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Nostra signora delle tenebre

Fantacollana Nord 33

Di

Editore: Nord

3.7
(125)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 210 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Inglese

Isbn-10: 8842904759 | Isbn-13: 9788842904755 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: R. Rambelli

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature , Horror , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
Nostra Signora delle tenebre è una agghiacciante fantasy urbana, ambientata nella metropoli di San Francisco. Ma anche la modernissima San Francisco, con le sue colline, la sua baia assolata e i suoi grattacieli altissimi e rilucenti, può diventare il regno del terrore quando strane ombre cominciano ad aggirarsi furtive tra i caseggiati. Per Franz Westen, vedovo, scrittore di racconti del soprannaturale per la televisione, l'incubo comincia all'improvviso, quando, una notte, si affaccia alla finestra del suo appartamento per scrutare con il binocolo le luci della città ed è testimone di una scena inquietante: là, sulla cima di Corona Heights, la solitaria ed erta collinetta che si leva proprio nel cuore di San Francisco, c'è una strana figura dal colorito brunastro che si agita e si muove in maniera sinistra, come se fosse impegnata in qualche misterioso rituale o danza magica. Ha così inizio una terribile persecuzione, cui Franz tenterà invano di sottrarsi e che forse è collegata in qualche modo con un vecchio volume affascinante e sibillino, pieno di misteriose citazioni e di strani discorsi sulle moderne megalopoli e sulle arcane entità che le infestano, i “paramentali", esseri d'origine azoica “più infidi dei ragni e delle donnole".

*********
Nota:
il codice ISBN, non presente sul volume del 1980, è stato assegnato a posteriori dalla casa editrice.
Scheda senza ISBN qui:
http://www.anobii.com/books/01ded0e4e8ab2671df/

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  • 4

    romanzo lento e 'pesante' in quanto ricco di richiami e di citazioni di scrittori 'tenebrosi'. Alla fine te ne fai una ragione e capisci che ci sono diversi livelli di lettura, che rendono di difficile collocazione questo libro (e questo ne diventa anche il pregio maggiore).
    Non male il fin ...continua

    romanzo lento e 'pesante' in quanto ricco di richiami e di citazioni di scrittori 'tenebrosi'. Alla fine te ne fai una ragione e capisci che ci sono diversi livelli di lettura, che rendono di difficile collocazione questo libro (e questo ne diventa anche il pregio maggiore).
    Non male il finale, da non augurare al lettore vorace ed ossessivo ;-))

    ha scritto il 

  • 5

    This is one of my favourite horror novels, the concepts of paramentals and megapolisomancy are terrific ( I personally find quite spooky the Sutro tower and the Transamerica Pyramid ) . I guess that the true force of this story is rooted in its strong autobiographical elements, Leiber lived at 81 ...continua

    This is one of my favourite horror novels, the concepts of paramentals and megapolisomancy are terrific ( I personally find quite spooky the Sutro tower and the Transamerica Pyramid ) . I guess that the true force of this story is rooted in its strong autobiographical elements, Leiber lived at 811 Geary when he wrote 'Our Lady of Darkness' , the same address of the protagonist Franz Western (Leiber's alter ego).
    As usual, a really wonderful edition by Centipede Press.

    ha scritto il 

  • 3

    PECCATO

    L'inizio è intrigante, con le teorie negromantiche legate all'architettura delle grandi città. Un paio di scene da brivido ben calibrate. Poi la parte centrale affonda con un improbabile deus ex machina e un infodump pesantissimo, che sconvolge il protagonista ma non i lettori. Alcuni colpi di sc ...continua

    L'inizio è intrigante, con le teorie negromantiche legate all'architettura delle grandi città. Un paio di scene da brivido ben calibrate. Poi la parte centrale affonda con un improbabile deus ex machina e un infodump pesantissimo, che sconvolge il protagonista ma non i lettori. Alcuni colpi di scena nel finale sono ampiamente prevedibili e la storia ha un esito banalotto. Peccato perché le premesse c'erano tutte: idea originale, personaggi, scrittura solida, atmosfera. Leggerò sicuramente altri di Leiber, magari dei racconti.

    ha scritto il 

  • 4

    Adoro i romanzi che citano altri romanzi appartenenti allo stesso genere e mi piace quando le vicende sono ambientate in città che conosco e di cui posso ricordare i punti di riferimento.
    Nostra Signora delle Tenebre sarebbe stato perfetto per una inquietante puntata di Twilight Zone.

    ha scritto il 

  • 5

    «Quanti di noi, in una grande città, sanno cosa sta aldilà delle pareti del loro appartamento, spesso aldilà della parete contro la quale dormono?»


    Ecco un piccolo gioiellino di horror urbano, un romanzo che mescola la San Francisco degli anni '70, quella dell'ispettore Callaghan, per inte ...continua

    «Quanti di noi, in una grande città, sanno cosa sta aldilà delle pareti del loro appartamento, spesso aldilà della parete contro la quale dormono?»

    Ecco un piccolo gioiellino di horror urbano, un romanzo che mescola la San Francisco degli anni '70, quella dell'ispettore Callaghan, per intenderci, con le necropoli non-euclidee tanto care a Lovecraft e compari.
    L'ho letto parecchie volte, e sempre con piacere. E sapete perchè?
    1) perchè è breve - si legge in un pomeriggio, ed è come guardare un film. Non me ne vogliano i cultori delle diciottologie da sei milioni di pagine, ma ogni tanto ci vuole.
    2) perchè è una miniera di citazioni e di spunti. Ogni volta ne scopro di nuovi: Bierce e Lovecraft, Clark Ashton Smith e De Quincey, Jack London e Crowley...
    3) perchè è "sottile" - sottilmente ironico, sottilmente erotico, sottilmente inquietante.
    4) perchè mi ricorda Ghostbusters, e già solo per questo val la pena.

    ha scritto il 

  • 3

    Ottima atmosfera ma narrazione lenta e pesante, poteva essere un capolavoro invece le pecche "strutturali" del romanzo ne hanno pregiudicato la riuscita, qui Leiber prende dal solitario di Providence oltre che il talento per creare l'atmosfera anche i difetti nella stesura della prosa, opera disc ...continua

    Ottima atmosfera ma narrazione lenta e pesante, poteva essere un capolavoro invece le pecche "strutturali" del romanzo ne hanno pregiudicato la riuscita, qui Leiber prende dal solitario di Providence oltre che il talento per creare l'atmosfera anche i difetti nella stesura della prosa, opera discreta ma non indispensable a meno di essere grandi collezionisti di Leiber

    ha scritto il 

  • 5

    Un libro che è un mystery dai risvolti sovrannaturali e non a caso, secondo pareri illustri, merita il titolo di iniziatore dell’urban fantasy. Si tratta di pagine avvolgenti, che conducono il lettore alla scoperta di San Francisco e dei suoi misteri attraverso la mappa tracciata da ...continua

    Un libro che è un mystery dai risvolti sovrannaturali e non a caso, secondo pareri illustri, merita il titolo di iniziatore dell’urban fantasy. Si tratta di pagine avvolgenti, che conducono il lettore alla scoperta di San Francisco e dei suoi misteri attraverso la mappa tracciata da un libro segreto e maledetto: Megalopolisomanzia: una nuova scienza urbanistica del fantomatico Thibaut De Castries (che fin dal nome echeggia il Thomas De Quincey dei Suspiria de Profundis, con una cui epigrafe il libro si apre, ma anche Adolphe De Castro, sinistra figura che compare nei racconti di H.P. Lovecraft, il quale a sua volta, con Clark Ashton Smith, aleggia su queste pagine come un nume tutelare). [...] La trama è giostrata intorno alla lettura dello pseudobiblium di De Castries e la sua è una figura riuscita, oscura e inquietante, che resta sospesa sullo sfondo della storia come una presenza spettrale, al pari dei fantasmi a cui dava la caccia per le strade delle metropoli all’inizio del Novecento.

    http://www.fantascienza.com/blog/stranoattrattore/2009/12/20/megalopolisomanzia-la-scienza-segreta-di-fritz-leiber/

    ha scritto il 

  • 4

    Recensione

    In ogni periodo storico ci sono sempre state una o due città appartenenti al genere mostruoso, come Babele ovvero Babilonia, Ur-Lhassa, Ninive, Siracusa, Roma, Samarcanda, Tenochtitlan, Pechino; ma noi viviamo nell’epoca delle metropoli (o delle necropoli), in cui queste maledizioni gravide di ...continua

    In ogni periodo storico ci sono sempre state una o due città appartenenti al genere mostruoso, come Babele ovvero Babilonia, Ur-Lhassa, Ninive, Siracusa, Roma, Samarcanda, Tenochtitlan, Pechino; ma noi viviamo nell’epoca delle metropoli (o delle necropoli), in cui queste maledizioni gravide di disastri sono numerose e minacciano di congiungersi e di avviluppare il mondo nella sostanza funebre ma multi potente delle città. Abbiamo bisogno di un Pitagora Nero perché spii la maligna disposizione delle nostre mostruose città e i loro immondi canti urlati, così come il Pitagora Bianco spiava la disposizione delle sfere celesti e le loro sinfonie cristalline, venticinque secoli fa.

    Thibaut de Castries

    (la recensione è tratta dal mio sito: http://shamanic-journey.blogspot.com/2010/07/nostra-signora-delle-tenebre-fritz.html)

    Una delle parole più difficili da usare nello scrivere una recensione è capolavoro. Non l’ho mai detta, raramente la penso, faccio difficoltà a comprenderne il significato, tanto è assoluta. Sta quasi alla pari di cult, una di quelle parole che più la usi più perde di significato.

    Dopo anni di letture e autori diversi e storie di ogni genere, è stato proprio il signor Fritz Reuter Leiber (Chicago, 24 dicembre 1910 – San Francisco, 5 settembre 1992), col suo romanzo Nostra Signora delle Tenebre (Our Lady of Darkness), a costringermi a usarla.

    Storia.
    La prima versione del romanzo, più corta, venne pubblicata nel 1977 col titolo The Pale Brown Thing su The Magazine of Fantasy and Science Fiction e definita dall’autore una storia nata come Jamesiana (in riferimento allo scrittore Montague Rhodes James) e poi cresciuta, ancora e ancora [1]. Il romanzo, revisionato e integrato da Leiber, uscì nelle librerie l’anno seguente, col titolo Our Lady of Darkness.

    Trama.
    Franz Western, scrittore di storie del sovrannaturale per la televisione, tornato alla vita normale dopo anni di dipendenza dall’alcol per la perdita della moglie, entra in contatto con gli scritti di un esoterista che potrebbe aver compreso la vera realtà delle città in cui viviamo e delle terrificanti creature che le infestano. Ma la conoscenza della Megalopolimanzia trascinerà Franz in un vortice d’incubo, dominato dal terrificanti entità paramentali.

    Idea.
    Non sto parlando solo di megalopolimanzia, lo studio degli influssi delle megalopoli sull’umanità, di questa parleremo dopo. Intendo i discorsi sul legame tra musica, matematica e religione; la visione crudele della realtà nella quale tutti ci sentiamo (erroneamente) al sicuro; la presenza degli altri scrittori (Clark Ashton Smith, Lovecraft) le cui vite sono state adattate alla storia, le cui opere ne fanno drammaticamente parte; l’inesorabile sconfitta a scacchi (Leiber era un giocatore professionista) contro un avversario invisibile (oltre che contro lo spagnolo mezzo sordo).

    Il bisogno palpitante dell’autore di interrogarsi su un futuro dato per scontato: la tendenza umana alla costruzione di tane immense, per tener lontani i vecchi fantasmi, che contribuisce a crearne di nuovi.

    Rileggendolo a distanza di qualche giorno per scrivere questa recensione alcune immagini sulle quali ero passato tranquillo hanno acquistato un nuovo significato. Come lo stratagemma della “moglie olandese” che assorbe il sudore, nelle notti delle zone tropicali, anche la “moglie dello studioso” assemblata da Franz, ha assorbito qualcosa di più sottile, per poi diventarne una sovrannaturale marionetta?

    Sesso.
    Il senso del sesso. Non il sesso emo-oriented, il non-sesso dei non-morti, il sesso dark delle tenebre, il sesso mostrato finché diviene finto e inutile, tutte visioni proprie di molta merce con la quale veniamo nutriti. Parlo del sesso, come dell’orrore, suggerito, sottinteso, che permea rapporti e persone senza dominare la storia, ma riuscendo a farne parte.

    Il rapporto tra il protagonista, Franz, e Cal, legame con la realtà e unica salvezza (forse). Il legame tra l’amico Jaime Donaldus Byers e le sue "bambine", in un momento in cui il terrore sta raggiungendo l’apice, risulta più che fastidioso, stride e spinge lo stesso Franz a rifiutarlo, considerandolo un inutile (come l’argento e certi simboli magici) palliativo, nel confronto continuo con le minacce paramentali.

    Orrore.
    O dell’abilità di uno scrittore di descrivere la normalità e provocare angoscia. Corridoi, finestre dipinte di nero che nascondono lo sporco accumulato nelle colonne di areazione, vecchie porte di sgabuzzini, ormai senza le inutili maniglie. Case e palazzi che occludono la visuale, immense antenne televisive, vicoli stretti colmi di tenebra.

    Il confronto con qualcosa di più grande di noi, che ci circonda, che è nel dettaglio percepito con la coda dell’occhio, ovunque.

    L’orrore è talmente vasto che non lo vediamo più. Leiber non lo nasconde, lo suggerisce attraverso la descrizione del nido dove l’orrore prospera, portandoci alla comprensione che ormai ne dividiamo lo spazio.

    L’orrore non solo c’è, ma noi lo abitiamo.

    Le mega città, le megalopoli di cui parla il fittizio occultista Thibaut de Castries nel suo trattato Megalopolismanzia, volume fondamentale sul ripiano dei pseudobiblia.

    Leiber, attraverso de Castries, pone un inquietante interrogativo: “Gli antichi egizi si limitavano a seppellire i morti nelle loro piramidi. Noi ci abitiamo” dice l’occultista. Ma se noi abitiamo le necropoli, lo facciamo in veste di morti e spettri? Siamo noi che le infestiamo? I veri abitanti sono ora le misteriose entità paramentali, sorta di tulpa megalopolimantici [2] prodotti dalla decadente meditazione del metallo, del vetro e dei suoi depressi abitanti?

    La visione della creatura brunopallida [3] (the pale brown thing del titolo originale), capace di frantumare il vetro del binocolo, è solo il sintomo di qualcosa di più potente. Qualcosa che, come ne Il Caso di Charles Dexter Ward di Lovecraft, si estende per un lasso temporale superiore a quanto il protagonista suppone. Il Male in attesa.

    E come in Lovecraft, che fu mentore di Leiber, oltre al tempo anche lo spazio gioca un ruolo fondamentale. Qui non abbiamo geometrie non euclidee, capaci di aprire passaggi da e per regioni remote dell’universo, ma la scienza di un Pitagora Nero, che sfrutta il peso elementale delle masse da cui è costituita la metropoli, per predire il futuro e modificarlo.

    Ironia.
    Ecco una parola che forse dovremmo leggere tutti a voce alta, materia che andrebbe insegnata a scuola nella speranza di crescere esseri umani, prima, e magari artisti, poi, dotati di una capacità che sta scomparendo, mentre evolviamo. Al pari del sesso, l’ironia in Leiber è sottile, è parte dei suoi personaggi, aggiunge spessore alle loro vite, non stempera l’angoscia di Franz, ma anzi è capace di sottolinearne la presenza.

    Conclusione.
    Quella del romanzo non ve la racconto, anche se, da sola, richiederebbe una notevole quantità di discussioni. Il senso dell’evento finale, il modo in cui viene affrontato, contengono materiale col quale altri autori si sono dilungati per romanzi interi.

    La conclusione della recensione invece non può che essere un invito alla lettura di quest’opera e un confronto sui contenuti e lo stile di Leiber.

    Nostra Signora delle Tenebre è un romanzo che non si dimentica, è una storia che non invecchia. È certamente destinato a divenire più attuale, lettura dopo lettura. Giorno dopo giorno. Palazzo dopo palazzo.

    Riferimenti

    Biografia di Fritz Leiber di Giuseppe Lippi,
    http://blog.librimondadori.it/blogs/urania/2008/10/06/fritz-leiber-biografia/

    Demoni dell’Aere Superiore: Vita, Opere e Miracoli di Fritz Leiber, Jr. di Davide Mana, su LibriNuovi:
    http://librinuovi.arturin.it/modules/xf001section/article.php?page=1&articleid=24

    Our Lady of Darkness. A Jamesian Classic di Rosemary Pardoe, su Ghosts & Scholars n. 20:
    http://www.users.globalnet.co.uk/~pardos/ArchiveOurlady.html

    Note

    [1] “It started as a short Jamesian horror story and just grew” (lettera a Foundation magazine, n. 16, maggio 1979).

    [2] I tulpa sono entità o oggetti privi di corpo e generati attraverso particolari tipi di meditazione, secondo alcune credenze del buddhismo.

    [3] Scritto attaccato, in riferimento alla traduzione usata nell’edizione della Editrice Nord (FANTACOLLANA 33, maggio 1980), con parole composte come brunopallida, verdechiaro,…

    ha scritto il