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Notre-Dame de Paris

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Editeur: Ecole des Loisirs

4.3
(4518)

Language:Français | Number of pages: 335 | Format: Paperback | En langues différentes: (langues différentes) English , Chi simplified , Chi traditional , Italian , German , Spanish , Romanian , Finnish , Portuguese , Catalan , Polish

Isbn-10: 2211029469 | Isbn-13: 9782211029469 | Publish date: 

Aussi disponible comme: Others , Mass Market Paperback , Hardcover , Leather Bound , Boxset

Category: Art, Architecture & Photography , Fiction & Literature , History

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Description du livre
Victor Hugo, visionnaire exact, érudit inspiré, nous restitue la toute-puissanceévocatrice de sa plume, le bouillonnement d'un monde et le vacarme d'une ...
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  • 4

    La notte lo privava della sua arma più terribile: la sua bruttezza

    http://www.ryo.it/2015/04/14/notre-dame-de-paris-victor-hugo/
    «Ohé! Hennequin Dandèche! Ohé! Jehan Pincebourde!», gridavano a squarciagola. «Il vecchio Eustache Moubon, il merciaio all’angolo, è morto ...continuer

    http://www.ryo.it/2015/04/14/notre-dame-de-paris-victor-hugo/
    «Ohé! Hennequin Dandèche! Ohé! Jehan Pincebourde!», gridavano a squarciagola. «Il vecchio Eustache Moubon, il merciaio all’angolo, è morto: ecco il suo pagliericcio: adesso ne facciamo un falò. È la festa dei fiamminghi!». E così dicendo scaraventarono il pagliericcio precisamente sopra Gringoire, del quale non si erano accorti affatto. Contemporaneamente uno di loro prese un pugno di paglia per accenderla al lume della Vergine. «Per Cristo!», brontolò Gringoire. «Adesso starò un po’ troppo caldo!». Il momento era difficile: stava per essere preso tra acqua e fuoco. Allora fece uno sforzo soprannaturale, uno sforzo da falsificatore di monete che tenti di scappare alla bollitura dove il boia sta per cacciarlo. E riuscì a mettersi ritto, a rovesciare il pagliericcio addosso alla marmaglia e a scappare. «Santa Vergine!», strillarono i ragazzi. «Quella è l’anima del merciaio». E scapparono anche loro. Il pagliericcio restò padrone del campo. Belleforêt, il padre Le Jege, e Corrozet assicurano che il giorno seguente fu raccolto con gran pompa dai preti del quartiere e portato nel tesoro della chiesa di Sainte-Òpportune, dove il sagrestano si fece una bella rendita, che durò fino al 1789, raccontando il gran miracolo della statuetta della Vergine del canto di rue Mauconseil, la quale aveva con la sua sola presenza, nella memorabile notte dal 6 al 7 gennaio 1482, esorcizzato il morto Eustache Moubon. Si diceva che questo Moubon, morendo, per fare uno scherzo al diavolo, aveva nascosto l’anima dentro il suo pagliericcio.

    dit le 

  • 4

    TUTTI GLI AMANTI DI ESMERALDA

    Ci sono libri che pur non avendoli mai letti abbiamo l’impressione di averlo fatto, tanto ci è nota la loro trama, familiari i loro personaggi, consueta la loro ambientazione. Uno di questi è per me s ...continuer

    Ci sono libri che pur non avendoli mai letti abbiamo l’impressione di averlo fatto, tanto ci è nota la loro trama, familiari i loro personaggi, consueta la loro ambientazione. Uno di questi è per me senz’altro “Notre-Dame de Paris” di Victor Hugo. Molte ne sono state, infatti, le trasposizioni cinematografiche e teatrali e persino musicali. Quella che maggiormente ho in mente è la versione disneyana “Il gobbo di Notre-Dame” (1996), uno dei cartoni animati preferiti da mia figlia quando era piccina. Il bel Phoebus e il gobbo Quasimodo spiccavano tra le sue barbie e molte volte mi è capitato di rivedere assieme a lei la videocassetta. Penso poi anche al musical teatrale di Riccardo Cocciante (1998). Qualche immagine ricordo anche del vecchio film di Lon Chaney (1923) o di quello con Charles Laughton (1939).
    Vittima delle suggestioni disneyane tendevo dunque a immaginare Quasimodo, il campanaro gobbo, guercio e sordo, come il protagonista, ma la vera protagonista è la giovane e bella egiziana Esmeralda, una ragazzina sedicenne intorno al quale ruotano molti amanti. Già allora si confondevano genti forestiera senza fissa dimora con gli zingari e spesso Esmeralda viene, scorrettamente definita “zingara”.
    “Notre-Dame de Paris”, il primo grande successo del francese Victor Hugo (1831), è, in effetti, un romanzo sull’amore, in molte delle sue forme. Se Esmeralda è l’amata, gli altri personaggi ne sono, in diverso modo gli amanti.
    Il prete Claude Frollo rappresenta l’amore folle e perverso. Il campanaro Quasimodo l’amore devoto, appassionato e pronto al sacrificio. Il filosofo saltimbanco è l’amore maritale, pigro e distratto, oltretutto giunto al matrimonio per pura opportunità e necessità di salvezza personale e non per amore. La madre (che prima la odiava la fanciulla credendola una delle zingare che quindici anni prima le aveva rapito la figlia e che poi scopre essere Esmeralda proprio la figlia perduta) la ama e difende con la forza di una leonessa ferita ed è, ovviamente, la rappresentazione dell’amore materno. Il bel capitano Phoebus de Chateaupers, il solo che Esmeralda ami, è l’amore lieve e passeggero, l’amore distratto, l’uomo che a ogni donna dichiara di vedere in lei il solo amore. Lui solo avrebbe agevolmente potuto salvare la giovane condannata al rogo per il presunto assassinio del capitano stesso. Gli sarebbe bastato mostrarsi e dichiararsi vivo, ma Phoebus pensa ad altro, ha altri amori, anche se Esmeralda ha solo lui in testa. Infine c’è Djiali, la capretta che sempre accompagna la ballerina egiziana, che le profonde il suo affetto disinteressato e fedele, quale solo gli animali sanno dare.
    Con tanti amanti e un solo amore non possiamo che trovarci davanti a una tragedia e, sebbene a volte si scorgano anche altri colori, è la sua tinta cupa a prevalere.
    Nella splendida cornice gotica della cattedrale parigina, dipinta sul finire del medioevo, quando la luce del Rinascimento era ancora lieve anche oltralpe, in un tempo di processi sommari, di stregonerie, di popoli ribelli ma incapaci di rivoluzioni, tra feste goliardiche, fustigazioni e impiccagioni, Hugo ci regala un’avventura epica che giustamente è diventata un classico e che resterà accanto alle grandi tragedie greche o shakesperiane a testimonianza del carattere immutabile dell’essere umano.
    Leggendo “I miserabili” avevo già notato, peraltro, una certa sovrabbondanza di digressioni che anche qui minano l’unitarietà dell’opera.
    Se leggendo “I miserabili”, poi, mi aveva colpito la presenza di Dio solo come Coscienza, qui, in una storia ambientata in una cattedrale, l’assenza di Dio appare ancora più evidente. Uno dei personaggi è un prete innamorato, il suo amore lo tormenta ma il suo voto di castità non pare farlo più di tanto. Non lo vediamo mai interrogare quel Dio di cui dovrebbe essere, indegnamente, ministro. Anche Quasimodo, da campanaro che vive nella chiesa, parla con le statue di pietra, le gargoille (che riconosce come sue simili), o con le sue campane ma mai con Dio. Dio è assente. Manca persino nella sua negazione. La sua assenza è rimarcata dall’indifferenza dei personaggi nei suoi confronti, mentre la più umana delle tragedie, quella degli amori feriti, si svolge nella sua casa.
    La cattedrale qui rappresenta più che il regno di Dio il simbolo della fine di un’epoca. Come scrive Hugo l’invenzione della stampa a caratteri mobili di Gutemberg ha ucciso il libro di pietra. Le chiese erano i libri di pietra, su cui per secoli la cristianità aveva inciso e dipinto le sue storie, attraverso le quali la Chiesa e gli artisti parlavano al popolo. Ora c’è il libro e non occorrono più chiese. Si direbbe quasi che Hugo voglia intendere che con il libro e la diffusione della conoscenza non occorra più neanche Dio (“la stampa ucciderà la chiesa” – Libro Quinto – Capitolo II).
    E oggi che il digitale sta uccidendo il libro di carta, cos’altro morirà con lui?

    dit le 

  • 3

    L'assassino è la cattedrale

    Parigi del quindicesimo secolo, gli abitanti della città vivono, sopravvivono e muoiono all'ombra della cattedrale di Notre-Dame, antico monumento gotico sopravvissuto al passaggio dei secoli attraver ...continuer

    Parigi del quindicesimo secolo, gli abitanti della città vivono, sopravvivono e muoiono all'ombra della cattedrale di Notre-Dame, antico monumento gotico sopravvissuto al passaggio dei secoli attraverso un processo di maquillage continuo e senza fine. All'ombra di Notre-Dame ci sono anche i protagonisti della storia, la giovane e ingenua Esmeralda, il tormentato e frustrato arcidiacono Claude Frollo, il vanesio e sostanzialmente imbecille ufficiale di cavalleria Phoebus e soprattutto Quasimodo, il gobbo guercio, sordo e cattivo abbandonato nella chiesa e accudito da Frollo come un secondo figlio da trattare con maniera molto cattive.

    Come storiella romantica con finale drammatico non è granché, Notre-Dame, anche se i personaggi del libro sono diventati dei veri e propri classici grazie alla frequente rielaborazione a opera del cinema patinato di Hollywood e dei cartoon buonisti di Disney. Peggio si rivelano poi tutti quei capitoli che Hugo utilizza per lunghe digressioni tra il filosofico, lo storiografico e il pettegolezzo piene di nomi, fatti e fattareli, descrizioni cavillose di minuzie e viuzze per una Parigi solcata a volo d'aquila dal narratore.

    Molto meglio Notre-Dame de Paris si rivela quando permette alla cattedrale di recitare il ruolo di protagonista assoluto della storia, un edificio che ingloba vicende personali e collettive, vive in simbiosi con chi ne abita gli anfratti nascosti e assiste muta, ma terribile con le sue guglie e i suoi mostruosi gargoyle di pietra, ai movimenti tumultuosi della varia umanità scomposta vomitata dalle piazze e dai microcosmi separati di Parigi.

    Per quanto mi riguarda, in definitiva, Notre-Dame de Paris è un libro per un terzo patetico (la storiella d'amore), per un terzo noioso (le descrizioni minuziose di cose inutili) e per un terzo affascinante con tutte le sue digressioni sull'architettura che muta al mutare delle epoche, i movimenti degli uomini che nutrono i movimenti delle strutture della città, l'influenza della imponente cattedrale destinata a passare in secondo piano con l'affermarsi della stampa di massa. 3/5, fosse meno noioso ne meriterebbe 4.

    dit le 

  • 3

    qui servirebbe una di quelle recensioni fantasmagoriche

    che enumerano tutti i particolari di questo romanzo

    che è come se la facciata di notre dame prendesse vita

    ma non mi va ...continuer

    qui servirebbe una di quelle recensioni fantasmagoriche

    che enumerano tutti i particolari di questo romanzo

    che è come se la facciata di notre dame prendesse vita

    ma non mi va

    dit le 

  • 5

    Questo libro nasce da una scritta sul muro della cattedrale di Notre-Dame, poi svanita a causa dei restauri. Hugo la vede e di quella scritta fa l'inizio, la fine e l'essenza di tutto un libro e di tu ...continuer

    Questo libro nasce da una scritta sul muro della cattedrale di Notre-Dame, poi svanita a causa dei restauri. Hugo la vede e di quella scritta fa l'inizio, la fine e l'essenza di tutto un libro e di tutti i suoi personaggi. Una sola parola: "Ananke", la Fatalità che riduce all'uomo a compiere gesti perfino per lui impensabili. Più di tutti, la Fatalità colpisce chi ha creduto di poterla gestire con la fede, con la scienza e con la disciplina; tutto si distrugge davanti ad un passo leggero, "da libellula" direbbe Gringoire, di una donna gitana. Esmeralda è la vita, che danza e incanta. Intorno a lei, gli uomini non possono che essere come la natura li ha creati: brutali, deboli, meschini, egoisti. Tra di loro, un eroe. Non Quasimodo, come l'opinione comune potrebbe credere, ma Frollo. Nella sua fragilità, Frollo ha i tratti dell'eroe, non dell'eroe vincitore, ma dell'eroe consapevolmente perdente.

    Per questo e per tanti altri motivi Notre-Dame de Paris è giustamente considerato uno dei più grandi libri della storia della letteratura.

    dit le 

  • 3

    Esmeralda, che peso!!

    Ero ferma alla versione all'acqua di rose Disney. Niente di più distante.
    Finalmente mi sono decisa a leggerlo. Molti capitoli secondo me superflui e inutili, che sembrano più un esercizio di scrittur ...continuer

    Ero ferma alla versione all'acqua di rose Disney. Niente di più distante.
    Finalmente mi sono decisa a leggerlo. Molti capitoli secondo me superflui e inutili, che sembrano più un esercizio di scrittura che altro... e un vivo rammarico per due personaggi in particolare: Phoebus, odioso, vanesio e cretino come pochi; ed Esmeralda. Voglio dire, svegliati bambina!! Mi sa che al povero Quasimodo avrebbe fatto comodo avere una copia de "La verità è che non gli piaci abbastanza" da prestarle

    dit le 

  • 3

    Parigi, 1400 pochi anni prima che il mondo cambi per sempre in seguito alla scoperta dell'America. Scopriamo una città tutt'altro che romantica, come invece ci appare oggi Parigi, ma in cui miseria, d ...continuer

    Parigi, 1400 pochi anni prima che il mondo cambi per sempre in seguito alla scoperta dell'America. Scopriamo una città tutt'altro che romantica, come invece ci appare oggi Parigi, ma in cui miseria, drammi e morte sono ovunque. A portare un raggio di luce in questa oscurità è la giovane zingara Esmeralda che sarà vittima dell'egoismo, egocentrismo e gelosia degli uomini che vorrebbero possederla. In tutto questo vortice di accadimenti e sotterfugi, l'unico che a mio parere risulta riscattato è il gobbo Quasimodo. Nonostante sia inizialmente presentato come malvagio, "incompleto" , quasi non fosse del tutto umano, alla fine è l'unico a dimostrare sentimenti nobili e ad agire in modo disinteressato. Perfino Esmeralda che in un primo momento sembra caritatevole e capace di pietà, non riesce a perforare il velo che nasconde la vera essenza delle persone, lasciandosi così ingannare sino alla fine. Mi sono molto commossa leggendo questa storia così celebre, magari a eccezion fatta per i capitoli e le lunghe descrizioni che l'autore ha dedicato all'architettura dell'epoca.

    dit le 

  • 5

    Ho sempre avuto timore di leggere il grande Hugo, poi grazie ad un GDL mi sono cimentata in questa avventura.
    La lettura di questo grande classico ti trascina in un turbinio di anime, paure, avvenime ...continuer

    Ho sempre avuto timore di leggere il grande Hugo, poi grazie ad un GDL mi sono cimentata in questa avventura.
    La lettura di questo grande classico ti trascina in un turbinio di anime, paure, avvenimenti. Sicuramente la figira dell'inquietante Frolla, è quella meglio costruita da Hugo... descrive in modo sublime il declino dell'animo umano.
    Grande scoperta.

    dit le 

  • 5

    Una lettura obbligatoria per gli amanti della letteratura

    che dire di nuovo che non sia stato già scritto su questo mirabile capolavoro?
    Nulla se non lasciarsi trasportare dalle pagine del romanzo e godere della bellezza dei personaggi,della trama e camminar ...continuer

    che dire di nuovo che non sia stato già scritto su questo mirabile capolavoro?
    Nulla se non lasciarsi trasportare dalle pagine del romanzo e godere della bellezza dei personaggi,della trama e camminare per le vie di Parigi con tutti i 5 sensi all'erta.Questo è' il vero piacere della lettura è solo pochi autori ci riescono.Usare non solo la vista per leggere ma anche gli altri sensi perannusare gli odori della città,toccare la scarpina di perline,udire le campane di Notre Dame e sentire la disperazione dell'anima dannata dell'arciprete.

    dit le 

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