Numero undici

Storie che testimoniano la follia

Di

Editore: Feltrinelli (Narratori)

3.4
(340)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 381 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8807031817 | Isbn-13: 9788807031816 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Mariagiulia Castagnone

Disponibile anche come: eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
L’undicesimo romanzo di Jonathan Coe è una storia dei nostri tempi: dal suicidio di David Kelly, lo scienziato britannico che aveva rivelato le bugie di Tony Blair sulla guerra in Iraq, agli anni austeri della Gran Bretagna che conosciamo oggi. “Coe è tornato a fare ciò che gli riesce meglio. Numero undici è una satira graffiante dello stato delle cose, dalla trama barocca ed estremamente allusivo, un libro arrabbiato ed esuberante. Non solo Coe è tornato, ma è tornato in grande forma” (The Sunday Times) - È un romanzo su quell’infinità di piccole connessioni tra la sfera pubblica e quella privata, e su come queste connessioni finiscano per toccarci, tutti. È un romanzo sui lasciti della guerra e sulla fine dell’innocenza. È un romanzo su come spettacolo e politica si disputino la nostra attenzione, e su come alla fine probabilmente è lo spettacolo ad avere la meglio. È un romanzo su come 140 caratteri possono fare di tutti noi degli zimbelli. È un romanzo su cosa significhi vivere in una città dove i banchieri hanno bisogno di cinema nelle loro cantine e altri di banche del cibo all’angolo della strada. È un romanzo in cui Coe sfodera tutta la sua ingegnosità, il suo acuto senso della satira e la sua capacità di osservazione per mostrarci, come in uno specchio, il nuovo, assurdo e inquietante mondo in cui viviamo.
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  • 3

    2 e 1/2

    Non credo che questo undicesimo romanzo di Coe si possa annoverare tra le sue migliori opere.
    La storia, articolata in una serie di racconti collegati tra loro dalla presenza di personaggi in comune, ...continua

    Non credo che questo undicesimo romanzo di Coe si possa annoverare tra le sue migliori opere.
    La storia, articolata in una serie di racconti collegati tra loro dalla presenza di personaggi in comune, sarebbe anche interessante e ben congegnata. La lettura scorre agevole e strappa anche qualche sorriso nella ironica descrizione della moderna società inglese, dalla follia dei nuovi ricchi della City che non sanno come spendere i loro soldi, alla dura vita del proletariato inglese tra ristrutturazioni aziendali e sussidi di disoccupazione, dalla tradizione dei college britannici alle stelle dei reality. Il tutto, però, è rovinato da un finale di rara bruttezza, sconclusionato e improbabile.

    Quoto il titolo della recensione di Tittirossa: "Il finale è un colpo di genio al contrario, e per me costituirà un nuovo paradigma: brutto come il finale di Numero 11".

    ha scritto il 

  • 4

    "(Il "Bestiario" di Josep Baqué) Fino alla sua morte nel 1967 nessuno aveva avuto sentore dell'entità della sua produzione: i familiari trovarono 1500 disegni di ogni forma e misura, raffiguranti quasi tutti bestie mitologiche o parzialmente tali,

    rese in colori vividi, crudi, ma con un lavoro di pennello dettagliato, persino ossessivo. C'erano draghi e lucertole, ibridi mutanti del cavallo e del fenicottero, serpenti marini, testuggini e pesci ...continua

    rese in colori vividi, crudi, ma con un lavoro di pennello dettagliato, persino ossessivo. C'erano draghi e lucertole, ibridi mutanti del cavallo e del fenicottero, serpenti marini, testuggini e pesci multicolore con un'espressione di lugubre tristezza negli occhi, e strani insetti: scarabei con ali di farfalla, scolopendre con labbra rosse sporgenti e i denti dell'idra. E anche ragni."
    Coe è sempre una garanzia, è un narratore straordinario; mi sentirei di dire che è per la letteratura britannica quello che i WuMing sono per la nostra. Questo romanzo non fa eccezione: ha una struttura incredibile, curatissima ed anche molto gradevole, com'è sempre in Coe, e credo che la struttura sia la cosa che più mi ha conquistata in questo romanzo.
    Poi c'è la critica sociale, che per il fatto di partire da esempi concreti a mio parere diventa ancora più graffiante: in generale, la forma è curatissima, la storia come sempre ti coinvolge, i personaggi come sempre sono perfettamente delineati.
    Avevo qualche perplessità a scrivere quanto mi piacesse mentre ancora lo leggevo perchè ho visto -sebbene non volessi vedere- un sacco di riferimenti ad un finale deludente, e non volevo essere costretta a ricredermi come è già accaduto. Effettivamente qui il ragnone gigante stile It non mi ha fatta impazzire, anzi ne avrei fatto volentieri a meno; tuttavia devo riconoscere che nell'economia del testo ha un suo ruolo, e conclude la perfetta simmetria dell'intreccio riprendendo l'episodio della cosiddetta Pazza del Gheppio.
    In conclusione, un ottimo romanzo, anche se il Coe migliore per me resta La casa del sonno.
    CONTINUA

    ha scritto il 

  • 4

    Abbasso i brutti ragnoni giganti!

    Molto curato l'intreccio narrativo: racconti diversi che compongono, in realtà, un unico romanzo e si snodano su piani temporali differenti, anticipati e richiamati. La storia conquista, è avvincente, ...continua

    Molto curato l'intreccio narrativo: racconti diversi che compongono, in realtà, un unico romanzo e si snodano su piani temporali differenti, anticipati e richiamati. La storia conquista, è avvincente, attira proprio come in una ragnatela... e la critica alla società degli ultimi dieci anni è disegnata in modo magistrale, partendo dal piccolo, dal personale, da ciò che ha un nome e cognome.
    Perché non cinque stelle, dunque? Appare ovvio: per il finale. Metafora o no, non rende giustizia al libro.

    ha scritto il 

  • 4

    è un bellissimo libro (a parte il finale un po' così), qualsiasi autore potrebbe vantarsi di averlo scritto.
    il punto è che Coe lo aveva già scritto , circa vent'anni fa.

    p.s.: di questo scrittore, ch ...continua

    è un bellissimo libro (a parte il finale un po' così), qualsiasi autore potrebbe vantarsi di averlo scritto.
    il punto è che Coe lo aveva già scritto , circa vent'anni fa.

    p.s.: di questo scrittore, che, come ho già scritto mille volte, io adoro, mi colpisce sempre, ancora più dell'umorismo e della straordinaria fantasia, la sensibilità - mai lacrimosa, mai melodrammatica, forse molto inglese - per il dolore. Di "la famiglia Winshaw", mi rimangono in mente le pagine sugli ultimi giorni dell'amica del protagonista, il loro Natale ancora relativamente sereno e poi la drammatica notte di Capodanno in cui la situazione di Fiona precipita. Di questo libro, mi rimane la pagina in cui la nonna di Rachel ricorda le sue giornate serene, silenziose eppure piene, in cui il marito era ancora con lei.
    "Dal piano di sopra non veniva nessun rumore, ma non importava. Mi bastava sapere che era lì."
    Chapeau.

    ha scritto il 

  • 3

    Che bufala!

    Libro dalla struttura particolare, composto da racconti che in realtà sono tutti legati fra loro e che appartengono soltanto a diversi piani temporali. I personaggi di ripresentano così come si ripres ...continua

    Libro dalla struttura particolare, composto da racconti che in realtà sono tutti legati fra loro e che appartengono soltanto a diversi piani temporali. I personaggi di ripresentano così come si ripresenta continuamente il numero 11.
    Gli episodi narrati sono un pretesto per criticare vari aspetti della nostra società odierna: dai reality show alle megalomanie di chi non sa più come fare a spendere i suoi troppi soldi, al sistema sanitario che non è in grado di curare chi non può permetterselo. Di certo non si tratta di argomenti particolarmente originali, ma sono affrontati con una calibrata ironia che, a me personalmente, è risultata gradevole.
    Quello che proprio non ci sta è il finale. So di ripetere un concetto già espresso da tanti, ma effettivamente la conclusione di questo libro è troppo grottesca e non se ne capisce il significato. Volendo essere positiva posso pensare che si tratti di una metafora che Coe ha voluto utilizzare per spiegarci non si sa bene cosa. Caro Coe potresti chiarire meglio il concetto a noi povere menti semplici che non abbiamo compreso il tuo estro creativo? O dobbiamo pensare che si tratti solo di una bufala come suggerisce il tuo ultimo racconto?

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    2

    Punti deboli...

    Premetto che ho letto altri libri di Coe (anni e anni fa) e, pur ammettendo che è sicuramente un buon scrittore, non mi ha mai lasciato delle forti emozioni alla fine delle varie letture. In particola ...continua

    Premetto che ho letto altri libri di Coe (anni e anni fa) e, pur ammettendo che è sicuramente un buon scrittore, non mi ha mai lasciato delle forti emozioni alla fine delle varie letture. In particolare ricordo di aver faticato tantissimo a finire La famiglia Winshaw.
    Detto questo, Numero 11 è "scivolato" velocemente ma non mi ha convinta in pieno. Innanzitutto, nonostante non si tratti di racconti (perchè alla fine non c'è solo un filo rosso che li collega, ma una bella matassa di tanti colori), non sono riuscita ad affezionarmi ai personaggi e ai luoghi descritti. Di un romanzo mi piace che mi prenda tutti i sensi, che mi faccia sentire "amica/nemica" dei protagonisti, che mi coinvolga e mi trasporti altrove. E invece, non sono stata rapita da Numero 11.
    Tra gli altri punti a sfavore:
    * citazioni di personaggi della famiglia Winshaw, anche basta! Rimandando spesso ad un suo vecchio libro l'autore avrà ovviamente voluto creare un continuum e dare qualche spunto aggiuntivo, fornendo al lettore una carta in più per gustarne il contenuto. Ecco, ma a chi come me non ricordava quasi nulla di quel romanzo, ha lasciato invece un senso di vuoto qua e là, delle parentesi nebulose su qualcosa che "dovrei sapere, ma non so";
    * l'analisi critica di alcuni aspetti della società odierna a volte mi è sembrata abbastanza banale (soprattutto nella parte del reality) e comunque è un contenuto già visto e letto ne La famiglia Winshaw e La banda dei brocchi;
    * il finale surreale... Certo, sarà una metafora, ma a me è sembrato quasi un libro troncato, con un finale buttato lì, poco in linea col resto del romanzo
    Tanto più visto che (e qui passo ad un lato positivo) Coe è stato attento ad unire tutti i brani del libro, per procedere tipo fiume in piena portandosi dietro le varie epoche, i molteplici protagonisti e le diverse storie che "giocavano" tra loro, rincorrendosi e facendo in modo che il lettore li ritrovasse dove meno se lo aspettava.
    E poi, questo finale?

    ha scritto il 

  • 3

    La terza stellina è tutta per il racconto "Nate della Stazione" con l'agente investigativo Pilbeam, personaggio molto originale che risolve i casi di polizia da vero intellettuale, ma che non riesce a ...continua

    La terza stellina è tutta per il racconto "Nate della Stazione" con l'agente investigativo Pilbeam, personaggio molto originale che risolve i casi di polizia da vero intellettuale, ma che non riesce a conquistare la donna che gli piace.
    Brutto, ma proprio brutto il finale, perché questo sprazzo di surreale e grottesco? O è follia? Metafora? Di cosa?

    ha scritto il 

  • 3

    ritrovarsi

    sono ancora a pagina 100 ma ci sono arrivata tutta d'un fiato ritrovando la scorrevolezza, nonostante i salti temporali, che mi ha sempre fatto apprezzare Coe. La sua capacità di racchiudere un'epoca ...continua

    sono ancora a pagina 100 ma ci sono arrivata tutta d'un fiato ritrovando la scorrevolezza, nonostante i salti temporali, che mi ha sempre fatto apprezzare Coe. La sua capacità di racchiudere un'epoca nella storia di pochi personaggi è ancora lucida e acuta. Mi fa ben sperare nel proseguio. Adoro leggere libri da cui non vedi l'ora di tornare...

    ha scritto il 

  • 4

    11 è un romanzo che mette in risalto come sfera pubblica e sfera privata non siano così lontane tra loro anche nella vita di noi poveri mortali :) e su come la politica sia diventata qualcosa di spett ...continua

    11 è un romanzo che mette in risalto come sfera pubblica e sfera privata non siano così lontane tra loro anche nella vita di noi poveri mortali :) e su come la politica sia diventata qualcosa di spettacolarizzato. Mette anche in risalto come i reality e i social abbiano cambiato la percezione delle cose. E' un romanzo intrigante e completo anche se avrei preferito un finale meno "astratto" e in generale che le fila fossero un po' più tirate (anche se immagino sia una scelta).

    ha scritto il 

  • 3

    Numero undici

    Probabilmente i capolavori del passato come “La famiglia Winshaw” e “La banda dei brocchi”, che rappresentano l’apice della sua carriera, sono ormai lontani nel tempo. Ma anche quest’ultimo romanzo – ...continua

    Probabilmente i capolavori del passato come “La famiglia Winshaw” e “La banda dei brocchi”, che rappresentano l’apice della sua carriera, sono ormai lontani nel tempo. Ma anche quest’ultimo romanzo – pur rimanendo lontano dalla sua più elevata cifra stilistica – mantiene le aspettative e riesce ad essere allo stesso tempo strumento di critica sociale e valido prodotto d’intrattenimento.
    Il Numero 11 – sottolineato dal titolo stesso - è un elemento ricorrente all’interno del romanzo. Al numero 11 di Downing Street vive il Ministro delle finanze inglese, l’11 è il tram che attraversa quotidianamente la città di Birmingham, al civico 11 di un’inquietante strada di campagna vive la “Pazza del Ghebbio”, 11 è il numero dei livelli sotterranei di una villa in fase di ristrutturazione. Sembra inutile aggiungere che si tratta anche dell’undicesimo romanzo di Jonathan Coe.
    Ad un osservatore superficiale, questo libro potrebbe quasi sembrare una raccolta di racconti (invece che un romanzo). La capacità dello scrittore inglese di fondere insieme le varie anime della narrazione, però, riesce dare continuità e consistenza ad una serie di vicende che, seppur apparentemente slegate tra loro, si amalgamano alla perfezione tanto da far emergere una solida ed intangibile struttura romanzesca.
    Questa opera è originale e trascinante, in grado di fondere alla perfezione gli aspetti della cultura più popolare (cinema, letteratura e addirittura reality show) con una dura ed incisiva satira della società contemporanea.
    La scrittura è sempre incisiva: semplice e diretta. Pochi romanzieri al mondo hanno la stessa capacità di prendere per mano il lettore e di intrattenerlo come Jonathan Coe

    ha scritto il 

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