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Noticia de un secuestro

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Publisher: Penguin (Non-Classics)

3.6
(754)

Language:Español | Number of Pages: 336 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Italian , English , Portuguese

Isbn-10: 0140262474 | Isbn-13: 9780140262476 | Publish date:  | Edition Spanish

Also available as: Hardcover , Others , Mass Market Paperback

Category: Crime , Fiction & Literature , Political

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Book Description
El último libro de García Marquez. Es una historia de diez secuestros.
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  • 4

    Quando la realtà supera la fantasia...

    Se è vero il detto secondo cui non bisogna mai rovinare una bella storia con la verità, è parimenti certo che i fatti, in certe strane condizioni, siano in grado di superare la realtà con ...continue

    Se è vero il detto secondo cui non bisogna mai rovinare una bella storia con la verità, è parimenti certo che i fatti, in certe strane condizioni, siano in grado di superare la realtà con un’agilità tale da lasciare sbalorditi. È proprio in questi frangenti che per raccontare un fatto vero, per scrivere una cronaca giornalistica, serve uno scrittore dalla riconosciuta infinita fantasia. Serve qualcuno in grado di inventarsi un mondo intero e questo qualcuno, nel caso specifico, è Gabriel García Márquez. La vicenda da raccontare, invece, è quella del sequestro di Maruja Pachón per mano degli “estradabili”.

    Siamo in Colombia ai tempi di Pablo Escobar. Maruja, in realtà, non è che una delle dieci persone - più o meno in vista - sequestrate in quel periodo dai cosiddetti “estradabili” per fare pressione sul governo affinché non approvi la legge sull’estradizione dei propri cittadini. Agli “estradabili”, ovverosia a Pablo Escobar, fa paura la possibilità di essere beccato ed estradato negli Stati Uniti dove, com’è notorio, le pene tendono a essere lunghe e, cosa ancor più grave agli occhi del più grande trafficante di droga della storia, fatte scontare fino all’ultimo giorno. Ciò premesso, va detto anche che Escobar vorrebbe costituirsi - alle sue condizioni, of course - per sottrarsi al sempre più imminente pericolo di venire ucciso dai suoi rivali o dalle forze dell’ordine. Insomma, il buon Pablo vorrebbe continuare a farsi gli affaracci suoi sotto la protezione dello Stato.

    Fra discussioni politiche sull’opportunità di intavolare una trattativa con un bandito e la necessità di riportare a casa i dieci ostaggi sani e salvi, il governo sembra non sapere quali pesci pigliare. Per fortuna di tutti, Alberto Villamizar, marito di Maruja ed ex membro del parlamento colombiano, decide di buttarsi nella mischia in prima persona e rischiare il tutto per tutto, vita compresa. Tramite una famiglia di cordiali delinquenti, gli Ochoa, già costituitasi, Villamizar riesce a entrare in contatto con Escobar in persona, o meglio, in epistola. I due si scrivono e si riscrivono, Villamizar adula, Pablo insulta e si comporta come un pazzo incostante ma, alla fine, tutto è bene quel che finisce bene. Ah, giova ricordare che Villamizar, anni addietro, si era fortunosamente salvato da un attentato ordito contro di lui proprio dal cartello di Medellín (che aveva pure ammazzato il marito della sorella di Maruja). Comunque, nella situazione nella quale si era venuto a trovare, non è che potesse mettersi a fare lo schizzinoso.

    La vicenda si concluse con il lieto fine - almeno per otto dei dieci sequestrati, poiché Marina Montoya fu giustiziata mentre Diana Turbay (appassionata giornalista e figlia di un ex presidente della repubblica) rimase uccisa nel corso di un’azione militare rimasta piuttosto oscura e, ufficialmente, non volta alla liberazione di ostaggi; la pallottola che le tolse la vita sembrerebbe quella di un carceriere, ma chi può dirlo…

    Gli otto rapiti superstiti riabbracciarono i loro cari, Villamizar, con l’inaspettato quanto fondamentale aiuto di padre Herreros - una via di mezzo fra un santo e un ciarlatano televisivo, un po’ cecato e un po’ don Abbondio, dalla vita morigerata e dal palato fino -, il quale trovò da qualche parte le palle per incontrare faccia a faccia il pericoloso boss e richiamarlo sulla retta via della fede e della pace, riuscì a condurre Escobar sin dentro il carcere. Carcere che, ovviamente, Pablo si era scelto e aveva fatto sobriamente arredare come voleva lui, con le guardie che voleva lui ecc. Attenzione, il “sobriamente” che ho appena usato non voleva essere sarcastico: quel carcere sembrava veramente un carcere, almeno fino a quando Escobar vi prese dimora. Poi, nel breve volgere di qualche mese, si sarebbe trasformato in quella residenza regale dotata di ogni confort che, una volta finita sotto gli occhi della pubblica opinione, costrinse il governo colombiano a correre ai ripari e a ordinare l’immediato trasferimento del (pur sempre) detenuto Escobar presso un altro istituto di pena. Qualche ora prima del segretissimo trasferimento, il vecchio Pablo (che tanto vecchio non era avendo 42 anni) era già uccel di bosco.

    La storia ci dice che quella non fu la migliore decisone presa da Escobar nel corso della sua rocambolesca vita, visto che con quella evasione si autocondannò a morte. Il governo, infatti, non poteva continuare a collezionare figure di pupù agli occhi della sempre attenta e severissima (quando si tratta degli altri) comunità internazionale e non trovò pace fin quando il mitico (nel senso che da molti era proprio considerato un essere mitologico) Pablo Escobar non fu ammazzato.

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  • 0

    Giornalismo magico

    In questi giorni Gabo se n'è andato e io ritorno con la mente ai suoi libri. E' stato il mio primo amore letterario e, uno dopo l'altro, ho letto buona parte di quello che ha scritto. Era l'epoca ...continue

    In questi giorni Gabo se n'è andato e io ritorno con la mente ai suoi libri. E' stato il mio primo amore letterario e, uno dopo l'altro, ho letto buona parte di quello che ha scritto. Era l'epoca della scoperta della letteratura sudamericana che, massivamente, sbarcò in Europa osannata per ogni dove ed era l'età giusta per lasciarsi cullare da quel tipo di storia. Fu complice anche Mondadori che uscì per prima sul mercato con l'economicissima collana I Miti in cui ripubblicò anche le sue novelle giovanili. Quandò uscì Notizia di un sequestro pensai che non era il mio genere, che poco mi importava di quei fatti, e che se avessi superato le prime due titubanze il libro era comunque troppo lungo. Lo comprai per "devozione" ma lo lessi con avidità e gusto. Le pagine scorrevano limpide e appassionanti, con una capacità di tenere vivo l'interesse pari se non addirittura superiore a quello che si ritrova nelle storie inventate. La maestrìa quando c'è è evidente in ogni manifestazione.

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  • 4

    diverso, ma bellissimo

    Quando mi chiedono chi sia il mio scrittore preferito ho difficilmente dubbi. Per quanto legga veramente di tutto indipendentemente dall'autore, e molti libri del cuore sono di autori vari e diversi, ...continue

    Quando mi chiedono chi sia il mio scrittore preferito ho difficilmente dubbi. Per quanto legga veramente di tutto indipendentemente dall'autore, e molti libri del cuore sono di autori vari e diversi, Marquez rimane il mio amore giovanile, durato nel tempo. Leggo i suoi libri spesso, ma li intervallo anche con pause abbastanza lunghe, per godermeli appieno. Adoro il suo stile magico, ma non surreale (per capirci, niente a che fare con Murakami). Ovviamente questo libro, essendo una storia vera, è diverso. Racconta, con una lucidità distaccata, il sequestro di dieci membri di spicco della Colombia che conta da parte del peggiore narcotrafficante della storia: Pablo Escobar (che tra l'altro mi pare di ricordare in qualche altro suo libro). E' una sorta di documentario scritto, che racconta da una parte la storia e la sofferenza dei sequestrati, dall'altra il punto di vista di Pablo Escobar e degli altri carcerieri (che sono dei carcerati a loro volta considerando la vita che fanno). E tutto ciò lo fa senza perdere completamente lo stile "Marqueziano", quello che ti fa leggere il libro con tutti i sensi, immaginando le stanze polverose dei sequestrati, il rumore dei passi sordi e delle parole sussurrate. Io lo adoro e consiglio a chiunque non abbia mai letto niente di Marquez di cominciare.

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  • 3

    Tremmezzo

    Era uno dei miei libri-vacche-magre (ossia quando la biblioteca decide di sospendermi dal prestito con un brutale atto di imperio): trovato nei residuati bellici della vita da single del mio colui, ...continue

    Era uno dei miei libri-vacche-magre (ossia quando la biblioteca decide di sospendermi dal prestito con un brutale atto di imperio): trovato nei residuati bellici della vita da single del mio colui, tra un biglietto di concerto degli Anthrax e una foto dell'European Space Agency. Vabbè, sepolto, insomma. Cronaca di un sequestro (continuo a chiamarlo "cronaca", chissà perché) vero, accaduto a inizio anni Novanta in Colombia, nella guerra tra lo Stato e Pablo Escobar, che voleva evitare a tutti i costi che venisse approvata l'estradizione dei narcos negli Stati Uniti. Le sofferenze, l'umanità, l'abbrutimento, le trattative. Non solo un romanzo bello e claustrofobico, con personaggi densi e spessi come la nutella, ma anche la capacità di rendere in questo modo eventi realmente accaduti (sequestri in epoca contemporanea)che non mi avrebbero mai appassionata. Bravo due volte, Gabriel. (Che peste colga, invece, il traduttore/la traduttrice).

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  • 2

    La storia narrata e' certamente "d'altri tempi" anche se l'autore riesce a mantenere vivo l'interesse; può' essere visto come una specie di romanzo storico moderno, anche se probabilmente la lettura ...continue

    La storia narrata e' certamente "d'altri tempi" anche se l'autore riesce a mantenere vivo l'interesse; può' essere visto come una specie di romanzo storico moderno, anche se probabilmente la lettura e' un po' pesante.

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  • 4

    7/10

    Dal punto di vista della trama l'ho trovato inizialmente deludente, in quanto non avevo idea si trattasse di una specie di reportage relativo ad eventi realmente accaduti. La mancanza in realtà è ...continue

    Dal punto di vista della trama l'ho trovato inizialmente deludente, in quanto non avevo idea si trattasse di una specie di reportage relativo ad eventi realmente accaduti. La mancanza in realtà è mia, poichè non sono molto interessata all'attualità (si parla comunque degli anni 90 perciò storia ancora non è). In realtà lo stile di Marquez, sebbene comprensibilmente diverso, è sempre ottimo e mi ha fatto appassionare al racconto come molti suoi romanzi. Sono molto contenta di averlo letto e di saperne di più della lotta contro il narcotraffico, mi ritrovo ora meno ignorante e comunque appagata da ore di lettura, perciò 7! Sicuramente Marquez ne ha scritti di migliori, sicuramente non è il genere che ci si aspetta da Marquez, ma ne consiglio vivamente la lettura!

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  • 4

    Estupenda. Espléndida crónica periodística sobre uno de los males de Colombia. Está my bien documentada, y divinamente escrita. El terror y el peligro en un país en el que los cárteles de la ...continue

    Estupenda. Espléndida crónica periodística sobre uno de los males de Colombia. Está my bien documentada, y divinamente escrita. El terror y el peligro en un país en el que los cárteles de la droga han amasado un inmenso poder que divide y corrompe a la sociedad. Muy interesante.

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  • 4

    UN solo uomo tiene in ostaggio un'intera nazione.Marquez ci porta in piena guerra Colombia-narcotrafficanti.Il grande narratore,però,sà coinvolgere soffermandosi sul lato umano della faccenda ...continue

    UN solo uomo tiene in ostaggio un'intera nazione.Marquez ci porta in piena guerra Colombia-narcotrafficanti.Il grande narratore,però,sà coinvolgere soffermandosi sul lato umano della faccenda storica.

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  • 5

    Como se nota que García Márquez fue periodista, hace un gran relato periodístico de esta historia de un secuestro por temas de narcotráfico. A la vez que habla de una realidad en Colombia.

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