Numero zero

Di

Editore: Bompiani (Narratori italiani)

2.7
(974)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 218 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Catalano , Inglese

Isbn-10: 8845278514 | Isbn-13: 9788845278518 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
Una redazione raccogliticcia che prepara un quotidiano destinato, più che all'informazione, al ricatto, alla macchina del fango, a bassi servizi per il suo editore. Un redattore paranoico che, aggirandosi per una Milano allucinata (o allucinato per una Milano normale), ricostruisce la storia di cinquant'anni sullo sfondo di un piano sulfureo costruito intorno al cadavere putrefatto di uno pseudo Mussolini. E nell'ombra Gladio, la P2, l'assassinio di papa Luciani, il colpo di stato di Junio Valerio Borghese, la Cia, i terroristi rossi manovrati dagli uffici affari riservati, vent' anni di stragi e di depistaggi, un insieme di fatti inspiegabili che paiono inventati sino a che una trasmissione della BBC non prova che sono veri, o almeno che sono ormai confessati dai loro autori. E poi un cadavere che entra in scena all'improvviso nella più stretta e malfamata via di Milano. Un'esile storia d'amore tra due protagonisti perdenti per natura, un ghost writer fallito e una ragazza inquietante che per aiutare la famiglia ha abbandonato l'università e si è specializzata nel gossip su affettuose amicizie, ma ancora piange sul secondo movimento della Settima di Beethoven. Un perfetto manuale per il cattivo giornalismo che il lettore via via non sa se inventato o semplicemente ripreso dal vivo. Una storia che si svolge nel 1992 in cui si prefigurano tanti misteri e follie del ventennio successivo, proprio mentre i due protagonisti pensano che l'incubo sia finito. Una vicenda amara e grottesca che si svolge in Europa dalla fine della guerra ai giorni nostri.
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  • 1

    incredibilmente eco riesce a superare il suo già forte record di autoplagio, con un romanzucolo composto almeno per metà da roba pubblicata nella bustina di minerva e già riciclata anche in altri tes ...continua

    incredibilmente eco riesce a superare il suo già forte record di autoplagio, con un romanzucolo composto almeno per metà da roba pubblicata nella bustina di minerva e già riciclata anche in altri testi.

    ha scritto il 

  • 3

    Ingredienti: un giornalista-scrittore assunto per uno strano impiego, la redazione cialtronesca di un giornale in fase di avvio, piccoli sporchi trucchi per mantenere rodata la macchina del fango, tan ...continua

    Ingredienti: un giornalista-scrittore assunto per uno strano impiego, la redazione cialtronesca di un giornale in fase di avvio, piccoli sporchi trucchi per mantenere rodata la macchina del fango, tanti frammenti interconnessi di oscure storie italiane (morte di Mussolini, Gladio, stragi di stato).
    Consigliato: a chi cerca i meccanismi più opachi del quarto potere, a chi desidera un breve saggio sullo stato dell’informazione in Italia.

    ha scritto il 

  • 2

    Un libro di Eco che si riesce a leggere senza avere per forza una laurea umanistica e vocabolario continuamente aperto...! Anzi...devo dire che, se anche non ce ne fosse bisogno, apre gli occhi sulle ...continua

    Un libro di Eco che si riesce a leggere senza avere per forza una laurea umanistica e vocabolario continuamente aperto...! Anzi...devo dire che, se anche non ce ne fosse bisogno, apre gli occhi sulle metodologie editoriali di molti giornali e di come vengano presentate ad arte le notizie...a seconda della linea editoriale di chi in definitiva paga! Come storia un po' raccogliticcia...giusto buona per riempire qualche ora...di più non oserei aggiungere! Ciauuuu

    ha scritto il 

  • 4

    Eco 最後生平一本小說, 也是最短且最易讀的小說。充滿了Eco 一貫的特色, 很多的小幽默, 用陰謀論來看這個世界, 對只有Eco 自己有興趣的長串名單的挪用。故事以對“創造新聞”的反諷來諷喻現代人所活在其中, “真亦假時假亦真”, 或者說既沒真相也無假像, 反正真假就是順手拈來的運用之道, 存乎一心。那麽在這種地獄一般惡夢的世界, 人所剩下的, 便是去習慣世事紛陳, 感悟“明天還是要繼續”。 ...continua

    Eco 最後生平一本小說, 也是最短且最易讀的小說。充滿了Eco 一貫的特色, 很多的小幽默, 用陰謀論來看這個世界, 對只有Eco 自己有興趣的長串名單的挪用。故事以對“創造新聞”的反諷來諷喻現代人所活在其中, “真亦假時假亦真”, 或者說既沒真相也無假像, 反正真假就是順手拈來的運用之道, 存乎一心。那麽在這種地獄一般惡夢的世界, 人所剩下的, 便是去習慣世事紛陳, 感悟“明天還是要繼續”。

    ha scritto il 

  • 5

    Negli scorsi giorni, il nome di Umberto Eco è tornato alla ribalta con forza. Colpa della notizia diffusa domenica sul suo endorsement per il sì al referendum del quattro ottobre. Notizia ovviamente f ...continua

    Negli scorsi giorni, il nome di Umberto Eco è tornato alla ribalta con forza. Colpa della notizia diffusa domenica sul suo endorsement per il sì al referendum del quattro ottobre. Notizia ovviamente falsa (se non altro perché Eco è morto lo scorso 19 febbraio, ben prima che il referendum venisse deciso), diffusa allo scopo di mettere alla prova quella parte del popolo del web più credulona. Con risultati ovviamente tragicomici (come potete leggere per esempio qui).

    Per una curiosa coincidenza, in quel periodo stavo proprio leggendo un libro di Eco. E non uno qualunque, ma proprio quello che ha come tema la comunicazione, in particolare di tipo giornalistico: sto parlando di Numero Zero. È il suo ultimo romanzo prima della scomparsa, pubblicato appena lo scorso anno, e all'uscita ha ricevuto molti giudizi negativi. Giudizi che non condivido: secondo me è un libro fantastico.

    Probabilmente, molte delle critiche partono dal fatto che la trama vera e propria è davvero striminzita, la si può ridurre in appena una quindicina di pagine. Per farla breve ed evitare gli spoiler, il romanzo racconta le attività di una redazione di uno pseudo-giornale fittizio creato non per informare, ma per diffamare. Lungo le duecento pagine abbondanti del libro, al protagonista capita davvero poco: al centro della narrazione ci sono soprattutto dialoghi - tra i membri della suddetta redazione, ma anche al di fuori.

    Ho già letto alcuni romanzi così, e nella maggior parte dei casi non li ho apprezzati molto. Con Numero Zero però è stato diverso: l'arguzia di Eco, che esce fuori a ogni parola, rende il libro brillante, mai noioso e di alto livello intellettuale, senza pregiudicare però la scorrevolezza. Al netto di tutto quello che è successo negli scorsi giorni, infatti, mi è bastata una settimana per finirlo.

    Soprattutto, ciò che mi è piaciuto di più è il ritratto che Eco fa del giornalismo. Come sapete se mi seguite da almeno qualche mese, da sempre sono abbastanza critico verso della scarsa professionalità dei giornalisti, che studio con attenzione per denunciare i comportamenti sbagliati (l'ho fatto l'ultima volta neanche un mese fa). In Numero Zero ho trovato la precisa descrizione di ciò che ho già rilevato in questi anni: faziosità, manipolazione della realtà, maniacale ricerca dell'attenzione del lettore, e così via.

    In particolare, è chiara la critica alle degenerazioni odierne del giornalismo e in generale della società: pur essendo ambientato nel novantadue, il romanzo è infarcito di citazioni ad argomenti più che attuali - come in fondo è da sempre nello stile dell'autore. Del resto, basta dare un'occhiata a tema a qualunque quotidiano, telegiornale o testata online per capire che le pratiche descritti da Eco vengono applicate tutti i giorni. Da questo punto di vista, questo non è solo un romanzo, ma anche una sorta di saggio, un vademecum su come il mondo dell'informazione può distorcere la realtà.

    Per tutti questi motivi, a me personalmente Numero Zero è piaciuto tantissimo. Non solo l'argomento è più che attuale, ma è scritto con un'intelligenza pungente e acuta, rara da trovare nel mondo della narrativa odierna. E, perché no, può anche essere un libro utile per chi aspira a scrivere: è un bene imparare che a volte rompere le regole della narrativa (in questo caso, quella che troppe divagazioni non fanno bene alla trama) può funzionare, se fatto con cognizione di causa. Insomma, si tratta di un libro splendido sotto ogni punto di vista: peccato che sia stato l'ultimo di Umberto Eco, di narrativa di questo livello ci sarebbe bisogno ora più che mai!

    Questa recensione è apparsa originariamente sul blog Hand of Doom: http://blogdiunsolitario.blogspot.it/2016/11/numero-zero-umberto-eco.html

    ha scritto il 

  • 0

    La vertigine del complotto: segreti, sospetti e mistificazioni nel romanzo di Umberto Eco

    In un saggio di alcuni anni fa, L’immaginazione cospiratoria, lo studioso di letteratura globalizzata Remo Ceserani affrontava il tema delle congiure di corte in età antica e delle cospirazioni politi ...continua

    In un saggio di alcuni anni fa, L’immaginazione cospiratoria, lo studioso di letteratura globalizzata Remo Ceserani affrontava il tema delle congiure di corte in età antica e delle cospirazioni politiche in età moderna (società segrete, massoniche, carbonare). Accanto alle trame storicamente documentate ecco manifestarsi la forma paranoica delle cospirazioni (soprattutto) postmoderne: l’ipotesi, l’illazione, l’idea che i fili della storia siano manovrati da trame occulte (teorici del cover up).

    La storia è ricca di complotti scoperti; dal cesaricidio che il 15 marzo del 44 a.C. portò all’uccisione di Giulio Cesare, alla congiura de’ Pazzi che il 26 aprile 1478 condusse all’assassinio di Giuliano de’ Medici e al ferimento di Lorenzo il Magnifico, per poi giungere – in età contemporanea – al golpe Borghese che avrebbe dovuto impedire al partito comunista di arrivare trionfante al governo.

    L’oggetto del nostro interesse, però, riguarda il cosiddetto complottismo paranoide, ovvero quell’atteggiamento piuttosto diffuso che porta a vedere cospirazioni ovunque e a pensare che dietro ogni evento e notizia esistano spiegazioni differenti da quella ufficiale, sempre fallace e mai attendibile.

    Nel 1945 Karl Popper, nel famoso saggio La società aperta e i suoi nemici, analizzò il concetto di “teoria cospirativa della società” cercando una radice, un’origine culturale alla base delle teorie cospiratorie contemporanee. E la partenza si situa proprio alle origini della cultura occidentale: Omero concepiva il potere delle divinità in modo che tutto ciò che accadeva nella pianura davanti a Troia costituiva soltanto un riflesso delle molteplici cospirazioni tramate nell’Olimpo. La credenza negli dèi omerici – le cui cospirazioni erano responsabili delle vicissitudini della guerra troiana – è ormai venuta meno ed è stata sostituita da analoghi miti contemporanei. Le attuali teorie del complotto, dunque, rappresentano la versione moderna e tecnologica delle antiche credenze e al posto delle angherie degli dèi abbiamo i marchingegni delle case farmaceutiche, gli insabbiamenti dei governi, le deviazioni dei servizi segreti, le operazioni segrete dei militari corrotti e dei mercenari di morte pronti a vendersi al miglior offerente.

    Il recente romanzo di Umberto Eco, Numero zero, edito da Bompiani, racconta proprio come può germinare una teoria del complotto che si inserisce all’interno delle crepe della storia e da essa trae linfa vitale per germogliare in tutta la sua paradossale assurdità.

    In una redazione giornalistica raffazzonata e improbabile viene eseguito un esperimento di laboratorio per vedere come e se possa funzionare un foglio prima della sua pubblicazione. Dodici mesi di prova con la (quasi) sicurezza che il quotidiano non uscirà mai. La storia si svolge nel 1992 e affonda le sue radici in complotti, tragedie e misteri del dopoguerra, tra Gladio, la loggia P2 di Licio Gelli, il golpe Borghese del 1970, le Brigate Rosse (e quindi anche il caso Moro), la scomparsa (misteriosa?) di papa Luciani, i servizi segreti corrotti, lo spettro della Cia.

    Il giornale deve funzionare come una macchina del fango tra ricatti e dossier di bassa lega, il cui vertice è rappresentato dal commendator Vimercate (che rimane per tutto il romanzo un’istanza narrativa) che usa bassi servizi e stratagemmi deplorevoli per entrare nei salotti bene dell’alta finanza, dopo una carriera come costruttore, produttore, proprietario di televisioni locali e traffici vari.

    Il giornale si chiamerà Domani e il primo collaboratore del direttore Simei scriverà un libro sul lavoro svolto dalla redazione da intitolare Domani: ieri. In questo contesto quasi pirandelliano si muovono i personaggi della narrazione; come Lucidi, l’addetto ai dossier, Gaia, la giornalista esperta di “affettuose amicizie” che vivrà una storiella amorosa con il dott. Colonna (mai laureatosi) attraverso la cui voce narrante vengono presentati al lettore gli altri personaggi del racconto, tra vicende storiche, cospirazioni, notizie tendenziose e affari più o meno occulti.

    L’attore (o attante) cui è legato il complotto dei complotti della storia è il paranoico catastrofista Romano Braggadocio, secondo la cui vertigine patologica a essere stato ucciso dai partigiani, il 28 aprile 1945 a Giulino in provincia di Como, non sarebbe stato il capo del fascismo Benito Mussolini ma un suo sosia, e su questa ipotesi rilegge la storia italiana fino al golpe Borghese con un finale macroscopico nella sua follia della cospirazione.

    In una Milano allucinata e straniata Braggadocio cerca la sua personale affermazione giornalistica mescolando eventi storici, allusioni paranoiche e visioni apocalittiche fino ad arrivare all’apparente deus ex machina dello scioglimento narrativo: ma l’omicidio di quest’ultimo confonde e intorbida le acque in cui si sono sviluppati fatti e misfatti del nostro paese. E una trasmissione televisiva della BBC sembra provare i legami tra le grandi stragi terroristiche degli anni di piombo e la classe politica italiana, tra l’assassinio (per forza plausibile in questa bagarre) di Giovanni Paolo I e un reboante rientro di una dittatura fascista con implacabili segreti di stato.

    In questa baraonda si fondono e si confondono realtà e finzione, cospirazioni paranoiche e fatti storici, plausibilità giornalistica e patologie sociali, in un’Italia dove «se ti siedi in pizzeria temi che il tuo vicino sia una spia dei servizi, o stia per uccidere il nuovo Falcone, magari facendo scoppiare la bomba mentre tu passi di là».

    Umberto Eco esegue, quindi, una lucida analisi di una fenomenologia del complotto nelle diverse angolazioni possibili, con le sue importanti implicazioni di natura psicologica, sociale, storica, senza rinunciare all’ironia come sottile fil rouge.

    ha scritto il 

  • 4

    Il giornalismo secondo Eco

    Eco si è congedato con un libro che è un testamento su come si può fa giornalismo in Italia e sopratutto come può essere manipolata e delle volte creata o riscoperta una notizia. Il tutto ambientato i ...continua

    Eco si è congedato con un libro che è un testamento su come si può fa giornalismo in Italia e sopratutto come può essere manipolata e delle volte creata o riscoperta una notizia. Il tutto ambientato in un periodo cruciale per la storia italiana, il fatidico 1992 anno di "dispulvio sociale"

    ha scritto il 

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