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Notre-Dame de Paris

La Biblioteca di Repubblica - Ottocento, 1

Di

Editore: Gruppo Editoriale l'Espresso

4.3
(4448)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 595 | Formato: Cofanetto | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi semplificata , Chi tradizionale , Francese , Tedesco , Spagnolo , Rumeno , Finlandese , Portoghese , Catalano , Polacco

Isbn-10: 8889145005 | Isbn-13: 9788889145005 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Fabio Scotto ; Prefazione: Umberto Eco

Disponibile anche come: Altri , Paperback , Copertina rigida , Rilegato in pelle , Tascabile economico , eBook

Genere: Art, Architecture & Photography , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
L'arcidiacono di Notre-Dame, Claude Frollo, si innamora della celebre danzatrice zingara Esmeralda. Incarica perciò il grottesco campanaro della cattedrale, il gobbo Quasimodo, di rapirla. Ma il capitano Phoebus de Chateaupers la trae in salvo e conquista il suo amore. Frollo uccide Phoebus facendo ricadere su Esmeralda la colpa del delitto. Quasimodo intanto, commosso da un atto di gentilezza di lei, diventa quasi un suo schiavo e la conduce a Notre-Dame per proteggerla. Dopo una serie di peripezie, Esmeralda verrà catturata e fatta impiccare sotto gli occhi di Frollo, che osserva impassibile l'esecuzione. Quasimodo, disperato, ucciderà Frollo e poi, con il cadavere della donna tra le braccia, si lascerà morire a sua volta.
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  • 5

    Cristallo ed Argilla

    ‘Notre Dame de Paris’ è un classico che non ha bisogno di presentazioni. Sicuramente, tutti ne avranno sentito parlare almeno una volta o comunque avranno studiato sui libri di scuola del suo autore V ...continua

    ‘Notre Dame de Paris’ è un classico che non ha bisogno di presentazioni. Sicuramente, tutti ne avranno sentito parlare almeno una volta o comunque avranno studiato sui libri di scuola del suo autore Victor Hugo.
    Romanzo che da secoli continua ad essere letto e riadattato in svariate versioni cinematografiche e teatrali e che con la sua trama costituisce una delle prime prove del romanticismo francese.

    Mi sono avvicinata a questo libro un paio di settimane fa, conoscendo l’adattamento teatrale di Riccardo Cocciante e conoscendone quindi la trama anche grazie a numerosi film.
    Fin dalla lettura delle prime pagine di ‘Notre Dame de Paris’ ci si rende conto di avere davanti un testo che giustamente da secoli continua ad essere letto e riletto. L’attualità degli argomenti trattati rende davvero il romanzo vicino anche ai problemi del nostro tempo, ed il modo in cui è scritto attrae immediatamente l’attenzione e la concentrazione del lettore.

    Di seguito, non mi metterò a raccontare la trama, sicuramente un qualsiasi film o adattamento teatrale la renderebbe meglio di quanto la possa rendere io. Mi limiterò quindi a parlarvi dei protagonisti di questo romanzo, personaggi che con la loro umanità rendono indimenticabile questa storia.
    Di Quasimodo, il campanaro di Notre Dame, data la sua popolarità non ho molto da dire, sicuramente ognuno di noi ne avrà un idea molto precisa. Quasimodo è un personaggio sfortunato nato con un insieme di difetti fisici che rendono spaventoso il suo aspetto. Storpio, gobbo, guercio ed anche sordo. Quest’ultima menomazione gli deriva dalle sue amate campane, le uniche sue amiche, l’unico mondo che non lo lascia mai in diparte.

    Quasimodo nel romanzo è differente, da come ci hanno abituato il cinema ed il teatro,cresciuto in cattività fra le guglie di Notre Dame, grazie alla pietà di un arcivescovo, non è un personaggio che sembra in grado di amare… Abituato ad avere affetto solo per chi ha avuto pietà nei suoi confronti, è scontroso e cattivo ed abituato ad odiare il mondo che lo esclude. Quasimodo è solo e la solitudine lo rende cattivo. L’unico suo compagno, con il quale riesce a comunicare nonostante la sordità, è l’uomo che lo ha salvato da morte certa dopo l’abbandono, Claudio Frollo, un arcivescovo di Notre Dame.
    Frollo uno dei personaggi, forse, più tormentati dell’intero romanzo, un uomo che ha dedicato tutta la sua vita allo studio ed alla scienza e che in un giorno qualsiasi s’invaghisce perdutamente di una ballerina di strada. La sua è un ossessione, un pensiero continuo, un martello che lo rende capace di tutto per ottenere l’amore di quella donna. Una donna che in realtà non conosce nemmeno.

    La bella Esmeralda è in realtà soltanto una ragazzina di quindici| sedici anni che balla con la sua capretta attraverso le popolose vie di Parigi. Diversamente dalle versioni cui siamo abituati, Esmeralda è davvero una ragazzina molto ingenua e sarà proprio questa sua ingenuità a causarle tanti problemi. Come tutte le ragazze della sua età, Esmeralda è inguaribilmente attratta da ciò che è bello, e quindi si invaghisce di un giovane che di bello ha soltanto l’aspetto, in realtà, il giovane Febo, non è altro che un vanesio pieno di sé.
    Febo, è il classico soldato dall’armatura lucente e dalla spada sguainata, secondo me, davvero un pericolo pubblico, data l’insensatezza dei suoi ragionamenti. Un personaggio che non volevo nemmeno inserire fra i protagonisti proprio perché in fondo totalmente piegato alle proprie voglie e convenienze. Personaggio fastidioso ed insensato, un guscio vuoto, spaventosamente vuoto.

    Ma veniamo all’ultimo protagonista che intendo ricordare, Pietro Gringoire, ovvero il ‘poeta squattrinato’. Questo personaggio non viene sempre riportato nei film, ma in realtà è l’uomo che Esmeralda sposa per salvarlo da morte certa. Nonostante la sua cronica mancanza di coraggio Pietro Gringoire è davvero un brav’uomo, anche se a volte le sue scelte non siano quelle più esatte.
    Il romanzo muove le fila attraverso le azioni ed i pensieri di questo pentagono di protagonisti. Tutti i protagonisti sono caratterizzati da luci ed ombre, ovviamente sto escludendo da questo discorso Febo che rimane fermo nella sua insensatezza dalla prima all’ultima pagina. I protagonisti si muovono in una Parigi narrata magistralmente da Hugo. L’autore descrive la Notre Dame del 1482 come una Notre Dame irrecuperabile e persa nella sua bellezza per colpa delle improvvisazioni umane. La Parigi descritta è rimpianta dall’autore, bellissima nella sua luce mattutina ma spaventosa durante la notte con le sue guerre intestine. Il cielo che tutti i giorni sovrasta i nostri protagonisti è un cielo carico di oscure promesse e di un destino che sembra perseguitarli.

    Che il romanzo sia un romanzo dal finale tragico è già intuibile dalle prime pagine del libro ed è tremendo (anche per un lettore lontano) leggere di azioni che comunque non porteranno ad eventi differenti di quelli che sembrano già previsti. Le maledizioni che continuano a ricadere sulla giovane Esmeralda, sembrano non far altro che confermare l’atrocità di un destino già deciso.
    Destino che è già deciso per tutti i protagonisti della storia chi per una ragione chi per l’altra. Mentre per Quasimodo, l’atrocità di un futuro di solitudine dipende dal suo aspetto spaventoso, per Frollo il suo isolamento è imposto dall’abito che ha scelto di indossare. L’unico che in un modo o nell’altro sembra riuscire a sfuggire all’atrocità di un destino già prefissato è Pietro Gringoire che riesce a svincolarsi dagli altri personaggi allontanandosi dal pentagono iniziale. Tutto il resto sembra già deciso dalle prime pagine, ed ai personaggi non resta che seguire quanto il caso ha scelto per loro e farsi trascinare dagli eventi con le loro azioni che non fanno altro che confermare quanto il destino ha già previsto per loro. A questo punto si pone la scelta se agire o meno, chiaramente una qualsiasi azione li porterà sempre più vicini al baratro della fine, ma anche se scegliessero di non agire, la fine arriverebbe comunque ma forse sotto forma meno gloriosa e più vana.

    E mentre la piccola Esmeralda percorre con l’innocenza della sua età il sentiero che la conduce alla fine, gli altri personaggi la seguono sulla stessa strada ma con dubbi e paure molto differenti. Il coraggio, di seguire un percorso per non lasciare solo il proprio amore, la paura di perdere chi ci è diventato caro, la follia che ti brucia il cuore e l’anima ed il dubbio sono soltanto alcuni dei sentimenti che sospingono i personaggi fino alla fine del libro.
    Il lettore segue con amarezza e con sconforto gli eventi che sembrano portare tutti ad una medesima, inevitabile conclusione, ma ‘Notre Dame de Paris’ non deve essere amato soltanto per i suoi personaggi ma anche per il modo in cui è scritto.

    L’immensa cattedrale e la maestosità di Parigi, rendono ancora più piccoli e vani i tentativi dei protagonisti di sfuggire di fronte all’inevitabile. Notre Dame ha visto nascere e morire intere generazioni, sotto le sue volte ha seguito il passare centinaia di cuori felici ed infranti, ha sentito le preghiere per la salvezza, ha ascoltato richieste di pietà. Milioni di persone si sono fermate stupite a guardare le sue volte e probabilmente milioni di altre continueranno a guardarla con incredulità. La struttura del testo e l’imponenza descritta, non fa altro che rendere i personaggi ancor più piccoli ed impotenti, al termine della lettura infatti, si rimane nella convinzione che davvero non ci sarebbe stata altra soluzione se non quella prospettata dall’autore.
    La vera protagonista si rivela ancora una volta Notre Dame, che sotto il suo sguardo continua a vegliare su Parigi, e su chi si appresta ad alzare gli occhi al cielo. Il romanzo è infatti una vera e propria dichiarazione d’amore dell’autore Victor Hugo per la sua Parigi, affetto che è visibile pagina dopo pagina.

    L’affetto che Parigi credo abbia contraccambiato con varie modifiche effettuate sulla cattedrale dopo l’uscita del libro. All’interno del romanzo infatti, Hugo lamentava l’attività dell’uomo che era andato nel corso dei secoli a modificare la Notre Dame originale, con inutili aggiunte. Queste aggiunte sono state in seguito eliminate, rendendo l’aspetto della Cattedrale più vicino all’originario. Per quanto mi riguarda, credo che l’affetto di Hugo sia stato ricambiato ancora successivamente perché ricordo di aver visto presso Notre Dame almeno una targa tesa a ricordare lo sfortunato campanaro e non vorrei essere inesatta ma ricordo anche una piccola campana forse utilizzata durante il periodo in cui era ambientato il romanzo (sono passati un po’ di anni per cui non sono sicura che non si tratti esclusivamente di una suggestione).
    Ovviamente al termine di questa opinione non posso far altro che consigliarvi la lettura di questo splendido romanzo, attuale ancora oggi a più di un secolo e mezzo dalla pubblicazione. Il romanzo va letto se amate Parigi, perché davvero a volte sembra di vederla materializzarsi davanti ai propri occhi. Un'altra ragione per cui va letto è per poter finalmente comprendere com’è la trama originaria, anche perché alcune riduzioni cinematografiche o teatrali ne hanno cambiato parecchi aspetti. Ma penso che sia comunque inutile continuare con i ‘vantaggi’ il libro è indubbiamente un bel romanzo, è forse è proprio per questo che va letto, semplicemente per la sua bellezza.

    ha scritto il 

  • 4

    Mi è piaciuto molto, ma senza alcuni lunghissimi capitoli che, almeno per me, alla trama non portano nulla mi sarebbe piaciuto anche di più! Infatti il motivo per cui ci ho messo così tanto a finirlo ...continua

    Mi è piaciuto molto, ma senza alcuni lunghissimi capitoli che, almeno per me, alla trama non portano nulla mi sarebbe piaciuto anche di più! Infatti il motivo per cui ci ho messo così tanto a finirlo (oltre al fatto che non ci vedevo) è che, escludendo gli ultimi 3 libri e qualche capitolo qua e là, purtroppo non è riuscito ad appassionarmi quasi per niente.
    Il maschilismo di Hugo è palese. Ingenuamente mi aspettavo l'Esmeralda della Disney, forte e intelligente, e invece mi sono trovata un'ingenua superficiale e incredibilmente irritante. Nessun personaggio mi è entrato particolarmente nel cuore, ho provato affetto e compassione per Quasimodo e un'inspiegabile simpatia per Gringoire, ma più di questo niente.
    Gli ho dato 4 stelline su 5 perché nonostante tutto, l'ultimo libro, con quel finale alquanto macabro ma allo stesso tempo, secondo me, meraviglioso (escludendo l'Esmeralda che si fa ammazzare perché è completamente idiota) vale quasi tutto il libro!

    ha scritto il 

  • 5

    Quando si è di fronte ad un capolavoro, ben difficilmente si riesce ad essere freddi e lucidi. La vicenda, i personaggi , la struttura stessa dell’opera, l’umano e il divino che si possono respirare i ...continua

    Quando si è di fronte ad un capolavoro, ben difficilmente si riesce ad essere freddi e lucidi. La vicenda, i personaggi , la struttura stessa dell’opera, l’umano e il divino che si possono respirare in essa lasciano nel nostro animo qualcosa di indelebile e trasognato. In questo caso si potrebbe dire certamente che la vera protagonista del romanzo sia la cattedrale, suggestiva, maestosa, superba, ricca di statue, pinnacoli, mascheroni, luci ed ombre , come solo un monumento gotico può produrre. Un monumento grande e superbo che sovrasta, controlla, converge verso di sé tutta la città, con i suoi vicoli , le sue case, le sue architetture, i suoi abitanti. Ma gotica è anche la struttura del romanzo che alterna parti descrittive di una bellezza e profondità toccanti ad altre in cui i personaggi sono tratteggiati mirabilmente, così come lo sono le scene di popolo, quel popolo dei reietti per esempio della Corte dei Miracoli o le scene della rivolta o della festa. Un grande affresco che non dimentica nessuno , dal povero al ricco, dal magistrato al prelato corrotto, fino al re; e tutti sono passati sotto la lente sprezzante ed ironica del grande scrittore. E si passa così da una situazione drammatica ad una divertente, da una grottesca ad una toccante con un susseguirsi di eventi rapidi e veloci. Grandi i protagonisti : Quasimodo, il gobbo deforme, il mostro dal cuore puro ed innocente, il campanaro pazzo, il vero padrone di Notre-Dame, poi il canonico Frollo, il personaggio “nero”, il carnefice e la vittima, colui che ha chiaro davanti a sé la sua discesa nell’inferno ed infine la dolce e bella Esmeralda, vittima sprovveduta ed innocente!.... e poi una lunga fila di personaggi le cui fila sono tenute saldamente dal Bene e dal Male, dall’Ignoranza e dalla Cultura, dalla Malvagità e dalla Bontà.

    ha scritto il 

  • 5

    Letto da: Peppe.

    Hugo suggerisce passione e rievocazione di un evo lontano anche all'autore, grazie ad un incipit meticolosamente preparato, per puntare ad una data di un giorno qualsiasi di un passat ...continua

    Letto da: Peppe.

    Hugo suggerisce passione e rievocazione di un evo lontano anche all'autore, grazie ad un incipit meticolosamente preparato, per puntare ad una data di un giorno qualsiasi di un passato più o meno lontano di Parigi. Parte in questa data il racconto passionale di tre, quattro personaggi principali legati l'un l'altro ad altri di importanza via via decrescente, che stemperano il loro essere soggetti nel mare di umanità che nel 1482 prorompeva fra le mura, i vicoli, le piazze di una città memorabile. Il dramma si sviluppa lentamente e caparbiamente, e tiene stretta a se l'attenzione del lettore. Bello.

    ha scritto il 

  • 3

    Che dire, non mi aspettavo questo finale. Nel corso della lettura, forse influenzata dall’atmosfera fiabesca del racconto, aspettavo il momento del riscatto un po’ per tutti i personaggi. Quando la Es ...continua

    Che dire, non mi aspettavo questo finale. Nel corso della lettura, forse influenzata dall’atmosfera fiabesca del racconto, aspettavo il momento del riscatto un po’ per tutti i personaggi. Quando la Esmeralda avrebbe realizzato che il suo amato era un bamboccio? Gringoire non poteva davvero essere così, alla fine tutto il suo operato sarebbe stato letto diversamente alla luce di una qualche suo gesto coraggioso (e magari involontario, stile forrest gump) che avrebbe dipanato l’intera faccenda a vantaggio del lieto fine. E così via…
    Il romanzo invece non si pente mai e si rivela un ritratto spietato dell’essere umano e delle sue passioni che risultano alla fine tutte insensate, condannabili e soprattutto inutili. Passioni e desideri bocciati senza pietà, passioni che disconoscono in tutto e per tutto la ragione, passioni che dominano l’animo umano senza alcuna possibilità di salvezza. Un ritratto della vita impetuoso ma anche arido, un invito alla totale mancanza di desiderio. A me sembra un tantino severo questo giudizio sulle vicissitudini emotive degli uomini ma d’altra parte non si registra neanche un elogio alla virtù visto che l’unico valore che pare trasudare da queste pagine è la sopravvivenza e chi sopravvive non ha certo l’aspetto di un eroe.
    In generale lo stile di Hugo, prolisso e a volte un po' pedante, non mi avvince particolarmente per cui mi limiterò alle 3 stelle.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Cronaca di una tragedia annunciata

    Un bel romanzo, letto inizialmente con grande difficoltà, soprattutto per i dettagli che il nostro Autore rilascia con munifica prodigalità ad ogni rivolo del racconto. Non si tratta di una lotta tra ...continua

    Un bel romanzo, letto inizialmente con grande difficoltà, soprattutto per i dettagli che il nostro Autore rilascia con munifica prodigalità ad ogni rivolo del racconto. Non si tratta di una lotta tra il bene e il male, ma forse di un bene che si trasforma in male, quando si scenda ad analizzare la follia della passione amorosa. In fin dei conti, si potrebbe definire questo romanzo come il racconto degli amori non corrisposti, conclusi tragicamente. Ho apprezzatogli intenti didascalici di Hugo riservati alla storia della città di Parigi, della cattedrale oggetto di tanta tragedia, del re Luigi XI, descritto con solide e scarne pennellate in uno dei ritratti più convincenti dell'intero racconto. Un cenno di merito al personaggio Gringoire che, in un certo senso, rappresenta il protagonista cardine del racconto, al di là delle storie impossibili tra Esmeralda e Phoebus e tra la zingara e l'aricidacono e tra Quasimodo e qualsiasi personaggio del libro, finanche, forse, qualsiasi lettore.

    ha scritto il 

  • 3

    Romanzo che parte come un variopinto affresco dalle tinte sgargianti e mano a mano si trasforma in un quadro cupo, dai netti contrasti. Il finale non lascia nulla alla speranza: la fine tragica dei tr ...continua

    Romanzo che parte come un variopinto affresco dalle tinte sgargianti e mano a mano si trasforma in un quadro cupo, dai netti contrasti. Il finale non lascia nulla alla speranza: la fine tragica dei tre personaggi principali, condannati dalle proprie passioni, sembra suggerire che l’unico modo per sopravvivere è seguire la marea, galleggiare, sgusciando tra le difficoltà e mantenendo sempre un certo distacco, cavalcando l’occasione propizia e piegandosi agli eventi, proprio come Grignoire.
    Gli aspetti che ho preferito: la “torbida” scena finale e le opinioni dell’autore esposte a margine della narrazione sui temi più disparati.
    I colpi di scena inverosimili e la scarsa profondità del personaggi (eccezion fatta per Frollo) non lo fanno andare oltre le 3 stelle.
    [...e comunque quella smorfiosa di Esmeralda è davvero insopportabile!]

    ha scritto il 

  • 4

    Tra cinema e teatro

    Memorabile lettura.
    Più che i caratteri, più che l'intreccio qui si fa spazio una grande e sontuosa scenografia. A lungo mi rimarranno impresse delle scene, delle immagini per le dettagliate descrizio ...continua

    Memorabile lettura.
    Più che i caratteri, più che l'intreccio qui si fa spazio una grande e sontuosa scenografia. A lungo mi rimarranno impresse delle scene, delle immagini per le dettagliate descrizioni ma anche per la forza che ne scaturisce.
    Un racconto che mi ha fatto sentire spesso a teatro se non addirittura sulla poltroncina di un cinema facendomi pensare ad Hugo come ad un precursore dei fratelli Lumiére .
    Un dramma tragico ma anche comico soprattutto per il personaggio di Gringoire.
    Non si può, tuttavia, non parlare della pedanteria che Hugo sfoggia in alcuni capitoli che sfiancano i lettori facendo un po' da ostacolo che solo i più ostinati riescono a superare.
    Si ha l'impressione di un doppio fondo: Hugo costruisce un romanzo, sceglie il genere storico non solo perchè è il genere preferito dal romanticismo ma perchè gli dà modo di potersi togliere qualche fastidioso sassolino nella scarpa. D'altra parte si sa che Hugo era un grande scrittore ma anche uomo politicamente e socialmente attivo e quindi superata la boa non ci resta che assaporare un bellissimo romanzo.
    Una storia scritta con passione umana che condanna le passioni carnali.
    Consigliato!!

    ha scritto il 

  • 3

    Se vuoi leggere Hugo, devi rassegnarti alle interminabili tirate didattiche con cui intende erudire il pupo su mille argomenti, storia, alchimia, architettura, e così via. Ma se nei Miserabili si veni ...continua

    Se vuoi leggere Hugo, devi rassegnarti alle interminabili tirate didattiche con cui intende erudire il pupo su mille argomenti, storia, alchimia, architettura, e così via. Ma se nei Miserabili si veniva ricompensati con un romanzone dalla solida, sontuosa trama millimetricamente congegnata in modo che tutto tornasse alla perfezione, anche a costo di costringere i personaggi a dei rendez-vous casuali francamente improbabili, qui la trama è ridotta al minimo: non succede quasi nulla, se non la condanna a morte per impiccagione di una zingara che, struggendosi d'amore per un ufficialetto vanesio, rifiuta le avances di un prete lussurioso. Largo spazio viene lasciato ai confronti a tinte forti, melodrammatiche, fra i personaggi; numerosi i tratti in cui si preannunciano I Miserabili: la storia di Chantefleurie è analoga a quella di Fantine, l'assalto a Notre-Dame in cui muore Jehan fa pensare alle barricate su cui muore Gavroche, Frollo che vaga come impazzito per la campagna ricorda la "tempesta in un cranio" di Jean Valjean.
    I personaggi sono piuttosto piatti, ridotti a prototipi di una categoria: il poeta squattrinato e ondivago, l'ufficiale sciupafemmine egoista e vanitoso, il mostro capace di vera dedizione, l'arcidiacono sulfureo e pazzo di libidine, la bella zingara aggraziata e innocentemente provocante (ma avrà mai concepito un solo pensiero articolato, la bella Esmeralda?).
    Eppure si legge volentieri. Questo, probabilmente, è il fattore imponderabile del vero genio.
    Una menzione d'onore va alla mia edizione, dotata di tre pregi tutt'altro che ovvi: una buona introduzione, una traduzione senza stridori, una composizione senza refusi.

    ha scritto il 

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