Notre-Dame de Paris

Di

Editore: CDE su licenza Arnoldo Mondadori Editore

4.3
(4816)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 384 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi semplificata , Chi tradizionale , Francese , Tedesco , Spagnolo , Rumeno , Finlandese , Portoghese , Catalano , Polacco

Isbn-10: A000182767 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Gabriella Leto

Disponibile anche come: Altri , Paperback , Cofanetto , Rilegato in pelle , Tascabile economico , eBook

Genere: Arte, Architettura & Fotografia , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
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  • 5

    La lettura di Notre-Dame de Paris – non lo nascondo – mi ha accompagnato per un bel po', almeno un paio di mesi. Certo, ho avuto il mio bel daffare; nel contempo, la prima parte del romanzo è stato un ...continua

    La lettura di Notre-Dame de Paris – non lo nascondo – mi ha accompagnato per un bel po', almeno un paio di mesi. Certo, ho avuto il mio bel daffare; nel contempo, la prima parte del romanzo è stato uno scoglio leggermente difficile da superare, sia per il suo carattere un po' prolisso che per gli argomenti che mi hanno preso fino ad un certo punto.

    L'inizio in realtà già mi aveva acchiappato abbastanza, con la presentazione di Pierre Gringoire e il Mistero a cui si assiste; poi il ritmo si abbassa e si entra nella descrizione nuda e cruda dell'urbanistica di Parigi, della sua architettura, dei suoi cambiamenti nel tempo, e quant'altro. Sicuramente Hugo dà un sacco di informazioni interessanti, e si capisce l'intenzione di dare ampio spazio non ad un manipolo di personaggi ma alla città stessa, che così prende vita, divenendo parte integrante della narrazione. Da questo bel pezzo di romanzo, capisco bene, comunque non si può prescindere se si vuole avere una totale comprensione del testo, e credo che lo scopo di Hugo fosse anche quello di sensibilizzare il pubblico dell'epoca a certi argomenti concernenti la storia della città, forse poco presi in considerazione. Detto ciò, leggendo rimanevo comunque in fremente attesa dell'azione, della passione, e del più puro degenero.

    E sono stata accontentata. Questo romanzo per me è stato come guidare una macchina a diesel: ci mette un po', ma quando si scalda, non si ferma più. Ciò che mi è più piaciuto è stato il punto di vista perennemente oscillante da un personaggio all'altro: Hugo ci invita ad esplorare le menti dei protagonisti, svelandoci i loro più reconditi pensieri, le loro più oscure/pure intenzioni. Saltiamo da un occhio ad un altro lasciando il personaggio precedente in una situazione irrisolta, così da avere ancora più voglia di andare avanti per essere testimoni di come questa si concluderà.

    Ho adorato il personaggio di Pierre Gringoire, miserabile poetastro, autodidatta in tutte le materie più alte, ma incompreso dal popolino di cui fa parte. Se le sue conoscenze di arte, letteratura e filosofia si fossero potute trasformare in quantità di cibo, di certo Gringoire non avrebbe avuto la corporatura minuta che ho immaginato avesse. Phoebus invece, il più inetto di tutti, e mi sta davvero antipatico; Esmeralda, anche lei stupidona, ma ingenua e pura come una bimba; la sua storia, alla fin fine, mi ha fatto stringere il cuore. Bellissimi poi i personaggi di Quasimodo e Frollo, che rappresentano le due facce della stessa medaglia: l'amore platonico del Gobbo è puro tanto quanto quello di Frollo è malsano e perverso, e ho immensamente adorato entrambi.

    La narrazione scorre, acchiappa, prende ed è gustosissima; le ultime pagine sono davvero stupende. Consigliato a tutti quelli che hanno voglia di un bel classicone di indubbia ed eccelsa qualità; e ci provi qualcun altro a scrivere un romanzo così a ventinove anni.

    ha scritto il 

  • 3

    Hugo è sempre affascinante e appassionante. Ma c'è un abisso rispetto ai Miserabili. Qui, a parte Frollo e Gringoire, i caratteri dei personaggi sono troppo macchiette. Esmeralda è insopportabilmente ...continua

    Hugo è sempre affascinante e appassionante. Ma c'è un abisso rispetto ai Miserabili. Qui, a parte Frollo e Gringoire, i caratteri dei personaggi sono troppo macchiette. Esmeralda è insopportabilmente scema, e Quasimodo esagerato come solo certi fumetti....

    ha scritto il 

  • 5

    "Il fatto è che l'amore è come un albero. Cresce per conto suo, getta radici profonde in tutto il nostro essere, e spesso continua a verdeggiare sopra un cuore in rovina."

    Bellissimo, struggente, appassionante.
    Un romanzo meraviglioso pieno di personaggi indimenticabili, che mantiene una tale freschezza che sembra scritto ieri.

    ha scritto il 

  • 4

    Anche se non siamo ai livelli magistrali de I Miserabili, che mi è entrato nel cuore, quest'altro romanzo di Hugo ha lasciato il segno. La vicenda in sè è ricca, lo stile riconoscibile, i personaggi c ...continua

    Anche se non siamo ai livelli magistrali de I Miserabili, che mi è entrato nel cuore, quest'altro romanzo di Hugo ha lasciato il segno. La vicenda in sè è ricca, lo stile riconoscibile, i personaggi come sempre molto teatrali (soprattutto Gringoire) come pure le situazioni di cui sono protagonisti. Ho particolarmente apprezzato le digressioni, che nell'altro romanzo a volte mi disturbavano, specialmente quella sul rapporto tra stampa e architettura. Una lettura che sono contento di aver recuperato.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    A tratti lento, ma la trama avvincente vale la pena

    Malgrado un inizio un po' lento e che lasciava presagire una lettura pesante, la trama ha poi preso il via lasciando in me la forte curiosità di sapere come proseguisse ogni volta che ero costretta a ...continua

    Malgrado un inizio un po' lento e che lasciava presagire una lettura pesante, la trama ha poi preso il via lasciando in me la forte curiosità di sapere come proseguisse ogni volta che ero costretta a chiudere il libro.
    Alcuni capitoli descrittivi sono davvero improponibili, ma la trama è avvincente. La storia ruota attorno alla figura della bella zingara Esmeralda, uccisa dall'amore malsano dell'arcidiacono Frollo. Vi sono poi personaggi come Quasimodo ( il brutto, storpio, sordo e gobbo campanaro di Notre Dame, che nasconde dietro la sua rudezza un'animo bisognoso di affetto), il filosofo Gringoire, la belllissima Parigi, e molti altri ruoli che hanno una fondamentale importanza nel susseguirsi degli eventi.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    2

    Le anime inquiete di Parigi

    Questo romanzo mi ha lasciato molto perplesso: forse perché, dinanzi al titolo di "genio assoluto del romanticismo francese", non ho potuto trovare giustificazione ai difetti, che ho incontrato nella ...continua

    Questo romanzo mi ha lasciato molto perplesso: forse perché, dinanzi al titolo di "genio assoluto del romanticismo francese", non ho potuto trovare giustificazione ai difetti, che ho incontrato nella lettura; sono più strambo di quanto pensassi. Cercherò di essere più oggettivo e chiaro possibile.
    Sinceramente, il presupposto su cui si appoggia tutta la storia, ovvero il "tres para una", mi pare una pessima evoluzione del triangolo amoroso, che non è di certo fra le trovate più geniali di sempre; oltretutto, solo un paio di personaggi di questo quadretto sono interessanti e profondi. Primo fra tutti, emerge la figura straordinaria di Claude Frollo, la cui perversione raggiunge il picco nella propria disperata confessione dinanzi alla ragazza, in cui la tragicità era tale da essere rimasta impressa fino a oggi. Personalità oscura e contraddittoria, perciò degna di nota. Anche su Quasimodo è opportuno spendere qualche parola, perché abbatte una volta per tutte l'inverosimile e anacronistico concetto di "kalòs kagathòs" (bello = buono, brutto = cattivo); il personaggio di Gringoire è sì divertente, ma, purtroppo, si limita soltanto a fare la parte del personaggio comico e, qualora ne avesse avuto la possibilità, come nel processo a Esmeralda, il suo spessore morale non è sufficientemente messo in risalto. La psicologia di Esmeralda non mi ha convinto: pur mantenendosi coerente dall'inizio alla fine (ingenua e spensierata), non affronta una determinante trasformazione: posso solo dire che si fa sempre più malinconica e rassegnata. Il personaggio di Phoebus è talmente da piatto da sfociare nel cliché. Questo difetto nel rappresentare la psicologia dei personaggi in modo profondo e sfaccettato è stato messo in evidenza anche dal critico Marius-François Guyard in introduzione alla mia edizione (Einaudi 1972).
    Lo stile è la cosa che mi ha lasciato molti interrogativi. Pur rappresentando in maniera verosimile tutte le sfaccettature materiali di Parigi (le piazze, i bassifondi, ogni tombino e ogni tegola) e le diversissime componenti umane di questa Babilonia del XV secolo (zingari, soldati, reali, personaggi che si esprimono in ogni lingua possibile), dando così spazio alle fasce sociali più abbandonate (come ritornerà più tardi ne "I miserabili"), i costanti interventi dell'autore, volti a specificare il non necessario, la piatta indicazione delle emozioni (lì è "triste", lì è "felice") e le digressioni impacciate (impacciate perché non armonicamente integrate nella narrazione) come in "Questo ucciderà quello", non conferisce un andatura fluida, concreta e piacevole, come, nonostante i difetti, in Flaubert: tuttavia, tranne in rari casi come quello citato sopra, lo stile è dinamico e serrato e, perciò, la noia è spesso e volentieri evitata.
    Veniamo ai libri di spessore divulgativo, quali "Notre-Dame" e "Parigi a volo d'uccello". Onestamente, Hugo ha fatto bene a porli in capitoli a sé stanti, ma avrebbe fatto ancora meglio se li avesse posti in appendice al romanzo, perché, essendo posti esattamente fra un libro propriamente narrativo e l'altro, spezzano il ritmo della narrazione. Avrebbe fatto ancora meglio se non li avesse scritto affatto. Infatti, l'apologetica nei confronti della preservazione della cattedrale come patrimonio artistico di portata universale sarebbe stata efficace anche senza tali excursus: la rappresentazione della pietra, su cui è scritto "ANANKE", e i musi delle chimere colpiti dalla luna parlano da soli.

    Questo non è affatto un pessimo romanzo, ma i difetti sono purtroppo maggiori dei pregi. A parte qualche rara eccezione, come il capitolo "Lasciate ogni speranza", mi è rimasto nel cuore poco o niente del libro di Victor Hugo. Potrà piacere tranquillamente, ma gli errori sono più che evidenti.

    ha scritto il 

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