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Notti bianche

Di

Editore: Guanda

2.8
(77)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 457 | Formato: eBook | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo

Isbn-10: 8860884969 | Isbn-13: 9788860884961 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: V. Bastia

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Romance

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Descrizione del libro
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  • 4

    L'autore ama Rohmer - e si vede. Come in un film di Rohmer, non succede praticamente nulla, ma su quel nulla si ricama piacevolmente quasi all'infinito. Anatomia di un innamoramento in otto capitoli, corrispondenti ai giorni, anzi, alle notti, da Natale a San Silvestro. La dietrologia psicologica ...continua

    L'autore ama Rohmer - e si vede. Come in un film di Rohmer, non succede praticamente nulla, ma su quel nulla si ricama piacevolmente quasi all'infinito. Anatomia di un innamoramento in otto capitoli, corrispondenti ai giorni, anzi, alle notti, da Natale a San Silvestro. La dietrologia psicologica e affettiva si spreca, i riferimenti e le allusioni letterarie anche, sullo sfondo di una New York imbiancata dalla neve. Affascinante, anche se sempre sul crinale del manierismo.

    ha scritto il 

  • 3

    Notti bianche

    A leggere questo libro ci ho messo quasi 4 mesi. Pur essendo scritto in maniere splendida non mi ha mai coinvolto. Dopo dieci pagine di seghe mentali del protagonista se Clara era o no innamorata di lui se lui era innamorato di lei e ancora se lei era innamorata di lui e se...rinunciavo e passavo ...continua

    A leggere questo libro ci ho messo quasi 4 mesi. Pur essendo scritto in maniere splendida non mi ha mai coinvolto. Dopo dieci pagine di seghe mentali del protagonista se Clara era o no innamorata di lui se lui era innamorato di lei e ancora se lei era innamorata di lui e se...rinunciavo e passavo ad un altro libro...Tenete presente che tutto passa per la testa del protagonista maschile e non c'è mai una voce diversa a fare da contraltare, per 500 pagine...per 500 pagine lui si chiede se Clara lo ama o no se lui...

    Paragonato a "Ultima notte ad Alessandria" o "Chiamami col tuo nome" che mi sono piaciuti tantissimo questo libro sembra scritto da un'altra persona. Uno scrittore con una cultura generale invidiabile, con una proprietà di linguaggio notevole ma che da leggere è una palla. A paragone Umberto Eco è una passeggiata.

    ha scritto il 

  • 4

    Un ragazzo e una ragazza si conoscono ad una festa e subito nasce una magica intesa, alimentata da un linguaggio tutto loro, quasi in codice, sguardi d'intesa e opinioni condivise.
    Sembra proprio che siano fatti l'uno per l'altra, ma non è così semplice:
    lei ha deciso di starsene sull ...continua

    Un ragazzo e una ragazza si conoscono ad una festa e subito nasce una magica intesa, alimentata da un linguaggio tutto loro, quasi in codice, sguardi d'intesa e opinioni condivise.
    Sembra proprio che siano fatti l'uno per l'altra, ma non è così semplice:
    lei ha deciso di starsene sulle sue in quanto sta cercando di lasciarsi alle spalle una storia appena finita; lui è incapace di esprimere i propri sentimenti, è eternamente indeciso, confuso, capace di fare la cosa giusta ma al momento sbagliato, pieno di paranoie e sensi di colpa e quasi più sfuggente di lei.
    Ci troviamo davanti ad un romanzo ben scritto, che analizza i sentimenti con precisione chirurgica facendo centro sulla questione di fondo: è più importante la vita veramente vissuta, o quella non vissuta, sognata, immaginata? Quale delle due ci dà più soddisfazioni?

    ha scritto il 

  • 4

    Quando ho iniziato a leggere il testo, chiaramente avevo inteso il riferimento all’omonimo romanzo giovanile di Dostoevskij, ma ero incuriosita dai commenti negativi e non degli altri anobiiani. Scrittura lenta, ripetitiva…spettacolare rappresentazione scenografica di una NY in bianco e nero, spa ...continua

    Quando ho iniziato a leggere il testo, chiaramente avevo inteso il riferimento all’omonimo romanzo giovanile di Dostoevskij, ma ero incuriosita dai commenti negativi e non degli altri anobiiani. Scrittura lenta, ripetitiva…spettacolare rappresentazione scenografica di una NY in bianco e nero, spalmata sul fiume Hudson sulle due opposte sponde. Insomma, tutto ed il contrario di tutto. Come quei cibi dal gusto deciso che o piacciono alla follia, oppure disgustano al primo assaggio. Allora: la lettura è stata piacevole, sapendo a cosa andavo incontro. Elucubrazioni celebrali e sommatoria stratificata di ricordi e fantasie, con rapide successioni di Play Pause Rewind e Forward. Una moviola impazzita? Assolutamente no. Un avvenimento unico, un incontro fortuito quanto importante, una rivelazione in una giornata normale, conduce qualunque soggetto a pensieri e ripensamenti. Se poi c’è la chiave critica, la vestale dell’ironia, la cinica amazzone, la ribelle anticonvenzionale, la poetessa del fato, la colta affabulatrice, la vincitrice assoluta della speech competition, la principessa della dialettica, la regina delle pause, la mentalist delle vacanze natalizie, truffaldina e maldestra, tenera ed indifesa insieme, qualunque poveruomo solo ed un po’ confuso, ci cade come una pera cotta. Sintonia ed eros, ma soprattutto incontro di speculare disadattamento, anche se in abiti di buon taglio. Le esperienze maturate, i ricorsi di cose vissute in due isolati differenti della stessa mega-metropoli, i ricordi accomunabili, rendono i due protagonisti all’inizio scettici, poi incantati in un duello fatto di ridicolizzazioni dei difetti dei personaggi che gli ruotano intorno e buffe costruzioni metalinguistiche da ripetere all’occorrenza per sembrare segretamente complici. Battute salaci si susseguono a scoppi d’ilarità mendaci. Ci si tocca più nell’animo che nel corpo e si va a letto da soli con l’aura dell’altro del colore che si preferisce. Si sogna ad occhi aperti e si costruiscono dialoghi e situazioni che mai avverranno, sperando che il sogno si avveri o sperando che non si avveri per non rompere l’incantesimo. Ecco la canzone abbinale (gioco che faccio da sempre, per memorizzare la sensazione attribuibili ad un testo, più che la trama, che magari scappa via dalla memoria. “Giudizi universali” di Samuele Bersani…per capirsi, “Troppo cerebrale per capire che si può star bene senza complicare il pane…”…rileggete la lyric e mi capirete.
    Pz. 86 – Quando ti accorgi di avere fatto un incontro speciale, di aver vissuto un momento topico, qualcosa di magico, “la ns. vita trasposta nella giusta tonalità, raccontata nel giusto tempo verbale, in una lingua che ci parla…reale e luminosa perché rivelata…” Pochi tratti per rappresentare una situazione difficile da esprimere, più facile da vivere. Magia e sentimento.
    Pz. 222 e varie – hors d’oeuvres, asintotico, ordalia, sussumere, ottativo, glifo, lidio, saltamartino, obnubilare, passacaglia… Trovare parole inusuali, ricercarne con il Kindle significato ed etimologia. Il libro diventa una preziosa scoperta, uno stimolo ad una lettura vivace, gioia della vecchia novità. E lasciamo agli altri l’uso di “palloso” per definire questo testo. Non condivido né il modo, né il mezzo di questa definizione. A proposito di palle: vogliamo parlare anche di come viene definito il gioiellino degli uomini?
    Pz. 435 – pandansia…una pandemia d’ansia
    Pz. 792 – SLE, acronimo di Sposa L’Ereditiera. Il miglior consiglio che un padre può dare ad un figlio che blatera su “quello che ha e non ha mai voluto, quello che ha sempre voluto e non ce l’ha e quello che ha, ce l’ha già”.Variazione al tema: SLFE, dove la F sta per quello che si può immaginare. Spassoso e tristissimo.
    Pz. 1067 – IGO che sta per Intrattieni Gli Ospiti. ASR Avventati Sui Regali. L’annuale festa del vino, alla vigilia di Capodanno, a casa del protagonista è piena di allegra vuotezza e surrogati di partecipata eleganza…una sfilata di convenevoli e ammiccamenti, bon ton e sregolatezza.
    Pz. 341 – Ho apprezzato davvero questo paragrafo :”Ci sono persone che cercano di attrarti, provocando attrito. L’irritazione crea intimità; e il conflitto, come lo sdegno, è la via più breve per arrivare al cuore”. E’ una dolorosa verità, uno strumento appuntito, un gessetto che stride sulla faccia scura della lavagna.
    Pz. 400 – L’Aciman definisce le parole di Clara, dolci ed accoglienti, “come l’abbraccio ruvido di una coperta fidata ed indulgente che ci prende come siamo e sa come dormiamo, cosa abbiamo passato, che sogni facciamo e cosa desideriamo disperatamente…”. Senza vergogna, con tenera intimità. Quell’attimo sublime in cui sappiamo di essere empaticamente condivisi e non soffriamo più nel spiegare a noi stessi ed agli altri, cosa e chi siamo.
    Pz. 836 – Quando si subisce l’aspetto sociale della propria vita e si percepisce un forte disagio stando in mezzo a gente sconosciuta, rumorosa ed indifferente, si tiene “la parte migliore di sé a casa, come fa chi indossa gioielli falsi in pubblico e lascia quelli veri in un caveau”. Si rivivono i momenti reali nell’immediatezza, così “il corpo va nel mondo, ma non sempre il cuore lo segue”. Immagine bellissima.
    Pz. 1772 – La definizione di neve diventa una lezione di lettere e stile. “…la neve. Candida…dalla radice indoeuropea della parola Kand, cioè brillare, risplendere, scintillare, da cui derivano incenso e incandescente”.
    Pz. 1797 –Il desiderio, senza la certezza di poterlo realizzare. Il desiderio, senza scopo, puro a sé stesso. Si rimane comunque “determinati a desiderare, perché è il desiderio a renderci ciò che siamo, ci rende migliori di ciò che siamo, perché il desiderio riempie il cuore. Riempie il cuore. Così come l’assenza e il dolore e il lutto riempiono il cuore…” La ripetizione del verbo è cesura e collante.
    Pz. 2939 – Sentimenti contrastanti, affetti disillusi e tristezza nel sentire che l’indole umana non è perfetta. “Il dolore si paga a caro prezzo e poi con gli spiccioli; il silenzio e la vergogna, non c’è strozzino che li accetti”.
    Pz. 4104 – Il protagonista guarda il palazzo e riconosce il codice. Quello numerico degli elementi. Mr. Dmitrji Mendeleev forse non intendeva questo per periodicità, ma l’autore va a capo, non dopo un gas nobile, ma dopo un avvenimento vissuto su un dato piano (del palazzo della sua donna e temporale). Vuole lo schema, cerca l’ordine, ama i numeri, trova una regola nella folle improvvisazione di Clara.
    Pz. 4994 – Quando arriva la felicità, si teme che finisca in un attimo, come un albero con le “radici sul ciglio di una scogliera scoscesa”. Ecco, e se poi si sbagliasse qualcosa? Se fosse nostra responsabilità e la forza di gravità prendesse il sopravvento? Il protagonista prega e spera:” Se proprio deve andare così, che lo faccia lei”. Nessuno vuole essere responsabile della propria infelicità, pur riconoscendo di essere “pieno di sarcasmo e aridità, per non parlare di paura, orgoglio, disillusione e attitudine negativa a castigare sé stessi per il desiderio di dimostrare che” ce la si può fare, senza tante cose che la vita mette sul tavolo.
    Pz. 5574 – La ciliegina sulla torta: una citazione di Leopardi in “A sé stesso”. Disillusione nei confronti dell’esistenza umana. Al genere umano la natura non ha concesso altro che la morte. Dalla speranza che vola sui fiocchi di neve a Straus Park al “nero, piatto e bituminoso”. Per fortuna, è solo un attimo.
    Pz. 5627 – Le gonadi ed un pretenzioso riferimento al “Finnegans wake” di Joyce. Bha!
    Pz. 5761 – Sempre parlando di desiderio: “ Nell’alchimia del desiderio, più sappiamo, meno abbiamo paura, ma meno abbiamo paura, meno osiamo.”
    Pz. 6578 – Di speranza, si può vivere un’intera vita. E, “strato dopo strato, foglia dopo foglia, come se la speranza fosse un carciofo il cui cuore giace così in profondità che possiamo permetterci di prendercela comoda, rallentare il passo, indietreggiare, impiegarci una vita.” E’ sempre un vegetale, ma almeno non è una cipolla; non una bulbosa aromatica, ma una più nobile tubiflora!
    Pz. 6753 – Per chi ama leggere come me, sa che ognuno di noi scrive un libro tutto proprio, privatissimo. “…quel piccolo libro mastro privato in cui teniamo il conto di ciò che abbiamo perduto e in cui abbiamo fallito, di come invecchiamo, del perché otteniamo così poco di quanto desideriamo e se è ancora saggio insistere…” un pezzo travolgente. Ho creduto di intravedere il mio nella biblioteca accanto al divano. Piccolo, rilegato di marocchino rosso, in carta pregiata, nascosto in alto, terzultima mensola a sinistra.

    ha scritto il