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Novecento

Un monologo

By Alessandro Baricco

(13975)

| Paperback | 9788807813023

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Book Description

Il Virginian era un piroscafo. Negli anni tra le due guerre faceva la spola fra Europa e America, con il suo carico di miliardari, di emigranti, e di gente qualsiasi. Dicono che sul Virginian si esibisse ogni sera un pianista straordinario, dalla tecnica strabiliante, capace di suonare una musica maContinue

Il Virginian era un piroscafo. Negli anni tra le due guerre faceva la spola fra Europa e America, con il suo carico di miliardari, di emigranti, e di gente qualsiasi. Dicono che sul Virginian si esibisse ogni sera un pianista straordinario, dalla tecnica strabiliante, capace di suonare una musica mai sentita prima, meravigliosa. Dicono che la sua storia fosse pazzesca, che fosse nato su quella nave e che da lì non fosse mai sceso. Dicono che nessuno sapesse il perché.

Critics

  • Scrive Baricco, legge Benni

    La vita del pianista Danny sul piroscafo Virginian tra le due guerre è raccontata con affetto da un amico musicista. Un racconto sui desideri che ha reso Novecento (Emons-Feltrinelli) di Alessandro Baricco un successo. Se il libro ha superato il mili ... (read full critics)

    corrieredellasera published on Mon, 6 Jun 2011

  • Scrive Baricco, legge Benni

    La vita del pianista Danny sul piroscafo Virginian tra le due guerre è raccontata con affetto da un amico musicista. Un racconto sui desideri che ha reso Novecento (Emons-Feltrinelli) di Alessandro Baricco un successo. Se il libro ha superato il mili ... (read full critics)

    corrieredellasera published on Mon, 6 Jun 2011

50 Reviews

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  • 6 people find this helpful

    "I desideri stavano strappandomi l'anima. Potevo viverli, ma non ci son riuscito. Allora li ho incantati."

    Una domenica pre-natalizia come tante altre. Prendo questo Baricco e mi concedo una parentesi. Ché in effetti il libro è davvero una parentesi. 60 pagine che sfumano e che si dissolvono. E tutto, nella storia, è destinato a dissolversi e lasciare una scia, un'impronta abbozzata, una foschia. Di paro ... (continue)

    Una domenica pre-natalizia come tante altre. Prendo questo Baricco e mi concedo una parentesi. Ché in effetti il libro è davvero una parentesi. 60 pagine che sfumano e che si dissolvono. E tutto, nella storia, è destinato a dissolversi e lasciare una scia, un'impronta abbozzata, una foschia. Di parole e di musica pensata, immaginata, agognata. Una musica da pianoforte, con inserti jazz possibilmente, e preferibilmente.

    Ammetto con sicurezza da rea pentita che avevo un pò accantonato Baricco e il suo stile di prosatore per sognatori. Lui costruisce e de-costruisce le sue storie, dimostrandosi fanaticamente innamorato dell'impalpabile.

    Parole che parlano di musica e musicalità nelle parole stesse (fatte salve le parolacce :-D).

    La storia, quella di un pianista orfano di una voce all'ufficio anagrafe, orfano di una terraferma, orfano nell'accezione letterale. E dal nome bislacco: Danny Boodmann T.D. Lemon Novecento. Per tutti sarà Novecento.
    La sua nave, il Virginian, la sua unica cellula. E il pianoforte lo strumento per esperienziare il mondo intero, attraverso gli spettatori vaganti sulla nave. Così:
    Una volta chiesi a Novecento a cosa diavolo pensava, mentre suonava, e cosa guardava, sempre fisso davanti a sé, e insomma dove finiva, con la testa, mentre le mani gli andavano avanti e indietro sui tasti. E lui mi disse: "Oggi son finito in un paese bellissimo, le donne avevano i capelli profumati, c'era luce dappertutto ed era pieno di tigri

    Sapeva leggere. Non i libri, quelli son buoni tutti, sapeva leggere la gente. I segni che la gente si porta addosso: posti, rumori, odori, la loro terra, la loro storia...

    E poi, ad un certo punto: un duello. Quello tra Novecento, che riscuoteva fama anche al di fuori dell'Oceano e lo spocchioso Roll Morton, autodefinitosi l'inventore del jazz. A spuntarla Novecento, lui che non aveva la minima idea di cosa fosse un duello.

    Per farla breve, un raccontino che indubbiamente mi ha affascinato, nel quale hanno cominciato a roteare tra le nebulose della mia immaginazione Coltrane, Davis, tutti i jazzisti messi insieme per immaginare e disegnare figurativamente la musica che qui si esalta e diventa musa.

    Il contesto tra le due guerre rende tutto poi così malinconico. Il personaggio del pianista, unico nel suo genere. Un pianista, che si risolve a voler scendere dalla sua nave per vedere il mare dall'altro versante, quello terreno, realizzando, al suo discendere la scaletta per tangere per la prima volta un lido, che non l'avrebbe più fatto.

    Io sono nato su questa nave. E qui il mondo passava, ma a duemila persone per volta. E di desideri ce n'erano anche qui, ma non più di quelli che ci potevano stare tra una prua e una poppa. Suonavi la tua felicità, su una tastiera che non era infinita.
    Io ho imparato così. La terra, quella è una nave troppo grande per me. E' un viaggio troppo lungo. E' una donna troppo bella. E' un profumo troppo forte. E' una musica che non so suonare. Perdonatemi. Ma io non scenderò. Lasciatemi tornare indietro.

    E' stato bello diseppellire Baricco.

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    Elisabetta Cassone said on Dec 19, 2011 | Add your feedback

  • 4 people find this helpful

    Baricco è la mia personale soluzione agli occhi spenti e alle giornate grigie. La bellezza delle sue parole, la musica della sua punteggiatura, l'incredibile solitudine dei suoi personaggi.
    Quando il mondo mi appare troppo immenso, quando temo di finire in mille pezzi soltanto a pensarlo, figuriamoc ... (continue)

    Baricco è la mia personale soluzione agli occhi spenti e alle giornate grigie. La bellezza delle sue parole, la musica della sua punteggiatura, l'incredibile solitudine dei suoi personaggi.
    Quando il mondo mi appare troppo immenso, quando temo di finire in mille pezzi soltanto a pensarlo, figuriamoci a viverlo, quando ogni giorno è un fran di miserabili consapevolezze, quando ho bisogno di qualcuno che mi incanti i desideri, i suoi romanzi, preziose e solide certezze, sono sempre a mia completa disposizione per la più raffinata e magica delle ritirate. E non è che poi al termine della lettura realizzo di essere abbastanza per affrontarlo, il mondo, no. Tutt'altro. 
    Però torno a sentirmi viva.

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    Elisewin said on Jan 9, 2012 | Add your feedback

  • 4 people find this helpful

    Ri-letto da: Laura.

    L'ho rispolverato dalla nostra libreria per rileggerlo prima di assistere ad una rappresentazione teatrale.
    Dalla prima lettura mi era rimasto solo un ricordo di leggera poesia mentre dopo la seconda lettura, affrontata a notte fonda, ho scoperto un mondo, il mondo di Danny B ... (continue)

    Ri-letto da: Laura.

    L'ho rispolverato dalla nostra libreria per rileggerlo prima di assistere ad una rappresentazione teatrale.
    Dalla prima lettura mi era rimasto solo un ricordo di leggera poesia mentre dopo la seconda lettura, affrontata a notte fonda, ho scoperto un mondo, il mondo di Danny Boodman T.D. Lemon Novecento, tutto il suo mondo racchiuso in una nave da crociera.
    Con "l'Oceano sotto il culo" Novecento suona il pianoforte e si costruisce un vissuto con i racconti e le emozioni degli altri.
    La drammaticità della scelta finale dimostra il coraggio ma anche tutta la fragilità di un uomo che non può affrontare un mondo diverso e più grande di quello in cui ha sempre vissuto. Toccante.

    Letto da: Laura.

    Una piccola perla rara.

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    PeppeLaura said on Jul 23, 2007 | 1 feedback

  • Non ci resta che sperare

    Un libro che parla dell'infinito e del finito, dell’umano sentimento di ammirare il primo ma sentirsi sicuri solo vivendo il secondo. Novecento è questo. Un libro sul più grande pianista di tutti i tempi, Danny Boodman T.D. Novecento, il cui nome è l’unica cosa complicata di tutto un racconto, che ... (continue)

    Un libro che parla dell'infinito e del finito, dell’umano sentimento di ammirare il primo ma sentirsi sicuri solo vivendo il secondo. Novecento è questo. Un libro sul più grande pianista di tutti i tempi, Danny Boodman T.D. Novecento, il cui nome è l’unica cosa complicata di tutto un racconto, che rimane, semplicemente ed ammirevolmente, il puro dispiegarsi di una gran bella storia.
    Ed e’ curioso che a spingerci ad abbandonare questo amato finito non sia la voglia di altro, del diveso, ma al contrario la voglia di conoscerlo appieno, si sentirne il grido, quel grido che accompagnandoci dal primo istante della nostra vita non siamo in grado di percepire:
    « Posso rimanere anche anni, qua sopra, ma il mare non dirà mai nulla. Io adesso scendo, vivo sulla terra e della terra per anni, divento uno normale, poi un giorno parto, arrivo su una costa qualsiasi, alzo gli occhi e guardo il mare: e lì, io l'ascolterò gridare»
    Ma la paura, come a volte accade ad ognuno di noi, la vince sul nostro desiderio di conoscenza, e ci capita di arrenderci sentendoci impreparati per certe sfide «La Terra, quella è una nave troppo grande per me. E’ un viaggio troppo lungo. E’ una donna troppo bella. E’ un profumo troppo forte. E’ una musica che non so suonare. …è il pianoforte su cui suona Dio»
    Non credo ci siano sfide che non si possano affontare, credo piuttosto che di fronte a cio che ci sembra troppo grande, a volte il nostro coraggio, le nostre convinzioni, I nostri ragionamenti, tutto noi stessi….crolla, senza preavviso, come un quadro
    «A me m'ha sempre colpito questa faccenda dei quadri. Stanno su per anni, poi senza che accada nulla, ma nulla dico, FRAN!, giù, cadono. Stanno lì attaccati al chiodo, nessuno gli fa niente, ma loro a un certo punto, FRAN!, cadono giù, come sassi. Nel silenzio più assoluto, con tutto immobile intorno, non una mosca che vola, e loro, FRAN!. Non c'é una ragione. Perché proprio in quell'istante? Non si sa. FRAN!. Cos'é che succede a un chiodo per farlo decidere che non ne può più? C'ha un'anima, anche lui, poveretto? Prende delle decisioni? Ne ha discusso a lungo col quadro, erano incerti sul da farsi, ne parlavano tutte le sere, da anni, poi hanno deciso una data, un'ora, un minuto, un istante, è quello, FRAN!. O lo sapevano già dall'inizio, i due, era già tutto combinato, guarda io mollo tutto tra sette anni, per me va bene, okay allora intesi per il 13 maggio, okay, verso le sei, facciamo sei meno un quarto, d'accordo, allora buonanotte, 'notte. Sette anni dopo, 13 maggio, sei meno un quar to, FRAN!. Non si capisce È una di quelle cose che è meglio che non ci pensi, se no ci esci matto. Quando cade un quadro. Quando ti svegli un mattino, e non la ami più. Quando apri il giornale e leggi che è scoppiata la guerra. Quando vedi un treno e pensi io devo andarmene da qui. Quando ti guardi allo specchio e ti accorgi che sei vecchio.»
    Non ci resta che sperare che al momento opportuno sapremo scendere dagli scalini della nostra adolescenza, della nostra citta, del nostro vecchio lavoro, della nostra storia sentimentale, della consuetudine, della comodita, della sicurezza….della vita, pur amando il finito che ci lasciamo alle spalle ma fiduciosi piu che paurosi dell’infinito che ci aspetta alla fine della scala.

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    Valerio said on Feb 10, 2012 | Add your feedback

  • L'unico libro bello (che dico bello, spettacolare!) che mi abbia mai fatto leggere la prof delle medie :)

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    Giuls said on Feb 10, 2012 | Add your feedback

  • Non credo servano molte parole per esprimere la soddisfazione nel leggere questo piccolo capolavoro di Baricco.

    Un libro che mi rimarrà nel cuore.

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    Erica Mussato said on Feb 8, 2012 about the Others edition | Add your feedback

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