greco algia, che indica dolore, sofferenza e nostos che significa ritorno.
    E’ la mancanza di questo ritorno che provoca soffer ...continua

    Nostalgia è una parola che mi piace; ha colore, sapore, odore.

    Deriva dal greco algia, che indica dolore, sofferenza e nostos che significa ritorno.
    E’ la mancanza di questo ritorno che provoca sofferenza o struggimento.
    Può essere desiderio intenso di cose, luoghi, persone che non abbiamo accanto ma vorremmo ritrovare: in questo caso può essere infinitamente dolce perché racconta una presenza che c’è, ma che se anche è lontana, tornerà presto.
    Altre volte è un sentimento rivolto al passato: nostalgia o rimpianto di ciò che è stato e non tornerà più perché è impossibile riportare indietro il tempo.
    E’ un sentimento multiforme, di cui tutti facciamo esperienza e forse più diventiamo adulti, più ci diviene familiare.

    Nevo lo ha declinato in molti modi nel suo romanzo, bellissimo e complesso, quasi fermo, in cui abbiamo tempo di affezionarci ai personaggi, di entrare dentro di loro fino a provarne appunto, nostalgia.
    E’ un racconto corale in cui tutti prendono la parola e si aprono al lettore: ci troviamo al Castel un posto per immigrati dal Kurdistan, a metà strada tra Tel Aviv e Gerusalemme, in una terra difficile da vivere ma facile da amare.
    Ci sono Noa ed Amir una giovane coppia che ha da poco scelto di andare a convivere; accanto a loro i padroni di casa Moshe e Sima con i loro due bambini. Di fronte abita la famiglia del piccolo Yotam che ha subìto la perdita del figlio maggiore morto soldato in Libano; infine Saddiq un muratore arabo che lavora al Castel e sogna di poter rientrare nell’appartamento dove viveva prima che arrivassero i coloni ebrei a cacciarlo.

    Tutti provano il sentimento della nostalgia: chi per il figlio che non c’è più, chi per un fratello morto e per una coppia di genitori che non riesce più ad essere tale, chi per un luogo dove è vissuto e che non è più suo, chi per la libertà, chi per lo scompiglio che porta l’amore quando è all’inizio, quando è ancora innamoramento, chi per la trasgressione, chi per la tranquillità, chi per la passione, chi per la famiglia, chi per la solitudine..

    Nevo si prende tutto il tempo per osservare questo sentimento in tutte le sue parti, per girarlo, rivoltarlo, entrandoci dentro senza paura di farsi del male, attraversando tristezza, rimpianto, e restituendo al lettore un’opera intensa e fruttuosa perché trasfigura la nostalgia in azione positiva dal sapore dolce quando capisce che il punto “Non è non credere nell’amore. E’ che a volte l’amore è uno sforzo troppo grande.

    ha scritto il 

  • 4

    Anche questa volta ho letto i commenti prima di scrivere, e ho notato che – con mio stupore – quasi nessuno ha enfatizzato la coralità di questo romanzo. Quasi 350 pagine di un romanzo scritto tutto i ...continua

    Anche questa volta ho letto i commenti prima di scrivere, e ho notato che – con mio stupore – quasi nessuno ha enfatizzato la coralità di questo romanzo. Quasi 350 pagine di un romanzo scritto tutto in prima persona da tanti personaggi, che diventano tutti protagonisti. Le storie si intrecciano, e ognuno racconta la propria parte, con il proprio punto di vista. Senza enfasi, con semplicità, vediamo crescere una storia collettiva che ricorda una sinfonia, dove ogni strumento deve suonare la propria parte ma tutti insieme contribuiscono alla complessità di un tutto che è superiore alla somma delle singole parti.
    Come nella “Simmetria dei desideri”, anche questo libro (scritto in precedenza, sono io che li ho letti in questo ordine !) è ricchissimo: di storie, di temi, di persone. Difficile dire che cosa mi sia piaciuto di più: Nevo si conferma grande indagatore delle relazioni di coppia e delle trasformazioni (e paure, e contraddizioni…) che conducono al passaggio all’età “adulta”, ma è anche capace di parlare di Israele, e del difficile confronto con chi quella terra la occupava in precedenza. Un libro in apparenza “lieve”, a tratti quasi sdolcinato, che invece racchiude una grande intensità e un profondo struggimento. E in definitiva, credo che il titolo “Nostalgia” rappresenti bene il sentimento che ti lascia in bocca quando lo hai letto.

    ha scritto il 

  • 4

    Qualche tempo fa leggevo un commento ad un libro in cui si esprimeva un gioioso rammarico per aver letto un libro che invece la lettrice non avrebbe voluto leggere per mantenere inalterata la possibil ...continua

    Qualche tempo fa leggevo un commento ad un libro in cui si esprimeva un gioioso rammarico per aver letto un libro che invece la lettrice non avrebbe voluto leggere per mantenere inalterata la possibilità di leggerlo in futuro per la prima volta. Pensai: maledettamente condivisibile questa considerazione.
    Poi sul mio percorso, accidentato, di lettore si è profilato "nostalgia"; un libro stupendo, un ricamo letterario intorno ad un sentimento di difficile codificazione, che rifugge schemi classificatori, che scorre, come un fiume silenzioso, nell'ipogeo della nostra anima, nessuno escluso.
    Eskol Nevo non disserta ma racconta, non pontifica ma dialoga, non elargisce certezze ma frammenti di vita che aiutano a comprendere cosa sta accadendo quando silenziosi ammiriamo la solennità del mare o la maestosità dei monti o il vociare del vento tra le fronde degli alberi; in quei momenti il fiume nostalgia emerge dal suo greto e ci ricorda che è lì, silente ma sempre presente.
    Una sorta di dolore dolce che ci accompagna e grazie a Nevo lo si comprende a pieno.
    Sono felice di averlo letto anche a costo di apparire dedito all'incoerenza!

    ha scritto il 

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