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Note del guanciale

Di

Editore: SE

4.0
(395)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 325 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Giapponese , Spagnolo , Tedesco , Catalano

Isbn-10: 8877105259 | Isbn-13: 9788877105257 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Lydia Origlia

Disponibile anche come: Copertina morbida e spillati , Tascabile economico

Genere: Biography , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
«Sei Shōnagon scrisse le "Note del guanciale" alla fine del X secolo: aveva circa trent'anni ed era dama di corte dell'imperatore Sadako. Fu quello il periodo di maggior fulgore per i Fujiwara e Sei Shōnagon, protetta dall'Imperatrice, poté manifestare il suo genio, gareggiando in talento, intelligenza, sensibilità e cultura con numerose altre argute, belle e sapienti dame. Nei trecentodiciassette capitoli delle "Note del guanciale", lunghe descrizioni sulla vita di corte si alternano a rappresentazioni di persone e di luoghi, a rievocazioni di amori appassionati, a celebrazioni della bellezza di eventi e di fenomeni naturali, e tutto viene filtrato dal vaglio dell'eccezionale sensibilità di Sei Shōnagon.» (Yukio Mishima)
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  • 4

    A dire il vero, mi aspettavo un romanzo, magari condito da un'immancabile storia d'amore, e invece, siamo di fronte ad appunti, ad una sorta di diario di Sei Shonagon, nonchè scrittrice di corte degli anni 1000. Non è soltanto lo spaccato di una società che mira alla vita di corte, piena di usanz ...continua

    A dire il vero, mi aspettavo un romanzo, magari condito da un'immancabile storia d'amore, e invece, siamo di fronte ad appunti, ad una sorta di diario di Sei Shonagon, nonchè scrittrice di corte degli anni 1000. Non è soltanto lo spaccato di una società che mira alla vita di corte, piena di usanze, di amori, di personaggi, ecc., ma anche il diario di un'autrice davvero esemplare anche nel descrivere i più minimi dettagli del paesaggio e di ciò che la circonda, immergendoci in una tipica atmosfera antica nipponica. Di sicuro, una lettura insolita e che a tratti può sembrare noiosa, ma da non perdere.

    ha scritto il 

  • 5

    Il Makura no Soshi (questo è il titolo originale giapponese) è uno dei miei libri preferiti. Sono fortemente tentato di aggiungere una stellina di valutazione, col pennarello, sul mio monitor.
    E' un diario di corte del periodo Fujiwara, scritto da una consigliera dell'imperatrice Sadako.
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    Il Makura no Soshi (questo è il titolo originale giapponese) è uno dei miei libri preferiti. Sono fortemente tentato di aggiungere una stellina di valutazione, col pennarello, sul mio monitor.
    E' un diario di corte del periodo Fujiwara, scritto da una consigliera dell'imperatrice Sadako.
    Non è un diario comune. E' una persona racchiusa in un libro, che ritorna in vita, per qualche breve istante, attraverso la lettura. Non solo opinioni ma confidenze, aneddoti, ricordi di scene di vita e piccoli pensieri. Semplici liste di cose che le fanno piacere, o spiacere, tenerezza, o tristezza. Ci parla e ci aiuta a conoscerla. Riesce a farci sentire la sua voce attraverso i secoli in modo attuale ed antico allo stesso tempo.
    E' un'amica più che una scrittrice.
    Assolutamente da non lasciarsi sfuggire.

    ha scritto il 

  • 5

    Makura no Soshi

    Makura no soshi di Sei Shonagon , scritto durante l'epoca Heyan , è senza ombra di dubbio un nikki unico nel suo genere . La parola utilizzata per definire questo capolavoro è zuihitsu che tradotto dal giapponese vuol dire " seguire il pennello " , indicando un tipico genere lettera ...continua

    Makura no soshi di Sei Shonagon , scritto durante l'epoca Heyan , è senza ombra di dubbio un nikki unico nel suo genere . La parola utilizzata per definire questo capolavoro è zuihitsu che tradotto dal giapponese vuol dire " seguire il pennello " , indicando un tipico genere letterario in cui l'autore scrive seguendo soltanto il filo del proprio pensiero . E' nella nota 317 della pagina 256 dell'edizione SE che Sei Shonagon spiega al lettore che lei ha scritto semplicemente per "mitigare la noia di una vacanza a casa " , per riportare su carta tutto ciò che i suoi occhi hanno visto e tutto ciò che il suo cuore ha provato .
    Questo è ciò che fa senza alcun limite la dama di corte durante due anni , scrivendo trecento brani in cui sono racchiuse liste di vario genere : ad esempio sono riportati i nomi delle montagne preferite dall'autrice , ma esso contiene anche pagine di diario e brevi saggi .
    L'attenzione dell'autore è rapita soprattutto dalle meravigliose descrizioni della natura e dalle immagini che Shonagon , come un abile pittrice , crea attraverso l'uso delle parole.
    Nelle pagine del suo nikki la dama narra eventi di ogni genere che sono accaduti a corte durante gli anni in cui era al servizio dell'imperatrice e da questi si delinea un quadro molto chiaro della persona che era Sei Shonagon : una donna di fascino e talento , la quale ereditò dal padre lo spirito arguto e l'amore per la cultura e la bellezza .
    Uno dei sentimenti che traspare frequentemente in Makura no soshi è il sincero affetto che lega Shonagon all'imperatrice Sadako , da lei considerata l'ideale aristocratico di fragile bellezza , sensibilità ed eleganza .

    Voto : 9/10

    ha scritto il 

  • 4

    Particolari eleganti e graziosi


    Indossare su una veste rossa un'ampia e giovanile sopravveste candida. Le uova di anatra. Un dolce di zucchero di vite, conservato nel ghiaccio e presentato in una coppetta di metallo. I fiori di glicine. I fiori di prugno quando su di essi fiocchi la nev ...continua

    Particolari eleganti e graziosi

    Indossare su una veste rossa un'ampia e giovanile sopravveste candida. Le uova di anatra. Un dolce di zucchero di vite, conservato nel ghiaccio e presentato in una coppetta di metallo. I fiori di glicine. I fiori di prugno quando su di essi fiocchi la neve. Un bambino graziosissimo che mangi fragole.

    Ecco una delle tante liste compilate da Sei Shōnagon - dama di corte devotissima all'imperatrice Sadako, vissuta in Giappone nel X secolo d.C. - e contenute in queste sue Note del guanciale.

    In queste pagine, scritte, come dice la stessa autrice, per mitigare la noia di una vacanza a casa (…) pensando che nessuno le avrebbe lette, di liste ce ne sono molte: di cose piacevoli, disarmoniche, brutte e luride, belle se grandi, davvero antipatiche, che procurano un caldo soffocante, che dovrebbero essere corte, che fanno bella figura nella casa, antitetiche, rare, deludenti, irritanti, sgradevoli a udirsi, venerabili - e di molte altre, catalogate sotto le più disparate etichette: un intero universo, a noi lontanissimo nello spazio e nel tempo, inventariato e catalogato.

    La donna che scrisse questo libro sembra aver avuto tutto dalla vita: figlia di un notissimo e celebrato intellettuale del tempo ed intellettuale stimata a sua volta, fu bella, ricca, amata, desiderata e celebre per la raffinatezza, il senso dell'umorismo e l'arguzia che la resero uno dei personaggi più in vista della corte dell'imperatore Ichijō.

    Col piglio sicuro di chi è abituato a veder riconosciuta e tenuta in considerazione la propria opinione, Sei Shōnagon rende noti suoi gusti in modo personale e dettagliato: dai buoi ai gatti, dai cavalli alle carte per la scrittura, dagli scudieri ai paggetti, dalle più belle cascate del Giappone ai ponti, dai nomi dei villaggi ai colori più adatti per le sopravvesti estive, questa donna aveva un'idea precisa e personale su tutto e soprattutto pensava che valesse la pena esprimerla.

    La lettura di questi suoi repertori è divertente, spesso piacevolissima (Cose che procurano felicità. Leggere il primo volume di un romanzo che non conoscevamo e riuscire poi a scovare l'attesissimo secondo volume); a volte ci si ritrova commossi, altre decisamente spiazzati; spesso si stenta a credere di avere tra le mani un testo tanto antico, tali la freschezza e la modernità di molte sue pagine.

    Le Note del guanciale sono però anche un piccolo trattato di storia e antropologia: molte sono infatti le descrizioni del complesso cerimoniale vigente alla corte imperiale di Kyoto, brani affascinanti ma che non di rado ho trovato noiosi, soprattutto perché i criteri rigidissimi che codificavano capillarmente la vita quotidiana dei dignitari di corte mi sono risultati molte volte assurdi e intollerabili, nel migliore dei casi incomprensibili - anche con l'ausilio delle ottime note, curate da Lydia Origlia.

    Lo stesso dicasi per tutte le pagine dedicate alle molte facezie e agli scherzi che era abitudine scambiarsi a corte e che costituivano metro di giudizio del valore e della statura intellettuale e morale di ogni persona coinvolta: Sei Shōnagon li racconta con grande divertimento – e a volte con spregiudicata malignità - ma si sa, il senso dell'umorismo è una delle cose più difficili da esportare, sia nello spazio sia nel tempo.

    Quel che comunque mi sembra di aver capito molto bene è che quello della corte imperiale era un mondo chiuso, che dietro la sua raffinatezza e i suoi minuziosi e complessi codici comportamentali nascondeva crudeltà e meschinità terribili ed era pronto a giudicare spietatamente e a fare a pezzi chiunque si macchiasse della minima disattenzione: bastava presentarsi indossando la sopravveste del colore sbagliato per l'occasione per essere oggetto del feroce e spietato sarcasmo di tutti e per cadere in disgrazia.

    Sebbene il tono generale del libro sia dunque gaio e brillante, non mancano i momenti in cui si sente vibrare un'accorata malinconia (Cose che dovrebbero essere vicine ma che sono realmente lontane. Il paradiso. I viaggi per mare. I rapporti umani.): il desiderio nostalgico una vita più semplice e la fatica di vivere in un mondo così difficile ogni tanto devono aver pesato anche sulle aggraziate spalle di Sei Shōnagon.

    Gli anni che seguirono l'esperienza a corte non devono essere stati allegri per lei; morta di parto la sua protettrice, malvista dalla nuova imperatrice, cadde infatti in disgrazia. Si ritirò dunque nella sua casa di campagna e visse anni di decadenza e abbandono: di lei non si seppe più nulla o quasi; un triste epilogo per una vita che per molti anni era stata brillante, spensierata e adorna di ogni piacevolezza e raffinatezza.

    Chissà se lo spettacolo della natura - cui nel libro sono dedicate tra le pagine a mio parere più belle – non più goduto dai balconi o nella sontuosa cornice degli splendidi giardini delle varie residenze imperiali in cui si svolgeva la vita di corte – continuò a rapire e a sedurre la sua fantasia; chissà se negli ultimi anni della sua vita, anche senza l'ausilio dei suoi mille, raffinatissimi “talismani” - le scatole per la scrittura, i ventagli, i pettini, i pennelli e i bastoncini d'inchiostro, le mille vesti confezionate in ricchi e sontuosi tessuti nei colori da lei preferiti (Quanto ai tessuti, le tinte che preferisco sono il viola, il bianco e anche il rosso prugno, per quanto quest'ultimo, a lungo andare, stanchi) - in luogo di sentirsi sconfitta e beffata dalla vita, Sei Shōnagon pensava ancora ciò che, giovane, bella, celebre e sicura di sé, aveva scritto:

    Quando mi sento così delusa da provare rancore verso il mondo intero, così depressa da non avere più desiderio di vivere, neppure per un istante, ma di voler fuggire lontano, dove non importa, se mi capitano tra le mani semplici fogli di carta bianca e un buon pennello, cartoncini bianchi o carta di Michinoku, immediatamente mi rassereno e penso che la vita valga ancora la pena di essere vissuta. Oppure se distendo un tatami dai bordi damascati e ne ammiro la fibra ancora di un tenero verde, dolcemente rigonfia, la minutezza dell'intreccio, la netta distinzione tra il nero e il bianco dei disegni del bordo, mi accorgo che non potrei mai abbandonare questo mondo senza rimpianto e la vita stessa mi appare più preziosa che mai.

    ha scritto il 

  • 4

    mi piace come la ragazza interpreta e descrive gli ambienti e le persone che la circondano. La tristezza sta nel fatto che tutti i giovani sono ingenui e non sanno che il dono più grande che hanno è la loro giovinezza da non sprecare. Anche qui sesso amore arte e cultura appartengono a un mondo p ...continua

    mi piace come la ragazza interpreta e descrive gli ambienti e le persone che la circondano. La tristezza sta nel fatto che tutti i giovani sono ingenui e non sanno che il dono più grande che hanno è la loro giovinezza da non sprecare. Anche qui sesso amore arte e cultura appartengono a un mondo privo di valori.

    ha scritto il 

  • 0

    Magico

    Sei Shonagon è magica.
    Ne ho lette dieci o quindici pagine di questo libro. Non ho parole. E' bello. Bello. Bello.
    Sei è profonda e semplice, modernissima e ancestrale. Mille anni fa, un mondo - la corte imperiale giapponese - lontanissimo, feste e modi di vivere lontanissimi, riferim ...continua

    Sei Shonagon è magica.
    Ne ho lette dieci o quindici pagine di questo libro. Non ho parole. E' bello. Bello. Bello.
    Sei è profonda e semplice, modernissima e ancestrale. Mille anni fa, un mondo - la corte imperiale giapponese - lontanissimo, feste e modi di vivere lontanissimi, riferimenti culturali e trame sociali lontane anni luce... ma ne siamo sicuri? Forse no, perché lei è così vicina, quanto!
    Un libro meraviglioso. Anni fa lessi (non il cane, né i fagioli) un altro libro, in parte da questo derivato: "Diari di dame di corte dell'antico Giappone"... purtroppo oggi è fuori catalogo e io, cretino tra i cretini, l'ho prestato... e adieu! Accidenti, era un vero piccolo capolavoro.

    ha scritto il 

  • 3

    Da sempre affascinata dalla cultura giapponese e orientale in generale, non potevo non cedere al fascino di questa splendida stampa in copertina e così mi sono trovata fra le mani questo libro un po' particolare.


    Particolare, sì, perché estremamente al di fuori della concezione occi ...continua

    Da sempre affascinata dalla cultura giapponese e orientale in generale, non potevo non cedere al fascino di questa splendida stampa in copertina e così mi sono trovata fra le mani questo libro un po' particolare.

    Particolare, sì, perché estremamente al di fuori della concezione occidentale di cultura. Nel leggere i trecentodiciassette capitoli di questo libro si penetra in una corte giapponese quasi tagliata fuori dal mondo: vissuta dietro i paraventi, scritta su sottili fogli colorati, raccontata attraverso una raffinata cultura orale. Di certo non imperdibile ma suggestivo, Note del guanciale propone attraverso gli occhi di una dottissima dama di corte - Sei Shōnagon - una full immersion nel Giappone alla fine del X secolo.
    Da elogiare il lavoro minuzioso della curatrice Lydia Origlia che si è premurata di proporre una traduzione completa di note - e quante! - per rendere accessibile anche al lettore più insesperto l'esclusiva corte dell'imperatrice Sadako.

    ha scritto il 

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