Notes From Underground

By

Publisher: Random House

4.2
(5645)

Language: English | Number of Pages: 176 | Format: eBook | In other languages: (other languages) Chi traditional , Italian , Spanish , Russian , Catalan

Isbn-13: 9781407064543 | Publish date: 

Translator: Richard Pevear , Larissa Volokhonsky

Also available as: Paperback , Softcover and Stapled , Hardcover , Mass Market Paperback , Audio Cassette , Others

Category: Biography , Fiction & Literature , Philosophy

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Book Description

From the award-winning translators of Crime and Punishment, Richard Pevear and Larissa Volokhonsky



The apology and confession of a minor mid-19th-century Russian official, Notes from Underground is a half-desperate, half-mocking political critique and a powerful, at times absurdly comical, account of man's breakaway from society and descent 'underground'.

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  • 5

    La prima parte, in cui il protagonista si presenta parlando a ruota libera, raggiunge vette altissime. La seconda parte, più descrittiva, risulta forse un po' meno incisiva, ma non per questo meno int ...continue

    La prima parte, in cui il protagonista si presenta parlando a ruota libera, raggiunge vette altissime. La seconda parte, più descrittiva, risulta forse un po' meno incisiva, ma non per questo meno interessante.

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  • 5

    Verité romanesque

    I - Diaballeiv (Mc 3, 24)

    Menzogna, menzogna e menzogna! [p. 40]

    Signori, scusatemi se mi sono lasciato prendere dalla filosofia; qui ci sono quarant'anni di sottosuolo! [p. 29]

    ...senza esercitare un ...continue

    I - Diaballeiv (Mc 3, 24)

    Menzogna, menzogna e menzogna! [p. 40]

    Signori, scusatemi se mi sono lasciato prendere dalla filosofia; qui ci sono quarant'anni di sottosuolo! [p. 29]

    ...senza esercitare un potere e una tirannia su qualcuno io non posso vivere... [p. 126]

    E così, viva il sottosuolo! [...] Al diavolo il sottosuolo! [p. 38]

    II - Symballein (Lc 22, 24-26)

    E' la libertà del Cristo, traviata ma vivente, che genera il sottosuolo. [Dostoevskij dal doppio all'unità, p. 103]

    Qual è dunque la cosa che il personaggio del sottosuolo crede di essere il solo a "spingere all'estremo", ma che condivide con il suo prossimo? E' evidentemente l'orgoglio, questo primo motore psicologico, e presto metafisico, che governa tutte le manifestazioni individuali e collettive della vita sotterranea. [op. cit., p. 41]

    ...l'orgoglio è una potenza contraddittoria... [op. cit., p. 33]

    L'orgoglioso non rinuncia a essere dio... [op. cit., p. 67]

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  • 4

    Libro piuttosto complesso, sorprendente, per certi aspetti inquietante ma fondamentale per capire meglio i processi mentali di alcuni personaggi dostoevskijani .* Il protagonista appare certamente com ...continue

    Libro piuttosto complesso, sorprendente, per certi aspetti inquietante ma fondamentale per capire meglio i processi mentali di alcuni personaggi dostoevskijani .* Il protagonista appare certamente come un uomo pieno di complessi di inferiorità, intelligente a suo dire, ma completamente inadeguato a vivere in una società strutturata. Ma tale affermazione sarebbe troppo semplice, se non tenessimo conto di quanto lui dice a giustificazione dei suoi comportamenti. Già all’inizio del suo soliloquio appare o meglio si descrive come un uomo sgarbato, nevrotico, frustrato. Le motivazioni sono sorprendenti perché egli si definisce consapevole delle proprie emozioni, reazioni; a lui piacciono il bello, il buono ma si vergogna di cedere a codeste debolezze e allora cerca di degradarsi, di infognarsi in quel “sottosuolo” nel quale lui trova una “morbosa beatitudine”. Il mondo per lui dunque è spregevole, ma buona parte di questo mondo è immaginato, costruito dalla sua mente fasulla, malata. Contro questo mondo lui si scaglia, distrugge tutto per rivendicare la sua libertà. Ma ahimè in lui come in tutti vigila una coscienza e la coscienza è la peggior cosa che un uomo possa avere. Di fronte alla sua coscienza lui sa di essere un vigliacco. Allora è meglio la solitudine del sottosuolo dove si abbandona a questi sogni nei quali nutre delle aspettative che sa bene che nella realtà saranno deluse. E la sua coscienza allora gli dice che oltre ad essere un vigliacco è anche “colpevole”. Eh, questo è una considerazione molto interessante che avrà sviluppi importanti nel Novecento. Ma la ricerca inesausta delle cause sulle quali poggiare il fondamento della propria esistenza è un processo senza fine che ti trascina sempre più in basso. Inevitabilmente!!! E’ tutto il lavoro che Dostevskij fa in tutta la sua opera, cioè scvare in modo anche crudo nella psiche, nella sensibilità, nella natura dell’ “uomo”.
    Scrive Claudio Magris, prendendo spunto proprio da questa opera che Dostoevskij >>…è la voce di una furibonda e scomposta trasformazione dell’uomo, che sta ancora avvenendo e che ci coinvolge nella sua provvisorietà, nella sua incertezza, nel suo disordine.>> < < Dostoevskij …… sembra rappresentare ciò che noi stiamo diventando , sembra raffigurare l’incerta trasformazione della nostra natura umana, che ci fa oggi assomigliare a una specie animale nella fase della sua mutazione>>. Impossibile non rimanere colpiti da questo capolavoro, non provare un sentimento di malessere davanti a quel soliloquio solo apparentemente sconnesso ma che invece in modo lucido ti pone davanti i grovigli razionaleggianti della coscienza , le paure esistenziali e i desideri inappagati e frustrati di tanta umanità.

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  • 5

    Il desiderio di sofferenza è insito in ognuno di noi.

    (https://theloremipsumblog.wordpress.com/2017/03/09/ricordi-dal-sottosuolo-il-desiderio-di-sofferenza-delluomo-recensione/)

    Ricordi dal sottosuolo (Adelphi, pag.194, tradotto da Tommaso Landolfi) è un ...continue

    (https://theloremipsumblog.wordpress.com/2017/03/09/ricordi-dal-sottosuolo-il-desiderio-di-sofferenza-delluomo-recensione/)

    Ricordi dal sottosuolo (Adelphi, pag.194, tradotto da Tommaso Landolfi) è un libro scritto dall'autore russo Fëdor Dostoevskij. Pubblicato nel 1864, il romanzo occupa un posto centrale nella produzione letteraria dello scrittore.
    Il volume è diviso in due sezioni: “Sottosuolo” e “A proposito della neve fradicia”.
    La prima parte “Sottosuolo” è un monologo improntato alla critica sociale. L'autore, difatti, condanna l'ottimismo e il positivismo della società sottolineando come, questi due fattori, non possono far giungere in nessun modo ad uno stato di benessere – fondato su ragione e scienza – la collettività, in quanto ogni singolo individuo in realtà sembrerebbe preferire, a questo, l'auto-umiliazione, la sofferenza e la sporcizia.
    Esempio per eccellenza di questo desiderio di impurità è il protagonista. Egli racconta il suo dramma, l'aver interiorizzato troppo la complessità della realtà che lo porterà non solo a pensare sempre alla causa prima di ogni sua azione ma anche a provare un grande sentimento d'invidia per gli altri uomini: quelli “normali”, quelli che agiscono senza troppo pensare. Per l'uomo del sottosuolo le uniche conseguenze a questi desideri di sofferenza sono l'apatia e l'inattività, che conducono al ritiro dalla vita sociale e quindi nel “sottosuolo”.
    A conferma di tutto il monologo, nella seconda parte “A proposito della neve fradicia” il protagonista narra avvenimenti accaduti circa sedici anni prima e di come, pur essendo un uomo ben istruito ed educato, il suo desiderio di sporcizia e sofferenza lo abbia portato ad agire nei modi più sordidi e disdicevoli.

    La lettura di Ricordi dal sottosuolo di certo non è tra le più facili, anzi alle volte districare le righe di Dostoevskij non è per niente semplice. L'atmosfera che si crea tra le pagina è quella che, senza ombra di dubbio, si potrebbe ritrovare nel peggiore degli incubi: il buio, l'umidità e il freddo fanno da padrone in una lettura che, nonostante ciò, riesce a indagare nel profondo dell'animo umano.
    La penna dell'autore squarcia il foglio e al contempo l'animo dell'uomo. Trascina con sé il lettore e lo mette ai margini della società, lo costringe a far i conti con i propri demoni, o molto più semplicemente, con se stesso.
    Quello che più mi ha stupito è stata la capacità di Dostoevskij di mettere nero su bianco un personaggio così tanto complicato e contraddittorio, capace con poche righe di evocare immagini destabilizzanti.
    “Ricordi dal sottosuolo” con il suo fare ed essere filosofico è uno dei capolavori della letteratura russa e mondiale, capace di offrire al lettore un'infinita gamma di spunti di riflessione riguardanti la vita dalle quali, però, non si trarranno conclusioni piene di risposte ma colme di domande.

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  • 2

    Ingredienti: un impiegato sadico, superbo e svogliato nella Russia dell’800, un flusso di coscienza basato su pochi fatti e molti pensieri, l’abbandono di una dimora di convenzioni e decoro per chiude ...continue

    Ingredienti: un impiegato sadico, superbo e svogliato nella Russia dell’800, un flusso di coscienza basato su pochi fatti e molti pensieri, l’abbandono di una dimora di convenzioni e decoro per chiudersi in una tana di contraddizioni e autoinganni, una vita di continue solitudini, piccole depravazioni e lunghe fughe nei sogni.
    Consigliato: a chi nasconde la propria interiorità in uno scantinato inaccessibile al mondo, a chi scende spesso negli abissi del proprio inconscio (senza trovarci niente di buono).

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  • 3

    La prima parte, intitolata “Il sottosuolo” è la parte teorica dell'opera e sottolinea la necessità, per qualsiasi uomo, di allontanarsi dalla logica razionale per perseguire i propri presunti vantaggi ...continue

    La prima parte, intitolata “Il sottosuolo” è la parte teorica dell'opera e sottolinea la necessità, per qualsiasi uomo, di allontanarsi dalla logica razionale per perseguire i propri presunti vantaggi, che non hanno tuttavia nessuna pretesa di rivelarsi effettivamente tali. Il vero racconto inizia nella seconda parte (denominata “A proposito della neve bagnata”) e riprende in tutto e per tutto il classico protagonista dei romanzi dostoevskijani caratterizzato da inettitudini, egoismi, insicurezze, invidie, ansie e tormenti interiori.
    Il romanzo, pur essendo attualissimo nel mostare i sentimenti più bassi dell'animo umano, resta tuttavia anacronistico e per certi versi grottesco quando descrive le infantili vendette che il personaggio principale perpetra nei confronti delle altre comparse.

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  • 5

    ho letto questo libro prima de "I Fratelli Karamazov". e sono rimasta folgorata. soprattutto leggendo la prima parte. Fedor riesce ad entrare nel sottosuolo di ognuno di noi. non c'è nessun autore che ...continue

    ho letto questo libro prima de "I Fratelli Karamazov". e sono rimasta folgorata. soprattutto leggendo la prima parte. Fedor riesce ad entrare nel sottosuolo di ognuno di noi. non c'è nessun autore che va a scandagliare con lo stesso coraggio, l'animo umano. Non è cinico ma è realista. Mai banale ma attuale, arriva all'obiettivo senza mezze misure. Arrivata al fine del libro mi sono sentita trapassata da una spada. credo che mi sarei innamorata di quest'uomo, se fossi vissuta nella sua epoca.

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  • 3

    Non riesco ad apprezzare come vorrei (e forse dovrei) Dostoevskij: il suo fraseggiare pesante e filosofico mi riempie del desiderio di rileggere Tolstoj. Non mi piace il modo angoscioso ed angosciante ...continue

    Non riesco ad apprezzare come vorrei (e forse dovrei) Dostoevskij: il suo fraseggiare pesante e filosofico mi riempie del desiderio di rileggere Tolstoj. Non mi piace il modo angoscioso ed angosciante con il quale racconta la sofferenza interiore.

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  • 5

    “E tuttavia sono fermamente convinto che non solo l'eccesso di coscienza, ma addirittura qualsiasi coscienza è una malattia.”

    Il sottosuolo richiama alla mente una metafora densa e pregnante di significato, che allude sia ai meandri della coscienza umana più insondabile, sia alla scelta dell'individuo di relegarsi ai margini ...continue

    Il sottosuolo richiama alla mente una metafora densa e pregnante di significato, che allude sia ai meandri della coscienza umana più insondabile, sia alla scelta dell'individuo di relegarsi ai margini di una società in cui è incapace di vivere.

    L'io narrante può dirsi forse il precursore di quei tanti inetti che prenderanno vita nelle pagine della letteratura novecentesca, a segnare la crisi delle certezze del secolo precedente, lo sfaldarsi di un io che, fino a qualche decennio prima, veniva concepito come entità stabile e pienamente conoscibile.

    Dostoevskij è il precursore di un tipo di romanzo che pone al centro lo scandaglio dell'animo umano in tutte le sue contraddizioni e i suoi autoinganni, sfatando quei miti di matrice illuminista che pensavano di poter giungere alla conoscenza dell'animo umano e del mondo attraverso il semplice strumento della razionalità.
    In questo romanzo breve tutto ciò viene smentito grazie alle confessioni di un individuo apatico e sofferente che, mediante la sua coscienza lucida e ipertrofica, arriva a disvelare, ai nostri occhi di lettori attoniti, ogni miseria umana (in primis la sua) nonché quella insita in una società messa a nudo impietosamente nei meccanismi ipocriti e bugiardi che ne sono alla base.

    Ed è proprio tanta chiaroveggenza a generare in lui sofferenza, a spingerlo inevitabilmente all'inazione, a un sentire che gli fa avvertire l'inutilità di qualsiasi atto di fronte a una condizione esistenziale tanto tragica quanto senza via d'uscita. La vita vera viene avvertita come una fatica e ad essa si preferisce il ripiegamento nel mondo astratto delle idee, dei libri, del pensiero.
    Il nostro protagonista si percepisce non poi tanto dissimile da “un misero insetto”, logorato da uno strano senso di colpa che sembra quasi precorrere una sensibilità dal sapore kafkiano.

    Sembrerebbe che l'uomo del sottosuolo sia stato ispirato da un soggetto che dominava tanto nella letteratura russa quanto nella società del tempo, cioè il cosiddetto "uomo superfluo", colui che" per ennui, fatalismo o magari per la troppa acuta percezione della tetraggine politico-sociale-esistenziale del suo tempo, si limitava a prendere atto dell'immensa ricchezza nascosta nel suo intimo" senza però trarre alcuna conseguenza pratica, soffrendo anzi acutamente nel del proprio fallimento.
    Secondo Dostoevskij forse è "soltanto dai "superflui" può ancora venire una critica reale dell'esistente".
    Eppure l'uomo del sottosuolo si crogiola nell'insoddisfazione perenne di chi anela all'Assoluto senza riuscire però a raggiungerlo, insoddisfatto per quello che può offrirgli la vita concreta, ma anche troppo cinico e disilluso per trovare salvezza alcuna nel regno dei cieli o in un'etica cristiana improntata all'Amore, che egli è in grado di concepire solo come forma di debolezza o perverso binomio dominio-schiavitù.

    E a prevalere nel romanzo è la parola-monologo, simile a un'incessante cascata di pensieri, continua ruminazione mentale che però non porta a soluzione alcuna, innalzando la stasi e l'immobilità a cifra esistenziale inconfondibile, quella del sottosuolo, lì dove vivono solo topi o insetti disgustosi, bestioline timorose della luce, reiette, dimenticate, angustiate, mancanti d'aria, soffocate in quel buio pesto in cui si sono volontariamente ghettizzate, esiliate dal cielo, afflitte da una coscienza insostenibile.

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