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Notre-Dame de Paris

Di

4.3
(4541)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi semplificata , Chi tradizionale , Francese , Tedesco , Spagnolo , Rumeno , Finlandese , Portoghese , Catalano , Polacco

Isbn-10: A000037375 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Giuseppe Sardelli

Disponibile anche come: Paperback , Cofanetto , Copertina rigida , Rilegato in pelle , Tascabile economico , eBook

Genere: Art, Architecture & Photography , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
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  • 3

    Grazie all'adattamento Disney (che si conferma maestra nel stravolgere le storie per tirar fuori adattamenti tutto miele e lieto fine) i personaggi di questo grandissimo romanzo sono arcinoti. Spinta ...continua

    Grazie all'adattamento Disney (che si conferma maestra nel stravolgere le storie per tirar fuori adattamenti tutto miele e lieto fine) i personaggi di questo grandissimo romanzo sono arcinoti. Spinta dalla curiosità e dal mio amore per Hugo, essendo "I Miserabili" il mio libro preferito in assoluto, mi sono buttata a capofitto nella lettura di questo romanzo che però non mi ha del tutto soddisfatto.
    La storia è molto bella, impossibile non amare Quasimodo ed Esmeralda, ma procede troppo al rilento, inframmezzata da descrizioni lunghissime e forse un po' troppo prolisse della Cattedrale e di Parigi (veramente ostico il capitolo "Parigi a volo d'uccello").
    Il Claude Frollo disneyano, inoltre, è un vecchio viscido e schifoso che si innamora di Esmeralda e cerca a tutti i costi di ucciderla; il personaggio del libro, invece, è un giovane arcidiacono amante della cultura e delle arti, appassionato di alchimia e salvatore del povero Quasimodo. La sua è l''anima tormentata di un giovane sapiente diviso tra la fede e la folle passione per l'affascinante zingara.
    La storia è arricchita dalle vicende di molti personaggi di contorno, il poeta Gringoire, il capitano delle guardie Phoebus, la Sachette rinchiusa nel Buco dei Topi (che mi ha regalato forse una delle emozioni più travolgenti e mi ha fatto versare un fiume di lacrime).
    In sintesi? Non posso non consigliare un tale capolavoro, magari con l'avvertenza che non è una passeggiata leggerlo! Voto: 7/10

    Passate sulla mia pagina Facebook se vi va! www.facebook.com/quandounlibroticambialavita

    ha scritto il 

  • 5

    Capolavoro

    Indubbiamente Victor Hugo è un indiscusso maestro, ma Notre Dame de Paris ha la fama che merita.
    Le prime pagine, in effetti, possono risultare un po' ostiche: le lunghe descrizioni della Parigi medie ...continua

    Indubbiamente Victor Hugo è un indiscusso maestro, ma Notre Dame de Paris ha la fama che merita.
    Le prime pagine, in effetti, possono risultare un po' ostiche: le lunghe descrizioni della Parigi medievale sanno essere così minuziose da cadere nella forzatura.
    Per il resto, è un romanzo che non può mancare nella collezione di un lettore di classici: i personaggi sono ben descritti, al punto che ti ritrovi a credere di conoscerli fisicamente; stesso discorso per i luoghi, resi magistralmente dalla penna di Hugo.
    Il sentimento dell'amore è espresso in tutte le sue sfaccettature e chi legge soffre, gioisce e smania come i personaggi stessi del libro.
    Inoltre, è l'unica creazione letteraria che mi ha, nel vero senso della parola, commossa, facendomi versare qualche lacrima nel capitolo finale.
    Stra-con-si-glia-to!

    ha scritto il 

  • 5

    Finalmente l'ho finito!

    Ne ho letto un po' ogni sera prima di dormire e mi ha tenuto compagnia per molto tempo, devo dire che è stato davvero impegnativo ma ne è valsa la pena, la scrittura di Hugo è superba (è il suo primo ...continua

    Ne ho letto un po' ogni sera prima di dormire e mi ha tenuto compagnia per molto tempo, devo dire che è stato davvero impegnativo ma ne è valsa la pena, la scrittura di Hugo è superba (è il suo primo romanzo che leggo) tragicomica, grottesca, fresca, cupa, piena di particolari, niente è lasciato al caso, chiara è la sua passione nel raccontare piccoli aneddoti e storie a volte lasciando in sospeso per lunghi periodi il discorso precedente, spesso ci si trova spiazzati davanti a questa cosa, non si riesce più a riprendere il filo del discorso :) inoltre il suo amore per Parigi lo si legge in ogni pagina, ho adorato questa cosa (sarà che io amo questa città quasi come l'ha amata lui).

    Parlando dei personaggi ho odiato L'Esmeralda con tutte le mie forze, è un personaggio piatto e veramente "inutile", è servita solo a fare impazzire due poveri uomini.
    Tuttavia, è proprio guardando a lei che possiamo capire il fine ultimo del romanzo (a parte la celebrazione di Notre-Dame) lei è stata l'oggetto del desiderio degli uomini per via della sua bellezza e di risposta pure a lei interessava solo la bellezza esteriore e non ha saputo vedere oltre questo maledetto muro. Sì è innamorata di un uomo bello ma brutto dentro: il saper guardare oltre non è una cosa comune.
    Vogliamo parlare del povero Quasimodo? è come se nella storia avesse fatto tutto da solo, si è innamorato, ha tentato di salvare la persona che amava, è stato poi dimenticato.
    Il mio personaggio preferito è Frollo, mi è dispiaciuto tanto per lui, senza entrare nei particolari ad un certo punto tifavo per lui, mi sono immedesimata nella sua angoscia e nella sua follia per una passione che non poteva controllare in alcun modo.

    "Non se ne vede dunque nulla, fuori, di questo incendio che mi brucia il cuore?"

    ha scritto il 

  • 4

    La notte lo privava della sua arma più terribile: la sua bruttezza

    http://www.ryo.it/2015/04/14/notre-dame-de-paris-victor-hugo/
    «Ohé! Hennequin Dandèche! Ohé! Jehan Pincebourde!», gridavano a squarciagola. «Il vecchio Eustache Moubon, il merciaio all’angolo, è morto ...continua

    http://www.ryo.it/2015/04/14/notre-dame-de-paris-victor-hugo/
    «Ohé! Hennequin Dandèche! Ohé! Jehan Pincebourde!», gridavano a squarciagola. «Il vecchio Eustache Moubon, il merciaio all’angolo, è morto: ecco il suo pagliericcio: adesso ne facciamo un falò. È la festa dei fiamminghi!». E così dicendo scaraventarono il pagliericcio precisamente sopra Gringoire, del quale non si erano accorti affatto. Contemporaneamente uno di loro prese un pugno di paglia per accenderla al lume della Vergine. «Per Cristo!», brontolò Gringoire. «Adesso starò un po’ troppo caldo!». Il momento era difficile: stava per essere preso tra acqua e fuoco. Allora fece uno sforzo soprannaturale, uno sforzo da falsificatore di monete che tenti di scappare alla bollitura dove il boia sta per cacciarlo. E riuscì a mettersi ritto, a rovesciare il pagliericcio addosso alla marmaglia e a scappare. «Santa Vergine!», strillarono i ragazzi. «Quella è l’anima del merciaio». E scapparono anche loro. Il pagliericcio restò padrone del campo. Belleforêt, il padre Le Jege, e Corrozet assicurano che il giorno seguente fu raccolto con gran pompa dai preti del quartiere e portato nel tesoro della chiesa di Sainte-Òpportune, dove il sagrestano si fece una bella rendita, che durò fino al 1789, raccontando il gran miracolo della statuetta della Vergine del canto di rue Mauconseil, la quale aveva con la sua sola presenza, nella memorabile notte dal 6 al 7 gennaio 1482, esorcizzato il morto Eustache Moubon. Si diceva che questo Moubon, morendo, per fare uno scherzo al diavolo, aveva nascosto l’anima dentro il suo pagliericcio.

    ha scritto il 

  • 4

    TUTTI GLI AMANTI DI ESMERALDA

    Ci sono libri che pur non avendoli mai letti abbiamo l’impressione di averlo fatto, tanto ci è nota la loro trama, familiari i loro personaggi, consueta la loro ambientazione. Uno di questi è per me s ...continua

    Ci sono libri che pur non avendoli mai letti abbiamo l’impressione di averlo fatto, tanto ci è nota la loro trama, familiari i loro personaggi, consueta la loro ambientazione. Uno di questi è per me senz’altro “Notre-Dame de Paris” di Victor Hugo. Molte ne sono state, infatti, le trasposizioni cinematografiche e teatrali e persino musicali. Quella che maggiormente ho in mente è la versione disneyana “Il gobbo di Notre-Dame” (1996), uno dei cartoni animati preferiti da mia figlia quando era piccina. Il bel Phoebus e il gobbo Quasimodo spiccavano tra le sue barbie e molte volte mi è capitato di rivedere assieme a lei la videocassetta. Penso poi anche al musical teatrale di Riccardo Cocciante (1998). Qualche immagine ricordo anche del vecchio film di Lon Chaney (1923) o di quello con Charles Laughton (1939).
    Vittima delle suggestioni disneyane tendevo dunque a immaginare Quasimodo, il campanaro gobbo, guercio e sordo, come il protagonista, ma la vera protagonista è la giovane e bella egiziana Esmeralda, una ragazzina sedicenne intorno al quale ruotano molti amanti. Già allora si confondevano genti forestiera senza fissa dimora con gli zingari e spesso Esmeralda viene, scorrettamente definita “zingara”.
    “Notre-Dame de Paris”, il primo grande successo del francese Victor Hugo (1831), è, in effetti, un romanzo sull’amore, in molte delle sue forme. Se Esmeralda è l’amata, gli altri personaggi ne sono, in diverso modo gli amanti.
    Il prete Claude Frollo rappresenta l’amore folle e perverso. Il campanaro Quasimodo l’amore devoto, appassionato e pronto al sacrificio. Il filosofo saltimbanco è l’amore maritale, pigro e distratto, oltretutto giunto al matrimonio per pura opportunità e necessità di salvezza personale e non per amore. La madre (che prima la odiava la fanciulla credendola una delle zingare che quindici anni prima le aveva rapito la figlia e che poi scopre essere Esmeralda proprio la figlia perduta) la ama e difende con la forza di una leonessa ferita ed è, ovviamente, la rappresentazione dell’amore materno. Il bel capitano Phoebus de Chateaupers, il solo che Esmeralda ami, è l’amore lieve e passeggero, l’amore distratto, l’uomo che a ogni donna dichiara di vedere in lei il solo amore. Lui solo avrebbe agevolmente potuto salvare la giovane condannata al rogo per il presunto assassinio del capitano stesso. Gli sarebbe bastato mostrarsi e dichiararsi vivo, ma Phoebus pensa ad altro, ha altri amori, anche se Esmeralda ha solo lui in testa. Infine c’è Djiali, la capretta che sempre accompagna la ballerina egiziana, che le profonde il suo affetto disinteressato e fedele, quale solo gli animali sanno dare.
    Con tanti amanti e un solo amore non possiamo che trovarci davanti a una tragedia e, sebbene a volte si scorgano anche altri colori, è la sua tinta cupa a prevalere.
    Nella splendida cornice gotica della cattedrale parigina, dipinta sul finire del medioevo, quando la luce del Rinascimento era ancora lieve anche oltralpe, in un tempo di processi sommari, di stregonerie, di popoli ribelli ma incapaci di rivoluzioni, tra feste goliardiche, fustigazioni e impiccagioni, Hugo ci regala un’avventura epica che giustamente è diventata un classico e che resterà accanto alle grandi tragedie greche o shakesperiane a testimonianza del carattere immutabile dell’essere umano.
    Leggendo “I miserabili” avevo già notato, peraltro, una certa sovrabbondanza di digressioni che anche qui minano l’unitarietà dell’opera.
    Se leggendo “I miserabili”, poi, mi aveva colpito la presenza di Dio solo come Coscienza, qui, in una storia ambientata in una cattedrale, l’assenza di Dio appare ancora più evidente. Uno dei personaggi è un prete innamorato, il suo amore lo tormenta ma il suo voto di castità non pare farlo più di tanto. Non lo vediamo mai interrogare quel Dio di cui dovrebbe essere, indegnamente, ministro. Anche Quasimodo, da campanaro che vive nella chiesa, parla con le statue di pietra, le gargoille (che riconosce come sue simili), o con le sue campane ma mai con Dio. Dio è assente. Manca persino nella sua negazione. La sua assenza è rimarcata dall’indifferenza dei personaggi nei suoi confronti, mentre la più umana delle tragedie, quella degli amori feriti, si svolge nella sua casa.
    La cattedrale qui rappresenta più che il regno di Dio il simbolo della fine di un’epoca. Come scrive Hugo l’invenzione della stampa a caratteri mobili di Gutemberg ha ucciso il libro di pietra. Le chiese erano i libri di pietra, su cui per secoli la cristianità aveva inciso e dipinto le sue storie, attraverso le quali la Chiesa e gli artisti parlavano al popolo. Ora c’è il libro e non occorrono più chiese. Si direbbe quasi che Hugo voglia intendere che con il libro e la diffusione della conoscenza non occorra più neanche Dio (“la stampa ucciderà la chiesa” – Libro Quinto – Capitolo II).
    E oggi che il digitale sta uccidendo il libro di carta, cos’altro morirà con lui?

    ha scritto il 

  • 3

    L'assassino è la cattedrale

    Parigi del quindicesimo secolo, gli abitanti della città vivono, sopravvivono e muoiono all'ombra della cattedrale di Notre-Dame, antico monumento gotico sopravvissuto al passaggio dei secoli attraver ...continua

    Parigi del quindicesimo secolo, gli abitanti della città vivono, sopravvivono e muoiono all'ombra della cattedrale di Notre-Dame, antico monumento gotico sopravvissuto al passaggio dei secoli attraverso un processo di maquillage continuo e senza fine. All'ombra di Notre-Dame ci sono anche i protagonisti della storia, la giovane e ingenua Esmeralda, il tormentato e frustrato arcidiacono Claude Frollo, il vanesio e sostanzialmente imbecille ufficiale di cavalleria Phoebus e soprattutto Quasimodo, il gobbo guercio, sordo e cattivo abbandonato nella chiesa e accudito da Frollo come un secondo figlio da trattare con maniera molto cattive.

    Come storiella romantica con finale drammatico non è granché, Notre-Dame, anche se i personaggi del libro sono diventati dei veri e propri classici grazie alla frequente rielaborazione a opera del cinema patinato di Hollywood e dei cartoon buonisti di Disney. Peggio si rivelano poi tutti quei capitoli che Hugo utilizza per lunghe digressioni tra il filosofico, lo storiografico e il pettegolezzo piene di nomi, fatti e fattareli, descrizioni cavillose di minuzie e viuzze per una Parigi solcata a volo d'aquila dal narratore.

    Molto meglio Notre-Dame de Paris si rivela quando permette alla cattedrale di recitare il ruolo di protagonista assoluto della storia, un edificio che ingloba vicende personali e collettive, vive in simbiosi con chi ne abita gli anfratti nascosti e assiste muta, ma terribile con le sue guglie e i suoi mostruosi gargoyle di pietra, ai movimenti tumultuosi della varia umanità scomposta vomitata dalle piazze e dai microcosmi separati di Parigi.

    Per quanto mi riguarda, in definitiva, Notre-Dame de Paris è un libro per un terzo patetico (la storiella d'amore), per un terzo noioso (le descrizioni minuziose di cose inutili) e per un terzo affascinante con tutte le sue digressioni sull'architettura che muta al mutare delle epoche, i movimenti degli uomini che nutrono i movimenti delle strutture della città, l'influenza della imponente cattedrale destinata a passare in secondo piano con l'affermarsi della stampa di massa. 3/5, fosse meno noioso ne meriterebbe 4.

    ha scritto il 

  • 3

    qui servirebbe una di quelle recensioni fantasmagoriche

    che enumerano tutti i particolari di questo romanzo

    che è come se la facciata di notre dame prendesse vita

    ma non mi va ...continua

    qui servirebbe una di quelle recensioni fantasmagoriche

    che enumerano tutti i particolari di questo romanzo

    che è come se la facciata di notre dame prendesse vita

    ma non mi va

    ha scritto il 

  • 5

    Questo libro nasce da una scritta sul muro della cattedrale di Notre-Dame, poi svanita a causa dei restauri. Hugo la vede e di quella scritta fa l'inizio, la fine e l'essenza di tutto un libro e di tu ...continua

    Questo libro nasce da una scritta sul muro della cattedrale di Notre-Dame, poi svanita a causa dei restauri. Hugo la vede e di quella scritta fa l'inizio, la fine e l'essenza di tutto un libro e di tutti i suoi personaggi. Una sola parola: "Ananke", la Fatalità che riduce l'uomo a compiere gesti perfino per lui impensabili. Più di tutti, la Fatalità colpisce chi ha creduto di poterla gestire con la fede, con la scienza e con la disciplina; tutto si distrugge davanti ad un passo leggero, "da libellula" direbbe Gringoire, di una donna gitana. Esmeralda è la vita, che danza e incanta. Intorno a lei, gli uomini non possono che essere come la natura li ha creati: brutali, deboli, meschini, egoisti. Tra di loro, un eroe. Non Quasimodo, come l'opinione comune potrebbe credere, ma Frollo. Nella sua fragilità, Frollo ha i tratti dell'eroe, non dell'eroe vincitore, ma dell'eroe consapevolmente perdente.

    Per questo e per tanti altri motivi Notre-Dame de Paris è giustamente considerato uno dei più grandi libri della storia della letteratura.

    ha scritto il 

  • 3

    Esmeralda, che peso!!

    Ero ferma alla versione all'acqua di rose Disney. Niente di più distante.
    Finalmente mi sono decisa a leggerlo. Molti capitoli secondo me superflui e inutili, che sembrano più un esercizio di scrittur ...continua

    Ero ferma alla versione all'acqua di rose Disney. Niente di più distante.
    Finalmente mi sono decisa a leggerlo. Molti capitoli secondo me superflui e inutili, che sembrano più un esercizio di scrittura che altro... e un vivo rammarico per due personaggi in particolare: Phoebus, odioso, vanesio e cretino come pochi; ed Esmeralda. Voglio dire, svegliati bambina!! Mi sa che al povero Quasimodo avrebbe fatto comodo avere una copia de "La verità è che non gli piaci abbastanza" da prestarle

    ha scritto il 

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