Novecento

Die Legende vom Ozeanpianisten

By

Verleger: Piper

4.2
(18256)

Language: Deutsch | Number of Seiten: 82 | Format: Mass Market Paperback | In einer anderen Sprache: (Andere Sprachen) Chi traditional , French , Italian , Spanish , Swedish , Catalan , Hungarian , Japanese , Portuguese , Romanian , Polish , Dutch , English , Chi simplified

Isbn-10: 3492230857 | Isbn-13: 9783492230858 | Publish date:  | Edition 5

Auch verfügbar als: Others , Paperback

Category: Fiction & Literature , Music , Travel

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Buchbeschreibung
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  • 4

    Ho perso il conto di quante volte ho visto il film e mi sono sempre chiesto "Chissà come sarà il libro!". Quando l'ho visto in libreria non ci potevo credere: il libretto di poco più 60 pagine! Non po ...weiter

    Ho perso il conto di quante volte ho visto il film e mi sono sempre chiesto "Chissà come sarà il libro!". Quando l'ho visto in libreria non ci potevo credere: il libretto di poco più 60 pagine! Non poteva essere vero!
    L'ho preso e in 10 minuti l'ho finito...ma in ogni pagina ho rivissuto ogni attimo di quella pellicola vista svariate volte.
    Ora sarei curioso di vederne lo spettacolo teatrale.

    gesagt am 

  • 5

    Una storia emozionante e travolgente, semplice ma molto bella, e un personaggio che è impossibile non amare. Il film tratto da questo monologo è un capolavoro, dove Novecento è interpretato dal meravi ...weiter

    Una storia emozionante e travolgente, semplice ma molto bella, e un personaggio che è impossibile non amare. Il film tratto da questo monologo è un capolavoro, dove Novecento è interpretato dal meraviglioso Tim Roth.

    gesagt am 

  • 4

    Il mio secondo Baricco. Il primo, Seta, non mi era piaciuto per niente, anzi mi aveva anche abbastanza annoiata. Un po' perchè temevo di prendere un'altra sòla, un po' perchè "Baricco", boh, già il su ...weiter

    Il mio secondo Baricco. Il primo, Seta, non mi era piaciuto per niente, anzi mi aveva anche abbastanza annoiata. Un po' perchè temevo di prendere un'altra sòla, un po' perchè "Baricco", boh, già il suono mi trasmette antipatia (evviva la serietà, sì lo so) ci ho messo un po' per decidermi a tentare una seconda volta. Novecento, perchè: è corto, quindi fosse stata una palla sarebbe rotolata velocemente; me l'hanno consigliato "contrapposto" a Seta, e in effetti è andata meglio; ricordo di aver visto il film, anche se non lo ricordo bene. Precisamente ho ascoltato la versione audiolibro fatta da una compagnia teatrale, sarà stato questo forse, la recitazione (anche se all'inizio non stavo sopportando il narratore e la voce affettata che aveva impostato)..l'atmosfera..Insomma, è stata un'ora e mezzo gradevole, ho anche riso un paio di volte e la storia mi è piaciuta. Nonostante tutto ho ancora questo senso di diffidenza verso Baricco: chissà se e quando ci sarà una terza volta

    gesagt am 

  • 2

    NOVECENTO - ALESSANDRO BARICCO 2 stelle per i congiuntivi azzeccati del narratore. Avvertenza: questo commento è concettualmente più lungo del libro

    Commento per punti (non è mica obbligatorio leggere, e non mi offendo se nessuno lascia dei like, ma proprio per niente).

    1. Uno dei rari casi in cui un film è molto, ma molto meglio del libro (Baric ...weiter

    Commento per punti (non è mica obbligatorio leggere, e non mi offendo se nessuno lascia dei like, ma proprio per niente).

    1. Uno dei rari casi in cui un film è molto, ma molto meglio del libro (Baricco non riesce a piacermi. Chi ama Baricco, può mollare subito, offeso. Anzi, glielo consiglio caldamente. Mi spiace per chi si sente offeso, ma si possono ancora avere opinioni differenti, spero).

    2. Oggi ho avuto un'oretta di autolesionismo: ho sottoposto i miei neuroni al supplizio della lettura di Novecento di Baricco. Il tutto dettato dal libero arbitrio, non ero in punizione. Ho, in seguito, partorito questa angosciante riflessione (me le chiedo, mi rispondo, poi concludo): può una saltuaria offesa ai neuroni, per scelta, servire a scuoterli e ridare loro rinnovata energia? No, la vita è già pesante di suo. Hanno già il loro bel daffare, poverini, e a volte arrancano, sopraffatti (anche a causa dell'età e del naturale deterioramento biologico - lentissimo, beninteso).

    3. Avrei potuto mollare dopo due pagine di boria dell'autore più narcisista del mondo (“L'America qua, l'America là....”, dice il personaggio narrante - in America infatti ha sbancato e ci hanno fatto il film. Furbo il Nostro, questo glielo riconosciamo (come anche che là, in America (in Italia no, eh?), il lettore medio legge solo le solite duecento parole, comprese le congiunzioni, e se ne trova una da dizionario, che sarebbe la n° 201, va in panne e molla tutto (leggi: non ti ricomprerà mai più). Infatti gli scrittori che sopravvivono sono quelli che “ci fanno i film”, vedi... ok, mi fermo) - dicevo del personaggio narrante che, poverino, lo capisci che si esprime così perché è un musicista jazz, un duro che ogni tanto butta un po' di “merda” qua e là, usa termini molto semplici, e dice qualche parolaccia misurata - e ci può stare, è un jazzista educato – ma curiosamente sa coniugare benissimo i congiuntivi. Sarà merito dell'auto-traduzione dall'italiano all'inglese e viceversa...? Però il libro è brutto lo stesso)...

    4. Invece ho proseguito, fino alla fine. “Mi pento e mi dolgo dei miei peccati...”, dicevo al più incredibile degli esami della mia vita. Che ricordi mi ha evocato, che senso di oppressione. Forse gli statunitensi, leggendolo tradotto, lo trovano poetico? Non so e non mi interessa. Gli statunitensi hanno strani modi di considerare l'arte. Molto - non tutto per fortuna - è solo “business”, con la relativa fiera della vanità che aiuta il “business” di massa. Ultimamente pare vinca chi non si mostra, come ai tempi di Greta Garbo. L'avvento del cinema, oltre un secolo fa, ha cambiato le regole della scrittura (ritmo, lunghezza, soprattutto velocità di lettura), della comunicazione (l'immagine, cioè l'apparenza, fatta anche della sua presunta negazione... che è sempre una forma di immagine: “il divo che si nega” è sull'Olimpo con gli altri dei...). Ma le regole del commercio non cambiano.

    5. E noi europei stiamo diventando peggio, perché delle buone basi le avremmo, eppure... C'è la crisi e vincono gli squali. Sfumati di grigio. O gli amici di. O i figli di (quelli sempre, per definizione). O quelli con una faccia bellina da mostrare. Con efficienti uffici stampa di cui si odorano le scie un po' ovunque... Troppi scribacchini. Il mercato è in crisi, bisogna darsi da fare finché c'è qualcosa da mungere. C'è tutto un giro di persone che deve continuare a guadagnare. Hai visto che fine ha fatto il rock?

    6. Questa non è arte, è arte della sopravvivenza. Bisognerebbe trovare altri modi di fare sopravvivere l'arte, il sistema dovrà cambiare e adeguarsi. Ma affossare l'arte, no... Cosa ci rimane? La salute (neppure quella pubblica, tra un po'. Alé!)? Siamo sicuri? Io ho bisogno dell'arte per mantenere la salute mentale.

    7. Concludo: Baricco avrà (avuto) una bella faccia (buoni amici, buoni amici figli di, buoni uffici stampa), ma lo trovo stucchevole, in generale (anche quando parla). Pietra sopra. Oltre dieci anni fa ci avevo rinunciato, dopo Seta, che tutto sommato allora trovai quasi raffinato, fino al punto in cui lessi la celebrazione leziosa di una “fellatio”, nel libro (di autore di sesso maschile di bella presenza?) più osannato (soprattutto dalle donne, questo mi stupì, non per il fatto dell'autore maschile di bella presenza, per il quale si sarebbero sperticate sui dizionari, si sa, ma per l'acquiescenza al concetto di “fellatio”: era morto improvvisamente il femminismo, gulp!) del momento. E mi cascarono le braccia. E chi se ne frega. Il finale “rimediò” la cognizione dell'amore del protagonista e qualche bella frasetta qua e là “rimediò” un libro fatto di qualche dimenticabile aforisma, nulla più. Come in Novecento. Stesso metodo, senza sesso. Ma ormai le braccia erano a piombo. Mi dissero che ero troppo moralista, che avevo travisato, troppo puntualizzato, che la poesia di Baricco... Poesia anche nella “fellatio”... Ribattei che si era un pochino ripetuto in una sessantina di paginette o poco più. Poi tacqui, poiché rischiai il linciaggio (tutte donne ammaliate dal fascino più giovanile di Baricco, per inciso. L'avesse scritto una donna? Un assalto di “haters” femministe contro l'autrice? Chissà. E magari avrebbe venduto lo stesso se fosse stata vecchietta e bruttina? Brutto mondaccio razzista). Certe donne non le capirò mai. Magari non leggono le scrittrici perché le trovano prolisse. Il colmo. Baricco invece no, eh? Ci riesce in 62 pagine. Ad essere prolisso. Con poco da dire. Però due stelline le merita. Il narratore che azzecca i congiuntivi. E l'idea della storia. Ma meglio il film, mille volte.

    8. Ma in fondo chi sono io per giudicare? Un lettore, dunque posso. “Dieci Ave Maria!”

    P.S. Cercherò di essere più conciso in futuro. Ma la breve lettura mi ha crucciato e lasciato molto tempo libero (devo lasciare passare qualche ora tra una lettura e l'altra, a volte per ragionare, stavolta per fare riprendere i neuroni). Ora urge ritirarsi su di morale. Un brandy, oste, per favoreeeeee!

    gesagt am 

  • 0

    Novecento è stato il primo libro di Baricco che ho letto e sono sicura che per iniziare questo autore non ci sia modo migliore: è un racconto bellissimo che ti tiene incollata alle pagine fino all'ult ...weiter

    Novecento è stato il primo libro di Baricco che ho letto e sono sicura che per iniziare questo autore non ci sia modo migliore: è un racconto bellissimo che ti tiene incollata alle pagine fino all'ultima riga! Da leggere assolutamente

    gesagt am 

  • 5

    In questo breve racconto, che in realtà è un monologo teatrale, l’autore è riuscito a creare una storia straordinaria ed emozionante. La storia di Danny Boodman T.D. Lemon Novecento colpisce il lettor ...weiter

    In questo breve racconto, che in realtà è un monologo teatrale, l’autore è riuscito a creare una storia straordinaria ed emozionante. La storia di Danny Boodman T.D. Lemon Novecento colpisce il lettore sin dalla prima frase quando entra in scena il narratore con le vesti di un trombettista jazz amico del protagonista. Novecento è nato e cresciuto su una nave transoceanica, dalla quale non è mai sceso, lui percorre cinque o sei volte l’anno l’intero oceano Atlantico ma non ha mai messo un piede sulla terraferma. Nonostante questo il mondo esterno lo conosce benissimo attraverso i racconti dei passeggeri, i profumi e i suoni delle persone che abitano o viaggiano sulla nave. Il motivo per cui quest’uomo è così famoso però, è la sua abilità nel suonare il pianoforte, quando si siede di fronte al suo strumento musicale tutto il mondo esterno scompare, rimane solo lui e gli 88 tasti del piano con i quali può compiere le più incredibili magie.
    La storia di Novecento in realtà è la storia di tutti noi, lui si lascia spaventare dalle migliaia di opportunità che può avere sulla terraferma, e anche noi ci lasciamo governare dalla paura di fare la scelta sbagliata in quasi tutti gli aspetti della nostra vita.
    In appena sessanta pagine Baricco è riuscito a descrivere tutti i sentimenti fondamentali dell’esistenza, l’amore, l’amicizia, la passione per qualcosa, l’infelicità, la rabbia e la sofferenza, creando una storia indimenticabile.
    “Non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia, e qualcuno a cui raccontarla.”

    gesagt am 

  • 5

    Mi pento di non aver letto questo piccolo libro prima.
    E' un capolavoro racchiuso in pochissime pagine! Inevitabile poi immaginarsi il monologo recitato da un attore in teatro, cosa che rende tutta la ...weiter

    Mi pento di non aver letto questo piccolo libro prima.
    E' un capolavoro racchiuso in pochissime pagine! Inevitabile poi immaginarsi il monologo recitato da un attore in teatro, cosa che rende tutta la lettura molto realistica.

    gesagt am 

  • 4

    La storia di una passione

    Che dire di "Novecento"? Un libro che parla di uomo che ha fatto di una passiona la sua vita e della sua vita una passione. Bello ed emozionante. Da leggere.

    Tu, sei infinito, e dentro quei tasti, inf ...weiter

    Che dire di "Novecento"? Un libro che parla di uomo che ha fatto di una passiona la sua vita e della sua vita una passione. Bello ed emozionante. Da leggere.

    Tu, sei infinito, e dentro quei tasti, infinita è la musica che puoi fare. Loro sono 88. Tu sei infinito

    gesagt am 

  • 4

    Da questo libro é stato tratto uno dei miei film preferiti "La leggenda del pianista sull'oceano", un film che si infila sotto la pelle e ti si ficca nelle ossa a vita.
    Per cui ho aspettato un pó a l ...weiter

    Da questo libro é stato tratto uno dei miei film preferiti "La leggenda del pianista sull'oceano", un film che si infila sotto la pelle e ti si ficca nelle ossa a vita.
    Per cui ho aspettato un pó a leggerlo...ero indecisa, temevo non potesse darmi le stesse emozioni.
    E invece vi ho ritrovato tutto: poesia, intensità, profondità, magia della musica, profumo e potenza del mare. Un racconto brevissimo in cui ci trovi... l'infinito.

    Letto tutto d'un fiato... con i brividi sulla pelle dalla prima all'ultima pagina. E quando lo finisci...senti ancora la musica del pianoforte nelle orecchie.....perché al piano c'era ...."Danny Boodmann T.D. Lemon Novecento. Il più grande.
    Lo era davvero, il più grande. Noi suonavamo musica, lui era qualcosa di diverso. Lui suonava...Non esisteva quella roba, prima che la suonasse lui, okey? Non c'era da nessuna parte."

    gesagt am 

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